Ciak si gira. L’Italia è come un film

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di Nello BALZANO

Nel 2006 uscì nelle sale cinematografiche “Il Caimano” di Nanni MORETTI. Le polemiche che lo accompagnarono, furono molte e in piccola misura, nonostante le intenzioni sempre negate dal regista di dare un colpo al potere berlusconiano, successe qualcosa che potremo sommare alle tante cause dell’inconcludenza politica italiana, che ci hanno portato a vedere ciò che viviamo oggi. La spettacolarizzazione mediatica della vita politica. Una vera e propria postdemocrazia.

Le elezioni politiche di quello stesso anno segnarono l’inutile vittoria dell’Unione di centrosinistra per pochi voti (24000), che per gli effetti del Porcellum (una legge incostituzionale, ricordiamolo), comportò una maggioranza in termini numerici alla Camera dei Deputati netta che non corrispose al Senato, dove per governare risultavano determinanti i voti dei Senatori a vita, con la conseguenza che al Cavaliere bastò “convincere” pochi per far cadere il Governo. Anche se questa non fu l’unica causa: per correttezza non bisogna dimenticare ciò che fece all’epoca Veltroni: cavalcando le difficoltà del “professore”, anticipò strumentalmente l’innaturale nascita del Partito Democratico, per le sue velleitarie voglie di leaderismo. Molti italiani stanchi di un centrosinistra che non riusciva a trovare uno sbocco, si illusero che fosse la volta buona ed alle elezioni del 2008, nonostante l’ottimo 34% si vide un centrodestra compatto che sfiorò il 40% e lo portò ad avere numeri importanti per la governabilità anche al Senato.

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Italicum e dintorni

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di Michele CASALUCCI

Italicum, il nome potrebbe facilmente evocare quello di un amaro indigeribile. Invece è ormai una legge, una legge dello stato che stravolge un assetto costituzionale democratico e fondato sul bilanciamento dei poteri e sulla libera – diretta ed uguale, come vorrebbe la Costituzione – espressione del voto popolare.

“Abbiamo” una legge che è profondamente antidemocratica e, come ho scritto e come altri, con argomentazioni certo più ponderate ed autorevoli delle mie hanno affermato, costituisce un pericoloso “vulnus” alle istituzioni ed all’assetto democratico del nostro paese.

L’approvazione di questa legge mi pare l’atto conclusivo, il compimento di un disegno pericoloso e scientemente perseguito da Renzi e dai suoi “followers” (che di tali si tratta), cominciato all’indomani della conquista, realizzata su basi demagogiche e parolaie, oltre che sulla inconsistenza e sulla debolezza dei suoi avversari, della direzione del PD.

A quella soluzione si era arrivati dopo un progressivo logoramento di scelte politiche e di uomini, la cui iniziativa si era arenata sulle difficoltà di affrontare in termini propositivi ed originali, le contraddizioni che emergevano da tempo.

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Il silenzio di Mattarella genera mostri

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di Massimo RIBAUDO

Anche sul decreto Milleproroghe il Governo Renzi chiederà la fiducia. E la otterrà come sempre con il ricatto di andare ad elezioni che impauriscono ogni membro del Parlamento nominato dal proprio partito ed eletto tramite liste bloccate.

Il record del Presidente del Consiglio, che continua ad obbligare il Parlamento a votare con la fiducia più della metà dell’attività normativa provoca una ferita insanabile alla sovranità popolare che si esprime attraverso la centralità del Parlamento nel sistema politico. Continua a leggere

Il vero errore di Renzi

Matteo, stai sbagliando

Matteo, stai sbagliando

di Nino CHILLEMI

Sono un iscritto di lungo corso del PD, appartengo ai tanti che non hanno votato Matteo Renzi alle primarie del 2012 e ai pochi che non lo hanno sostenuto a quelle del 2013, e, se potessi tornare indietro, gli preferirei di nuovo, rispettivamente, Bersani e Civati.

Non mi considero un anti-renziano per partito preso, ma posso dire in tutta tranquillità che cinque mesi fa le mie aspettative per il nuovo corso che il PD si apprestava a iniziare erano ben diverse: pensavo che Renzi, come aveva promesso nella campagna congressuale, si sarebbe prodigato per far approvare dal parlamento in tempi brevissimi una nuova legge elettorale (necessaria soprattutto dopo la pronuncia della Consulta sul porcellum) sostanzialmente maggioritaria, ma che, in netta discontinuità con quella ideata da Calderoli, si ponesse entro i confini della decenza oltre che dei principi sanciti dalla Costituzione.

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