Un’idea per il prossimo Politicamp

tre

di Massimo RIBAUDO

Un portatessere (io ci metterò quella dell’Avis e della Coop), un progetto concreto di battaglie trasversali con il contributo di tutte le formazioni politiche di Sinistra – che non si chiudono più in gruppi autoreferenziali e conventicole – per i diritti individuali e per quelli comuni, un’associazione per farlo: “Possibile”.
E quel popolo della Sinistra che esiste, che si comprende, che si abbraccia con tessere ed idee diverse, ma finalità ed orizzonti comuni, così ben descritto da Celeste Ingrao.
Gli abbracci, i saluti, le strette di mano, l’ascoltarsi, il rispondersi con chiarezza e coerenza.
Questo è quello che porto con me tornando da Livorno, ed è ciò che è riuscito a realizzare ed organizzare Giuseppe Civati e tutto il suo gruppo. Gli va detto “grazie”.

In una fase storica come quella che stiamo vivendo, dove si tende solo a legittimare l’autoritarismo delle elités politiche ed economiche decadute,  si sono trovate le parole e gli atti concreti per dire che una Sinistra è possibile.

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Senato. I soliti sospetti.

sorridente
di Massimo RIBAUDO

Grazie all’interessante ed approfondito articolo di Sil Bi mi sono domandato anche io il perché dello smuovere tutto questo polverone mediatico sull’urgenza di istituire un monocameralismo di fatto (con minori garanzie istituzionali e poteri governativi accentrati e non bilanciati da opportuni contrappesi), con la presenza di un Senato di proprietà dei partiti locali ed espressione dei loro esclusivi interessi, non di certo di quelli dei loro cittadini. Dove i Senatori non sono eletti dal popolo, ma godono dell’immunità parlamentare.

L’Europa non ci ha mai chiesto una simile aberrazione. L’attuale sistema di controllo delle politiche degli Stati Europei si basa su pochi e rigidi principi. Lo Stato non può incentivare la domanda di beni con un debito troppo alto. Deve selezionare i fornitori, spendere meno e meglio. L’Europa – la Commissione Europea e la BCE – non ha mai detto di tagliare o privatizzare alcuni servizi, di fare tagli sul personale e non sugli sprechi.

L’unica cosa che un mercato europeo, e la concorrenza globale, non è in grado di legittimare è uno Stato che permetta ai propri enti locali spese per un numero di guardie forestali, si veda ad esempio in Sicilia, quante ne servirebbero per tre Stati europei (per poi avere vaste aree incendiate ogni Estate).

Uno Stato che spenda per tenere in piedi imprese che dovrebbero fallire al solo scopo di garantire posti di lavoro inutili e mal pagati. Uno Stato che non sa innovare.

Poi, è vero, Angela Merkel ed altri accettano il principio liberista della flessibilità del lavoro. Ed anche qui, nessuno vieta all’Italia di promuovere e realizzare, come voleva il professor Biagi e molti giuslavoristi, efficaci sistemi di formazione e reinserimento lavorativo. Insomma, la Commissione europea ed il sistema monetario europeo sono sicuramente governati da principi che possono essere discussi e sono in gran parte responsabili della mancata crescita economica, (purtroppo non c’è ancora una forte aggregazione partitica ed ideale di Sinistra in grado di invertire la rotta, e così i voti dei nazionalisti e degli euroscettici autoritaristi aumentano), ma le maggiori colpe sono da addebitare ai nostri Governi italiani. Alla corruzione nazionale e locale che, premiando progetti costosi e senza utilità per esclusivo tornaconto elettorale, depriva ogni residua possibilità di crescita dell’economia.
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