Non contate più nulla, minoranza PD. Ora, solo il popolo potrà dire NO

bersanidalema

di Nello BALZANO

Bene così.

Alla fine, tra il soccorso del compagno Verdini e la determinazione del presidente del consiglio, passerà la riforma del Senato così come è stata partorita dal governo, in barba a tutte le prerogative costituzionali che dispongono la centralità del Parlamento.

È colpa di Renzi? NO.

E’ colpa di chi ha fondato le sue tattiche di potere sulla base di un’elezione primaria che ha visto la partecipazione di un ventesimo della popolazione italiana, sulla base di una decisione dei partiti che hanno scelto, senza nessun riguardo ai principi rappresentativi, chi dovesse essere il presidente del consiglio, ovvero colui che aveva perso le precedenti primarie che avevano indicato a chi dovesse competere il ruolo di legittimo candidato a elezioni generali. Elezioni politiche generali mai affrontate.

Ergo, è colpa di una parte di un Partito che si sottomette alla decisione di una minoranza  per disciplina nei confronti dello stesso, dimenticando la più “bella Costituzione del mondo”, come spesso dice, che dispone la sovranità popolare.

Ora voi, minoranza della minoranza, comprenderete che siete fermi al capolinea da tempo, che non avete nessuna credibilità e non vi è permessa nessuna arroganza nel dispensare lezioni.

Siete finiti, a meno di uno scatto d’orgoglio dovuto, altrimenti, se volete, continuate a parlare da soli di fronte allo specchio, per convincervi di essere in tanti.

Per quanto riguarda le riforme, i cittadini avranno l’ultima parola, nessun consiglio potrà essere accettato da voi che l’avrete votata in nome di una responsabilità che non vi compete: quel voto sarà un NO pieno, l’ennesima dimostrazione che voi non contate niente.

 

(immagine dal web)

Annunci

Il cinismo

di Vincenzo G. PALIOTTI

Sono stato in vacanza pochi giorni a ritemprarmi, al mare, dove io considero di avere le mie radici. Sono nato a Napoli a 500 metri in linea d’aria ho quindi cominciato a respirare aria salmastra non appena ho aperto gli occhi e ritornare anche per poco in quei luoghi mi aiuta molto anche a ritrovare dei pezzi di me che non si sono di certo persi, ma forse assopiti, qualche volta, si.

Ma non è di questo che voglio parlarvi, anche se questo mio ritorno nella mia terra c’entra e ne capirete poi il perché. Sto leggendo quanto accade nel nostro Paese, la politica che si allontana sempre più dai bisogni della gente, un rigurgito del passato, un passato che ha privato per tanti anni il nostro popolo del bene più grande che possa esistere al mondo: la libertà.

Con il silenzio assordante del governo che somiglia tanto ad un “assenso”, fedeli al detto: “chi tace acconsente”.

Un’ondata di omofobia con conseguente razzismo e intolleranza verso qualsiasi diversità che sta cambiando quella che è sempre stata la nostra maggiore “virtù”: la solidarietà, ma anche lo spirito di appartenenza ad un Paese che aveva sempre aperto le porte a tutti e che oggi invece chiude gli occhi e le orecchie a spettacoli terribili come quei barconi che partendo da paesi distrutti da guerre, da dittatori che li opprimono portano uomini, donne e bambini verso quella che per loro è una speranza di vita, non certo di lusso, non certo agiata ma almeno che non metta a rischio la propria esistenza. E noi chiudiamo le porte a questi, cancellando in loro anche quella cosa che non deve mai essere negata a nessuno: la speranza. Come diceva Ghandi questo è il delitto più atroce che si possa commettere contro un uomo.

Continua a leggere

Le riforme del paradosso e la tartaruga

foto-tartaruga-di-terra

Zénon! Cruel Zénon! Zénon d’Êlée!
M’as-tu percé de cette flèche ailée
Qui vibre, vole, et qui ne vole pas!
(Paul Valéry, Le cimetière marin)

di Maria MORIGI

Festina Lente, Tempus edax Rerum” (Affrettati lentamente, il Tempo è divoratore)

“Ab esse ad posse valet, a posse ad esse non valet (consequentia)”. Principio logico che vuol dire: quello che esiste è possibile, quello che è possibile non è necessariamente esistente.

Questo invece è il paradosso di Zenone, V secolo a. C., riletto da Jorge Luis Borges.”Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte più svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e così via all’infinito; di modo che Achille può correre per sempre senza raggiungerla”.

