Sinistra italiana al teatro Quirino? Ennesima operazione di paracadutismo

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di Antonio DITARANTO

Strano, ma rivedere nuovamente uniti Nichi Vendola e Paolo Ferrero, mi riporta indietro nel tempo alla notte dei lunghi coltelli di Chianciano, quando al congresso di Rifondazione che doveva sancire l’ascesa di Vendola al posto di segretario nazionale, fu proprio Ferrero a togliergli la gioia con una rocambolesca operazione di altissima strategia, alleandosi con l’inimmaginabile al solo scopo di impedirne l’ascesa.

Vendola e Ferrero nuovamente insieme, e con loro i Fassina e i fuorusciti dal PD, quelli stessi cioè che dopo aver assistito inermi – o partecipandovi anche da protagonisti con il loro voto complice in Parlamento – alla demolizione della nostra carta costituzionale, oggi paventano ripensamenti al solo scopo, a  mio avviso, di ricrearsi delle posizioni di rendita su altri lidi diversi da quelli del PD nel quale negli ultimi anni si sono inesorabilmente chiusi i rubinetti dai quali si abbeveravano.

Sinistra italiana, sinistrati o trombati, quella del teatro Quirino, altro non è che l’ennesimo tentativo di calare (paracadutare) dall’alto un soggetto politico che serve solo a scopi ed interessi personali  che nulla hanno a che spartire con la necessità e la domanda del popolo di sinistra di potersi finalmente riconoscere, nuovamente, in una comune casa del popolo.

Da tempo sostengo che non si può rifondare un soggetto della sinistra se prima non si riscoprono e si fanno propri i due valori fondamentali del nostro popolo che sono solidarietà e fratellanza.

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Finché morte non vi separi

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di Ivana FABRIS

Vorrei una sinistra unita, chi più di me?
Ma unita che significa?
Per me, che ci sia un programma condiviso e che scardini quello che ci ha portati a questo stato di cose, quello che ha distrutto la sinistra in Italia.

Chiaro, ognuno ha la sua idea in proposito, ma curare la malattia con ciò che l’ha generata è a dir poco folle, perchè quantomeno ci vorrebbero dosi omeopatiche che stimolassero la capacità dell’organismo a reagire e non è questo il caso.
Qui, invece, si fa mucchio, si va all’ammasso per fare numeri. Numeri elettorali, naturalmente, e quindi la malattia si rafforza.

In primavera si vota in parecchie città, non ultima Milano e serve unirsi, dicono e diciamo tutti, peccato che non si voglia unirsi per fare della buona politica di sinistra, ma no, che, scherziamo?

Serve unirsi per sconfiggere i candidati della destra, ci dicono, infatti tanto per cambiare il nemico è alla porta (un altro) e quindi olè, tutti a combattere contro invece di pensare a costruire una politica che sia di sinistra davvero, unica vera arma contro la destra.

Mah, è davvero questa l’unità che volete?
Compagni io vi capisco ma dico anche di fare attenzione perchè siamo nel guado: per me o si comprende quale sia la verità storica oggi e cosa serva fare, o si fa il gioco di chi si garantisce e si vuole garantire rendite di posizione o piccoli e grandi poteri personali che però non sono il bene del paese, eh?

Ma ieri, al Teatro Quirino, pensate realmente che chi era presente, tra i vari nomi famosi, avesse in animo e a cuore i 15.000.000 (QUINDICI MILIONI) di poveri esistenti in Italia?

Se lo pensate, vi chiedo cortesemente di argomentare nel merito e se mi convincerete, vi sarò eternamente grata.

E vi sarò eternamente grata anche se riuscirete a convincermi che tutto quello andato in scena ieri, non sia solo marketing politico.

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A cosa deve pensare una sinistra di trasformazione. A tagliare la testa al sovrano: la BCE

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di Massimo RIBAUDO

Dovrei scrivere un commento sulla riunione del nuovo gruppo alla Camera che si è presentato oggi al Teatro Quirino di Roma. Ero lì, ma è stato detto tutto da Franz Altomare in questo articolo pubblicato sul nostro blog la sera prima. E’ stato profetico: ed oggi, nessuna sorpresa. Siamo nella gabbia delle risorse scarse e bisogna arredarla. Il programma politico di destra crea due gabbie separate. Una per coloro che ancora pensano di essere vincenti e di potercela fare – sono di destra, animal spirit, uno su mille ce la fa, e ognuno di loro pensa di essere quell’uno e chi non ce la fa è un soggetto di meno con cui spartire la torta – e l’altra per chi dovrà chiedere aiuto. Agli amici, ai parenti, alla Chiesa, alle mafie. Cameron, Renzi, tutti i socialdemocratici alleatisi con i popolari stanno arredando “la gabbia” in questo modo qui.

