Il senso del passato: le rivoluzioni si fanno per riscattare i nostri padri

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di Alfredo MORGANTI

Ho letto, proprio in questi giorni, ‘Anna’ di Niccolò Ammanniti. È un romanzo dove la decomposizione la fa da padrona: dei corpi, della vita, delle relazioni sociali, delle regole, di ogni forma di economia.

Ma dove, soprattutto, si raffigura in termini apocalittici la decomposizione del passato. Un virus micidiale, difatti, ha progressivamente ucciso tutti gli adulti, ed è pronto ad accanirsi con i più giovani giunti alle soglie della pubertà. Il mondo è così popolato da bambini e ragazzi abbandonati a se stessi e affamati, che in modo selvaggio, animalesco si contendono le risorse rimaste, incapaci di produrne di proprie, anche perché non c’è più elettricità, né acqua corrente, né un sapere.

Dominano il saccheggio, la sopraffazione, la disperazione. Man mano che gli anni passano, muoiono i ragazzi più grandi, quelli che conoscevano il mondo dei ‘Grandi’ e che ne tramandavano la memoria, mentre crescono bambini privi di ogni riferimento al passato, che alla lunga nemmeno sanno che un passato sia mai esistito. Una completa e progressiva tabula rasa storica. Tutto è destinato a scomparire, ma prima di ogni cosa, sta già scomparendo la civiltà umana, le sue ragioni, il suo senso. La storia.

Ho pensato, leggendo, che Ammanniti ci stesse quasi proponendo una metafora della ‘rottamazione’. In fondo, il virus dà un taglio netto a tutto ciò che è esistito, a tutte le generazioni precedenti, ne cancella esistenza e significato, porta con sé un unico, prolungato e definitivo oblio delle esistenze trascorse. Ciò non è solo tagliare radici, è proprio cancellare tutto.
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Basta col centro. Basta col moderatismo

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di Massimo RIBAUDO

C’è qualcosa di molto pericoloso, in politica, nel termine “centro”. In ogni caso, sia questo centrodestra, che centrosinistra, si tratta di una porzione della società che, rappresentato nei suoi interessi, vince e governa. E’ un 10% che non sceglie, in fondo, la gradazione dei propri valori, o la preferisce pastello. C’è un centro naturalmente attratto dalla destra, ma non vuole definirsi destra. Ed uno naturalmente attratto dalla sinistra, ma gli dà fastidio definirsi tale.

Quando si è in un fase storica di prosperità, di chiarezza, di gestione di un esistente positivo e rigoglioso, si può avere attenzione per questi individualismi che cercano la sfumatura più chiara per affermare i propri desideri.

Ma non è questo il momento. E non lo dico per affermare che valgano solo gli estremismi. Tutt’altro.

Non c’è proprio spazio per il centro. Per gli accordi mediani fatti attraverso quella percentuale bassissima di persone che però ti permette di raggiungere “almeno” qualche obiettivo. L’ideale di Bersani del un “po’ di lavoro”, un “po’ di giustizia sociale”.

Ci abbiamo sperato, ma non è più quel tempo lì. E il trattamento destinato a Syriza, da parte della Troika, ce lo ha dimostrato completamente.

E’ il tempo della definizione netta, concreta, definitiva. Perché siamo all’inizio di un nuovo rapporto tra capitale e fattori produttivi. E stavolta  tra le cose in affitto (questo  il senso del jobs act) c’è l’essere umano.

O rifiuti un modello, quello del PD renziano, e lo collochi dove esattamente si trova, a destra, proponendone uno diverso e specularmente opposto, dichiarandoti sinistra – e non riunisci un bel niente -, crei, oppure nessuno ti crederà. Non puoi eliminare “qualcosina” da quel modello, migliorarlo, renderlo più gentile, più “carino”. La controriforma renziana – spregiudicata e precisa nei suoi elementi – pone l’interesse finanziario (la nuova industria è quella della speculazione finanziaria) al vertice degli interessi tutelati. E lo fa attraverso l’aziendalizzazione, la contrattazione privata,  di ogni attività umana. Dalla scuola alla pensione. Se servi al mercato, hai diritto di vivere. Altrimenti, fatti da parte.

Può dire NO, oppure SI. Il terzo non è  compreso. Oppure, puoi contestare il sistema in modo furbo, come fanno Grillo e Salvini, ed aiutare Renzi proponendo sciocchezze in alternativa.

Il centro non esiste, quindi. Vuole esistere, in Parlamento, per avere delle chance nel modello renziano come addomesticatore dello stesso. Come elemento che attutisca il colpo.

Ma sulle ossa, sempre più italiani lo stanno sentendo. Il colpo.

Piketty e Renzi su due strade che non s’incontreranno mai

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di Luca SOLDI

C’è un economista francese che ormai da tempo risulta indiscutibilmente quello di riferimento in una Sinistra che pare aver perso le certezze delle sue radici.

