La scelta di Ignazio

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di Vincenzo G. PALIOTTI

E’ un principio di democrazia. Lo so che sto parlando di cose che ormai sembrano avvenute un secolo fa, visto il totale cambiamento del quadro politico, ma quando Prodi, che nel 2008 era Presidente del Consiglio, fu assediato dalle tante richieste di dimissioni rispose che solo l’aula poteva decidere se il suo governo doveva restare o no alla guida del Paese.

Voleva guardare bene in faccia chi gli avrebbe negato la fiducia: naturalmente si riferiva a quelli della sua coalizione. Oggi la storia si ripete a Roma con l’aggravante che decidere in un senso o nell’altro non significa solo confermare o sconfessare il sindaco: significa una presa di posizione rispetto a quanto si è verificato nella capitale. Sfiduciare il Sindaco Marino oggi significa sfiduciare quella parte che vuole sradicare il marcio che è venuto fuori negli ultimi tempi, il malaffare, la corruzione, la mafia che si è instaurata in Campidoglio e che sta propagandosi a livello nazionale.

Significa soprattutto sconfessare la volontà popolare che ha eletto Marino con elezioni democratiche e regolari. Quella volontà popolare di cui parla la Costituzione e che invece, ancora in spregio della stessa, un “sedicente” partito politico con a capo il premier/segretario vuole ignorare, anzi, umiliare costringendo il Sindaco a lasciare senza un motivo plausibile se non per le distanze che intercorrono tra il modo di concepire la politica del premier/segretario di quel partito e quella che intende invece il Sindaco Marino. Differenze che partono dalla diversa collocazione politica dei due, il Sindaco è per un centrosinistra di sistema, concordo, ma è il premier/segretario che è marcatamente di destra.

E poi voglio arrivare alla morale delle persone di cui i due si circondano: da una parte un gruppo di indagati, condannati, collusi con un numero di rinvii a giudizio da Guinness dei primati e dall’altra chi vuole combattere tutto questo. Per cui l’epilogo di questa “storia”, che pare senza fine, chiarirà, a chi ha ancora gli occhi chiusi, quale è la parte sana del Paese e quale quella da combattere.

Ossia, chi si schiererà al fianco di Marino sarà chi è vicino al popolo ed alla volontà di cambiare il Paese e di fare finalmente pulizia. Chi lo osteggerà è chiaro che implicitamente accetta il ripristino della situazione che ha determinato “mafia capitale” perché la contesa si è spostata su questo terreno: connivenza col malaffare e tentativo di dare una buona amministrazione pur all’interno di questo sistema tirannico finanziario europeo. Una scelta difficile e di grandi responsabilità che non riguardano solo Roma, ma il Paese che attende da questo responso tante risposte.

Le dimissioni del sindaco Marino. E se bloccassimo Roma?

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di Danilo Curci

In passato, una situazione come quella di Roma avrebbe fatto traboccare il vaso, e prodotto ribellione nelle piazze e forse anche una rivoluzione. La prima, la ribellione nelle piazze, nemmeno troppi anni fa. La seconda, la rivoluzione, sappiamo di non poterla fare per una serie di motivi che non sto a elencare.

E’ davvero inedita l’acquiescenza a cui assistiamo.

Come ho letto nel post sulla pagina Facebook di Essere Sinistra La guerra che gli è stata fatta è ignobile, ma più ignobile è che si sia accettata, da parte di una larga fetta della popolazione romana, la narrazione della propaganda a reti unificate“.

Sembra che il M5S stia svolgendo la funzione di “pannolino assorbe tutto”: vi si fa riferimento come all’unica “entità” che si oppone a questo sistema, rivelatosi ieri al massimo della sua decomposizione, del suo fetore, ma siccome è, appunto, una entità populista e antisistema, l’unica cosa che sembra contare è quali saranno le contromosse del sistema (ho appena ascoltato qualcuno su rainews24 dire che Alfio Marchini sarebbe gradito sia al PD che al centro-destra) per impedire che quell’entità diventi governo, di Roma, e anche di altro.

La sinistra tradizionale (a partire proprio da SEL, ma leggo cose in sintonia con le posizioni di SEL anche da parte di altre formazioni, PRC, etc.) è paralizzata tra l’adesione incondizionata alle scelte del PD (SEL) e l’inazione più totale.

Questo, fa effettivamente “prudere le mani”, e siccome non possiamo (in realtà forse nemmeno vorremmo arrivare a posizioni violente) c’è l’urgenza però di fare qualcosa che dica che un’alternativa esiste.
Mi fermo, per ora …

Anche se un’ideuzza l’avrei: fare una “acampada” a Roma, pacifica, non violenta, ma che duri nel tempo, e consenta di sperimentare tutte le possibili forme di condivisione politica e sociale…anche per staccare sempre più persone dall’alienazione mediatica (TV e stampa) ed anche ‘internettiana”, riorientandola a partire da esperienze reali e dirette.

 

 

Lettera a chi non ama i migranti

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di Paolo SASSANELLI

Io sono cresciuto in mezzo a ragazzi milanesi che mi chiamavano “terrone che puzza”, e mi dicevano di tornare al mio paese.

