Giù le barriere

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di Elisabetta DESTASIO

Sono impopolare, lo so.

E me ne fotto.
Dopo il familyday, come incipit di questo solstizio, io scelgo la libertà di scelta.

Ieri, rispondendo ad un post straordinario del mio compagno, avevo dato la risposta che segue:  “… Io verrei a cena fuori con te anche non sapendo cosa indosseresti ed ancor di più non conoscendo la natura del tuo sesso. Amo la persona, senza genere di appartenenza. Il muro è nella testa ed in special modo, nella non condivisione e nella mancanza di laicità di uno Stato. In certi casi è proprio là, che ha luogo ed attecchisce la “cultura catto-fascio-maschio-cazzo dipendente” ed è proprio quella che, spesso, lascia indietro “la realtà dei sentimenti” e che si affida al pudicismo, al bigottismo, fino a giungere alla violenza per non condivisione. Viva pure la famiglia, sì. Ma la famiglia che mi pare e piace, anche col rossetto rosso e le scarpe alte di vernice e tra le gambe infinito Amore.”

Avevo scritto un brano, qualche anno fa, in merito alla questione di cui sopra.
Bene: siccome ognuno è libero di professare il proprio credo e di vivere in base alle proprie filosofie di vita, in egual misura mi sento libera anche io di esprimere la mia.
Puttane, trans e papponi, sono un po’ ovunque. E opportunisti e stronzi poi, non vi dico quanti! Magari anche potenti, politici, intellettuali.

E non comprendo sinceramente, dove sia il problema, visto che i più si nascondono proprio dietro altre identità.
Alcune signore che incontro lungo i viali hanno da raccontare storie più interessanti di chi prega un dio in chiesa e poi si traveste in gran segreto, per paura di far torto a qualcuno, di non essere adeguato.

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Un progetto: scuola oggi. I percorsi della poesia.

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di Vincenzo SODDU

Sono tempi complessi, che privilegiano il calcolo, la valutazione, la programmazione e si dice che gli studenti non amino la poesia a scuola: tranne poche eccezioni, è un fatto.

C’è una poetessa e scrittrice straordinaria, oggi, e si chiama Elena Mearini, ma è difficile da proporre, nonostante i suoi versi siano splendidi, arrivino direttamente all’animo; sulle antologie non c’è e le LIM – le lavagne attive multimediali – non sono state ancora collaudate.

Elena ha scritto un bellissimo racconto in forma di versi su: “Siria. Scatti e parole“, che quest’anno ho scelto come sfrontato libro di testo, un racconto che parla di tre bambini prigionieri di uno scantinato durante uno dei tanti bombardamenti in Siria. Amir, il fratello più grande, esce allo scoperto a cercare l’acqua, ma rimane incantato di fronte al crollo del negozio di falafel di Omar. Ricorda i loro momenti felici in quel luogo, dinanzi ai vassoi colmi di falafel, e allora decide di cercarne almeno uno, superstite, che possa fare la felicità della sorellina, incurante degli spari che gli piovono accanto…

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