Il primato della politica

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Martedì, 10 Febbraio 2015

Proprio ieri, un gruppo di esponenti delle minoranze del Pd ha inviato una lettera al Segretario, al Presidente e ai capigruppo chiedendo la convocazione urgente di una riunione dei gruppi parlamentari e di una Direzione Nazionale, per discutere quale contributo il partito intenda dare “nel Pse e nelle istituzioni europee” alla soluzione della crisi greca. Al momento non sembra esservi stata alcuna risposta.

Domani si terrà a Bruxelles il meeting dei ministri delle finanze della zona euro, per discutere degli aiuti alla Grecia; ma non mi pare che Padoan sia stato chiamato in Parlamento a riferire sulle intenzioni del governo italiano a tale proposito.

Del resto, la visita del Primo Ministro greco a Roma è stata poco più che un incontro di cortesia, privo di qualsiasi concretezza e rimasto impresso solo per lo scambio di regali simbolici (una cravatta per Tsipras, che ha promesso di ricominciare ad indossarla quando il suo Paese sarà uscito dalla crisi; un cd di musica pugliese per ricordare – inutilmente – a Renzi le affinità tra la cultura del sud Italia e quella ellenica e il legame tra i due popoli). Continua a leggere

Il circolo vizioso dell’antipolitica

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Lunedì,  9 febbraio 2015

L’autunno è passato da un pezzo, ma pare che le migrazioni non siano ancora finite: almeno in Parlamento, dove un cospicuo numero di deputati e senatori viene dato in partenza dalle desolate lande dell’opposizione verso i tiepidi lidi della maggioranza.

Difficile credere ad uno slancio disinteressato, motivato dal “bene del Paese”: le tempeste degli ultimi giorni fanno piuttosto pensare che l’inverno elettorale sia vicino, col ventaccio gelido delle urne pronto a spazzare via i parlamentari più indifesi – meglio, quindi, trovarsi un riparo politico sicuro, o allontanare per quanto possibile l’arrivo della stagione fredda…

Se si aggiunge a questo spettacolo di opportunismo quello, ancor più devastante, dei tanti casi di corruzione, non stupisce che i sondaggi confermino ogni giorno la tendenza, già emersa nel 2013, al “voto di protesta” (quello al M5S) o, addirittura, al “non voto di protesta”, cioè l’astensione. Continua a leggere

I due liocorni

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di Sil Bi

Ci son due deputati ed un viceministro, poi cinque senatori…un’aquila reale…

Il diluvio elettorale deve essere davvero vicino se Ichino e Borletti Buitoni, Maran e Tinagli, Susta e Giannini, Calenda e Lanzillotta (tutti a coppie, come prevede il protocollo) hanno deciso di iscriversi al Pd, l’unica “arca di Noè” in grado di garantire la sopravvivenza politica di tutti i suoi parlamentari.

Mi rendo conto di essere sprezzante ed ingenerosa: dopotutto, dal punto di vista politico la mossa dei parlamentari di Scelta Civica è più che sensata. Da tempo, infatti, il Pd sostiene “toto corde” le politiche del governo, di stampo “centrista” e “liberale”, mentre “di sinistra” gli è rimasta giusto una vaghissima sfumatura: logico, quindi, che gli Ichino e le Tinagli si sentano perfettamente a proprio agio nel “traslocare”, come l’articolo 67 della Costituzione consente loro di fare in piena legittimità.

E tuttavia, in questo caso non si tratta del “cambio di casacca” di alcuni singoli parlamentari: i cinque senatori neo-convertiti rappresentano la grande maggioranza del gruppo di Scelta Civica a Palazzo Madama. Il piccolo partito fondato da Mario Monti perde così la sua rappresentanza parlamentare là dove era più “strategica” e con ciò perde qualsiasi possibilità di condizionare le decisioni del governo.

Una scelta così radicale, che mette in discussione l’esistenza stessa del partito, andava discussa in un Congresso e messa ai voti, non fosse altro che per chiarirne le ragioni a militanti ed elettori. Il paradosso è che il Congresso era già convocato per questo weekend: sarebbe quindi bastata ben poca pazienza per rispondere all’appello di Renzi (che proprio ieri ha invitato i parlamentari di Scelta Civica “a un percorso e ad un approdo comuni”) in modo un po’ più corretto dal punto di vista democratico.

