Nient’altro che bestie

aabormioli

 

di Antonio DITARANTO

Ma che razza di bestie stiamo diventando; possibile che nostri concittadini protestano da giorni per il mantenimento del posto di lavoro e dei propri diritti di lavoratori che non vogliono sottostare alla mercificazione del lavoro e del salario, prendono le botte, manifestano in solitudine per le vie del centro alla ricerca di un minimo di solidarietà e noi, noi tutti benpensanti, noi che fregiamo del titolo di persone civili, attenti alle problematiche della società, lasciamo che il tutto avvenga sotto i nostri occhi nella più totale indifferenza? Possibile?

Ancora ieri sera i facchini della Bormioli sono stati sgomberati dal presidio davanti ai magazzini della Bormioli dalla polizia in tenuta antisommossa e inseguiti fin’anche in tangenziale, si perché non basta allontanarli dal picchetto, li si deve inseguire per centinaia di metri perché devono capire chi comanda, chi è il vero padrone. Continua a leggere

Sono in ruolo e sciopero!

insegnanti

di Matteo SAUDINO

“Ma come prof, è appena entrato in ruolo e domani sciopera?”

Certamente ragazzi e vi spiego anche il perché.
1. Venerdi 13 novembre sciopero perché i docenti neo-immessi in ruolo finiranno in albi territoriali da cui saranno scelti, in modo arbitrario, dai dirigenti scolastici senza nessuna graduatoria dai criteri chiari e razionali. Ciò favorirà clientelismo e servilismo.

2. Venerdì 13 sciopero perché i neo-immessi in ruolo rischiano di diventare tappabuchi al servizio di una scuola progettificio, dove studiare, leggere, confrontarsi e discutere sembra essere ormai una vetusta eccezione.

3. Venerdì 13 sciopero perché la scuola gelmin-renziana si sta trasformando velocemente in una succursale di supermercati, fondazioni bancarie e imprese che vogliono plasmare lavoratori e consumatori e non formare uomini liberi e cittadini critici.

4. Venerdi 13 sciopero come atto di solidarietà nei confronti di tutti quei docenti precari di seconda fascia, che la buona scuola ha abbandonato a se stessi.

5. Venerdì 13 sciopero perché la lotta contro la pessima scuola azienda-autoritaria deve continuare, per il diritto allo studio, per il bene della democrazia e della nostra Costituzione.

presidesceriffo

Per questo spero di vedere in piazza anche voi.

12 novembre. In Grecia sciopero generale contro l’austerità e il memorandum

unitapopolare

[Della Grecia oramai non si parla più. Noi sottoscriviamo il comunicato di Unità Popolare per lo sciopero generale del 12 Novembre, per essere al fianco delle lavoratrici, dei lavoratori e di tutto il popolo greco obbligato a sottostare al Memorandum imposto dalla troika europea]

UP

Comunicato di Unità Popolare

TUTTI E TUTTE IN SCIOPERO GENERALE IL 12 NOVEMBRE CONTRO L’AUSTERITÀ E I MEMORANDUM ORGANIZZIAMO LOTTE UNITARIE E DI MASSA

Il governo SYRIZA – ANEL, con l’applicazione delle misure del 3° memorandum e il voto delle azioni prioritarie, prosegue ora nell’applicazione di un uragano di misure contro la classe operaia e gli strati popolari più poveri.

Il rapporto della Commissione dei «Saggi» per il sistema della sicurezza sociale, costituisce un autentico manifesto thatcherista dal virulento carattere antisociale, sostenendo lo smantellamento integrale della sicurezza sociale, la soppressione delle pensioni, e l’estrema pauperizzazione dei pensionati. Il governo riserva alla Commissione dei «Saggi» il ruolo di battistrada per la distruzione delle pensioni e dei diritti della sicurezza sociale, promossa da questa commissione e concordata con la troika nel quadro del 3°memorandum.