I miei figli sono andati a scuola con bambini figli di migranti che fuggivano dalla fame e dalla miseria.

Ho conosciuto i genitori di questi bambini e dietro ad ognuno c’è una storia che mi ricorda le mie origini.

Nessuno viene per fotterci la vita, ma per avere un futuro per se e per i figli. Le chiacchiere stanno a zero e la politica, o meglio, squallidi politici cavalcano l’odio e l’intolleranza solo per avere consenso e voti che li porteranno a sedersi sulle poltrone che gli daranno il permesso di sentirsi impuniti, di vendersi al miglior offerente, di favorire i loro figli, amanti e quant’altro, anche se non lo meritano.

Togliendo, a chi invece ne avrebbe il diritto, la possibilità di mostrare il proprio talento che potrebbe essere un grande vantaggio per la nostra società. Ve lo dico io: Sveglia!! I migranti non sono il problema dell’Italia!

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Al funerale di Roma

funeralecasamonica

di Riccardo ACHILLI

In fondo, il funerale a Vittorio Casamonica è il naturale manifesto mediatico di una città che ha visto, dagli anni Settanta – e con il contributo iniziale della banda della Magliana (che però non era ancora una organizzazione mafiosa ai sensi del 416 bis) e delle mafie siciliane, campane e calabresi che creavano terminali nella capitale per mediare meglio con il sistema politico – una progressiva trasformazione in senso mafioso della sua tradizionale criminalità.

Trasformazione che, con Mafia Capitale (dentro la quale i Casamonica risultano comunque indirettamente implicati in un sistema di spartizione del territorio di influenza) si è completata.

Gli stessi Casamonica, che nascono come clan di rapinatori, estorsori, organizzatori di bische e gioco d’azzardo clandestino, e che diventano un vero e proprio clan mafioso, con radicamento sociale, sono l’emblema di questa traiettoria.

Roma oggi ha una penetrazione mafiosa non seconda, e anzi superiore, per pericolosità sociale ed inquinamento istituzionale, a Palermo.

E non è sufficiente prendersela con la sola gestione Alemanno (che indubbiamente ha accelerato la degenerazione degli apparati amministrativi del Comune e delle sue partecipate, e contribuito a quel clima di “cameratismo” che ha fatto affiorare una mafia connotata da forti legami politici nel mondo dell’eversione neofascista degli anni Settanta ed Ottanta).

La struttura territoriale del PD romano è ampiamente inquinata, i sindaci precedenti, e soprattutto Veltroni, hanno abbandonato a sè stessa la periferia, che si è rapidamente trasformata in no-man’s land e brodo di coltura della destra collusa con la criminalità, i sindacati non hanno controllato con la severità con cui avrebbero dovuto controllare nei posti di lavoro pubblici, il mondo dell’impresa ha vissuto parassitariamente su appalti e gare pubbliche comunali, producendo la base di un business mafioso, il mondo della cooperazione è stato aziendalizzato, perdendo la sua finalità sociale originaria, e divenendo canale per un capitalismo aggressivo basato sul denaro pubblico, facilmente infiltrabile dalla criminalità organizzata.

 

Sandra Bonsanti: difenderemo la Costituzione ad ogni costo

bonsanti

La Redazione

L’intervento di Sandra Bonsanti: uno dei più appassionati ed intensi tra i tanti contributi ascoltati all’Assemblea della Coalizione Sociale del 6-7 Giugno a Roma.

Quello che dice è la verità. Stiamo per assistere al passaggio dalla nostra democrazia costituzionale, ad una democrazia autoritaria supportata da poteri economici che espressamente ritengono la Costituzione, i suoi principi, il suo orientamento sociale e democratico, un “impiccio” da rimuovere perchè contrastante con i propri interessi finanziari.

Dobbiamo lottare, quindi. Perché dopo aver modificato in senso verticistico e autoritario l’organizzazione e la forma dello Stato, Matteo Renzi e le forze economiche “che lo hanno messo lì”, potranno, in caso di ottenimento della maggioranza nell’unica Camera, addirittura modificare gli articoli della Prima parte della Costituzione.  Potranno modificare l’art. 1 ed eliminare il riferimento al LAVORO!

Vi sembra esagerato? Dopo quello che hanno fatto, potete fidarvi del rispetto della Costituzione da parte del Governo del Patto del Nazareno? Noi non ci siamo mai fidati. E diamo ragione a Sandra Bonsanti. Ecco perché siamo al suo fianco e a quello della Coalizione Sociale.

 

28 marzo 2015 – Unions

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di Nello BALZANO

Questa manifestazione partecipata al di là di ogni aspettativa è stata, a mio giudizio, la rappresentazione di ciò che noi immaginiamo, quando pensiamo alla nostra Costituzione, il fondamento, la grammatica della libertà e della cittadinanza politica e sociale.