Il paradosso matematico di Zenone mi auguro che sia stato risolto, perché anche se ci abbiamo provato a capirlo, poi avevamo rinunciato. Infatti se la nostra testa viene confusa quotidianamente dal problema dei migranti che ci tolgono il lavoro e da quello delle discoteteche assassine, ecco che la velocità fulminea che “tiene dietro al baleno” o “la procellosa e trepida gioia d’un gran disegno” diventano bagatelle.

Continua a leggere

La messa in scena di una democrazia senza popolo

gioco_tre_carte

di Roberto RIZZARDI

[dal suo blog http://ilbloggerstagionato.blogspot.it/ ]

La confutazione più efficace alla pretesa renziana, e del PD da lui colonizzato, di essere di “sinistra” consiste nella constatazione che i cardini strategici del suo operato, anche senza voler scomodare agghiaccianti contiguità col famigerato “piano di rinascita democratica” di gelliana memoria, sono esattamente quelli che Berlusconi, dopo aver sistemato le sue più impellenti “necessità” personali, si provò a promuovere, senza mai riuscire a finalizzarli.

La sostanza della manovra renziana è abbastanza evidente, una volta sollevata la pesante coltre di mistificazioni copiosamente prodotte del nostro Primo Ministro. Si tratta delle tre “gambe” che sorreggono il suo ridisegno dello scenario:

  • sterilizzazione dello Statuto dei lavoratori ed arretramento di perlomeno cinquant’anni delle condizioni di confronto tra lavoratore ed imprenditore.

Missione compiuta tramite l’approvazione del mortale “job act”. Al di là, infatti, della ormai risibile definizione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato (nel senso che non è determinabile a priori quando si verrà licenziati liberamente e senza ambasce – per il datore di lavoro si intende) è del tutto evidente che chi vive, o cerca di vivere, di lavoro dipendente ora non è più sottoposto unicamente alle variazioni delle condizioni di mercato, ma anche alla valutazione del suo grado di “mansuetudine”. Il necessario prerequisito di instaurazione di una massiva forma di controllo e contenimento del dissenso popolare è così assicurato in maniera ottimale;

Continua a leggere

Italicum e dintorni

uomochecade

di Michele CASALUCCI

Italicum, il nome potrebbe facilmente evocare quello di un amaro indigeribile. Invece è ormai una legge, una legge dello stato che stravolge un assetto costituzionale democratico e fondato sul bilanciamento dei poteri e sulla libera – diretta ed uguale, come vorrebbe la Costituzione – espressione del voto popolare.

“Abbiamo” una legge che è profondamente antidemocratica e, come ho scritto e come altri, con argomentazioni certo più ponderate ed autorevoli delle mie hanno affermato, costituisce un pericoloso “vulnus” alle istituzioni ed all’assetto democratico del nostro paese.

L’approvazione di questa legge mi pare l’atto conclusivo, il compimento di un disegno pericoloso e scientemente perseguito da Renzi e dai suoi “followers” (che di tali si tratta), cominciato all’indomani della conquista, realizzata su basi demagogiche e parolaie, oltre che sulla inconsistenza e sulla debolezza dei suoi avversari, della direzione del PD.

A quella soluzione si era arrivati dopo un progressivo logoramento di scelte politiche e di uomini, la cui iniziativa si era arenata sulle difficoltà di affrontare in termini propositivi ed originali, le contraddizioni che emergevano da tempo.

Continua a leggere

L’Edicola di Essere Sinistra del 31 agosto 2014

screenshot-ilmanifesto info 2014-08-30 23-18-45
Serve un cambio radicale, di Barbara Spinelli

 

screenshot-www esseblog it 2014-08-30 23-25-10

I sette individui che hanno distrutto la Sinistra, di Massimo Allulli

 

screenshot-www reset it 2014-08-30 23-29-12

Per una democrazia che sappia fare politica estera, di Micheal Walzer

screenshot-www ciwati it 2014-08-30 23-59-56

La riforma costituzionale senza pace, di Giuseppe Civati

 

screenshot-bruschi blogautore espresso repubblica it 2014-08-30 23-32-39

Il gelato di Renzi. Ingredienti e controindicazioni, di Luigi Bruschi

 

screenshot-blog-micromega blogautore espresso repubblica it 2014-08-31 00-03-24

Scusate, ma che fine ha fatto la lista Tsipras?, di Matteo Pucciarelli

La partecipazione #èpossibile

politicamplandini

di Sil Bi

Ho seguito il Politicamp di Livorno in streaming e mi permetto di raccontarvelo dal mio punto di vista. Ecco il racconto della serata di dibattito su “la partecipazione è possibile” con Fabrizio Barca, Vannino Chiti, Maurizio Landini, Elly Schlein e Andrea Pertici, introdotti da Andrea Fabozzi.

