Vogliono uccidere il mare. Fermiamoli

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di Rita CANTALINO

Il 14 Ottobre ci sarà un’importantissima manifestazione a Roma. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha convocato per quel giorno la Conferenza dei Servizi che dovrebbe sbloccare il progetto Ombrina mare.

Il progetto consiste nel posizionamento, a opera di una compagnia inglese, di una serie di pozzi per trivellare in cerca di petrolio a sette chilometri dalla meravigliosa costa di San Vito Chietino, e di una grande nave per raffinare questo petrolio a soli undici minuti dalle spiagge. La piattaforma con le trivelle e la nave dovrebbero essere collegati da un sistema di gasdotti e oleodotti.

Il progetto dovrebbe durare venticinque anni; una volta al mese per questi venticinque anni dovrebbe essere eseguita un’operazione di prelievo e carico del greggio estratto che ha un rischio altissimo di sversamenti in mare, esplosioni e altri incidenti. A dirla tutta, non si tratta di un rischio. Un rischio è inerente a qualcosa che può anche non verificarsi, mentre in ognuno degli impianti al mondo in cui si esegue questo tipo di operazione si verificano incidenti con una frequenza notevolissima.

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Colpo di Stato? Noi, peggio della Grecia

colpodistato

– Qual è l’umiliazione più forte che subisce il lavoratore?

‘Che si decida senza che lui possa aprire bocca e discutere’.

Bruno Trentin risponde a Enzo Biagi, Dicono di lei, 1978

di Nello BALZANO

L’argine da superare era l’art. 18, da lì in avanti è stata, per il governo, una passeggiata.

Il “Totem” – la destra lo definiva così, ma era il baluardo di diritti e tutele concrete – da demolire per conto della Confindustria era quello. Ricordiamo quanti annunci e smentite, palleggi da una parte all’altra, Renzi che smentiva Alfano, Poletti, che confermava Alfano, Renzi che confermava entrambi, la vecchia guardia che osservava senza reagire, il Sindacato che non poteva immaginare che ciò sarebbe successo e viaggiava in ordine sparso: solo la CGIL ha provato una reazione un po’ più dura. Poi, la totale vittoria degli interessi dell’impresa e la totale sconfitta dei lavoratori.

Ripeto, risolta quella questione tutto il resto è una passeggiata. Dopo lo zuccherino degli 80 euro con il doppio obiettivo di acquistare voti alle europee e calmare i lavoratori, già duramente provati dalla crisi, gli ostacoli da superare erano sempre meno: dall’abolizione dell’art. 18 in avanti ha preso forma quello che possiamo definire il cantiere principale, la cessione di sovranità al sistema capitalistico senza freno.

Chi studierà in futuro questo periodo, non riuscirà a capire l’identità del protagonista principale, perché nessuno vorrà assumerne la paternità, perché gli effetti positivi propagandati, la mitologica “ripresa”, non saranno mai realizzati.

Pensate che stia esagerando? Forse, ma fate mente locale senza guardare ai nomi, alle appartenenze politiche: chi di voi dopo le elezioni del 2013, poteva immaginare uno sviluppo del genere? Nessuno dei candidati aveva in programma simili progetti, perché tutti ricordiamo che le indigeste ricette del governo Monti, hanno provocato ferite a destra e sinistra, l’impegno che tutti si erano presi era rimediare all’austerità, agli attacchi subiti dai pensionati e dai lavoratori che si sono trovati senza colpo ferire più lontano dai loro progetti futuri. Ognuno di noi ha perso riferimenti: il sistema imprenditoriale è stato facilmente liberato dai sindacati, il sistema scolastico adeguato al potere politico, l’informazione pubblica, idem: ma per questa non era necessario mettere in campo molte energie per evitarlo, era già forgiata e schierata da tempo.

Riflettete: abbiamo discusso tanto della Grecia, ma ciò che lì ha richiesto il pugno duro, con l’umiliazione continua dei suo governanti, da noi è stato fatto senza provocare nessun trauma sociale e politico: le lotte e gli scioperi diventano semplici azioni di disturbo, quando nessuna parte politica ne rappresenta gli interessi.

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Italicum e dintorni

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di Michele CASALUCCI

Italicum, il nome potrebbe facilmente evocare quello di un amaro indigeribile. Invece è ormai una legge, una legge dello stato che stravolge un assetto costituzionale democratico e fondato sul bilanciamento dei poteri e sulla libera – diretta ed uguale, come vorrebbe la Costituzione – espressione del voto popolare.

“Abbiamo” una legge che è profondamente antidemocratica e, come ho scritto e come altri, con argomentazioni certo più ponderate ed autorevoli delle mie hanno affermato, costituisce un pericoloso “vulnus” alle istituzioni ed all’assetto democratico del nostro paese.