IL LAVORO

Inteso come completamento della persona, nella sua dignità, nel rispetto dei diritti, con una giusta remunerazione, protagonista della società nella crescita del Paese, nel lasciare a chi viene dopo il solco tracciato per migliorare giorno per giorno le condizioni.
Oggi invece viviamo un continuo degrado e cancellazioni di conquiste importanti, di esaltazione dell’individualismo a discapito di una giusta forza da contrapporre a chi intende servirsi della tua opera per i suoi scopi personali o di un sistema malato di “finanza”, ma un individualismo monco e sterile, perché pur se ti sbatti contro il tuo collega per conservare ciò che è un tuo diritto, rimani povero.

LA LIBERTÀ

La libertà di poter manifestare la tua idea, il tuo pensiero, il tuo sogno, la tua speranza, per un giorno sei protagonista di te stesso. Anche chi viene deriso ironicamente dai commenti di “piccolo”- opinionisti, che vedono la presenza di quei simboli come la “falce e martello“, come qualcosa di vetusto ed inutile, non comprendendo che anche lì c’è una parte importante della nostra storia, che si condividano o no i loro ideali, pacificamente e civilmente, queste persone hanno la possibilità senza vergogna e con tanto orgoglio, di camminare al fianco di chi magari la pensa diversamente da loro. E questo non è altro che il senso condiviso di comunità e di unione dei lavoratori.

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Eppur bisogna andar

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di Massimo RIBAUDO

Dopo la vittoria sull’URSS, invece di donare ai popoli occidentali maggiore libertà e incrementare le garanzie di emancipazione dal bisogno, come la tutela del lavoro e la qualità dello studio, i loro governi hanno tradito tutte le promesse e hanno permesso la “reconquista” dei privilegi del capitalismo dinastico che lo stesso aveva dovuto, in parte, contenere avendo causato la II^ guerra mondiale e dovendo sostenere e propagandare la rappresentazione di un mondo social o liberaldemocratico migliore del comunismo reale sovietico.

Dopo Ronald Reagan e Margareth Thatcher abbiamo vissuto, negli ultimi trenta anni, da parte dei loro epigoni uniti nella destra globale anche sotto vessilli socialdemocratici (come ora il Partito Democratico in Italia), la continua erosione di tutte le conquiste sociali maturate nelle lotte sindacali e politiche che vanno dalla fine della guerra a metà degli anni ’80.

La democrazia politica, il valore dei corpi intermedi come sindacati ed associazioni, il senso delle istituzioni pubbliche e le Costituzioni che tutelano e promuovono diritti inalienabili della società e dell’individuo sono da svilire e porre nel dimenticatoio. Vogliono ridurre queste istituzioni, concetti, valori alla completa resa ed inutilità per permettere il trionfo del calcolo matematico della produttività a minor costo possibile.

Senza di loro si vivrà nell’autoritarismo invisibile – e perciò più diffuso e pervasivo – degli interessi finanziari: del debito privato, della necessità di pagarsi relazioni sociali necessarie per avere e mantenere un lavoro, pagarsi le cure mediche, pagare viaggi e residenze all’estero al fine di preservare i figli da un futuro sicuramente peggiore del proprio, ove restassero in Italia.

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Il meno peggio

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Rubrica “IN BREVE”


di Massimo RIBAUDO

Ascoltata oggi in una panetteria romana.

Mejo Marino, sindaco,
ma pure li tifosi olandesi, eppure l’Isis
così s’arotano¹ Salvini
E’ mejo tutto, de avecce uno
come Marchini.

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1. Investono sotto una macchina

Siam pronti. A che cosa?

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di Luca SOLDI

Siamo pronti a fare la nostra parte. Siamo già pronti alla guerra. Stiamo tirando per la giacca l’ONU con l’isteria interventista (sempre pronta quando bisogna nascondere seri problemi economici interni), mentre sono in corso da tempo difficili e delicati contatti con la galassia tribale che oggi “governa” (non governa affatto) l’area mediorientale.
Pronti a mandare 5000 uomini, afferma il ministro della Difesa. E Renzi calma le acque dandosi arie di “pacifista”, ma essendo pronto – così pare – all’acquisto degli F35 senza tanti controlli sul funzionamento e sui soldi da sborsare agli “amici americani”.
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Ora o mai più

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di Nello BALZANO

Quello che abbiamo vissuto il 25 Ottobre entrerà nella storia.

Non è retorica, ma semplice constatazione: si sono finalmente scoperte le carte.
La manifestazione della CGIL e della FIOM di sabato 25 ottobre 2014 lascia un segno indelebile, è stato un atto di coraggio fortissimo, premiato con una grande partecipazione, l’unico metro di misura credibile.
Diamo atto alla Segretaria Camusso di aver finalmente tolto quel pregiudizio, che minava la credibilità sindacale, si può e si deve scioperare e/o manifestare anche contro chi per anni è stato dipinto come “vicino ed attento” alle aspettative dei più deboli.
Questo ci porta a diventare un Paese moderno, ove ognuno fa la sua parte senza più remore o presunta sudditanza, adesso che questo seme è stato piantato bisogna continuare a curare con il massimo delle attenzioni, la pianta che germoglierà, non ci dovranno essere più alibi.

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