La continua rapina fiscale a livelli mai raggiunti prima, le riduzioni dei salari e delle pensioni, indotte dalla nuova griglia, la soppressione dei contratti collettivi e i nuovi attacchi in arrivo per ridurre a zero i diritti dei lavoratori e i diritti sindacali, ecco la realtà e il futuro che questi preparano.

Sanità pubblica e istruzione vanno a pezzi. I posti vacanti nelle scuole di tutta la Grecia non vengono coperti; negli ospedali pubblici numerosi reparti si ritrovano senza medici, senza personale infermieristico; gli ospedali sono minacciati di chiusura. I porti, gli aeroporti, l’energia, l’acqua sono svenduti, così come immensi terreni dello Stato. Gli espropri, comprese le prime case, saranno una realtà dopo la cessione dei «prestiti in rosso» agli speculatori internazionali.

Anche l’anemica promessa del governo di «addolcire» le pesanti misure del memorandum con contromisure sociali, sta ormai crollando. Niente misure compensatorie per l’IVA al 23% per l’insegnamento privato, né per coprire i 5 euro del ticket di accesso all’ospedale. Il governo non ha soluzioni né misure compensatorie per attenuare la miseria del popolo, perché non ha alcuna intenzione di entrare in conflitto con i creditori, l’UE e il capitale nazionale, che impongono le politiche memorandarie.

Le sole misure suscettibili di rompere l’austerità delle politiche dei memorandum sono: la tassazione della ricchezza, la nazionalizzazione delle banche e la rinazionalizzazione degli organismi e imprese pubbliche che sono state privatizzate, la cessazione dei pagamenti ai creditori, l’annullamento del debito e l’uscita dall’eurozona.

Allora disporremmo della liquidità necessaria per salvare le casse dell’assicurazione malattia e delle pensioni, ridurre la disoccupazione, finanziare l’istruzione e la sanità pubbliche.

Con le nostre lotte possiamo fermarli. Il successo dello sciopero generale del 12 novembre deve diventare un impegno di tutti.

Unità Popolare è presente, e continuerà ad esserlo in modo dinamico, nelle lotte del popolo e dei lavoratori, ora come in futuro, sforzandosi di contribuire al loro coordinamento e alla loro intensificazione, come anche alla creazione di un nuovo fronte di lotte operaie per rovesciare l’austerità e le politiche memorandarie.

  • No alla riduzione delle pensioni e all’innalzamento dell’età minima pensionabile. Per un sistema di sicurezza sociale pubblico, universale, solidale e ridistributivo per tutti
  • Aumento del finanziamento pubblico nei settori dell’istruzione e della sanità. Copertura immediata dei bisogni sui posti vacanti con l’assunzione delle persone titolari
  • No alla privatizzazione dei porti, degli aeroporti, e dei beni pubblici
  • No alle imposte medioevali, e alla rapina fiscale contro gli strati popolari, soppressione dell’imposta fondiaria unica (ENFIA), ristabilimento del livello minimo d’imposta sui redditi a 12.000 euro all’anno per persona
  • Nessuna casa, nessuna abitazione in mano ai banchieri – Annullamento dei debiti delle famiglie popolari

TUTTI INSIEME, ORGANIZZIAMO LA RESISTENZA
TUTTI ALLO SCIOPERO GENERALE, AI RADUNI E ALLE MANIFESTAZIONI DEL 12 NOVEMBRE

Unità Popolare

El pueblo unido

pueblounido

di Vincenzo G. PALIOTTI

“El pueblo unido jamas serà vencido”. Non ho bisogno di tradurre il significato di questa frase titolo e verso della canzone degli Inti Illimani che il popolo cileno accolse come un inno per lottare contro la dittatura di Pinochet, e che tanti pronunciano, canticchiamo anche, con orgoglio e partecipazione.

Poi, quando è l’ora di metterla in pratica, escono fuori le deroghe, le precisazioni i distinguo.

