L’appartenza politica è una cosa seria. E si dà alle cose serie

di Sergio MINNI

In questi ultimi mesi si è fatto un gran discutere di coalizioni, aggregazioni o di singoli esponenti di questo o quel partito che si staccano dal PD o da Sel in un ribollire di riposizionamenti causati dallo spostarsi del PD a destra da un lato, e dalla consapevolezza della necessità di un soggetto aggregante a sinistra dall’altro.

Tutte queste entità hanno qualcosa in comune: la tendenza a schiacciarsi volenti o nolenti su modelli organizzativi ed aggregativi che non sembrano essere adeguati alla “mission” che si sono autoassegnate, che normalmente è quella di riempire il vuoto di iniziativa politica e di radicamento sociale che la ritirata dal PD di parte del suo tradizionale elettorato si sta lasciando dietro.

Per fare un esempio, le recenti elezioni regionali in Emilia-Romagna hanno lasciato uno strascico pesante in termini di astensionismo dal voto, che però, come anche in Liguria, non si è tradotto (ancora?) in una aggregazione alternativa o in un esplicito divorzio tra il PD e il suo elettorato.

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Se i Cinquestelle fanno oh

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di Massimo RIBAUDO

Se la serie di ricatti incrociati, di mercanteggiamenti dentro tutti i partiti per assicurare una sedia in un Parlamento di nominati, dovessero avere successo nell’arco di questa legislatura, il disegno presidenzialista (a Costituzione formalmente invariata) di Matteo Renzi  si realizzerà.

Non credo che le possibilità di referendum su una legge elettorale siano così semplici da attuare. Come ha ricordato il costituzionalista Gaetano AzzaritiNon è facile individuare le parti da sottoporre a questa procedura. La giurisprudenza costituzionale impone che l’abrogazione di una legge elettorale non comporti la “paralisi di funzionamento“. Ciò significa che si possa votare con una legge in vigore“. Si possono abrogare parti dell’Italicum mantenendone la funzionalità? Appare, al momento, molto complesso.

Più probabile, invece, che un ricorso alla Corte Costituzionale possa essere accolto e che prescriva con il suo annullamento (sarebbe il secondo per una legge elettorale) la non rispondenza ai principi ed alle norme della Carta. Ma i tempi per il ricorso saranno lunghi, e forse saremo costretti ad andare a votare con un sistema elettorale che annulla il principio di rappresentanza esaltando solo quello della governabilità. Con un monocameralismo che comprime fortemente le funzione dell’opposizione. Quattro i punti critici dell’Italicum, per Azzariti: il premio attribuito anche a una lista dalla scarsissima rappresentanza reale; i capilista che per i partiti piccoli e medi riguarderà il 100% degli eletti; le pluricandidature che rimetteranno nelle mani del partito la scelta dell’eletto; la diversità delle norme tra Camera e Senato che introduce non tanto una semplice differenza, quanto un’assoluta irrazionalità del sistema.

Ma, come è avvenuto per la precedente legge elettorale, la forza arbitraria del calcolo politico teso a far sopravvivere una classe politica incapace e collusa con gli interessi finanziari delle “famiglie” del capitalismo italiano, credo avrà la meglio sulle ragioni del diritto.

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E ora?

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di Vincenzo G. Paliotti

“Ora la nave va”, queste sono parole del premier/segretario all’indomani della prima fiducia sulle tre poste per l’italicum. (le altre stanno arrivando in queste ore).

Specifica però che “ha dovuto forzare”: chissà se si duole un po’ di questo, oppure se ne è orgoglioso come lo è di tutto ciò che sta facendo. Leggo da qualche parte che c’è stata anche, e sarebbe ancora in corso, una “campagna acquisti” : sempre per mettere la “nave” in linea di navigazione. E mi chiedo a quale mercato si è dedicato per questo, visti i risultati, viste le persone che circolano e che si “aggregano” al suo “equipaggio” – non mi pare siano dei “top player” -, per usare un termine in voga e che Renzi apprezzerà.

Infatti, se facciamo un giro d’orizzonte hanno quasi tutti una visita, obbligata, nei vari palazzi di giustizia per regolare i propri “conti in sospeso”. Ma che importa: questo è il nuovo, no?.

Il nuovo che in virtù degli accadimenti all’ordine del giorno, e se diamo retta alle giustificazioni dei renziani ma anche al dileggio che fanno verso chi come noi di sinistra parliamo di politica, o almeno teniamo di farlo, si interroga dicendo: “ma cos’è questa politica?”: roba sorpassata del secolo scorso.

Si deve andare avanti, non c’è tempo per queste “quisquiglie”. Perché il punto, la chiave, sta tutta in questo, la politica in quello che sta accadendo non c’entra più, non se ne fa più, l’Italia è diventata un’azienda condotta con i metodi alla Marchionne ed invischiata con il malaffare e la criminalità organizzata, che non ha tempo di teorizzare, bisogna fare!

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L’equivoco della rappresentanza

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di Sil Bi

Come sapete, nei giorni dell’approvazione del “Jobs Act” a Palazzo Madama, noi di “Essere Sinistra” ci siamo adoperati per “sollecitare” i Senatori del Partito Democratico (che abbiamo, in gran parte, votato nel 2013) a respingere il ricatto della fiducia, in coerenza con le loro stesse idee e con gli impegni presi dal Pd in quella non lontana campagna elettorale.