Questo studioso è Thomas Piketty.
Il suo lavoro fondamentale è “Il Capitale nel XXI° secolo”, un autentico best seller nel genere che è diventato il volume dell’anno negli Stati Uniti, dopo che in patria, nella sua Francia, aveva generato, inizialmente, minori entusiasmi.

Probabilmente anche per certe tiepidezze nei sui confronti da parte del Presidente Hollande. Tiepidezze che erano sfociate in aperte contrarietà che lo avevano portato a rinunciare alla prestigiosa carica di Cavaliere della Legione d’Onore.

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La verità, il coraggio e la nostra Resistenza

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di Ivana FABRIS

Quando parliamo di Resistenza, di partigiani, di lotta, noi, gente di sinistra, non riusciamo a non provare un moto di commozione.
I nostri detrattori ci sberleffano tacciandoci di essere nostalgici, di voler rimanere ancorati ad un passato che non è più e che non tornerà mai più.

Vabbè, tocca rassegnarsi a queste pochezze perchè altri argomenti non ne hanno e si attaccano all’unica meschineria che hanno a portata di mano, considerato che chi fa queste affermazioni di politica evidentemente sa davvero poco per non dire niente.

Il punto però, che a me interessa valutare per farci una riflessione, è un altro.
In questi giorni, per il 70° Anniversario della Liberazione, nella nostra pagina Facebook, abbiamo raccontato molto della Resistenza e di come si sia articolata nel corso di almeno 50 anni di storia repubblicana, proprio perchè volevamo far capire a quante più persone possibili, che la Resistenza non si è fermata col 25 Aprile del 1945, ma è proseguita anno dopo anno, attentato dopo attentato, strage dopo strage, ingiustizia sociale dopo ingiustizia sociale, conquista dopo conquista. Ed è proprio su questo dato storico che si smentiscono tutte le amenità sul nostro essere nostalgici. Continua a leggere

Leggi elettorali fasciste: Acerbo (1924) e Renzi (2015)

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di Ilda MARINO
[Ilda Marino – Il crocevia delle idee]

Legge elettorale Acerbo del 1923 e Italicum di Matteo Renzi: un parallelo irriguardoso ed esagerato? Non mi sembra.

La legge Acerbo del 18.11.1923 fu adottata in occasione delle elezioni politiche del 1924 e fu voluta in quei termini da Mussolini per assicurare al Partito Nazionale Fascista una solida maggioranza parlamentare.

Modificava il sistema proporzionale in vigore dal 1919 (4 anni) integrandolo con il premio di maggioranza a favore del partito che avesse superato il 25% dei voti, aggiudicandogli i 2/3 dei seggi; si votava a collegio unico nazionale suddiviso in 16 circoscrizioni elettorali.

A quell’epoca votavano solamente gli uomini.

L’opposizione tentò di modificare almeno i parametri chiedendo l’aumento del quorum dei voti al 40% o in alternativa l’abbassamento del premio ai 3/5 dei seggi.

Ma inutilmente: la legge passò con la maggioranza di 223 sì e 123 no. Votarono contro solo i socialisti, i comunisti, la sinistra liberale e i popolari che facevano riferimento a Don Sturzo, tra cui suppongo anche Alcide De Gasperi.

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Sinistra e PD. Un contributo d’analisi

di Carlo GALLI
[relazione presentata alla Riunione delle sinistre Pd 21 marzo 2015]

Quella che un tempo si sarebbe detta la ‘fase’ ci mostra in atto, con le imponenti migrazioni tra gruppi parlamentari, e con lo sbando della destra, la decostruzione del sistema partitico, caratterizzata da un’intensità analoga a quella del biennio 1992-94; e al contempo l’affermarsi di un soggetto quasi post-partitico, il Pd di Renzi, che occupa una posizione centrale nel sistema politico, e vi funge, oltre che da architrave, anche da scambiatore di persone, di carriere, di poteri, in una prospettiva neo-trasformistica. Parallelamente a questo concorrere degli interessi forti, e di parte di quelli diffusi, verso il centro del sistema, si manifestano segnali crescenti di esclusione, sia nell’area istituzionale – dove all’esterno del Pd e delle forze che in vario modo e grado ne dipendono (il centro e il centro-destra; ma anche Sel non ha larghe prospettive autonome) c’è solo una protesta (Lega e M5S) che per la sua mancata spendibilità politica rafforza il Pd stesso – sia fuori dalle istituzioni, dove i cittadini non votanti sono ormai la maggioranza. Non è dunque ancora risolta la questione dei partiti, ovvero della rappresentanza e insieme della partecipazione, apertasi un quarto di secolo fa.