I due temi chiave contrapposti, “partecipazione” e “spinta autoritaria”, sono stati declinati dai vari relatori da punti di vista diversi.
Continua a leggere

Lettera aperta ai Senatori dissidenti del Pd

facciata

di Sil Bi

(A Lucrezia Ricchiuti, Erica D’Adda, Nerina Dirindin, Vannino Chiti, Walter Tocci, Felice Casson, Corradino Mineo, Sergio Lo Giudice, Paolo Corsini, Massimo Mucchetti e agli altri con la schiena dritta)

Gentile Senatrice, caro Senatore,
all’inizio di questa settimana così impegnativa avverto il bisogno di scrivere a voi che con il vostro coraggio difendete l’autonomia dell’istituzione alla quale appartenete.

Siamo ad un punto cruciale. Una legislatura nata con le difficoltà che ricordiamo può segnare una svolta nella storia repubblicana. La modifica costituzionale di cui state discutendo rischia di indebolire eccessivamente il ruolo del Parlamento, di complicare il processo legislativo, di creare uno Stato controllato da un solo partito. Una rivoluzione che ci allontana dal principio di equilibrio dei poteri presente in tutte le principali esperienze costituzionali europee: definirla svolta autoritaria significa essere vicini alla realtà.
Continua a leggere

Una fretta incomprensibile

renzi_boschi

di Sil Bi

Lo stato maggiore del Pd è in agitazione: “Le riforme non possono essere fermate da Mineo e Minzolini”; “se qualcuno vorrà fermare il processo riformatore se ne assumerà le responsabilità”, e così via.

Pare che l’Europa non aspetti altro che l’approvazione della riforma costituzionale per “allentare i cordoni” della flessibilità: superando il bicameralismo perfetto, infatti, il governo italiano potrebbe realizzare molto più rapidamente le riforme che i nostri partner europei si aspettano; la nostra credibilità e la nostra competitività ne sarebbero accresciute. E con più flessibilità potremmo finalmente rimettere in moto la nostra economia.

Un simile obiettivo parrebbe pienamente giustificare la velocità con la quale il governo intende procedere nell’iter del ddl Boschi: in effetti, la crisi è ancora profonda e non c’è tempo da perdere, come il Presidente del Consiglio ripete spesso. Se non che…

L’articolo conclusivo della bozza del ddl Boschi (n. 35, “entrata in vigore”) prevede che “le disposizioni della presente legge si applicano a decorrere dalla legislazione successiva a quella in corso alla data della sua entrata in vigore” (cioè l’attuale), con l’eccezione di alcuni articoli che riguardano il CNEL e lo stipendio dei consiglieri regionali. In pratica: perché il bicameralismo paritario venga superato, le province vengano definitivamente abolite e il pasticcio dell’attuale Titolo V venga risolto, occorre che la legislatura si concluda.

Il Premier continua però a ripetere che essa durerà fino al 2018: “l’orizzonte di cui necessitiamo è di mille giorni”, ha affermato pochi giorni fa.

A che scopo, allora, tanta fretta?

Continua a leggere

Deriva autoritaria?

assolutismo

di Sil Bi

Sulla riforma costituzionale la situazione si fa sempre più intricata e il livello della tensione sale.

Uno dei fuochi polemici riguarda il rischio di “deriva autoritaria” che il Senatore Mario Mauro ha evocato nel presentare, insieme ai colleghi Vannino Chiti e Felice Casson, gli emendamenti “dissidenti” al ddl Boschi (quelli che, mantenendo il superamento del bicameralismo perfetto, prevedono però un Senato elettivo e una diversa ripartizione dei compiti tra le due Camere).

Di “svolta autoritaria” avevano parlato anche i firmatari dell’appello di Libertà e Giustizia diffuso a marzo, molto critico verso le riforme istituzionali proposte dal governo. Un eccesso retorico? Uno slogan efficace, ma ingiustificato? Temo di no, se la legge elettorale già passata alla Camera (l’”Italicum”) e il ddl Boschi uscito come testo base dalla Prima Commissione fossero approvati in via definitiva.
Continua a leggere