Noi, tireremo diritto

orlo-precipizio

– Cesare, il popolo chiede sesterzi

“Noi tireremo diritto”

(Ettore Petrolini)

di Vincenzo G. PALIOTTI

L’ego del nostro premier/segretario sta raggiungendo vette paranoiche. Ormai non si contiene più. Minaccia il Presidente del Senato, che è la seconda carica dello Stato, perché non si permetta di fruire delle prerogative della sua funziona istituzionale per non “intralciare” i progetti del Governo che, per come li vorrebbe ottenere, si potrebbe usare anche l’aggettivo “eversivi”. Fortunatamente, il Presidente Grasso è avvezzo a certe minacce, la mafia ha cercato di incutergli paura tante volte e lui ha replicato con la stessa fermezza anche al Presidente del Consiglio.

Non contento di pontificare, ordinare e minacciare nelle mura “domestiche” valica le frontiere e ostenta tutta la sua maleducazione cominciando da Varoufakis al quale rivolge un: “anche ‘sto Varoufakis se lo semo tolto…”, frase volgare non certamente adeguata per un premier, ma si sa l’educazione non si compra al mercato. Frase alla quale Varoufakis ha risposto per le rime e con grande classe, evitando di cadere nel lessico del “nostro” premier/segretario che ogni giorno che passa assume sempre di più i connotati di quello del ventennio 1922/1943.

Non ancora contento attacca Corbyn, fresco leader laburista inglese rivolgendogli un cordiale “benvenuto” con un’altra bella frase: “Corbyn corre per partecipare non per vincere”, forse perché sa che Corbyn non fa accordi “contro natura” come lui. Forse sa che Corbyn è contro i poteri forti e contro il neoliberismo di cu Matteo Renzi è una marionetta. In questo caso, non c’è stato bisogno di replicare. Corbyn non ha tempo per Renzi, ci hanno pensato il Financial Times e The Guardian.

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Senato: era possibile fare peggio di Renzi? Ci sono riusciti i sinistri-Dem

minoranza

di Riccardo ACHILLI

Gli emendamenti sui quali la minoranza del partito democratico ha fatto la lotta della vita (la sua vita) sono addirittura peggiorativi rispetto al testo-base della riforma del Senato. Non è vero che i senatori saranno eletti dai cittadini. Essi saranno infatti designati dai consigli regionali fra i propri membri, tenendo conto degli esiti elettorali.

Tradotto, saranno presi da quelli che hanno preso il maggior numero di preferenze alle amministrative, aumentando il fenomeno del mercato delle vacche sul territorio. Cioè esattamente lo stesso esito voluto dal duo Renzi-Boschi, espresso con parole diverse. Tra l’altro, questi incapaci della sinistra Dem, perché difficilmente si possono qualificare diversamente, per farsi eleggere al Senato adesso dovranno candidarsi alle amministrative, cioè farsi paracadutare nelle regioni “sicure”, dove il Pd può prendere la maggioranza nel Consiglio regionale, e farsi dare una montagna di preferenze, combattendo contro i baroni del voto locali, che sul territorio sono molto forti.

Vedremo torme di disperati aspiranti senatori della sinistra Dem paracadutarsi in regioni nelle quali non necessariamente sono residenti, su territori che non conoscono affatto, come avveniva con il mattarellum.

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Chiedete scusa a Cécile Kyenge, falsi “democratici”

kyenge

di Vincenzo G. PALIOTTI

E’ una di quelle volte che scrivo per sfogare la rabbia. La rabbia che cresce nel rivedere il “ghigno” di Calderoli, e dopo aver letto i soliti commenti preceduti da: “premetto che non sono razzista”, che è la formula con la quale, invece, ci si qualifica proprio tali.

Mi vergogno da italiano, da uomo libero, da cittadino del mondo per come è finita la vicenda tra Calderoli e l’ex ministro e ora europarlamentare Kyenge alla quale il vice presidente del Senato ha rivolto frasi offensive che avevano, a mio personale giudizio, un chiaro contenuto di denigrazione a contenuto razziale.

