Ciak si gira. L’Italia è come un film

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di Nello BALZANO

Nel 2006 uscì nelle sale cinematografiche “Il Caimano” di Nanni MORETTI. Le polemiche che lo accompagnarono, furono molte e in piccola misura, nonostante le intenzioni sempre negate dal regista di dare un colpo al potere berlusconiano, successe qualcosa che potremo sommare alle tante cause dell’inconcludenza politica italiana, che ci hanno portato a vedere ciò che viviamo oggi. La spettacolarizzazione mediatica della vita politica. Una vera e propria postdemocrazia.

Le elezioni politiche di quello stesso anno segnarono l’inutile vittoria dell’Unione di centrosinistra per pochi voti (24000), che per gli effetti del Porcellum (una legge incostituzionale, ricordiamolo), comportò una maggioranza in termini numerici alla Camera dei Deputati netta che non corrispose al Senato, dove per governare risultavano determinanti i voti dei Senatori a vita, con la conseguenza che al Cavaliere bastò “convincere” pochi per far cadere il Governo. Anche se questa non fu l’unica causa: per correttezza non bisogna dimenticare ciò che fece all’epoca Veltroni: cavalcando le difficoltà del “professore”, anticipò strumentalmente l’innaturale nascita del Partito Democratico, per le sue velleitarie voglie di leaderismo. Molti italiani stanchi di un centrosinistra che non riusciva a trovare uno sbocco, si illusero che fosse la volta buona ed alle elezioni del 2008, nonostante l’ottimo 34% si vide un centrodestra compatto che sfiorò il 40% e lo portò ad avere numeri importanti per la governabilità anche al Senato.

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Auguri Enrico

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I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela.

La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.

Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi, può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La prova per questo obbiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Enrico Berlinguer

di Vincenzo G. PALIOTTI

Poche righe per ricordare che il 25 Maggio 1922 nasceva Enrico Berlinguer. Poche righe perché Enrico non amava la scena. La sapeva affrontare, questo sì, ma era in fondo uno schivo e sono certo che sarebbe stato capace di arrossire se avesse potuto leggere quanto si è scritto su di lui in questi anni, che abbiamo vissuto senza di lui.

Di una cosa sono certo, però: che, se potesse, prenderebbe le distanze da chi lo celebra “pro domo sua”, e ce ne sono tanti compresi quelli che hanno “assaltato” e depredato quello che è stato il suo partito e che oggi governano con principi che sono sempre stati in antitesi con quelli di Berlinguer.

Con lui in vita non sarebbe di certo accaduto, senza di lui si è perso il collante della sinistra, il faro che guida le navi di notte lontano dagli scogli.
Il nostro ricordo, quello mio e di tanti compagni di sinistra, che sono veramente tanti, è sincero senza nessun utile da raggiungere. E’ carico di risentimento, questo sì, di rancore verso chi ogni giorno lo offende, verso chi non l’ha capito e si riempie la bocca col suo nome per ingannare chi lo sta ad ascoltare.

Di te, Enrico, ci manca tutto, e particolarmente qualcosa che, mancando, ha visto trasformare in peggio la società, la politica, il modo di vivere di tanti e di questo stesso paese: il tuo esempio sulla questione morale, che pare sia andata persa e dimenticata proprio quando te ne sei andato.

Una cosa mi andrebbe di fare per onorare meglio il tuo ricordo e come regalo di compleanno: andrei a tirare via le tue foto dalle sedi di quel partito che ogni giorno che passa è sempre meno degno di te. Che ti ha tradito. Che ci ha tradito.

Auguri Enrico, oggi avresti 93 anni e tante cose ancora da insegnarci.

Gli scatoloni della sinistra

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di Alfredo MORGANTI

Prima ancora che la minoranza PD decida il proprio futuro, Renzi ha già deciso il suo.
Ieri 30 marzo in Direzione è nato il Partito della Nazione, o almeno i suoi prodromi.
Senza la ‘zavorra’ della sinistra il partito democratico è ormai pronto a spiccare il volo verso i verdiniani e verso quel mondo politico profondamente anticomunista che ha visto come manna piovuta dal cielo l’assunzione al trono dell’attuale premier.

Sarà un partito né di destra né di sinistra, ma piazzato là in mezzo come un grande carrozzone su cui possono salire tutti a partire dai passanti, ma meno i comunisti (a meno che non siano pronti a fare tappezzeria in streaming).
Rosy Bindi oggi su Repubblica è più precisa. Lo chiama ‘il partito unico della nazione, che avrà alla sola Camera una maggioranza pigliatutto di 340 deputati e avrà intorno 4 o 5 partiti in lotta tra loro”. “È la fine del bipolarismo nel nostro Paese”, aggiunge.

