Gli indecis-si

puntina

Rubrica “IN BREVE”


di Immacolata LEONE

E’ un continuo recriminare su chi posta una foto o chi non la posta, lamentarsi continuamente di questo o di quel fatto accaduto, c’è la crisi e non ci sono sbocchi, e se c’è da qualche parte una proposta seria di SINISTRA , si trova il pelo nell’uovo da dietro il pc, dietro la scrivania, il tavolo, il divano o sul cesso.
Ora io dico che certi principi si capiscono se li vivi davvero.

Cambiare significa VOLERLO FARE e tal proposito vi ridico le stesse cose che ho scritto qualche mese fa sul voto, sull’impegno, sulla decisione:

Chi ha la possibilità di andare a votare, ci vada perchè non è stando a casa che non votate. Perchè non votare è impossibile: si può votare votando, oppure votare rimanendo a casa e raddoppiando tacitamente il valore del voto del nemico.

E se pensate che tanto avete il vostro stipendiuccio, la vostra casa, la vostra famigliola al sicuro dai cattivoni, perchè tanto state apposto così anche con qualche piccola difficoltà; e le brutture e le sozzure che stanno capitando agli altri che sono rimasti senza un lavoro, senza una casa, senza una dignità e senza più niente, vi toccano e vi sentite sinceramente dispiaciuti, giusto il tempo che basta per la durata dell’articolo che state leggendo, non è così, perchè se non si dà adesso un chiaro segnale di risveglio dal torpore lobotomizzante di noi tutti, non sarà lontano il giorno in cui il popolo non potrà neanche più votare.

E se per voi va tutto bene, allora fatelo per i vostri figli, i vostri nipoti i figli dei vostri amici che si ritroveranno a vivere in un posto dove i diritti degli ultimi saranno solo un fastidioso problema da debellare, come quando camminando schiacciate qualcosa e cercate di pulirvi le scarpe alla bene e meglio.

C’è una frase bellissima della mia amica Enzina Sirianni :
I crimini contro l’umanità ora si chiamano Riforme

Il discorso di Verdenzi all’Expo

di Vincenzo G. PALIOTTI

Si, avete letto bene. Colui che da Presidente del Consiglio ha parlato all’Expo è un animale ibrido: formato da Denis Verdini e Matteo Renzi.

E quindi si tratta di prendere atto di un berlusconismo alla potenza ennesima. Gestito dal fu “più grande partito della sinistra italiana”.

Ora, il “Verdenzi”, ricordando i fasti di Berlusconi, annuncia di voler cancellare completamente la tassa sulla prima casa, al solito non entra nel merito e non ci dice dove andrà a prendere le coperture. Un’altra delle sue autocelebrazioni, quindi, e nulla più. Una “passerella” sulle cose fatte, sulle cosidette riforme, un riferimento ai “musi lunghi”, nuovo termine, che farebbero di tutto per “oscurare” i suoi grandi meriti e per nascondere i risultati che a suo dire sono eccellenti. Una lunga lista di benefici che avrebbe procurato al paese, di cui noi “musi lunghi” non troviamo traccia. Meglio musi lunghi che visi pallidi, mi permetto di dire.

Parafrasando un discorso di Bersani che si riferiva a Berlusconi, il quale in un discorso sulla fiducia parlava appunto di cosa egli avesse fatto a favore dell’Italia, Pierluigi gli disse: “Ma perché non chiede anche il Nobel per la pace?”.

Peccato però che il premier/segretario ora non dica che la disoccupazione è rimasta ai livelli insopportabili, specie tra i giovani dove ha raggiunto il 40%, e non parli dei poveri assoluti.

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Ci sarà sempre chi dice no

tsipras-varoufakis

di Claudia BALDINI

La storia dei popoli ce lo racconta. La povertà, la rabbia, la libertà negata, i conflitti di classe, prima o poi si oppongono al sistema che genera tali condizioni.
E si può anche vedere la differenza di contenuto di tale opposizione a parità di problematiche tra popoli che da secoli non conoscono altro e popoli che scivolano verso la povertà, la limitazione dei diritti, l’affievolirsi di speranze future.

Abbiamo quotidianamente sotto gli occhi l’estrema condizione di povertà e lotta per la sopravvivenza di popoli africani che sfocia in guerre tribali e/o religiosa, ma che non porta ad un cambiamento del governo di quei paesi in termini di onestà, di equità e sviluppo per quei cittadini.