Invece, l’aula ha rifiutato l’autorizzazione a procedere contro il senatore della Lega Calderoli con i voti dei “democratici”, incredibile a dirsi, compagni di partito della Kyenge. Uno strano modo di definirsi “democratici”, un po’ come quelli di destra che si dichiarano “moderati”. Un giorno chiederò a qualcuno di loro quali sono i principi che li spingono a definirsi democratici, certamente non quelli relativi all’uguaglianza tra esseri umani, indipendentemente dal colore della pelle, ma anche per altre diversità: e questo verrà di certo fuori quando si parlerà delle unioni civili.

Ma ormai è diventata abitudine comune quella di ribaltare l’ordine costituito delle cose: l’imputato che accusa il suo accusatore. Nel caso specifico il “carnefice” ha avuto la meglio sulla “vittima” con l’aggravante della creazione pericolosa del precedente. Penso a chi parlava di ruolo educativo del Parlamento: se un senatore della Repubblica si lascia andare a certe becere e incivili manifestazioni senza che ne paghi le giuste conseguenze, pensiamo a cosa potrebbe uscire dalla bocca di uno dei suoi sostenitori.

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Felice Besostri: la revisione costituzionale del Senato è tutta da modificare

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di Felice BESOSTRI

[da una nota di  Nadia Urbinati]

Una revisione costituzionale ampia, come quella di cui si discute, fatta da un Parlamento, la cui composizione è stata dichiarata incostituzionale, avrebbe dovuto richiedere un confronto ampio per trovare un consenso almeno superiore ai 2/3. Non per evitare il referendum confermativo, poiché una delle norme da cambiare era proprio quello che lo escludeva in presenza di questo quorum.

Il Patto del Nazzareno non bastava. In ogni caso è nella discussione pubblica che si assumono gli impegni e non in segrete stanze e senza un testo scritto da mostrare urbi et orbi. Ora i nodi stanno giungendo al pettine e chi vuole la riforma ad ogni costo non può contare, per ragioni di dignità politica propria, su profughi o transfughi per ottenere una risicata maggioranza.

L’accordo sul superamento del bicameralismo paritario è vasto e quindi la revisione, non chiamiamola riforma per rispetto di questa parola, poteva procedere spedita.

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Come legalizzare il malaffare

contromagistratura

di Vincenzo G. PALIOTTI

A leggere le dichiarazioni del premier/segretario su alcuni argomenti che sono all’ordine del giorno mi viene da pensare, e molto, sullo stato di democrazia in cui versa il paese.
Certo, come dice Yanis Varoufakis nella sua intervista su Stern, “hanno seppellito la democrazia in Grecia”.
Anche qui, però, non scherzano.
Un colpo ai magistrati con una dichiarazione che oltre che sorprendente è anche aperta ad ogni interpretazione.

La prima che mi viene in mente è che a differenza di Berlusconi che politicizzava il ruolo della magistratura, secondo lui schierata “a sinistra”, Renzi lo giudica inutile del tutto.
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Sui gravi atti al Senato di queste ultime ore

dalla Redazione di ESSERE SINISTRA

 

Ieri sera, la senatrice Ricchiuti ha pubblicato sul suo profilo Facebook, un post nel quale racconta che i capigruppo di maggioranza e quello di Forza Italia hanno presentato alcuni maxiemendamenti alla legge elettorale che hanno, di fatto, “cancellato” tutti gli emendamenti presentati dai singoli senatori. A questi ultimi sono state concesse solo tre ore per presentare i propri subemendamenti, cosa assai difficile, visto che nessuno era stato preavvisato (e neppure i capigruppo dell’opposizione).

Noi di Essere Sinistra, troviamo questa scelta un atto gravissimo: come dice la Senatrice Ricchiuti, “se l’avesse fatto Berlusconi il Senato sarebbe stato preso d’assalto dal Pd” (dal Pd di un tempo… già…)
Non solo era già stata by-passata la Commissione (la riforma, infatti, è stata “incardinata” in aula, dove è arrivata senza neppure un relatore); ma oggi si sono voluti “zittire” i singoli parlamentari, che ormai sono considerati alla stregua di pigia-bottoni agli ordini del capogruppo. Poichè il tutto è stato attuato dalla maggioranza “nazarena”, l’arroganza ha come vittime soprattutto le opposizioni; ma è comunque un’umiliazione per tutti i Senatori e PER LA DEMOCRAZIA.