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L’edicola di Essere Sinistra del 20 luglio 2014

Articoli, commenti, analisi, sulla Sinistra politica.

screenshot-bruschi blogautore espresso repubblica it 2014-07-19 22-23-01

Sinistra? #èpossibile, di Luigi Bruschi

 

screenshot-www lastampa it 2014-07-19 22-00-48

La sfida di Civati: “Una sinistra aperta. Matteo guida da solo”, di Jacopo Jacoboni

 

Unita

Civati:”Andare oltre il renzismo”, di Osvaldo Sabato

 

screenshot-www sferapubblica it 2014-07-19 21-54-38

Così nasce la sinistra del possibile, di Stefano Iannaccone

 

screenshot-www termometropolitico it 2014-07-19 21-55-54

Politicamp: Civati, Vendola e Cuperlo lanciano l’associazione “Possibile”, di Alessandro Genovesi

 

screenshot-www formiche net 2014-07-19 22-04-49

Così Civati, Barca e Vendola non vogliono morire renziani, di Francesco De Palo

 

Oggionni

La riserva e la vita reale, di Simone Oggionni

Effetti (e affetti) speciali

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di Ivana FABRIS

 

Il 30 ottobre 2013, scrivevo:

Volevamo stupirci con effetti speciali, ovvero, tutto quello che non avremmo voluto vedere e sapere del PD e della sinistra italiana. E non avremmo nemmeno mai osato immaginare che potesse accadere.
Sono giorni che rifletto su quanto leggo nelle bacheche di Facebook. E non è che un social come quello, non sia la realtà. In Facebook, ormai, reale e virtuale sono sovrapponibili, a mio avviso. ‘Là’ dentro c’è uno spaccato della società.
Tutte le componenti sono proporzionalmente rappresentate e altrettanto lo sono i sentimenti, i pensieri e le idee delle componenti stesse.
Ebbene, delle volte leggere gli stati che appaiono in sequenza sulla mia home o i commenti nelle discussioni, è come stare alla finestra ad osservare la vita di un grande paese. Ed è un paese i cui abitanti mi appaiono alquanto diversificati, per usare un eufemismo, dato che, in realtà, ultimamente è più un guardare un formicaio impazzito e allo sbando. C’è di tutto in questo grande paese che è la sinistra italiana e, ormai, c’è tristemente di tutto nel PD. Continua a leggere

L’inquietante natura del Renzismo

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di Nino CARELLA

Di Renzi segretario e ora premier potevamo già tracciare alcuni tratti salienti: arrivismo sfrenato, comunicazione più che sostanza, utilizzo sia dell’apparato (altro che rottamazione) che del dialogo diretto con gli elettori, saltando i livelli intermedi, per massimizzare il consenso.

Cose che fanno indubbiamente irritare l’elettore e militante più tradizionale di un partito di centro sinistra, ma ancora ancora accettabili, se il fine è vincere le elezioni e vincere le elezioni è il mezzo per cambiare le cose in Italia facendola uscire dal pantano nella quale vent’anni di Berlusconismo l’hanno relegata.

Il caso Mineo ha fatto invece emergere in tutto il suo inquietante spessore l’altra faccia del Renzismo: unanimismo, decisionismo, soffocamento in culla delle obiezioni anche se motivate, insofferenza e disprezzo per il confronto democratico.

Insomma: Renzi sarà forse pure di sinistra, ma certamente si comporta e agisce come uno di destra.

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Se potessi avere ottanta euro al mese

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di Andrea NOBILE

 
Campagna elettorale in pieno stile berlusconiano. E’ proprio vero che il cavaliere disarcionato ha vinto comunque. La politica è drammaticamente diventata quella che ha inventato lui.
Di volta in volta un milione diposti di lavoro, abolizione dell’ICI, una volta aveva addirittura proposto l’abolizione del bollo dell’auto, ricordate? Sosteneva, tra l’altro che fosse una tassa fastidiosa perchè doveva essere pagata all’ufficio del registro.
La racconta lunga sulla sua cognizione sulla vita dei comuni mortali, quelli che non pagano 60 € al kilo i fagiolini.

Ora è il turno di Ritopavone Renzi che dai conti in rosso dello stato italiano fa apparire con un miracolo degno del ‘mago Do Nascimento’, ottanta succulenti euri da infilare nella tasca destra degli italiani. Magari sottraendone più di ottanta da quella sinistra.

Poco importa, allora, se sta avviando un programma di ulteriore precarizzazione del lavoro, se sta tentando di inventare, col socio di Dell’Utri, uno Stato senza rappresentatività, con una controriforma elettorale stomachevole.
Alla modica cifra di ottanta euro si può comprare un 37% di voti (di un presumibile 50% dei votanti aventi diritto) che garantirà la maggioranza assoluta alla Camera (sembra che il Senato non serva più, lo dice anche quel galantuomo di Verdini).

Saremo uno stato moderno, finalmente, dove ci sarà una sicura governabilità, dove le opposizioni smetteranno di opporsi e le minoranze la smetteranno di sottrarre quote di potere al prepotente di turno.
Un tale di nome Carbone ha affermato in un talk show che bisogna smetterla di pensare alla rappresentatività, ciò che conta è la governabilità (!).
E’ il nuovo corso del centrosinistra renziano.
Ma noi, o parte di noi, avranno ottanta euro in più al mese, da spendere in qualche nuova gabella o passeggiando la domenica per qualche centro commerciale inventato per stabulare i lavoratori precari anche i giorni festivi.

Uno stato moderno, dove si sarà rottamato il vecchio ciarpame politicizzato e ideologizzato.
Con questa mossa a sorpresa, ottanta gustosissimi euri, magari ci si libererà definitivamente del cavaliere con i capelli di teflon e ci si regalerà un abbonamento a vita al berlusconismo ed una versione trial al renzismo.
Intanto l’industria smobilita definitivamente dall’Italia, l’artigianato e la piccola impresa muoiono e i giovani più fortunati emigrano in cerca di fortuna all’estero. Ma che importa, siamo un paese moderno…

 

(foto dal web)