Il Programma del Movimento Essere Sinistra

sole_mani

[documento 003/2015/P]

IL PROGRAMMA del MovES

POLITICHE ECONOMICHE E DIRITTO AL LAVORO

 

1) ISTITUZIONE DI UN FONDO PER LA PIENA OCCUPAZIONE

a garanzia di un Programma Permanente per il Salario Sociale a favore di tutti i disoccupati involontari per restituire dignità e sopravvivenza a tutti coloro che sono stati lasciati ai margini del vivere sociale.

L’Obiettivo della piena occupazione andrà sostenuto anche attraverso una legge per la riduzione dell’orario settimanale di lavoro a parità di retribuzione.

2) CONGELAMENTO immediato dei fondi previsti per il FISCAL COMPACT, recesso dal medesimo trattato (Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance dell’Unione Europea del 2012) ed erogazione della spesa prevista a copertura del fondo per la piena occupazione, per l’adeguamento delle pensioni minime e per la riduzione del cuneo fiscale. Recesso dal MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) e richiesta di restituzione dei fondi già versati per un valore di oltre 14 miliardi di euro.

3) RIPRISTINO E AMPLIAMENTO DELLO STATUTO DEI LAVORATORI e del diritto alla libera rappresentanza sindacale contemporaneamente all’abrogazione dei contratti atipici a partire da quelli a tempo determinato, quando non giustificati dalla discontinuità del ciclo produttivo.

4) Avvio di un processo di RIPRISTINO DELLA MONETA STATALE contestualmente a un percorso programmato di uscita dall’Eurozona, dai diktat della Troika e dal sistema del debito sovrano gestito dalle banche private. È auspicabile favorire un’uscita consensuale e negoziata da organizzare preferibilmente insieme ad altri paesi dell’Eurozona ponderata sulla condivisione di un piano comune.

Tale processo, considerato in ogni caso necessario e irreversibile, si fonderà sia sulla ricerca di una collaborazione con le autorità della UE, sia sulla ricerca di una convergenza con le forze politiche anti austerity degli altri Paesi europei.

Saranno individuati e valutati tutti gli strumenti politici necessari per una transizione coordinata da un sistema monetario all’altro, compresa la possibilità dell’istituzione di una moneta complementare da affiancare all’euro durante il processo di avvio al ripristino della moneta statale, per consentire il finanziamento di politiche interne di ripresa economica e di ristrutturazione delle politiche sociali.

5) Ricostituzione di una BANCA CENTRALE PUBBLICA, non indipendente ma al servizio dello Stato e della collettività. Introduzione della separazione tra banche commerciali e banche d’investimento le cui attività andranno sottoposte a un rigido controllo da parte dello Stato.

6) SVILUPPO DI POLITICHE ECONOMICHE A TUTELA E SOSTEGNO di Agricoltura, Commercio, Artigianato, Libere Professioni, Piccola-Media Impresa e Cooperazione con sgravi fiscali e incentivi per la piccola e media impresa con particolare attenzione soprattutto nel settore del turismo; modifica della normativa per l’accesso alle libere professioni e valorizzazione dell’artigianato.

 

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Noi, tireremo diritto

orlo-precipizio

– Cesare, il popolo chiede sesterzi

“Noi tireremo diritto”

(Ettore Petrolini)

di Vincenzo G. PALIOTTI

L’ego del nostro premier/segretario sta raggiungendo vette paranoiche. Ormai non si contiene più. Minaccia il Presidente del Senato, che è la seconda carica dello Stato, perché non si permetta di fruire delle prerogative della sua funziona istituzionale per non “intralciare” i progetti del Governo che, per come li vorrebbe ottenere, si potrebbe usare anche l’aggettivo “eversivi”. Fortunatamente, il Presidente Grasso è avvezzo a certe minacce, la mafia ha cercato di incutergli paura tante volte e lui ha replicato con la stessa fermezza anche al Presidente del Consiglio.