La risposta imbarazzata di alcuni di loro è stata, più o meno, questa: “voi non rappresentate tutti gli elettori; non tutti la pensano come voi“.

Da una parte, questa è un’assoluta banalità: non tutti gli elettori del Pd hanno la stessa opinione sul Jobs Act, così come su un qualsiasi altro tema. Dall’altra, però, utilizzarla come risposta alle nostre rimostranze è segno di una visione distorta del funzionamento della democrazia.

Nella Costituzione, infatti, è scritto che “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.

L’articolo 67 “inchioda” gli eletti ad una piena responsabilità politica: essi non possono giustificare le proprie scelte dicendo che sono state imposte dalla disciplina di partito o da un rigido mandato degli elettori, ma devono argomentarle per dimostrare a tutti i cittadini (questo è il senso di quel “rappresenta la Nazione”) che sono state guidate, in coscienza, dal perseguimento dell’interesse comune.

A maggior ragione, il parlamentare non può rispondere a quei suoi elettori che gli chiedono conto di una posizione che non collima (o che addirittura diverge) con quanto “promesso” in campagna elettorale: “non è voi che io scelgo di rappresentare; io rappresento altri”. Sarebbe una scorciatoia meschina, che tradirebbe lo spirito della nostra Costituzione.

Capisco che il “sano” rapporto tra i cittadini e i loro rappresentanti è stato gravemente danneggiato da una legge elettorale sbagliata (e, non a caso, dichiarata illegittima dalla Consulta) che ha creato un legame fortissimo tra il parlamentare e il suo gruppo, indebolendo invece quello con gli elettori: anche di questo problema dovremo tutti preoccuparci, quando arriverà il momento di approvarne una nuova.
Nel frattempo, però, non smettiamo di sollecitare i “nostri” deputati e senatori: chiarire le idee a noi potrebbe servire, dopotutto, a chiarirle anche a loro stessi…

 

 

(foto di Beppe Bravi)

Il grande baco della Sinistra. Organizzazione o rappresentanza?

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Una nota di Gianni MARCHETTO

[Ex operaio FIAT ed ex funzionario sindacale FIOM alla Mirafiori. Attualmente Presidente dell’Associazione Esperienza & Mappe Grezze – http://www.unitadibase.altervista.org – ha avuto l’incarico di assessore alla politiche Sociali e alla Partecipazione del Comune di Venaria Reale – TO]

(Questa riflessione è il frutto di una discussione che da parecchio tempo vado facendo con il mio amico, socio, compagno Enrico Mana con il quale dividiamo un impegno molto complesso nella traduzione del Piano Regolatore Sociale di Venaria in una “piattaforma sociale”).

Premessa
Un baco si aggira nelle teste di parecchi comunisti, ex comunisti e varia sinistra: è il baco della “rappresentanza elettorale” a qualsiasi costo, in qualsiasi maniera.
Un problema per molti comunisti, compreso il sottoscritto che però ne ha coscienza e consapevolezza e quindi il baco lo può tentare di tenere a bada: chi ha coscienza di sé è a metà dell’opera, diceva il saggio.

“Rappresentanza elettorale” è un obiettivo che nel nostro periodo può significare il contrario di ciò che per decenni, dagli albori del movimento operaio ai giorni nostri, ha voluto essere: la rappresentanza degli interessi delle classi meno abbienti nei palazzi della rappresentanza e del potere, da un consiglio comunale fino al parlamento. Ed infatti significa, purtroppo, rappresentanza di meri interessi cetuali o corporativi. Quando non legati alla mera capacità clientelare del candidato.

A tutt’oggi a me pare che il quesito da porsi sia il seguente: rappresentare o organizzare? E non li metto uno in alternativa all’altro: però bisogna decidere da cosa partire.

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Sostengo con venti euro il Politicamp. Ecco perchè

sostieni
di Massimo RIBAUDO

Premessa: ognuno dà quel che può.
QUI o con altri mezzi. Ma farlo è fondamentale.

Non si può rubare più in politica. E’ questione di vita o di morte.
Ma i soldi sono importanti. Questa frase, a Sinistra, bisogna cominciare a pronunciarla con responsabilità e convinzione. I soldi, le risorse economiche, sono importanti perchè non si può e non si deve contare soltanto sul tempo libero delle persone, sul loro piacere volontaristico nel compiere attività politica, sull’attività non retribuita.

Va considerato che i partiti, come giustamente affermava Fabrizio Barca nella sua Memoria, non possono più essere datori di lavoro per chi ha fatto volontariato e militanza. Se dovessimo continuare a ritenerli tali, non dovremmo allora più scandalizzarci degli scandali relativi ad episodi di corruzione pubblica ormai diffusi in tutto il Paese. Non ficchiamo la testa sotto la sabbia. I soldi della corruzione comprano voti in cambio di opere pubbliche, di consulenze, di servizi al pubblico spesso inutili, malgestiti e i cui costi sono fatti lievitare con pratiche truffaldine. Questo fa crescere il Paese, offre sviluppo?

No. Permette solo a piccoli e sempre più ristretti potentati locali di avere drappelli di affiliati e di voti sicuri e rispettosi del rapporto di connivenza familistica e clientelare.
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