E se partissimo dalla critica del maggioritario?

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di Claudio BAZZOCCHI

Sono giorni che tutti i giornali e commentatori parlano della frase di Fassina sul ballottaggio e sul M5S.

Purtroppo, quando si esce dal sistema elettorale proporzionale, gli attori politici e gli elettori sono investiti da valutazioni, commenti, tattiche e pettegolezzi che hanno ben poco di politico.

La politica cessa di essere visione del mondo – campo accidentato e tragico in cui ogni giorno provare a ricucire autorità e verità ed evitare così la dissoluzione nichilistica del non senso e della volontà di potenza nella convivenza civile – e si avventura nella giungla degli opportunismi, delle alleanze spurie per ottenere almeno un voto più degli avversari. E gli avversari politici non sono più portatori di visioni del mondo contrapposte con cui competere nella lotta etico-politica sull’idea di libertà e di mediazione tra individuo e Stato più affascinante, ma il nemico da schiacciare – appunto con un voto in più – nell’ottica della vittoria a tutti i costi a cui non può che portare il principio maggioritario.

Se la sinistra vuole riportare un minimo di civiltà politica nel nostro paese deve cominciare a rimettere in discussione il maggioritario e tornare a enunciare la nobiltà e la grandezza del proporzionale.

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Manifesto del Movimento Essere Sinistra – Prima parte

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dal Movimento Essere Sinistra

 

[documento 001-a/2015/P]


 

PRESENTAZIONE

 

Spesso ci sentiamo dire che i manifesti e i programmi, a leggerli, sono tutti belli e pieni di buone intenzioni, ma oltre questo non riescono ad andare e restano strumenti inutili per l’azione politica.

 

É vero, ma quello che ci capita spesso di leggere sono solo delle dichiarazioni d’intenti, vaghe e ben lontane dall’offrire soluzioni comprensibili e praticabili.

 

Il Manifesto che si propone qui non è una mera dichiarazione d’intenti ma una fonte di riflessione sulla crisi del capitalismo nella sua fase più crudele, quella del neoliberismo.

 

Il neoliberismo altro non è che la fase in cui il capitalismo assume una nuova identità, quella finanziaria globale, per continuare ad opprimere e sfruttare soprattutto attraverso il sistema del debito.

 

Quella fase in cui riduce la partecipazione dei cittadini alle scelte riguardanti un Paese, ad una mera operazione di facciata esattamente come accaduto in Grecia.

Quella fase in cui esautora la democrazia per meglio imporre la sua volontà di dominio.

 

Questo Manifesto è la dichiarazione di un posizionamento politico nell’area della sinistra e la giustificazione teorica dell’azione politica del programma che stiamo elaborando, a partire dall’individuazione degli stretti spazi di manovra democratica sopravvissuti alla crisi e alla destrutturazione del sistema di rappresentanza.

 

C’è la volontà di cogliere i limiti del capitalismo e le contraddizioni che esso produce ma anche i margini di manovra, per quanto ridotti, nell’ambito delle istituzioni liberaldemocratiche che hanno ceduto la propria sovranità a enti sovranazionali progettati a garanzia del profitto e dell’interesse privato.

 

Questa azione politica, per avere una speranza di successo, per evolvere dalla protesta verso la proposta, non dovrà svolgersi esclusivamente nei palazzi del potere ma dovrà necessariamente essere praticata attraverso la mobilitazione pacifica e democratica dei lavoratori e dei disoccupati e coordinarsi con le libere associazioni di cittadini e con le rappresentanze sindacali che non intendono abdicare alla tirannia neoliberista.

 

L’intesa e il coordinamento con formazioni politiche della sinistra alternativa di altri paesi europei, non è solo auspicabile ma necessaria per rafforzare il consenso e dare intensità alla lotta politica oltre gli orizzonti nazionali dove oggi, prevalentemente, si svolge.

 

La critica del capitalismo è storica, specifica e mai generica, lontana dalle posizioni opportunistiche tanto in voga oggi in cui ci si affretta a dichiarare di non essere né di destra né di sinistra, perché il corollario di questa definizione è essere di centro, o peggio di centro sinistra, formula che smaschera il miglior contenitore a suprema garanzia delle politiche conservatrici della destra per il mantenimento di privilegi di classe nell’azzeramento della dialettica politica.

