Canto di Natale

senzatetto

di Francesco MAZZUCOTELLI

Giorgio era lì che ciondolava alla rotatoria con una mela in bocca. Le poche macchine tirano diritto, pensando che sia un tossico o un ubriacone. Gli zero gradi pungono il viso ed entrano nelle ossa.

Mi fermo a chiedere se ha bisogno di aiuto. Mi chiede un passaggio verso una struttura di prima accoglienza in un paese a sette minuti di macchina.
Giorgio racconta che ha cinquant’anni e che è stato un perito chimico fino a un anno e mezzo fa.

Una vita relativamente normale. Poi i tagli al personale e qualche scelta sbagliata gli hanno fatto perdere tutto quello che aveva, e si è trovato nel giro di pochi mesi in mezzo a una strada.

Giorgio racconta l’umiliazione, il senso di vergogna, le botte nei parcheggi, il disorientamento e la rabbia di non sapere più dove andare a sbattere la testa. Dice di aver pagato trent’anni di contributi e “sempre l’otto per mille alla Chiesa cattolica” e oggi di ricevere un euro e venti centesimi al giorno per mangiare e dover elemosinare un posto al riparo dove dormire la notte.

Chissà se quello che mi racconta è tutto vero, ma in fondo che differenza fa?

Mi domanda di me e decido di raccontargli anche i miei fallimenti e le mie paure.

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Buon Natale?

babbo-natale-povero

di Vincenzo G. PALIOTTI

Sinceramente per quello che è diventata la festa di Natale non ne volevo parlare, ma dopo il fatto accaduto a Rozzano con tutte le chiacchiere, le considerazioni, anche fuori luogo, penso che sia doveroso spendere un po’ di tempo per commentare l’accaduto.

Anzitutto dobbiamo tutti darci una calmata e prima di gridare “al lupo” accertiamoci della reale presenza e minaccia del pericolo (e sopratutto, “pericolo di che”?): ci sono in giro personaggi che ad arte stanno cercando di metterci l’uno contro l’altro per poi raccattare voti e consensi per cause che si distanziano dai principi fondamentali di qualsiasi fede e/o religione: il razzismo, la guerra.

Sarebbe bene quindi per non creare vittime come il Preside Marco Parma di Rozzano, e seminare odio accertarsi di come realmente stanno le cose e poi commentare, dico commentare non emettere sentenze: quelle vengono sempre dopo un processo.

In questo caso anche se fosse stato tutto vero, noi che ci professiamo garantisti, almeno quando conviene, processo non c’è stato ed il Preside Marco Parma è stato condannato senza appello e senza sentire la sua versione che era completamente diversa da quanto pubblicato e condannato da certi “ambienti” che si professano “cattolici apostolici romani” a parole perché a fatti incarnano solo la parte peggiore del cattolicesimo: quello dei roghi per gli eretici e le streghe, quello delle ghigliottine dei Papa re, quello dei figli poveri dati al clero per farne “voci bianche”, quelli che nascondono pedofili per accusare poi omosessuali di fare danni all’umanità, e quelli che predicano umiltà vivendo invece nel lusso e negli agi.

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Giù le barriere

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di Elisabetta DESTASIO

Sono impopolare, lo so.

E me ne fotto.
Dopo il familyday, come incipit di questo solstizio, io scelgo la libertà di scelta.

Ieri, rispondendo ad un post straordinario del mio compagno, avevo dato la risposta che segue:  “… Io verrei a cena fuori con te anche non sapendo cosa indosseresti ed ancor di più non conoscendo la natura del tuo sesso. Amo la persona, senza genere di appartenenza. Il muro è nella testa ed in special modo, nella non condivisione e nella mancanza di laicità di uno Stato. In certi casi è proprio là, che ha luogo ed attecchisce la “cultura catto-fascio-maschio-cazzo dipendente” ed è proprio quella che, spesso, lascia indietro “la realtà dei sentimenti” e che si affida al pudicismo, al bigottismo, fino a giungere alla violenza per non condivisione. Viva pure la famiglia, sì. Ma la famiglia che mi pare e piace, anche col rossetto rosso e le scarpe alte di vernice e tra le gambe infinito Amore.”

Avevo scritto un brano, qualche anno fa, in merito alla questione di cui sopra.
Bene: siccome ognuno è libero di professare il proprio credo e di vivere in base alle proprie filosofie di vita, in egual misura mi sento libera anche io di esprimere la mia.
Puttane, trans e papponi, sono un po’ ovunque. E opportunisti e stronzi poi, non vi dico quanti! Magari anche potenti, politici, intellettuali.

E non comprendo sinceramente, dove sia il problema, visto che i più si nascondono proprio dietro altre identità.
Alcune signore che incontro lungo i viali hanno da raccontare storie più interessanti di chi prega un dio in chiesa e poi si traveste in gran segreto, per paura di far torto a qualcuno, di non essere adeguato.

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Razionale e simbolico

razionale

 

di Francesco CIANCIMINO

Razionale, dal latino “ratio, onis: calcolo. Simbolico, dal greco antico sum-ballein: metto insieme.”

Carlo Tullio-Altan, nel suo libro “Ethnos e civiltà”, ci permette di ragionare su una serie importante di questioni: una delle più interessanti è a mio avviso la distinzione fondamentale tra concetto e simbolo, dove è necessario puntualizzare il primo ai fini di una più precisa collocazione e definizione del secondo.

Il concetto è lo “strumento” intellettuale che ci permette di dare un nome e farci un’idea di ciascuno degli oggetti della realtà circostante, ci permette appunto di oggettivizzare, ovvero di riconoscerli e di comprenderne l’utilità per il nostro (soprav)vivere. Continua a leggere