Non contento di pontificare, ordinare e minacciare nelle mura “domestiche” valica le frontiere e ostenta tutta la sua maleducazione cominciando da Varoufakis al quale rivolge un: “anche ‘sto Varoufakis se lo semo tolto…”, frase volgare non certamente adeguata per un premier, ma si sa l’educazione non si compra al mercato. Frase alla quale Varoufakis ha risposto per le rime e con grande classe, evitando di cadere nel lessico del “nostro” premier/segretario che ogni giorno che passa assume sempre di più i connotati di quello del ventennio 1922/1943.

Non ancora contento attacca Corbyn, fresco leader laburista inglese rivolgendogli un cordiale “benvenuto” con un’altra bella frase: “Corbyn corre per partecipare non per vincere”, forse perché sa che Corbyn non fa accordi “contro natura” come lui. Forse sa che Corbyn è contro i poteri forti e contro il neoliberismo di cu Matteo Renzi è una marionetta. In questo caso, non c’è stato bisogno di replicare. Corbyn non ha tempo per Renzi, ci hanno pensato il Financial Times e The Guardian.

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Senato: era possibile fare peggio di Renzi? Ci sono riusciti i sinistri-Dem

minoranza

di Riccardo ACHILLI

Gli emendamenti sui quali la minoranza del partito democratico ha fatto la lotta della vita (la sua vita) sono addirittura peggiorativi rispetto al testo-base della riforma del Senato. Non è vero che i senatori saranno eletti dai cittadini. Essi saranno infatti designati dai consigli regionali fra i propri membri, tenendo conto degli esiti elettorali.

Tradotto, saranno presi da quelli che hanno preso il maggior numero di preferenze alle amministrative, aumentando il fenomeno del mercato delle vacche sul territorio. Cioè esattamente lo stesso esito voluto dal duo Renzi-Boschi, espresso con parole diverse. Tra l’altro, questi incapaci della sinistra Dem, perché difficilmente si possono qualificare diversamente, per farsi eleggere al Senato adesso dovranno candidarsi alle amministrative, cioè farsi paracadutare nelle regioni “sicure”, dove il Pd può prendere la maggioranza nel Consiglio regionale, e farsi dare una montagna di preferenze, combattendo contro i baroni del voto locali, che sul territorio sono molto forti.

Vedremo torme di disperati aspiranti senatori della sinistra Dem paracadutarsi in regioni nelle quali non necessariamente sono residenti, su territori che non conoscono affatto, come avveniva con il mattarellum.

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Il mio 25 Aprile

fiori

di Vincenzo G. Paliotti

Buon 25 Aprile a tutti compagne e compagni.
Celebriamo tutti questa festa che sancì la fine del fascismo, della schiavitù del popolo italiano, la fine di un periodo oscuro del nostro Paese.
Grazie a tutte le donne, agli uomini che contribuirono alla riscossa del Paese, che ci regalarono la libertà, un bene ineludibile, che a prezzo della loro vita liberarono il Paese. Non li dimentichiamo, facciamo in modo che siano sempre vivi e che siano d’esempio per tutti.

Oggi, però, a distanza di 70 anni sono tanti i 25 Aprile che io mi aspetto arrivino. Un altro 25 Aprile che ci liberi da chi ha preso in ostaggio il Parlamento sostituendosi a questo organo dello Stato per fare leggi e riforme concentrando ogni decisione su di sé e sulla direzione del suo partito instaurando di fatto una dittatura di partito con il pericolo di riportarci indietro, a prima di quel 25 Aprile 1945.

Un 25 Aprile che ridia ai lavoratori quei diritti conquistati in anni di lotte e cancellati con una riforma, il Jobs Act, illiberale ed anacronistica che riporta le condizioni dei lavoratori a quelle esistenti nel secolo scorso che tenevano i lavoratori in una condizione di servitù.