L’approvazione di questa legge mi pare l’atto conclusivo, il compimento di un disegno pericoloso e scientemente perseguito da Renzi e dai suoi “followers” (che di tali si tratta), cominciato all’indomani della conquista, realizzata su basi demagogiche e parolaie, oltre che sulla inconsistenza e sulla debolezza dei suoi avversari, della direzione del PD.

A quella soluzione si era arrivati dopo un progressivo logoramento di scelte politiche e di uomini, la cui iniziativa si era arenata sulle difficoltà di affrontare in termini propositivi ed originali, le contraddizioni che emergevano da tempo.

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Un anno di Renzi

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di Sil Bi

Il programma di Renzi alle primarie constava di un solo uno slogan: “cambiare verso”.

Dopo un anno, di quel “programma” non si è realizzato proprio niente.

Non ha cambiato verso il Pd, che è rimasto il nido di vipere che ben conoscevamo (sono solo cambiati i rettili protagonisti); che non ha fatto un passo avanti che sia uno, nè nella rivitalizzazione dei circoli, nè nella trasparenza, nè nella “moralizzazione” (come il caso “Mafia Capitale” sta dimostrando). Continua a leggere

Lettera al Presidente Matteo Renzi

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di Silvia BIANCHI unitamente a
tutta la Redazione di ESSERE SINISTRA

 

Caro Presidente Renzi,
la Sua lettera a Repubblica mi chiama in causa personalmente. Nel rispondere all’editoriale del Direttore Mauro, Lei cita “qualcuno” che vuole farLe “l’esame del sangue” riguardo alla Sua “idea di sinistra”: senza il Suo permesso, vorrei farglieLo io.

Lei rivendica “con fierezza ed orgoglio” “l’appartenenza del Partito Democratico alla sinistra, alla sua storia, la sua identità plurale, le sue culture, le sue radici”, citando “Berlinguer e Mandela, Dossetti e Langer, La Pira e Kennedy, Calamandrei e Gandhi”; afferma che il Suo partito è “dalla parte dei più deboli” e che “nei comportamenti concreti, nelle scelte strategiche, il Pd sa da che parte stare”.

Sono un’elettrice di sinistra che nel 2013 e nel 2014 ha votato Pd e vorrei, con tutto il cuore, riconoscermi nel partito che Lei guida; ma devo, con grandissimo rammarico, ammettere che mi è impossibile, perché “nei comportamenti concreti, nelle scelte strategiche”, il Partito Democratico corrisponde pochissimo alla descrizione che Lei ne fa nella Sua lettera. Continua a leggere

All’Onorevole Pierluigi Bersani

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di Elsa LUSSO

 

On. Bersani,
è da tanto che volevo scriverle, ma non ho mai trovato la forza o la determinazione per farlo e per quasi due anni sono rimasta bloccata, con il desiderio di dire, scrivendo e immediatamente cancellando: in fondo, mi dicevo, sarebbe stato uno dei tanti messaggi che lei ha sicuramente ricevuto, e che magari riceve tutt’ora.

Solo che…ho anche realizzato che per voltare pagina, avevo bisogno di tracciare una linea di demarcazione tra ciò che è stato, e il cui ricordo è ancora vivo, e l’incertezza di ciò che sarà.
Io non avevo la tessera, ma credevo in un progetto, e quello bastava a farmi sentire bene, speranzosa e convinta di essere dalla parte giusta.

Ho vissuto quei giorni con grande gioia ed entusiasmo, perché sentivo di stare dove volevo essere, dove mi sentivo di essere, con lei a garanzia che, vincendo le elezioni, avremmo tentato di realizzare quel progetto, se non completamente almeno in parte. Perdere le elezioni non ha intaccato questa certezza, pur nell’enorme dispiacere per un risultato inaspettato, e certo severo.

Ma si vince e si perde, questo si può e si deve accettare: è bello sentire di stare con chi condivide le tue idee, non con chi vince a prescindere. E poi c’era lei…e tutta l’amarezza di quel risultato elettorale l’avrei buttata giù…perché c’era lei, a tenere insieme il Partito, e questo mi rendeva sicura che avremmo comunque proseguito sul medesimo solco, magari aggiustando il tiro, correggendo in corsa.

Di cadute ne avevamo viste altre, nessuna di queste mi aveva destabilizzato o fatto ricredere…io credevo nel progetto, e credevo in lei che lo portava avanti, e in un PD di Sinistra.
Quello che è successo in quei terribili giorni, lei lo sa bene…io invece l’unica cosa che capivo è che stavano combinando una porcheria immensa ai danni di tutti noi…si… noi, perché di fronte alla vergogna per quanto accadeva, il progetto cui avevo aderito restava il mio punto di riferimento, con lei a rappresentarlo. E in nome di questo, mi aspettavo un finale diverso, di rifiuto, di rottura con quanto accadeva, e con chi quel progetto tradiva.