Eppure in questa debolezza della politica – troppo includente e al contempo troppo escludente – c’è evidentemente una forza, resa tale sia dallo stato di necessità, sia dall’abilità politica del leader del Pd e del governo, sia dall’assenza di alternative praticabili – in termini di personale politico e di programma –.
Una forza che fa sì che l’attuale fase veda anche operarsi, sia pure con fatica e in modo non ancora compiuto, una trasformazione della democrazia italiana: l’Italia sta infatti assumendo una nuova forma politica.
Sia chiaro che non si tratta di una forma di per sé autoritaria: l’alternativa fra democrazia e autoritarismo appartiene alla cattiva scienza politica e alla pigra filosofia politica. Fra i due corni di quell’alternativa c’è in realtà un vastissimo spazio di sfumature e di posizioni, in cui l’Italia sta occupando il quadrante di una speciale “democrazia d’investitura rafforzata” – rafforzata, s’intende, da un evento non formalmente costituzionale come l’appoggio quasi plebiscitario che i poteri economici e mediatici (peraltro largamente coincidenti) offrono al leader.
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Landini e il cuore della Sinistra

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di Ivana FABRIS

In questi ultimi due anni ho avuto modo di confrontarmi, sui social, con una quantità davvero rilevante di commentatori sullo stato di salute della sinistra e tutti convenivano e convengono, con me, che versi in gravi condizioni.
Altresì, tutti reclamano – e proclamano – a gran voce, che sia necessaria, indispensabile, vitale (!) una terapia e che possibilmente sia d’urto.

Insomma, guardando la sinistra ci rendiamo tutti conto che siamo dinnanzi all’arresto del suo cuore e quindi occorre adrenalina, occorre defibrillare per riavviare la funzionalità del muscolo cardiaco così che riprenda il suo ritmo costante, così che il battito si faccia inarrestabile, addirittura animale, così che il sangue riprenda a circolare tumultuoso nelle vene e nelle arterie della sinistra.

Bella questa immagine, vero?
Bella sì, bella l’idea ma come diceva Giorgio Gaber, finchè resta un’idea è soltanto un’astrazione.
E aveva ancora ragione nell’affermare che, se si potesse mangiare un’idea, ognuno di noi avrebbe fatto la sua rivoluzione.
Mangiarla che per me significa interiorizzarla, digerirla, assimilarla, farla entrare nel circolo del sangue di ciascuno di noi.

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La “buona scuola”? Una scatola vuota

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di Alfredo MORGANTI

La ‘buona’ scuola?
Perché dovrebbe essere ‘buona’ una scuola che affida al preside ogni potere, e lo tramuta nell’ormai classico ‘uomo solo al comando’, applicando anche qui, alla scuola appunto, la modalità ‘Italicum’? Circondato, peraltro, da uno staff di fedelissimi provenienti dall’albo territoriale, pronti a tutto per lui, pure a giudicare i ‘colleghi’ assieme agli studenti?
Come se fossero una sorta di ‘consulenti’ esterni di cui la PA è già abbastanza sovraccarica, numericamente e ideologicamente.
Perché dovrebbe essere ‘buona’ una scuola che resta TALE E QUALE sul piano della didattica e dell’offerta formativa? Dove starebbe la ‘bontà’ di tutto questo? Nel fatto che oggi, come dice l’esperto, ‘le scuole si scelgono i docenti’ e non il contrario? Che tradotto vuol dire: i presidi si scelgono i docenti.
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Il battito d’ali di una farfalla in Grecia…

Yanis+Varoufakis+Alexis+Tsipras+Attends+New+haBtpJDAhtol

 

di Massimo RIBAUDO

La boxe mi piace solo sul ring, quindi non vorrei parlare della situazione del Parlamento italiano, istigato dai modi da bullo di Renzi a prove muscolari – nel vero senso del termine – tra maggioranze ed opposizioni continuamente variabili.

C’è sicuramente un forte nervosismo in tutti i partiti, e provo a darne una motivazione.
Il modello di organizzazione costituzionale creato dalle riforme promosse dalla Troika e dal Patto del Nazareno – noti organismi democratici – elimina la rappresentanza politica in parlamento e crea una sola camera al servizio del Presidente del Consiglio.

Si, succede anche in Inghilterra, ma lì tutti i partiti – tranne adesso l’UKIP, rispettano le convenzioni liberali e costituzionali della democrazia parlamentare da secoli. Lo scenario italiano sembra molto più dirompente e sregolato. Continua a leggere

Fermiamoli!

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di Giuseppe CARELLA

Sì, fermiamoli davvero.
I nuovi criminali di guerra, gli Obama, i Putin, le Merkel e anche i Renzi. Per quel poco che conta lui nello scenario internazionale.
E fermiamo tutti gli altri, che in zone diverse del pianeta, inscenano guerre ad uso e consumo di pochi, non certo delle migliaia di vittime, uomini, donne, bambini, bianchi, negri, gialli, cristiani, musulmani, sciiti, atei che ci rimettono la loro unica esistenza.

Fermiamo gli imbecilli. Fermiamo gli imbecilli che sostengono anche solo con un commento le azioni criminali. Non importa se a favore degli uni o degli altri, qualunque posizione assuma a favore della guerra rimane un imbecille. Perché non ha ancora compreso l’unica verità: ogni guerra, da sempre, nasconde solo l’avidità di pochi. Continua a leggere