Poi vediamo, ad esempio, il caso della Grecia. Sono chiare le differenze tra le due situazioni, ma vorrei richiamare l’attenzione su fattori che determinano reazioni diverse ai soprusi e alle ingiustizie.

Il primo fattore è l’Istruzione, la conoscenza della propria storia, l’impadronirsi del Sapere per scegliere.

E così può accadere che gli Tsipras e i Varoufakis abbiano il privilegio di essere nati nella culla della democrazia, ed anche della tirannia. Delle categorie del pensiero politico. E, quindi, sanno.
Comprendono che il modello che si è imposto in occidente ha radici antiche: sei libero di farti la tua ricchezza se sei più furbo ed istruito di altri.

Mi scuso davvero per queste orribili semplificazioni, ma mi sono imposta di essere quella che sono, la famosa ‘casalinga di Voghera’ che chissà perché è tanto vituperata.

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Renzi e il dialogo sulla scuola che non c’è

nonsente

di Vincenzo SODDU

Insomma, Renzi una cosa finalmente l’ha fatta, dopo lo sciopero degli insegnanti, anzi due…
Ha mandato una mail a tutti gli insegnanti e ha scritto alla lavagna, sì, avete capito bene, ha scritto alla lavagna, mica una lavagna multimediale, una LIM, uno di quei mostri tecnologici di cui ci hanno dotato senza insegnarci come usarle… ma una vecchia lavagna d’ardesia… una lavagna a righe con dei gessetti colorati.

I politici, si sa, ormai sono uomini di spettacolo, e Renzi non poteva certo perdere un’occasione come questa.

Parlare agli insegnanti sostituendosi a loro, però facendo loro da maestro, perché come diceva il “suo” maestro Berlusconi bisogna parlare all’elettorato come a degli ipotetici bambini di 11 anni, magari anche scemi…

Dare lezioni e darle su un supporto vecchio, per lui che è solito usare mezzi all’avanguardia tecnologica, significa in realtà scendere al loro livello… magari gli insegnanti non capiranno, ma gli altri, quelli che la scuola l’identificano con le lavagne in ardesia, genitori in prima fila, sì, e infatti il gradimento, assoluto, allo show del Presidente del Consiglio, c’è stato. Insomma, alla fine niente di nuovo.

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Sempre e solo propaganda

ipnosi

di Vincenzo G. PALIOTTI

E quindi la riforma elettorale è andata in porto: a meno di strascichi costituzionali, che sono certo ci saranno, Renzi ha portato a casa la seconda riforma del suo “impero” (basso). Anche questa ottenuta con lo strumento ricattatorio della fiducia.
A nulla sono serviti gli “appelli”, le argomentazioni delle opposizioni, anche di quelle interne al PD futuro Partito della Nazione: lui è andato avanti come un treno che ferma solo nelle stazioni principali, o quelle che lui ritiene tali. Questa volta ha saltato anche Arcore, almeno secondo quanto dichiarava Brunetta alle dichiarazioni di voto, dimenticandosi che al Senato la legge è passata solo per voti di Forza Italia.
Dopo il Jobs Act e l’Italicum, in questo suo gioco al massacro delle tutele del lavoro e delle istituzioni pubbliche, seguirà la riforma della scuola ed è quasi certo, viste le reazioni delle opposizioni ma anche delle bellissime piazze dello Sciopero Generale di oggi, finirà come al solito con un nuovo ricatto di fiducia. Verrà così eliminato ancora una volta il dibattito in Parlamento che ogni giorno che passa perde le sue funzioni. Si, certo. Dopo la folla oceanica di oggi, pare che finalmente il Presidente del Consiglio voglia ascoltare gli insegnanti. Ma io, visti i precedenti, non mi fido.

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No vote, no cry

A testa bassa

di Ivana FABRIS e Massimo RIBAUDO

Si legge da più parti la narrazione – Omero era esperto in narrazioni, non certo come gli spin doctor dei nostri politici – di chi ritiene che il nostro Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, voglia andare al voto al più presto. Magari, accusando gli avversari di non permettergli di realizzare le necessarie riforme – necessarie a suo dire – per #cambiareverso.