Un 25 Aprile che impedisca di privare il cittadino del diritto a scegliersi i propri rappresentanti in Parlamento. Un 25 Aprile che ci liberi dalla corruzione, dalle infiltrazioni mafiose nel tessuto sociale del Paese e che pesano in modo determinante sui nostri problemi economici. Un 25 Aprile che riporti la legalità nel Paese, quella legalità che lo stesso premier/segretario disprezza approvando l’arrivo nel suo partito, per poi candidarli a cariche pubbliche, di personaggi che hanno conti in sospeso con la giustizia buttando nella spazzatura la questione morale.

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Partito di Renzi? Dacci un taglio

taglio

di Claudia BALDINI

Questo è il mio augurio sincero per Renzi, e soprattutto per il Paese.
Che si sfasci, si divida nettamente il suo partito personale. Subito.

I fatti interni del PD non possono non interessarci, perché la speranza dell’ Italia democratica deve essere quella che questa legge elettorale non passi.

Non deve passare per tre motivi chiarissimi. Il primo è che con la assurda riforma del Senato, fatta in questo modo, resta una sola Camera a decidere per il Paese. Sarebbe quindi necessario che quella Camera fosse altamente rappresentativa delle forze diverse del Paese. E non lo è.

Secondo: il premio alla lista e non alla coalizione soffoca le istanze della minoranza, non permette l’esprimersi della funzione di opposizione. L’entità del premio è sul modello della “Legge truffa” di Scelba: troppo alto. E porta un solo partito largamente al comando, ricalcando aspirazioni autoritarie preludio di rovina democratica. Appare, esattamente come quello del Porcellum, incostituzionale.

Il terzo: i Senatori sono dei meri emissari del potere locale dei partiti, così come la maggioranza della Camera è nominata dai partiti stessi. Si riduce moltissimo il livello di democrazia rappresentativa.

Tutte queste arroganti e prepotenti manovre prescindono dallo spirito Costituzionale su cui si basa la nostra Repubblica.

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A pensarci bene…

accusation

 

di Vincenzo G. PALIOTTI

Spero di non essere frainteso, non voglio con quanto scriverò assolvere nessuno, per “colpe” passate, presenti e future. Vorrei solo fare un piccolo confronto tra quanto avvenuto in questi venti anni e la situazione presente per cercare di comprendere se poi davvero dobbiamo rimpiangere o ringraziare qualcuno per come sono andate le cose.

Renzi ha “sfondato”, si dice, perché ha messo a nudo gli errori dei vecchi DS, quelli che a detta del premier/segretario durante i governi di centrosinistra non hanno agito bene. Non hanno approfittato del potere per fare cose che andavano fatte e, come continuato a narrare sempre nella campagna delle primarie, per questo la “rottamazione” era il minimo che la vecchia dirigenza si potesse aspettare, con il consenso dei media e di tanti componenti della base.

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Il Presidente Orfini ha risposto

lettera aperta
Quest’oggi il Presidente del Partito Democratico, On. Matteo Orfini, ha cortesemente risposto alla nostra lettera aperta dalla sua pagina Facebook.
Pur apprezzando la disponibilità dimostrataci, riteniamo la sua risposta inadeguata ed evasiva.
Abbiamo interagito col Presidente sulla sua pagina e vi postiamo lo scambio di commenti.
Per chi volesse, qui il link per poter intervenire nella discussione sulla pagina Facebook -che è pubblica- del Presidente Orfini.

