Mi scusi signor padrone, ossequi a vossia!!!

AAnon mi avrete mai rossa

 

di Antonio DITARANTO

Mi scusi signor padrone, ossequi a vossia!!!
Mi scusi signor padrone, ossequi a vostra signoria; scusatemi di cuore, non volevo arrecarvi danno, cosa posso fare per farmi perdonare?
Lo accettate un fazzoletto di uova? O volete che vi porto uno di quei conigli che crescono nel mio cortile?

Vi sembrerà una cavolata, ma è proprio quello che succedeva nel lontano sud nella prima metà del secolo scorso, quando presi dalla rabbia e dalla disperazione i contadini ed i braccianti del meridione diedero vita alla più grande rivoluzione dei lavoratori contro i grandi latifondisti.

Era il ‘49 e i braccianti di Montescaglioso, guidati dalla CGIL, occuparono le terre dei vari conti e marchesi lasciando sulla terra il sangue di Giuseppe Novello. Stessa cosa a Melissa in Calabria e in tanti altri comuni di tutto il mezzogiorno d’Italia.
Ecco, la storia di quei giorni, tramandatami da mio padre, bracciante agricolo e da mia madre. Continua a leggere

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Colpo di Stato? Noi, peggio della Grecia

colpodistato

– Qual è l’umiliazione più forte che subisce il lavoratore?

‘Che si decida senza che lui possa aprire bocca e discutere’.

Bruno Trentin risponde a Enzo Biagi, Dicono di lei, 1978

di Nello BALZANO

L’argine da superare era l’art. 18, da lì in avanti è stata, per il governo, una passeggiata.

Il “Totem” – la destra lo definiva così, ma era il baluardo di diritti e tutele concrete – da demolire per conto della Confindustria era quello. Ricordiamo quanti annunci e smentite, palleggi da una parte all’altra, Renzi che smentiva Alfano, Poletti, che confermava Alfano, Renzi che confermava entrambi, la vecchia guardia che osservava senza reagire, il Sindacato che non poteva immaginare che ciò sarebbe successo e viaggiava in ordine sparso: solo la CGIL ha provato una reazione un po’ più dura. Poi, la totale vittoria degli interessi dell’impresa e la totale sconfitta dei lavoratori.

Ripeto, risolta quella questione tutto il resto è una passeggiata. Dopo lo zuccherino degli 80 euro con il doppio obiettivo di acquistare voti alle europee e calmare i lavoratori, già duramente provati dalla crisi, gli ostacoli da superare erano sempre meno: dall’abolizione dell’art. 18 in avanti ha preso forma quello che possiamo definire il cantiere principale, la cessione di sovranità al sistema capitalistico senza freno.

Chi studierà in futuro questo periodo, non riuscirà a capire l’identità del protagonista principale, perché nessuno vorrà assumerne la paternità, perché gli effetti positivi propagandati, la mitologica “ripresa”, non saranno mai realizzati.

Pensate che stia esagerando? Forse, ma fate mente locale senza guardare ai nomi, alle appartenenze politiche: chi di voi dopo le elezioni del 2013, poteva immaginare uno sviluppo del genere? Nessuno dei candidati aveva in programma simili progetti, perché tutti ricordiamo che le indigeste ricette del governo Monti, hanno provocato ferite a destra e sinistra, l’impegno che tutti si erano presi era rimediare all’austerità, agli attacchi subiti dai pensionati e dai lavoratori che si sono trovati senza colpo ferire più lontano dai loro progetti futuri. Ognuno di noi ha perso riferimenti: il sistema imprenditoriale è stato facilmente liberato dai sindacati, il sistema scolastico adeguato al potere politico, l’informazione pubblica, idem: ma per questa non era necessario mettere in campo molte energie per evitarlo, era già forgiata e schierata da tempo.

Riflettete: abbiamo discusso tanto della Grecia, ma ciò che lì ha richiesto il pugno duro, con l’umiliazione continua dei suo governanti, da noi è stato fatto senza provocare nessun trauma sociale e politico: le lotte e gli scioperi diventano semplici azioni di disturbo, quando nessuna parte politica ne rappresenta gli interessi.

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Come i minatori inglesi?

sciopero
di Nello BALZANO

Leggere oggi i quotidiani e vedere che sulle prime pagine campeggiava, più o meno in evidenza, la notizia dello sdegno del Presidente del Consiglio italiano in merito alle proteste dei lavoratori degli scavi di Pompei e dell’Alitalia, mi ha portato subito a quel triste periodo: lo sciopero dei minatori inglesi, quello che nonostante la dura lotta di quasi un anno, consacrò la politica neoliberista della Thatcher.

So che da molti anni ormai (dal 1990 per la precisione con l’approvazione della legge 146 relativa al diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali) è in atto una sotterranea battaglia contro i diritti dei lavoratori, questa cosa che dovrebbe sdegnare tutte le persone che vivono di lavoro, sta diventando il leit motiv per la loro condanna.

Viene mischiato tutto, chi rispetta e chi non rispetta le regole, con un unico obiettivo: disarmare il potere contrattuale dei sindacati, con l’approvazione generale.

Tutto ciò che ha reso possibile la crescita economica e sociale diventa nemico, malattia del sistema, allora il nemico non è più chi non rispetta le persone, chi le sfrutta con il ricatto del lavoro, chi si arricchisce indebitamente con i proventi da lavoro non redistribuito e investito nel gorgo della Finanza speculatrice, ma i lavoratori che per l’opinione pubblica sono ingrati nei loro confronti, per il “privilegio e la fortuna” di lavorare.
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