Così, la sensazione del “si salvi chi può” appare inevitabile. E poichè nel suo appello Renzi ha lodato “il contributo leale arrivato dai senatori di Sc sia sul cammino delle riforme istituzionali ed economiche sia in occasione della elezione del capo dello Stato”, non sarebbe strano che anche qualche parlamentare del Ncd si sentisse interpellato…

Dopo la pattuglia di Sel e quella centrista, l’arca della salvezza potrebbe accogliere dunque persino qualche esemplare di (centro)destra: dite che esagero? Tenete d’occhio anche quelli del gruppo Gal.
Aspettiamo qualche giorno e vediamo se non resteranno a terra solo i due liocorni…

 

 

(foto dal web)

V’oo ricordate?

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di Sil Bi

V’oo ricordate il Renzi che ha vinto le elezioni europee di primavera con slogan come “Dobbiamo uscire dalla sudditanza che in Europa andiamo a fare gli esami, li esami li fanno i cittadini non le grandi istituzioni europee“?

V’oo ricordate il Renzi che quest’estate diceva “L’Europa non può diventare la patria delle burocrazie e delle banche, dobbiamo difenderla dall’assalto della tecnocrazia”; “Non serve a niente condividere una moneta se non condividi un destino. L’Europa non è un insieme di slides e vincoli economici ma di valori“?

V’oo ricordate il Renzi di quest’autunno, che litigava con Juncker e proclamava bellicoso: “in Europa non vado a dire ‘per favore ascoltateci’, non vado con il cappello in mano. Non vado a Bruxelles a farmi spiegare cosa fare“?

V’oo ricordate il Renzi invernale che, un paio di mesi fa, n un’intervista al NYT definiva l’Europa “una dittatura di burocrati e tecnocrati che non vuole accettare che la politica è il regno della flessibilità“?

Bene, scordatevelo.
Da oggi si cambia verso.
Oggi, Renzi è in prima a fila a lodare la BCE che ieri ha bloccato il rifinanziamento alle banche greche, con un comunicato che è un capolavoro di spericolato mirror climbing e di politichese:

La decisione della Bce sulla Grecia è legittima e opportuna dal momento che mette tutti i soggetti in campo attorno ad un tavolo in un confronto diretto e positivo che, andando oltre una concezione burocratica tutta rivolta all’austerità, sia capace di rispettare e far rispettare gli impegni presi e di guardare con maggiore fiducia e determinazione ad un orizzonte europeo fatto di crescita e investimenti“.

E la cravatta? Ah, forse era una versione raffinata della corda con cui impiccarsi.

 

 

(immagine dal web)

Regalare una cravatta

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di Sil Bi

Ho ascoltato un pezzo della conferenza stampa congiunta di Renzi e Tsipras e da parte del nostro premier ho sentito solo la solita fuffa.
Alla fine ha fatto al collega greco un regalo, per me, orribile dal punto di vista simbolico: una cravatta.

Renzi ha spiegato così il suo dono: poichè giorni fa Tsipras ha detto che non indosserà la cravatta fino a quando la Grecia non sarà uscita dalla crisi, il suo voleva essere una specie di augurio.
Ne ha infatti accompagnato la consegna con le parole: “Noi vogliamo dare una mano vera alla Grecia, che non vuol dire dare sempre ragione, ma siamo sicuri che ne uscirà e quando accadrà ci piacerebbe che il premier indossare una cravatta italiana“.

Mi è sembrato un gesto di un paternalismo incredibile: come a dire “noi la cravatta già ce l’abbiamo, anzi possiamo pure regalartela; mi raccomando, vedi di meritarla“. E quell’inciso, “che non vuol dire dare sempre ragione“, fa capire che, nei suoi negoziati con la Troika, la Grecia non potrà contare più di tanto sul sostegno italiano: l’atteggiamento del nostro Paese sarà aspettare che i vicini ellenici si cavino da guai da soli; il nostro contributo sarà, appunto, solo il fornire al leader greco la cravatta con la quale “celebrare” la fine della crisi.

Nel simbolismo scelto da Tsipras – quello di non indossare la cravatta per mostrarsi vicino al suo popolo più che ai burocrati della Troika – Renzi ha insomma scelto di stare dalla parte degli “incravattati”. E la condiscendenza del donare un capo italiano pare quasi dire: “Basta fare lo scapestrato, impara da noi, rimettiti in riga“.