***

Matteo ORFINI: Nell’intervista a cui fate riferimento mi si chiedeva se noi “proporzionalisti del pd” avremmo fatto sponda con il movimento 5 stelle e con la sua proposta di riforma della legge elettorale. A quella domanda ho risposto di no, perché non si poteva ricominciare da capo stravolgendo un testo che non è più “la proposta del pd”, ma una legge approvata da un ramo del parlamento. Proprio perché stiamo discutendo di una cosa seria, è indispensabile rispettare le istituzioni e le procedure della democrazia parlamentare. Se i grillini hanno cambiato idea e vogliono discutere, bene. Ma non possiamo buttare il lavoro di mesi solo perché si sono svegliati tardi. Questo sì sarebbe umiliare “passaggi intrisi di democrazia” come quelli parlamentari.
Non condivido la critica alla ricerca di un accordo con forza italia sulle riforme. Anche perché da subito il pd ha rivolto la richiesta di dialogo a tutte le opposizioni, fedele alla convinzione che le regole del gioco si debbano scrivere insieme. Forza italia si è subito resa disponibile, grillo no. Questa è la ragione per cui c’è stato l’incontro al nazareno.
Per quanto riguarda la mia elezione, sono stato votato da un’assemblea costituita da persone a loro volta elette da primarie. Persone libere che potevano votarmi o non votarmi. E verso le quali suggerirei di usare maggior rispetto.
Per quanto riguarda la democrazia interna al pd, no non credo vi sia un problema. Discutiamo di continuo, anche duramente. Ogni tanto siamo obbligati a decidere. In quei casi si sceglie a maggioranza, fermo restano il diritto costituzionalmente garantito a ogni parlamentare di comportarsi come ritiene nello svolgimento delle proprie funzioni. In un partito -almeno per come la vedo io- si discute, si da battaglia, ma se la si perde si rispetta disciplinatamente quanto deciso dalla maggioranza di quella comunità a cui si è volontariamente deciso di aderire. Io questa la chiamo democrazia. E non vedo bene quale possa essere l’alternativa.
Infine mi scuso per averci messo un po’ a rispondere, ma vi assicuro che le cose da fare sono assai superiori al tempo disponibile…

Noi abbiamo replicato così:

Giuseppe CARELLA: “A quella domanda ho risposto di no, perché non si poteva ricominciare da capo stravolgendo un testo che non è più “la proposta del Pd”, ma una legge approvata da un ramo del parlamento. “………. Scusa Presidente, (ti do del tu perchè potresti essermi figlio) Ma che significa? Se un ramo del parlamento vota una porcata bisogna portarla fino in fondo perchè siamo rispettosi delle istituzioni? E perchè ciurlare nel manico sull’incontro del Nazareno con Berlusconi definendolo come incontro tra PD e Forza Italia, mentre è stato solo un incontro tra due leader di partito  (uno dei due, dettaglio non trascurabile, pregiudicato) che si sono messi d’accordo fra di loro senza che nei rispettivi partiti (almeno nel PD) vi fosse stato uno straccio di discussione? Capisco tutto, ma arrampicarsi sugli specchi in modo così sfacciato non è esattamente una bella cosa. Poi magari in seguito potremo parlare di tante altre cose caruccie che questo PD sta facendo, come il regaluccio alle banche sull’anatocismo o il ripristino dell aimmunità parlamentare. Ma probabilmente si affermerà che è un errore e si correggerà nell’altro ramo del parlamento. Ma guarda un po’: e quando a votare sarà solo la Camera? E poi in questo caso l’errore lo si ammette, sulla legge elettorale no. Non ti pare sia tutto un pò strano? (P.S. per precisione: sono iscritto al PD e prima ancora al PCI-PDS-DS).

Massimo RIBAUDO: Presidente Orfini, nessuno mette in dubbio la correttezza di questo metodo per questioni di governo e di legislazione ordinaria. Anche se non è stato certo seguito dal Segretario e Presidente del Consiglio Renzi, il quale non sembra minimamente ascoltare e discutere – come qui ha fatto lei – le ragioni degli altri. Però continui a concederci il diritto di porre in discussione qualsivoglia disciplina di partito in relazione a questioni costituzionali. Sopratutto se imposte – senza margini di apertura al confronto – dal terzo Presidente del Consiglio il cui programma e la cui persona non è mai stata votata dagli elettori, e con il sostegno di un Parlamento eletto attraverso una legge incostituzionale. Democrazia è certamente rispetto delle decisioni delle maggioranza, ma, vorrei ricordarle, è anche, come ben sapeva il suo massimo teorico contemporaneo Robert. A. Dahl, rispetto dello Stato di diritto, rispetto delle minoranze e libera ed autonoma informazione (non certo le balle su Bruxelles che tutta la stampa italiana ha messo in prima pagina in questi giorni). Tutto deve essere contemplato. Altrimenti, non è più democrazia. Al limite, è plebiscito. Non credo voglia avvicinarsi a metodi plebiscitari sudamericani. Purtroppo, invece, con queste vostre modifiche imposte in modo autoritario, la strada ad essi sembra aperta.