Mi riferisco alle reazioni su quanto sta accadendo sul caso dell’assemblea al Colosseo. Ci sono tanti che si accomunano al disagio dei lavoratori e ne legittimano il comportamento, anche perché questo è stato ineccepibile dal punto di vista legale, che è una parola in disuso, ed anche corretto avendo avvisato chi di dovere dell’assemblea una settimana prima della data stabilita per essa. I disagi, ai turisti, li ha creati la dirigenza, come ormai tutti dovrebbero sapere.

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Non credete agli arruffapopolo che hanno indebolito lavoratori e sindacati. Esattamente come Renzi

grillosalvini
di Nello BALZANO

Se siamo arrivati al punto che Matteo Salvini chiama in piazza il “popolo”, chiedendo a Grillo di scendere in piazza con lui, significa che non c’è più speranza.
Se diamo alla destra questa opportunità perdiamo ogni possibilità di combattere in futuro per i nostri diritti.

Siamo di fronte alla disperazione del popolo usata per fini elettorali da coloro che non hanno mai avuto rispetto per chi soffre, da coloro che governano in Lombardia con chi, per la prima volta, ha parlato di eliminazione dell’art. 18 (ministro leghista Maroni), provocando la giusta reazione dei 3 milioni un piazza con Cofferati, da colui (Grillo) che ha sputato veleno sui pensionati e sui sindacati, ogni volta che elencava i mali d’Italia.

È chiaro che nessuno ostacolerà questo triste evento, perché credo sarà un prevedibile flop, perché per organizzare tutto ciò occorre essere radicati negli ambienti di lavoro, nei territori, non è sufficiente il passaggio su qualche inutile trasmissione televisiva o in rete.

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E’ cominciato l’Esodo?

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di Vincenzo G. Paliotti

E quindi Pippo Civati ha “tratto il dado”: lascia il Partito Democratico, o se volete, quello che ne è rimasto.

Leggo i tanti commenti: c’è chi si compiace, c’è chi dice che è stato un gesto tardivo, chi adesso si aspetta che Civati riformi un partito, e chi come me ci va (ti) con i piedi di piombo.
E sì, perché la prima cosa da non fare è creare troppe aspettative, sarebbe sbagliato ed ingiusto pretendere da Civati soluzioni che devono essere collettive e non si possono pretendere da una sola persona, anche perché ricadremmo nel solito e pericoloso “mito” dell’uomo solo al comando.
Piuttosto io mi aspetto che Civati faccia mente locale, un giro di orientamento e cerchi la via migliore per poter concretizzare qualcosa che tutti noi ci aspettiamo: almeno il tentativo di ricostruire la sinistra, questo credo sia legittimo.

Badate bene ho parlato di ricostruire la sinistra, un movimento cioè e non un partito. Se fosse possibile io gli consiglierei di interfacciarsi con Landini e valutare se il suo progetto è condivisibile, è mia opinione personale che questa sarebbe la strada da percorrere primo per la “qualità” degli argomenti di Landini e poi perché questo progetto parla di riscatto civico e la parola partito è per il momento evitata, a giusta ragione visto il livello di degrado raggiunto dalla maggior parte di essi.

Senza contare la “bella compagnia” di cui gode Maurizio Landini: parlo di Stefano Rodotà, di Gustavo Zagrebelsky per fare qualche nome, personaggi che danno credibilità al progetto per il loro spessore morale e che hanno quale punto fisso di riferimento la nostra Costituzione. Se ci sarà qualcuno che lo seguirà in questa sua scelta sarà benvenuto, a patto però che non si crei quella conflittualità che distrugge, divide invece di unire. A mio avviso chiunque voglia partecipare, qualunque “transfugo” dovrà avere a mente un principio che per me è basilare: l’interesse comune ponendolo avanti a tutto, a partire dalle proprie ambizioni personali. Credo di poter dire questo perché ho capito questo nel seguire Landini e le sue idee. Per cui tirando le somme sono contento che Civati abbia fatto quel passo, che abbia preso le distanze da quel contenitore che si sta riempiendo sempre più di elementi indifendibili, contrari ai principi che hanno sempre animato la sinistra, ripeto sinistra per affermare che anche nelle divisioni la sinistra certi principi che Renzi ha calpestato li ha sempre tenuti ben presenti e rispettati, indipendentemente dal partito.