Poi, ci sono Syriza, Podemos e anche coloro che oggi si sono riuniti per formare una sinistra italiana che ritengono di arredare la prigione con quadri con cieli azzurri e stelle per non far vedere che è una prigione. Per spingere, nella loro buona fede, alcuni partecipanti della città del business a redistribuire – difficile sapere come – parte della loro ricchezza agli sconfitti nella gara, agli “have not”. Certo, mediante i valori spirituali dell’onestà, della partecipazione, della condivisione, della solidarietà. Un po’ quello che fanno da millenni, come core business, anche le diverse chiese sparse per il pianeta. Unico modello economico concreto, i riferimenti a Keynes. Praticamente impossibili da gestire per uno Stato senza il controllo di una banca centrale. Senza una moneta politica.

Io vorrei uscire da questo scenario, abbastanza noioso per me, per riconoscere chi è il sovrano che ci tiene in gabbia.

Nessuno ha parlato delle affermazioni di Mario Draghi contenute nel suo discorso del 5 novembre 2015 agli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, a Milano. Futura classe dirigente, in cuor loro.

Affermazioni molto più gravi e dense di conseguenze di quelle che ascoltiamo dal Presidente del Consiglio. Di cui, credo, una sinistra in fase nascente dovrebbe parlare.

Il mandato della BCE, non è quello dello Stato italiano: “Mantenere la stabilità dei prezzi” non è “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese“.

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Appartengo dunque sono

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di Ivana FABRIS

 

La Destra è l’arte di raccontare le cose come sembrano.
La Sinistra è la voglia di raccontare le cose come sono.

(Francesco Gentilini Giannelli)

 

Sono figlia di mio padre e di mia madre ma non appartengo loro.
Mi hanno cresciuta ed educata, mi hanno dato valori importanti che porto in me, sui quali ho costruito la mia vita, dei quali non posso fare a meno.
Valori che guidano le mie scelte, che mi permettono di essere ciò che sono in una continua evoluzione e costruzione.
Valori che ho ricevuto e che ho trasmesso, che a mia volta ho elaborato da me stessa per poterli trasferire e far sì che chi li riceva possa elaborarli secondo il proprio sè.
Mio padre e mia madre sono la mia appartenenza nell’essere dentro di me attraverso tutti quei valori che mi hanno dato.
Appartenere è essere parte di, è avere delle parti da riferire a qualcosa o qualcuno. Non ha certo la valenza di diventare mero possesso di qualcosa o qualcuno, come ormai lo intendiamo.

La sinistra è mio padre e mia madre.
La sinistra è il mio modo di essere, è ciò che sono in ogni ambito della mia esistenza.
La sinistra non è tangibile in me ma è palpabile in ogni mia espressione: nel mio modo di percepire il mondo e gli esseri viventi intorno a me, nel concepire le relazioni umane in ogni ambito e forma.
Io appartengo alla sinistra perchè mi ispiro e riferisco ad essa, perchè ne faccio parte.
Ne costituisco un frammento ma non sono una sua proprietà ed essa non lo è per me: non ha muri da possedere e non ha stanze da poter comprare.

Si può però rappresentare e ogni espressione in cui la si esprima, può essere valida ma non determinante alla sua esistenza.
Puoi anche affezionarti se non addirittura amare la forma con cui la rappresenti ma la forma, alla fine, è un oggetto e l’oggetto, di per sè, non ha valore nei confronti di ciò che contiene. In questo caso, un’idea o un ideale, un progetto di vita.
E’ il contenuto che dà valore all’oggetto, non il contrario.
Specie quando il suo modo di rappresentarlo è artefatto se non addirittura contrapposto a ciò che esso è veramente.

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Prima di partire per un lungo viaggio…

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di Mario GALLINA

L’Italia di oggi vive una condizione politico-governativa più unica che rara, che possiamo definire senza sorridere, parafrasando Germi: ”all’italiana”.