Ivana FABRIS: Presidente Orfini, mi faccia capire, ma lei ci crede veramente a quello che ha scritto?
Perdoni se glielo chiedo ma rimango davvero basita a leggere frasi come “si sono svegliati tardi” e non capisco (mi domando) se lei sia davvero convinto, se creda in questa narrazione del correre e della fretta o se invece pensi che siamo davvero tutti scollegati dal ricordarci cosa significhino le parole democrazia e pluralismo, se pensi che la base del Pd ma anche quella fuori che ha sempre votato a sinistra prima di accorgersi che di sinistra il Pd non aveva più granchè e oggi non ha più rappresentanza politica nel Paese, possa essersi dimenticata tutta di cosa significhi fare politica in modo serio e credibile.
E’ dal 19 aprile 2013 che state prendendo in giro l’elettorato. Avete espresso ben TRE, dicasi TRE governi che nulla hanno a che vedere con il voto delle politiche dell’anno scorso e lei ci viene a parlare di svegliarsi tardi e di decidere a maggioranza?
Ma pensa realmente che non ci sia nessuno ad aver capito dove si voglia portare il paese e l’elettorato di sinistra con queste manovre?
Scusi, ma forse davvero ci prende per inetti o, peggio, stupidi.
La proposta di una legge elettorale seria e non pasticciata (ad arte come quella che volete imporci) c’era e c’era proprio dentro al Pd ma NESSUNO che sia NESSUNO, si è degnato di prenderla in considerazione.
Beh, sì, certo, era la proposta di una minoranza, mi rendo conto, ma se ben ricordo, in quello che era il mio partito, (il PCI) delle minoranze si teneva conto eccome e si discuteva fino a trovare una sintesi con le diverse anime.
Evidentemente il Pd è un partito molto meno democratico rispetto a quanto si definisca, perchè le minoranze o sono state fatte salire sul carro dell’A.D. (che è considerato pure azionista di maggioranza) o sono state schiacciate in un angolo.
Eh già, questo si chiama essere di sinistra.
Capisco, si vede che questa nuova era è stata geneticamente modificata in tutto, anche nella concezione di cosa significhi essere di sinistra, così come la intende il pregiudicato con cui vigono accordi ormai più che evidenti.
Ma sono io che ricordo male o i voti presi grazie ai quali sedete in Parlamento sono quelli ottenuti da Bersani che per tutta la campagna elettorale non ha fatto che dire, mai accordi con Berlusconi?
Bersani, dico, Bersani, ha presente, no?

Matteo ORFINI: la fonte di legittimazione di un governo è il parlamento, non il voto. Il fatto che gli ultimi tre governi siano nati in parlamento è pienamente costituzionale e legittimo. Sul resto evidentemente non siamo d’accordo. Ora scusate ma sono in commissione a discutete il provvedimento sulla cultura e devo staccare.

Ivana FABRISPresidente, si prenda tutto il tempo che le necessita, ci mancherebbe altro, noi non abbiamo fretta, è più di un anno che aspettiamo, quindi si immagini se non troviamo un altro po’ di pazienza.
In quanto a ciò che afferma qui, non discuto che formalmente lei abbia ragione ma mi permetta di dirle che quanto ha scritto è davvero la conferma che in questo Paese la democrazia è arrivata al suo fine corsa.
Si rilegga, cortesemente, perchè mi ha appena detto che della volontà degli elettori vi importa solo per ottenere uno scranno in Parlamento; mi ha appena detto che il nostro parere non conta nulla; mi ha appena detto che farete quel che deciderete di fare, a prescindere da quel che vorremmo noi.