Questo sarebbe certamente razionale per un leader politico che volesse davvero risolvere i nodi critici che hanno causato la nostra decadenza, un politico che fosse “Il Principe” che ogni Machiavelli, nel suo letto, sogna.

Ma è evidente che Renzi non lo sia, un “Principe”, in grado di rivoluzionare culturalmente ed economicamente l’Italia. (E se lo fosse non ci riuscirebbe perchè è necessaria, invece, una rivoluzione sociale e culturale diffusa e capillare: non certo l”uomo solo al comando”).

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Senza soluzione al conflitto d’interessi non ci sarà nessuna crescita. Nessuna politica. Nessuna Sinistra.

(I bari - Michelangelo Merisi detto il Caravaggio)

(I bari – Michelangelo Merisi detto il Caravaggio)

di Massimo RIBAUDO

Sembra che il presidente del Consiglio Matteo Renzi voglia mettere mano al settore Giustizia. Sembra: per ora ci sono i soliti punti delle slide aziendali di cui è tanto fiero.

E’ un’azione importante ed improrogabile se mantiene due punti fermi: eliminazione di procedure e modelli che fanno allungare i processi in sede civile, istituzione di arbitrati per quante più vertenze possibili in ambito commerciale, forte tutela giudiziaria in materia di diritti, interessi legittimi e tutela dei beni diffusi e comuni e revisione dei tempi di prescrizione per rendere efficaci le condanne, non per annullarle d’imperio. Si chiama certezza del diritto. Crea fiducia, e quindi, crescita economica.

I giudici devono avere PIU’ potere, non meno potere. E giustamente deve aumentare il controllo sui loro possibili errori nell’adempiere ai propri compiti, fino ad arrivare anche alla previsione di una responsabilità individuale per danno ingiusto, ma senza che questo ne limiti spazi e poteri di autonomia e libero ed insindacabile giudizio.
La responsabilità è per dolo. E sempre nell’esercizio di atti: mai per mero comportamento, se non quello omissivo, e, in ogni caso, sempre qualificato dal dolo.

Non vedo però nessun accenno, neppure minimo, al reale grande problema italiano. Il conflitto di interesse tra sfera privata e sfera pubblica. Le persone private, ancora più dei partiti, si sono appropriate di sfere di competenze pubblica favorendo il proprio interesse personale. Grazie a questo comprano voti (o hanno possibilità di campagne elettorali dispendiose e diffusive), si fanno eleggere e continuano a soddisfare, contro ogni principio di libera e leale concorrenza, le proprie aziende e quelle del proprio clan di appartenenza.

Ritengo che questo non possa piacere agli investitori.

Qui non voglio parlare del Re del Conflitto d’Interessi con il quale sta amabilmente colloquiando il Presidente del Consiglio. Da anni ormai, le revolving doors, le porte girevoli tra banche, imprese e incarichi pubblici sono diventate la normalità. Ed io ritengo che proprio questa anomalia sia all’origine di ogni crisi: politica, culturale, economica.

Anche un bambino comprenderebbe che se un Ministro è a capo di un’industria (ed anche se lo resta un famigliare diretto per pura finzione formale) cercherà in ogni modo di tutelare l’interesse della stessa a scapito della concorrenza. Ed io ritengo sia giusto. E’ che non dovrebbe diventare Ministro. Oppure vendere la sua azienda, se proprio ci tiene tanto. (Non mi fido degli imprenditori che entrano in politica. Se sei un bravo imprenditore continui a fare il tuo lavoro).

Le banche sono imprese. E quindi, chi entra in politica non dovrebbe più avere la possibilità di fare il banchiere, dopo.

E, per tornare al discorso sulla Magistratura, anche un giudice dovrebbe compiere una scelta definitiva, al momento della sua elezione politica.
Il mondo perfetto non esiste, e non si può violare la libertà personale di esercizio delle professioni (si possono tutelare le funzioni pubbliche con forme di controllo “terzo” amministrativo, però). Certamente, si possono creare fondi fiduciari “ciechi” (in cui non si conosca il nome delle società che gestiscono il fondo) per il patrimonio e la gestione di imprese in cui il politico possa esercitare forme di controllo.

E senza indugiare.