Soltanto un cenno sulla firma del presidente della repubblica che fa diventare legge l’italicum. Non mi piace dire: lo avevo detto!

Ma avevo già scritto che non mi aspettavo nulla di diverso dal signor “meno peggio”, ho anche detto che l’entrata a gamba tesa del presidente emerito Napolitano, entrata degna del miglior Nobby Styles e gli esperti di calcio lo conosceranno di certo, ha chiarito definitivamente le idee al signor “meno peggio” su come si doveva comportare sulle riforme del suo “pupillo” premier/segretario. Mi dispiace profondamente di averci preso in pieno.

In ultimo, non per importanza, la “barzelletta” del giorno che è la decisione di Renzi di mandare a trattare (?) con i Sindacati della Scuola due “funzionari” di partito, Guerini e Orfini, che oltre a non avere nessun titolo per dare risposte o prendere iniziative, dimostra come Renzi abbia confuso le sue due cariche, premier e segretario di partito, ma ancor di più è grave che invece di inviare un rappresentante governativo ad un incontro così importante ci manda due “funzionari” del partito che dopo di aver sostituito il Parlamento intende anche sostituirsi al governo, ed anche in questo caso potrei dire: “lo dicevo”. Infatti qualcuno mi ha detto che esageravo quando parlavo di “camera dei fasci e delle corporazioni”, con questa “manovra” Renzi mi ha dato ragione in pieno. Oltre al fatto che questo passo la dice lunga sul rispetto che il premier/segretario ha della scuola e delle sue funzioni.

E ora mi prendo tempo approfondire  quella che è un’altra “perla” di questo governo, quella delle pensioni, non perché ne sia responsabile, ma di come la sta affrontando in dispregio dei cittadini e della Consulta, cosa ormai diventata una costante.

Buona giornata.

5 maggio 2015. Uno sciopero PER la scuola. Per il futuro degli studenti

scuola

di Luca SOLDI

La rivoluzione copernicana della scuola imposta da Matteo Renzi, per bocca del Ministro Giannini, ha almeno il merito per ridare consapevolezza del ruolo a tutti coloro che operano nel mondo dell’istruzione.
Le aspre critiche verso una riforma che di buono sembra abbia solo qualche proclama, dopo aver attraversato platealmente con forti contestazioni la Festa dell’Unita’ di Bologna, arrivano domani alla prova di forza dello sciopero generale del 5 maggio, mai promosso e sentito, da tempo, in maniera così unitaria.
Contro le proposte del governo che impongono soluzioni solo a metà o addirittura peggiorative.
Infatti, su uno dei punti fondamentali come quelli del piano occupazionale, resterebbero fuori gli idonei all’ultimo concorso, in un primo momento assunti anche questi, e migliaia – forse più di 50mila – precari d’istituto, che dopo aver prestato servizio per anni, verrebbe dato il benservito. Inoltre il governo, al momento, non darebbe nessuna risposta alla sentenza che a novembre ha condannato l’Italia per abuso di precariato nella scuola.
Anzi, avverrebbe proprio il contrario, stabilendo che dopo tre anni di supplenze si verrebbe “licenziati”.

Un’altra novità sarebbe, nel nome di un efficienza da impresa manifatturiera, sarebbe quella di trasformare i dirigenti, i presidi in indiscussi ed indiscutibili manager.
Una novità che spaventerebbe perfino alcuni diretti interessati e terrorizza gli insegnanti che già immaginano una scuola con un deus ex machina o meglio di un “sindaco” che avrà il potere di fare il bello e il cattivo tempo.

Questo rappresenta, nelle prospettive di attuazione, uno dei pericoli maggiori in quanto molti degli insegnanti ritengono i loro dirigenti spesso non pronti, non adatti al ruolo di guida autonoma ed illuminata.
Ponendo così in risalto uno dei vecchi mali della scuola italiana cioè quello della formazione e del riconoscimento dei meriti nel mondo dell’insegnamento. Si cerca di risolvere i problemi proprio con la loro causa più virulenta.