 

La nostra specificità è quella di voler organizzare un soggetto politico che si faccia partecipe e promotore di una unione dei lavoratori tutti, dei disoccupati, dei pensionati e di tutti coloro che pur partecipando con il proprio lavoro e con il proprio sacrificio alla ricchezza di un sistema riservato a pochi, non ne godono i frutti perché la sperequazione e la disuguaglianza non consentono una giusta redistribuzione delle ricchezze prodotte.

Una sinistra non solo di gestione quindi, ma di ideali e di trasformazione.

 

MANIFESTO DEL MOVIMENTO ESSERE SINISTRA

ESSERE SINISTRA è un movimento politico autonomo della sinistra popolare e democratica.

Nasce in rete con l’intento di contribuire al dibattito attraverso l’approfondimento dei principali temi politici nazionali e internazionali affinché il confronto a sinistra possa produrre una visione politica libera che sia il presupposto di un’azione politica comune e condivisa, volta a ristabilire la giustizia e l’equità sociale.

Lo scopo è quello di costituirsi come SOGGETTO COLLETTIVO attorno ad una visione politica condivisa e partecipata, in un programma di obiettivi chiari e realizzabili, attraverso un metodo autenticamente democratico all’interno dell’organizzazione, affinché la volontà maggioritaria della base coincida sempre con le iniziative politiche effettivamente promosse e praticate a tutti i livelli, fuori e dentro le istituzioni, sui territori come a livello nazionale e internazionale.

Il fallimento delle politiche socialdemocratiche in Europa e in Italia, la definitiva mutazione dei partiti della sinistra storica istituzionale e la loro acquiescenza alle politiche del capitalismo globalizzato e neoliberista, hanno sancito un vuoto di rappresentanza per le classi lavoratrici, precarie e disoccupate.

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Competenza e politica. Non confondiamo e non confondiamoci

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di Giandiego MARIGO

Si sta diffondendo, anche in molta pseudo-sinistra, l’opinione che per essere validi “rappresentanti del popolo” si debba essere forzatamente laureati, bilaureati, magari masterizzati. Questa opinione legata ad un errato concetto di competenza si estende, gradualmente, anche a altri ruoli nella politica.

È una stoltezza e per giunta è anticostituzionale. Essere bi-tri laureati spesso significa solo essere rimasti più tempo in mano alla manipolazione sistemica e, nella stragrande maggioranza dei casi odierni, non significa nemmeno avere una cultura superiore e men che meno specialistica.

Questa assurdità è stata via via accolta senza critica ed ha ottenuto solo di separare per sempre e sempre più la politica dalla realtà riducendola a mera professione e giustificando così la sua mostruosa remunerazione.

Significa fraintendere nello specifico dell’analisi marxista il termine “politico di professione”, riducendolo alla “professione della politica” che è altro. Significa negare la possibilità, per esempio di una rappresentatività realmente operaia e popolare. Significa aziendalizzare e privatizzare del tutto la politica.

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Appartengo dunque sono

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di Ivana FABRIS

 

La Destra è l’arte di raccontare le cose come sembrano.
La Sinistra è la voglia di raccontare le cose come sono.

(Francesco Gentilini Giannelli)

 

Sono figlia di mio padre e di mia madre ma non appartengo loro.
Mi hanno cresciuta ed educata, mi hanno dato valori importanti che porto in me, sui quali ho costruito la mia vita, dei quali non posso fare a meno.
Valori che guidano le mie scelte, che mi permettono di essere ciò che sono in una continua evoluzione e costruzione.
Valori che ho ricevuto e che ho trasmesso, che a mia volta ho elaborato da me stessa per poterli trasferire e far sì che chi li riceva possa elaborarli secondo il proprio sè.
Mio padre e mia madre sono la mia appartenenza nell’essere dentro di me attraverso tutti quei valori che mi hanno dato.
Appartenere è essere parte di, è avere delle parti da riferire a qualcosa o qualcuno. Non ha certo la valenza di diventare mero possesso di qualcosa o qualcuno, come ormai lo intendiamo.

La sinistra è mio padre e mia madre.
La sinistra è il mio modo di essere, è ciò che sono in ogni ambito della mia esistenza.
La sinistra non è tangibile in me ma è palpabile in ogni mia espressione: nel mio modo di percepire il mondo e gli esseri viventi intorno a me, nel concepire le relazioni umane in ogni ambito e forma.
Io appartengo alla sinistra perchè mi ispiro e riferisco ad essa, perchè ne faccio parte.
Ne costituisco un frammento ma non sono una sua proprietà ed essa non lo è per me: non ha muri da possedere e non ha stanze da poter comprare.