Non si capisce poi assolutamente il motivo di una tale fretta.
La nuova legge elettorale entrerà in vigore nel 2016 (Boschi dixit); verrà utilizzata solo nel 2018 (Renzi dixit) e comunque, non avendo alcun effetto positivo “diretto” sul bilancio nazionale, non verrà neppure presa in considerazione dalla Commissione Europea per concederci un po’ di “flessibilità” (UE dixit, nelle “linee guida” pubblicate ieri). L’impressione è che l’obiettivo sia, come sempre, il “ritorno di immagine” per il governo.

Pensiamo che ad una tale insensata prevaricazione i Parlamentari del Pd e delle opposizioni dovrebbero reagire con un gesto molto forte all’arrogante distorsione delle regole democratiche. Unendo a queste riserve “di metodo” quelle “di merito” (moltissimi esponenti della minoranza democratica hanno avanzato critiche pesanti ad alcuni aspetti dell’Italicum, come i capilista bloccati), c’è da augurarsi uno scatto d’orgoglio nell’aula del Senato.

Vedremo quanto accadrà. Per il momento, c’è da registrare il silenzio dei media sulla vicenda, che, insieme a quanto accaduto, non è un buon segnale per la nostra democrazia.

 

 

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Ancora sul voto di fiducia al Jobs Act

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di Sil Bi

La dichiarazione di voto con la quale 27 senatori del Partito Democratico hanno motivato la loro scelta di votare la fiducia al governo sul “Jobs Act”, malgrado il “dissenso netto e profondo” su molti punti fondamentali, mi ha riempito di amarezza: in fondo, sarebbe bastato loro dichiarare in anticipo la propria indisponibilità a dire sì ad un’ennesima fiducia, prima che venisse posta (come ha fatto la senatrice Ricchiuti), per scongiurarla e rendere possibile l’indispensabile dibattito sui tanti punti critici e sul modo migliore di attuare in concreto i princìpi della delega. Continua a leggere

Un uomo di altri tempi. Per questo tempo e per il nostro futuro

waltertocci

di Giuseppe CARELLA

Ho avuto la fortuna di conoscere Walter Tocci personalmente, nel Marzo scorso, alla presentazione del suo libro.
Mi sono bastate poche ore insieme e poi la lettura del suo “Sulle orme del gambero” per poter affermare che è il compagno giusto per continuare una battaglia importante.
Chi non ha militato nel PCI ha difficoltà a comprendere il gesto di Tocci, quello di votare la fiducia e poi sbattere la porta: sono leale fino in fondo con il partito, ma non considerandolo più mio, lo abbandono e abbandono anche la carica che il partito mi ha permesso di avere.

Si, lo so, purtroppo questi venti anni e passa, hanno cambiato il concetto comune di “partito”.

Oggi è quella cosa dal quale si entra e si esce con facilità, si cambiano casacche restando sullo scranno di qualsivoglia assemble elettiva senza pudore alcuno.
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I giovani in politica

giovani

di Massimo RIBAUDO

Avevo dodici anni e il gruppo rock di mio cugino era tra i diciotto ed i venti.
Organizzarono una serata di prova per tutte le famiglie dei componenti, e io partecipavo a due loro interpretazioni di brani splendidi, come tastierista: “Europa”, di Santana, e “Comfortably numb” e “Wish you were here”, dei Pink Floyd.
E quindi, ad essere accettato tra loro, e suonare, era più di aver vinto un gran premio di Formula 1.

Ad un certo punto mio padre, come al solito, chiese un ritorno al passato. “Bravi, siete bravi“, disse. “Ma la sapete suonare “Vitti na crozza“?
Potete immaginare la mia vergogna e il disappunto. Stavamo cantando e suonando il futuro, e lui chiedeva che fossero ascoltate le sue radici.

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Grazie, Senatori

Ecco i nostri Senatori. Siamo con loro. Al loro fianco.

E li ringraziamo.

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