Da quali segnali si può dedurre questo stato anomalo che non si registra in nessuna altra parte del mondo? Cerchiamo, dopo un ventennio e più di berlusconismo e di antiberlusconismo, di mettere in fila le nuove condizioni alle quali ci siamo praticamente assuefatti e che, quello che resta del popolo elettore vive ormai come dato normale: quello, in estrema sintesi, che si definisce da qualche tempo come il “comune sentire”:

  • sempre più serpeggia in Italia la convinzione, abilmente inculcata dai media,  che non esista più destra e sinistra;
  • chi si ostina a parlare di destra e sinistra viene tacciato di populista, vetero, arretrato, fuori dal tempo, nostalgico stupidamente inadeguato;
  • la sinistra-sinistra la si è praticamente fatta dissolvere;
  • la destra-destra si è praticamente auto-dissolta, ma è ancora fortemente presente sui media grazie all’inopinata pubblicità data ai Salvini ed alle Meloni;
  • l’autodefinitosi  centrosinistra, oggi al governo in Italia, viene rappresentato da un pingue partitone unico  – quello che in politologia viene chiamato “partito prenditutto” – che tende sempre più alla rappresentazione del cosiddetto “partito della Nazione”, nel senso che rappresenta le istanze di tutti, disoccupati e superburocrati, ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri, omofobi ed omosessuali, puttane e morigerate donne in carriera, imprenditori sfruttatori ed operai sfruttati, consumatori che non consumano più e produttori che non producono più, inquinatori ed ambientalisti, conservatori e riformisti, schiavi e padroni, insomma per farla breve: tutto ed il contrario di tutto.

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INTERVISTA di ESSERE SINISTRA a NICHI VENDOLA: mettere SEL al servizio della sinistra italiana


Il Partito della Nazione fa schifo.
Il centrosinistra ligure è stato una destra più educata. Ma ora, con la candidatura di Raffaella Paita è identico a Scajola.
Sinistra Ecologia e Libertà si scioglie. Bisogna costruire una sinistra italiana.”

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Ai microfoni di Essere Sinistra Nichi Vendola parla con coraggio della trasformazione in atto di Sinistra Ecologia e Libertà. E della sua visione della sinistra in Italia. Una sinistra che non guarda agli Stati Uniti d’America – modello sociale e politico che ha prodotto la crisi – ma alla Spagna ed alla Grecia. Una sinistra per il lavoro, l’innovazione, le nuove economie, il reddito minimo garantito.

Contro la corruzione, le mafie, il potere fine a sé stesso.

Lo ringraziamo per la sua disponibilità e la sua sincera volontà di contribuire a creare una nuova sinistra in Italia.
E grazie al nostro Nello Balzano per l’intervista e la realizzazione di questo documento video che ci invita a credere che il cammino è finalmente cominciato.

La Redazione


 

 

 

 

 

(immagine dal web, intervista di proprietà di Essere Sinistra)

 

 

 

Non facciamo gli indiani

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di Massimo RIBAUDO

Li vedo annusarsi, scambiarsi segni e messaggi con lingue non biforcute, ma tra loro incomprensibili. Sono gli elettori dell’ ex-Pci, sono gli ex elettori del Pd, di Sel, di Rifondazione Comunista, dello scomparso Ulivo, della scomparsa Unione, della scomparsa sinistra Arcobaleno, della scomparsa Rivoluzione Civile, delle tante sconfitte elettorali. Sono i civatiani, i bersaniani, i dalemiani, i cuperliani, i vendoliani, (pensate, ci sono i bindiani ed i lettiani: cose che non ci si crede, signora mia), i rifondaroli, Toni Negri (augh!), che, come tribù indiane, vorrebbero riunirsi per sconfiggere il viso pallido, ed anche un po’ flaccido e butterato: quello di Matteo Renzi.
Fatemi il piacere. Prendiamo questa narrazione e buttiamola via. Prendiamo le figurine dei nostri capitribù e adorniamoci la cameretta degli hobby. Non siamo indiani contro la modernità ed i fucili dell’uomo bianco. E, se lo fossimo, saremmo massacrati. I valori e le promesse, quelle che hanno anche più di due secoli, invece, cerchiamo di mantenerle.

C’è un nuovo mondo. Volete abbattere il capitalismo? Beh, ci dite come si fa, altrimenti vi mettete a lavorare seriamente. Ce lo dite con teorie e prassi precise e conseguenti, così come i signori capitalisti invece affermano la loro potenza.

Non lo sapete? Allora, intanto, addomestichiamo la belva.

E scriviamo sulla pagina bianca.

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Unions, unions, unions!

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di Michele CASALUCCI

Uno spettro si aggira per l’Italia: lo spettro della speranza. La speranza che questa sia infine la volta decisiva (e buona, al di là degli slogan governativi) per riuscire ad unificare in una unità di movimento diverse e specifiche anime del complesso firmamento che costellano l’universo disperso (e a volte disperato) di una possibile alternativa al sistema.