Il suo farsi da parte in nome della sopravvivenza della “Ditta” era l’unica cosa che non potevo aspettarmi. Certamente lei avrà avuto le sue ragioni…ma quelle ragioni non potevano essere le mie, e non potevano avere a che fare col voto che fiduciosamente le ho dato, e in nome del quale avrei voluto solo un po’ di verità.

Io non so nulla di congiure di Palazzo o di come si fa la politica. Certamente vedere Berlusconi, che ho tanto avversato, ridere apertamente nel constatare che una parte del PD aveva fatto a pezzi le speranze dei propri elettori, o vedere Grillo che urlava soddisfatto mentre i suoi ci irridevano beffardi mi ha addolorato profondamente; ma vedere lei rimanere lì dentro nonostante l’aperto tradimento mi ha spezzata…perché tradendo lei la Ditta ha tradito un progetto comune in nome del quale l’abbiamo seguita, e tradendo lei hanno tradito tutti noi, che siamo caduti senza neanche sapere perché.

Non pensa che meritassimo un po’ di verità, se non altro per essere caduti insieme?
O forse sono io che non capisco, può anche essere…e le mie considerazioni le parranno assai semplicistiche: sicuramente le sue scelte sono state sofferte e fatte comunque in nome del Bene Comune, che va sempre riconsiderato a seconda dei contesti, delle situazioni contingenti.
Ma rivivo la sensazione di paura per le manganellate agli operai della Thyssen Krupp di Terni, e di sgomento per le “spiegazioni” del Ministro Alfano; e sempre sgomento provo per il fatto che, da quanto riferisce lo stesso Senatore Mineo, è stata votata la fiducia al decreto “Sblocca Italia” senza che i senatori del Pd abbiano trovato il tempo di discutere nel merito, visto che nell’Assemblea di deputati e senatori, “…Renzi è arrivato tardi, ha parlato molto e il dibattito è stato “rinviato”.

Ma d’altronde, di che stupirsi? La frase “ci siamo presi il Partito” mi sembra abbastanza in linea con quanto sta succedendo…mi sbaglio?
E oggi sento il Sottosegretario Delrio che, in caso di eventuali elezioni del Presidente della Repubblica, auspica grandi convergenze…cosa che a me, paradossalmente, non tranquillizza affatto.
Ma dico io, perché non auspicare piuttosto che al Colle arrivi una figura retta, dall’indiscutibile prestigio e spessore morale? Forse un Partito che ha realizzato il famoso 40% di consensi alle elezioni europee, non è in grado di proporre e portare avanti una candidatura “alta”, lasciando agli altri l’imbarazzo per una eventuale mancanza di convergenza?

Potrei citarne tante altre, ma mi fermo a queste considerazioni, che ritengo emblematiche, e mi chiedo: cosa è rimasto, nel PD, dell’antico progetto? E quale tessera potrei mai prendere in queste condizioni?
Lei si interroga sul perché della grande fuga…e io mi stupisco del suo stupore, ….nè ritengo Renzi l’unico responsabile: perché dovrei? E’ il Segretario di un partito che non sento più mio, e che col nostro progetto ben poco sembra aver a che fare.

Di confusione ne ho abbastanza, e lì dentro, a giudicare da ciò che sento, mi sembra tutto molto confuso…o molto chiaro, a seconda dell’angolazione dalla quale guardo.
Non penso, per concludere, che sia neanche questione di tessere, né in bene né in male. Quel Partito lo sentivo mio anche se non avevo la tessera, fino a quando lei si è fatto da parte lasciandomi sola…per salvare una Ditta che, a sentir lei, va comunque salvata, mentre io non voglio più averci a che fare, neanche per sbaglio.

Affido questa mia lettera ad una Comunità nel quale, dopo tanto smarrimento, ho ritrovato il senso dell’Essere di Sinistra, e che per questo ringrazio.

 

(Immagine dal web)

Mineo, la responsabilità e lo Sblocca Italia

ROMA - PRESENTAZIONE DELL ARRIVO DEL DIGITALE TERRESTRE NEL LAZIO

 

di Celeste INGRAO

Scrive oggi Mineo:

“Ieri ho votato la fiducia, perché i numeri al Senato sono risicati e non si può rischiare far cadere un governo senza avere almeno un’idea di come sostituirlo. Ma, con la fiducia, ho detto sì a un decreto, lo “sblocca Italia”, che non condivido nel merito e che è stato imposto al Senato, nella sua versione finale, senza alcuna possibilità di emendare né di discutere.”

Non si tratta più, quindi, di disciplina di partito ma di una sorta di responsabilità nazionale: il governo fa cose orrende ma non c’è alternativa e quindi mi tocca votarlo.
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