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Unions, unions, unions!

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di Michele CASALUCCI

Uno spettro si aggira per l’Italia: lo spettro della speranza. La speranza che questa sia infine la volta decisiva (e buona, al di là degli slogan governativi) per riuscire ad unificare in una unità di movimento diverse e specifiche anime del complesso firmamento che costellano l’universo disperso (e a volte disperato) di una possibile alternativa al sistema.

Al sistema globale, fatto di mercificazione delle risorse fondamentali dell’uomo, dei beni comuni, dell’acqua, della terra, ormai definitivamente preda di un sistema gestito da un pugno di multinazionali che determinano i processi fondamentali del dominio e dell’impoverimento progressivo di grandi masse di popoli, di gente, di uomini e donne che popolano, in condizioni sempre più misere e miserabili il pianeta; genti costrette a lavorare con salari di fame, ad accettare condizioni di lavoro pessime, al limite della schiavitù, esposte ai danni incalcolabili e irrecuperabili di produzioni e processi produttivi nocivi agli individui e alla sopravvivenza stessa del pianeta.

Al sistema europeo, dominato dalle logiche del capitale finanziario, asservito alle logiche dell’austerità e alle conseguenti scelte politiche che determinano quotidianamente l’arretramento di un welfare faticosamente raggiunto e costruito in decenni di lotte e di conquiste sociali e che oggi,vedono il loro progressivo appannamento (nei casi migliori) e la loro totale scomparsa, nella maggioranza dei casi, a favore dell’utile di ristrette oligarchie sociali che attraverso scelte monetaristiche a livello europeo e scelte nazionali miopi e subalterne, gravano sempre più prepotentemente sui livelli di vita e di reddito di una compagine sociale fortemente indebolita e disperatamente dispersa.

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Voglia di sinistra. A Matera, Landini conquista tutti

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di Giuseppe CARELLA

In questo inizio di Marzo, la città di Matera, capitale della cultura nel 2019, ha ospitato due eventi che hanno fatto assaporare aria di primavera e non certo riferita al clima meteorologico. Due incontri, con Erri De Luca prima e con Maurizio Landini, ieri, 11 marzo. Due location diverse, entrambe capienti e capaci di ospitare centinaia di persone. Due incontri preparati dal “basso”, da associazioni e gruppi di persone che non si rifanno a sigle nazionali.

E’ solo un caso, una coincidenza, che entrambi gli incontri abbiano visto la partecipazione straordinaria di centinaia di persone? E’ solo un caso che ben prima dell’orario programmato le sale erano piene, con gente seduta sugli scalini ed altri in piedi e che non si sono svuotate fino alla fine, dopo due ore e oltre di discussione? E’ solo un caso che eventi promossi solo sulla rete raccolgono un consenso cosi ampio?
La novità, almeno per me, è rappresentata dalla partecipazione massiccia di giovani.
Maurizio Landini, in un auditorium capace di ospitare oltre 400 persone, ha entusiasmato la platea che si è letteralmente spellata le mani.

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La carica

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di Vincenzo G. Paliotti

Io non la vedo così, come tanti, la “sparata” di Landini: che lancia il “guanto” di sfida a Renzi. Poi, sono arrivati addirittura a pensare che il Maurizio della FIOM volesse fondare un partito, gli mancava il “predellino”, la Piazza San Babila e, diciamolo, qualcosa di concreto alle spalle che gli garantisse il successo. No. Non è così.
Sono in molti a non aver colto il messaggio di Landini: il primo a non capirlo è stato Renzi che ha reagito dimostrando a tutti come gli faccia paura qualcuno che voglia fare sul serio.
E qui posso anche capirlo “incrostato” com’è alla sua poltrona: vedere una minaccia con tanti milioni di “aficionados” potrebbe spaventare chiunque.
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