Massimo RIBAUDO: Buon lavoro in Commissione, Presidente. Questa fa lei espressa è una doppia verità, per la quale quando si vota stiamo legittimando un programma (ce lo chiedete appositamente) ed un leader (e questo è un male) – e quando poi siete in Parlamento il nostro voto non conta più. Ripeto. E’ un concetto questo da lei espresso di democrazia plebiscitaria. Inoltre, va sempre ricordato come la legge elettorale – come anche quella che vuole Renzi – è incostituzionale. Non è che il virus di ventanni di berlusconismo ha ottenebrato anche le giovani menti del Left Wing?

Giuseppe CARELLA: Non voglio essere offensivo verso il mio Presidente, ma a scoprire l’acqua calda ci arrivo da solo. La lettera aperta pone dei problemi seri riguardo il PD, le sue politiche per il partito e per il Paese. Io mi auguro che da questa pagina riuscirai a trovare tempi e modi per avviare un confronto con iscritti ed elettori. Non basta dire che non siamo d’accordo, questo era evidente già da prima, altrimenti la lettera non avrebbe avuto granchè senso.

Andrea NOBILE: Onorevole Orfini, la ringrazio per aver risposto. Nel merito di quanto scrive sono a condividere sull’affermazione della legittimità di quanto avviene. Se ciò non fosse non avrebbe alcun senso una discussione politica. Ma ciò che è legittimo non è di conseguenza etico o politicamente opportuno. Ad esempio, una legge elettorale partorita in un incontro privato tra un pregiudicato per frode fiscale ed un segretario di partito non è illecita, ma disdicevole. Soprattutto se i due protagonisti si siano accordati tra loro prima di discuterne col loro partito e men che meno con i loro gruppi parlamentari. Tant’è che sia nel PD che in Forza Italia i malpancisti ci sono e non sono pochi. Questo accordo è stato votato in un ramo del parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale (rispetto delle istituzioni e delle procedure parlamentari, come dice lei). Tutto lecito, è vero, ma nei fatti Razzi e Scilipoti andranno a metter mano su ciò che scrissero Calamandrei e i padri costituenti. Quanto alla democrazia interna al PD, mi permetta, nutro qualche dubbio. Come lei dice “si discute di continuo, anche duramente. Ogni tanto siamo obbligati a decidere. In quei casi si sceglie a maggioranza”. Io aggiungo che ciò avviene fatto salvo 101 o più franchi tiratori che di fatto hanno completamente ribaltato la linea del partito che era stata decisa alle primarie e in segreteria.
Un’ultima cosa, dire che la fonte di legittimazione di un governo è il parlamento, non il voto, sarà anche lecito, ma con la sinistra che sbandiera le sue primarie ha poco a che fare
.

Celeste INGRAO: Io penso che Matteo Orfini, che è un politico accorto e non privo di ingegno, tante delle cose che quelli come noi gli rimproverano le sappia benissimo. Temo quindi che la discussione non tocchi il punto vero. Il punto è che Orfini a un certo punto ha ritenuto che la via da intraprendere fosse comunque quella di appoggiare Renzi, al di là dei contenuti da Renzi proposti e dei metodi da lui adottati. Continua a fare la sua rivista che civetta a sinistra, non risparmia le battutine per sottolineare la sua “diversità” (“sono l’unico proporzionalista”), si diverte con le magliette di Togliatti, ma sono ormai solo elementi di costruzione di un “personaggio”.
Io tendo, forse ingenuamente, a non pensare mai che le scelte politiche siano frutto di opportunismo personale e non lo penso quindi nemmeno in questo caso. Ci leggo però l’idea che in politica conti solo stare nei posti giusti, che solo stando vicino al potere si possano ottenere risultati, che la “manovra” sia la strada attraverso cui far passare le proprie idee. L’ombra dell’antico maestro D’Alema aleggia pesante.
Peccato: un altro giovane quadro che poteva essere e che non sarà.

 

 

(foto di Essere Sinistra)