Si può però rappresentare e ogni espressione in cui la si esprima, può essere valida ma non determinante alla sua esistenza.
Puoi anche affezionarti se non addirittura amare la forma con cui la rappresenti ma la forma, alla fine, è un oggetto e l’oggetto, di per sè, non ha valore nei confronti di ciò che contiene. In questo caso, un’idea o un ideale, un progetto di vita.
E’ il contenuto che dà valore all’oggetto, non il contrario.
Specie quando il suo modo di rappresentarlo è artefatto se non addirittura contrapposto a ciò che esso è veramente.

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Partito di Renzi? Dacci un taglio

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di Claudia BALDINI

Questo è il mio augurio sincero per Renzi, e soprattutto per il Paese.
Che si sfasci, si divida nettamente il suo partito personale. Subito.

I fatti interni del PD non possono non interessarci, perché la speranza dell’ Italia democratica deve essere quella che questa legge elettorale non passi.

Non deve passare per tre motivi chiarissimi. Il primo è che con la assurda riforma del Senato, fatta in questo modo, resta una sola Camera a decidere per il Paese. Sarebbe quindi necessario che quella Camera fosse altamente rappresentativa delle forze diverse del Paese. E non lo è.

Secondo: il premio alla lista e non alla coalizione soffoca le istanze della minoranza, non permette l’esprimersi della funzione di opposizione. L’entità del premio è sul modello della “Legge truffa” di Scelba: troppo alto. E porta un solo partito largamente al comando, ricalcando aspirazioni autoritarie preludio di rovina democratica. Appare, esattamente come quello del Porcellum, incostituzionale.

Il terzo: i Senatori sono dei meri emissari del potere locale dei partiti, così come la maggioranza della Camera è nominata dai partiti stessi. Si riduce moltissimo il livello di democrazia rappresentativa.

Tutte queste arroganti e prepotenti manovre prescindono dallo spirito Costituzionale su cui si basa la nostra Repubblica.

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Un’idea per il prossimo Politicamp

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di Massimo RIBAUDO

Un portatessere (io ci metterò quella dell’Avis e della Coop), un progetto concreto di battaglie trasversali con il contributo di tutte le formazioni politiche di Sinistra – che non si chiudono più in gruppi autoreferenziali e conventicole – per i diritti individuali e per quelli comuni, un’associazione per farlo: “Possibile”.
E quel popolo della Sinistra che esiste, che si comprende, che si abbraccia con tessere ed idee diverse, ma finalità ed orizzonti comuni, così ben descritto da Celeste Ingrao.
Gli abbracci, i saluti, le strette di mano, l’ascoltarsi, il rispondersi con chiarezza e coerenza.
Questo è quello che porto con me tornando da Livorno, ed è ciò che è riuscito a realizzare ed organizzare Giuseppe Civati e tutto il suo gruppo. Gli va detto “grazie”.

In una fase storica come quella che stiamo vivendo, dove si tende solo a legittimare l’autoritarismo delle elités politiche ed economiche decadute,  si sono trovate le parole e gli atti concreti per dire che una Sinistra è possibile.

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Stretti nella morsa

Morsa
di Massimo RIBAUDO

Mi ha molto colpito leggere, e ringrazio Andrea Nobile per avermela ricordata in un post su Facebook, l’intervista del 1978 di Luciano Lama – allora Segretario Generale della CGIL – ad Eugenio Scalfari.
Sono quei casi in cui si pensa: “tutto nasce da qui“. Nel 1970, infatti, si prende coscienza, nelle economie occidentali, che la domanda di beni non segue il volere dei capitalisti. Che il tasso di accumulazione del capitale si riduce. Che la crescita non è infinita e perenne. E che il Patto del dopoguerra tra Stato democratico e capitalismo può vacillare.

E fu per non farlo vacillare che Luciano Lama accettò la linea dei sacrifici per la classe lavoratrice. Ecco le sue parole: “Sì, si tratta proprio di questo: il sindacato propone ai lavoratori una politica di sacrifici. Sacrifici non marginali, ma sostanziali“.

Si chiede, in nome del patto faustiano col capitalismo, di perdere l’anima. Alcuni lo chiamano riformismo, dimenticando che le riforme sociali aiutano ed emancipano la classe lavoratrice, mentre oggi abbiamo altissima disoccupazione e bassi stipendi.

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