Al sistema globale, fatto di mercificazione delle risorse fondamentali dell’uomo, dei beni comuni, dell’acqua, della terra, ormai definitivamente preda di un sistema gestito da un pugno di multinazionali che determinano i processi fondamentali del dominio e dell’impoverimento progressivo di grandi masse di popoli, di gente, di uomini e donne che popolano, in condizioni sempre più misere e miserabili il pianeta; genti costrette a lavorare con salari di fame, ad accettare condizioni di lavoro pessime, al limite della schiavitù, esposte ai danni incalcolabili e irrecuperabili di produzioni e processi produttivi nocivi agli individui e alla sopravvivenza stessa del pianeta.

Al sistema europeo, dominato dalle logiche del capitale finanziario, asservito alle logiche dell’austerità e alle conseguenti scelte politiche che determinano quotidianamente l’arretramento di un welfare faticosamente raggiunto e costruito in decenni di lotte e di conquiste sociali e che oggi,vedono il loro progressivo appannamento (nei casi migliori) e la loro totale scomparsa, nella maggioranza dei casi, a favore dell’utile di ristrette oligarchie sociali che attraverso scelte monetaristiche a livello europeo e scelte nazionali miopi e subalterne, gravano sempre più prepotentemente sui livelli di vita e di reddito di una compagine sociale fortemente indebolita e disperatamente dispersa.

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Essere o non essere (Sinistra)

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di Chiara CASASOLA

Ma chi è la sinistra oggi? No, non cos’è, proprio chi è.
Chi incarna, che persone – badate bene, non che numeri, percentuali, dati Istat- rappresenta?

Io credo ci siano due dimensioni a cui attingere per rispondere a questa domanda: la prima riguarda i rappresentanti e la seconda i rappresentati (o viceversa).

I rappresentanti sono diversi, non concentrati in unico partito o in un’unica riconoscibile entità sociale, appartengono a partiti diversi e sempre più spesso sono esterni a queste forze politiche. Trovo errato che il PD si arroghi la qualità di fulcro della sinistra italiana, perché di fatto non lo è. Per esserlo dovrebbe avviare un più deciso dialogo con le parti sociali deboli, deboli perché non portatrici di interessi economicamente rilevanti, ed anche con quella parte riconducibile alla “Coalizione sociale” di Landini, ma non solo.

Per essere tale dovrebbe levarsi la patina di pressapochismo e menefreghismo che fanno il paio con egoismi e arroganza – elementi troppo pressanti al punto da renderli pressoché distintivi. Trovo sbagliato però, dal lato opposto, ritenere anche il PD, almeno finora, come un partito forzatamente di centrodestra poiché esiste una forza al suo interno che tira tenacemente la corda per riportare in piedi la baracca. Questa forza è la minoranza interna, ma attenzione: per minoranza interna non intendo i vari Cuperlo o Bersani; intendo piuttosto chi sta dietro le quinte, quei militanti che “si fanno il mazzo” nel silenzio, ma avviano di fatto già un dialogo con altre realtà, ben lontane dal lustro dei palazzi, con realtà che conoscono da vicino, talmente da vicino da finire essi stessi, con loro, nel cassetto, quello che i rappresentanti – più o meno eletti – lasciano chiuso.

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Gli scatoloni della sinistra

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di Alfredo MORGANTI

Prima ancora che la minoranza PD decida il proprio futuro, Renzi ha già deciso il suo.
Ieri 30 marzo in Direzione è nato il Partito della Nazione, o almeno i suoi prodromi.
Senza la ‘zavorra’ della sinistra il partito democratico è ormai pronto a spiccare il volo verso i verdiniani e verso quel mondo politico profondamente anticomunista che ha visto come manna piovuta dal cielo l’assunzione al trono dell’attuale premier.

Sarà un partito né di destra né di sinistra, ma piazzato là in mezzo come un grande carrozzone su cui possono salire tutti a partire dai passanti, ma meno i comunisti (a meno che non siano pronti a fare tappezzeria in streaming).
Rosy Bindi oggi su Repubblica è più precisa. Lo chiama ‘il partito unico della nazione, che avrà alla sola Camera una maggioranza pigliatutto di 340 deputati e avrà intorno 4 o 5 partiti in lotta tra loro”. “È la fine del bipolarismo nel nostro Paese”, aggiunge.

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