Se continueremo a privatizzare lo Stato vedremo solo larghe intese, la solita e truffaldina “pappa” che ha creato la frustrante decadenza italiana. Perché queste intese non hanno nulla di politico: non sono altro che contratti privati tra interessi personali di aziende allo sfascio od obsolete che sopravvivono soltanto grazie a tutele di favore ed appalti garantiti (i quali, certo, salvano anche posti di lavoro, ed ecco perchè sono tollerati).

Credo che il conflitto d’interesse contribuisca a generare corruzione. Se al gioco vincono sempre gli stessi a qualcuno verrà voglia di barare pur di riuscire a giocarsi la sua partita. Gli autentici bari sono coloro che fanno da arbitri, giocatori e segnapunti.
Ecco, forse uno dei motivi della scarsa crescita. Perchè, se devi diventare ladro, pur di competere, arrivi a pensare: “Non gioco più”.

Fermiamoci tutti un momento

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di Celeste INGRAO

E così Gennaro Migliore, e con lui un pezzo di SEL, ha portato a compimento la sua marcia di avvicinamento al PD di Renzi. Della brutta storia della lista Tsipras si è già detto tutto quello che poteva essere detto e anche di più. Dentro al PD l’area Civati – l’unica opposizione rimasta dopo la resa senza condizioni di cuperliani, bersaniani e giovani turchi – è sostanzialmente priva di una strategia, logorata al suo interno da uno sterile dibattito sul “dentro o fuori”.

Certo non sono mancati, fortunatamente, episodi in controtendenza. Prima fra tutti la esemplare battaglia contro la orrida riforma del Senato. Una battaglia probabilmente ormai persa, a fronte dei numeri del rinnovato patto Renzi/Berlusconi, ma non una battaglia inutile, come non è mai inutile riaffermare il valore della buona politica contro la faciloneria e l’approssimazione. E l’intervento di Walter Tocci all’Assemblea nazionale del PD resta un esempio alto di cosa sia la buona politica. Ma sono rimasti, purtroppo, episodi.

In un quadro così, è facile, troppo facile, per Michele Serra e tanti come lui, fare ironia su una sinistra litigiosa e scissionista, capace solo di farsi del male. Eppure questa sinistra su cui è così facile ironizzare, che si presenta al pubblico come un coacervo di identità impazzite, è ancora una cosa bellissima e viva.

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Giocare a ping pong con la Costituzione

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di Sil Bi

Stiamo discutendo di una riforma della Costituzione, ma la Costituzione è già cambiata.
Non è più la nostra Carta, sacra per ogni cittadino: è una pallottola di carta, che si può usare come una pallina da ping pong da gettare con abilità nel campo dell’avversario, sperando che lì cada, per segnare un punto.

La Costituzione prevede una procedura lunghissima per la propria modifica: un doppio passaggio dalle due Camere, con un intervallo di tre mesi a metà strada.

La Costituzione richiede una partecipazione straordinaria per essere cambiata: se la seconda votazione non avviene con la maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna ramo del Parlamento, è possibile (a un quinto dei membri di una Camera, o a cinquecentomila elettori, o a cinque Consigli regionali) chiedere un referendum confermativo, che avviene senza quorum.

Tempi lunghi, ampia condivisione parlamentare oppure dei cittadini italiani: non è strano, dato che la Costituzione è il codice genetico del nostro Paese, la cosa più preziosa che uno Stato deve tutelare.

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Diciamo la verità…

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di Vincenzo G. PALIOTTI

[Vincenzo G. Paliotti, elettore PD, ex tesserato di sinistra. Ha sempre votato a sinistra, non è attivista per ragioni di tempo, in quanto il suo lavoro lo porta ovunque, anche all’estero. Si definisce uno scontento “medio” preso dalla base del partito.]

Diciamo la verità, non si riesce a gioire per questa vittoria. Non è che non la si “digerisce” come qualche renziano ci dice, con piglio misto a rimprovero e sfottò. Non la si può condividere perché onestamente, ed anche mestamente, si deve convenire che comunque questa è figlia di tanti presupposti che non ci appartengono.

Primo fra tutti il governo delle “larghe intese” che c’è ed è là e che, a meno di autogol clamorosi, ci si aspetta che cambi rotta e finalmente capitalizzi quel 40% prendendo in mano il gioco raddrizzando l’asse spostato pericolosamente a destra per riportarlo ad una gradazione più consona alla nostra tradizione e ai nostri principi. Continua a leggere