Direi che in questo passaggio Renzi ha dimostrato pienamente quanto sia naturale per lui essere forte con i deboli e debole con i forti. Sicuramente Frau Merkel avrà apprezzato la sua presa di posizione tutt’altro che determinata in favore della Grecia; speriamo di non doverci trovare mai nella necessità di chiedere un sostegno ai nostri vicini mediterranei, perchè ci meriteremmo una cortese pernacchia.

 

 

(foto dal web)

Camping a cinque stelle

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di Sil Bi

Oggi, per la seconda volta in due anni, il Presidente della Repubblica verrà eletto senza che il Movimento Cinque Stelle si sia reso determinante nella scelta del candidato.

Certo, la manovra in extremis di includere Prodi nella lista delle “quirinarie” – promettendo di votarlo sin dal primo scrutinio se così avesse decretato la consultazione on line degli iscritti – ha probabilmente contribuito ad affrettare la decisione di Renzi per Mattarella, l’unico tra i nomi in campo nelle varie trattative che fosse alla pari con Prodi. Nonostante ciò, però, le esitazioni e le contraddizioni hanno impedito al Movimento di attuare una strategia – quella di sostenere il Professore insieme a Sel fin dal primo momento – che avrebbe potuto davvero sparigliare le carte; in tal modo, i Cinque Stelle si sono condannati, una volta di più, ad una sostanziale irrilevanza. Continua a leggere

Il Presidente travicello

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di Sil Bi

Dopo aver tanto promesso di “condividere con tutti” la scelta del prossimo Capo dello Stato, l’altroieri Renzi ha scoperto il suo gioco, che è quello di giocare a carte coperte: il Pd voterà scheda bianca durante i primi tre voti (così, sarà facile individuare i “disertori” che si attardano a scrivere un nome nella cabina…) e poi inizierà a votare un “nome secco” dalla quarta, salvo poi cambiare ancora verso quest’oggi apparentemente minando anche il patto del Nazareno.

In ogni caso, niente dibattito pubblico, dunque; niente “rose di nomi”. Il Segretario del Pd si giocherà tutto su una proposta unica, da rivelare all’ultimo momento utile, persino ai “suoi” parlamentari. Continua a leggere

Il presidente nazareno

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di Sil Bi

Addio crisi economica, jihadismo, disoccupazione: da qui alla fine del mese, i media saranno monopolizzati dall’attenzione spasmodica per la “partita del Quirinale” e dai retroscena spericolati ad essa connessi.

Fa un po’ tristezza che il momento istituzionale forse più alto per il Paese – l’elezione di colui che “rappresenta l’unità nazionale” (art.87 della Costituzione) – diventi l’oggetto dei pettegolezzi e delle illazioni più fantasiose: ma la causa di ciò sta nell’ambiguità del confronto tra i due principali partiti attivi in Parlamento (con la consueta insipienza, il M5S pare infatti intenzionato anche stavolta a non partecipare). Continua a leggere

La paura di Salvini

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di Sil Bi

Matteo Salvini ha rivolto a coloro che lo seguono un domanda attraverso i social: “dopo il massacro di Parigi, voi avete paura?”

La domanda è retorica: ovvio che tutti ci sentiamo minacciati, dopo un episodio del genere. Ma invitare la gente ad ammetterlo pubblicamente significa amplificare la sensazione di insicurezza: in una parola, fare il gioco dei terroristi, che proprio a questo mirano.

La spiegazione di una scelta così demenziale risiede nella vera, inconfessabile paura di Salvini: quella che la reazione al terrorismo travolga lui e la sua retorica xenofoba. Continua a leggere

Il Pippo e la luna

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di Sil Bi

Ho riletto con attenzione il discorso di auguri del Presidente Napolitano alla ricerca di qualche riga, una frase o almeno una parola riguardo al tema che dovrebbe essere in cima alle preoccupazioni di un Presidente della Repubblica: il degrado nella partecipazione dei cittadini alla vita politica, segnalato dai dati di astensione reale e “virtuale” (cioè rilevata dai sondaggi).

Non vi ho trovato nulla: Napolitano parla di ” tensione, volontà di reagire, impulso di protesta più che di rassegnazione”; di “un clima sociale troppo impregnato di negatività, troppo lontano da forme di dialogo e sforzi di avvicinamento”; di “una distruttiva anti-politica, che si risolve in patologia destabilizzante ed eversiva”. Sembra avere sotto gli occhi l’Italia del febbraio 2013 – quella che, esasperata, votava in massa per il M5S – piuttosto che quella attuale, che sta scivolando nell’apatia e nell’indifferenza. Continua a leggere