Cuore di pietra

strage

di Immacolata LEONE

Negli ultimi anni non esco quasi più la sera, per svariati motivi di natura economica, per comodità, per stanchezza e altro.

A volte mi sforzo per fare contento mio figlio, amore di mamma.

Ho pensato a quella mamma che era nel locale con i suoi figli , magari per passare un venerdì sera in serenità con la famiglia, un momento di pace, un attimo di svago, dopo una settimana di lavoro o altro.

Posso solo immaginare il terrore puro, agghiacciante, infinito, come un brivido che parte da dietro il collo fino a scendere alla spina dorsale.

Il primo pensiero sono i tuoi figli, li guardi uno ad uno, pensi a come farli stare in silenzio per non far arrabbiare questi esseri immondi , che sono qui per trucidare, ammazzare, seviziare, senti il tuo sudore freddo, la paura può essere glaciale, non può essere vero proprio qui, ora, con i tuoi bambini, speri che non piangano, li prendi per le mani e sussurri loro con occhi imploranti, di stare immobili e in silenzio.

Questi uomini con lo sguardo buio come un pozzo magari sono qui solo per spaventare e magari una volta spaventati tutti e fatti mettere tutti giù per terra se ne andranno, se ne devono andare.

Invece no, cominciano a prendere uno ad uno le persone e sparano loro a sangue freddo.

L’orrore genera altro orrore, è solo un incubo, abbracci i tuoi bambini, loro, i mostri vestiti da umani, ti vedono e ti prendono , urli in silenzio ai tuoi bimbi di non piangere, sì fate quello che volete basta che lasciate vivi i miei figli.

Un colpo due o tre, questo non lo so, ma la mamma è a terra davanti ai suoi bambini.
Non contenti i mostri prendono i bambini e li ammazzano.
Tutto è buio.
E’ finito tutto.

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La “cosa rossa” e il blocco delle amministrative

il-pensatore

di Claudio BAZZOCCHI

Leggiamo che il tavolo della cosiddetta “Cosa rossa” troverebbe difficoltà a proseguire a causa del nodo delle amministrative e, quindi, delle alleanze. Ci sarebbe insomma una sorta di partito trasversale degli amministratori che resiste all’idea di rompere con il PD a livello locale.

Ora, che la questione delle alleanze e delle elezioni amministrative alle porte sia l’argomento di discussione di un tavolo che vuol dar vita a un nuovo partito della sinistra mi pare che dica alcune cose molto preoccupanti sulla natura dell’iniziativa. Infatti, non è preoccupante che si discuta e che ci si confronti, lo è perché si discute su cose di secondaria importanza.

Quando si decide di costituire un partito, infatti, prima dovrebbe venire il riferimento a una cultura politica condivisa su alcune questioni fondamentali: visione della società, forma-partito, collocazione del proprio paese nel Mediterraneo e quindi politica estera, come si interviene nel conflitto tra capitale e lavoro, crisi della democrazia e sue contraddizioni, euro ed Europa, egemonia dell’immaginario neoliberale e nuova capacità egemonica della sinistra (e qui si ritorna al primo punto sulla visione di lungo periodo).

Se si discute animatamente su alleanze ed elezioni, ciò significa che nessuno discute (magari animatamente!) sui punti fondamentali dell’identità politica. Peraltro, le alleanze si stringono sulla base di patti di programma. Non mi pare che si discuta nemmeno di programmi, cosa difficile se prima non si mettono in fila le questioni dirimenti che ho cercato di elencare prima. E qui il circolo diventa vizioso.

Ho parlato di “partito degli amministratori”. È un’espressione vecchia che risale ai tempi del PCI e che stava a indicare quell’ala cosiddetta riformista o moderata che richiamava il partito alla concretezza del governo contro chi ancora pensava a un’uscita dal capitalismo (anche se chi pensava a quell’uscita non pensava certo all’evento rivoluzionario traumatico ma a una strategia molecolare di avanzamento dei subalterni o di valorizzazione delle eccedenze che rimanevano fuori dal sistema industriale capitalistico). Sul partito degli amministratori c’è una pregevole letteratura sociologica che denunciò anche la sua progressiva autoreferenzialità. Importa qui però dire che all’interno di un grande partito di massa, radicato e strutturato, con organismi dirigenti veri a ogni livello, il confronto fra “amministratori” e “anticapitalisti” (permettetemi le etichette per semplificare) garantiva una dialettica di altissimo livello che rappresentò un arricchimento per quel partito, per i suoi dirigenti e suoi militanti.

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Razzismo e paura sociale. Un distinguo

americanx

di Turi COMITO

Il razzismo

Il razzismo è una cosa molto seria.
È una ideologia, cioè una visione del mondo basata su concetti più o meno astratti e più o meno sofisticati, che “spiega” il perché di alcuni fenomeni sociali, ne individua le ragioni, fornisce soluzioni. Fa, il razzismo, quello che fa qualunque altra ideologia o religione (pur’essa una ideologia): interpreta il mondo.
Il razzismo non è una ideologia che trova sostenitori solo tra le fasce di popolazione più ignoranti e culturalmente chiuse. Per niente. Storicamente è sempre stato una ideologia trasversale che si è radicato nel sottoproletariato come tra la colta borghesia.
La sua idea base è che le popolazioni umane non siano tutte uguali ma che esista, al contrario, un ordine gerarchico dove le popolazioni umane si posizionano in base a criteri variabili ma che, nella sostanza, tendono sempre a stabilire una graduatoria, dall’alto verso il basso.

Non esiste un solo criterio per definire la scala gerarchica, naturalmente. Di volta in volta, a seconda di dove l’ideologia razzista viene insegnata e praticata, può essere il colore della pelle, la religione, gli usi e costumi che alcuni gruppi etnici praticano, tutto questo e molto altro ancora variamente miscelato.

Il razzismo è discendente e ascendente. Cioè guarda verso l’alto e verso il basso. L’atteggiamento del razzista non è quello della repulsione verso la popolazione considerata inferiore o superiore. È, nel caso degli di razzismo verso gli “inferiori” quello della dominazione. Nel caso di razzismo verso i “superiori” la complicità, il desiderio di essere accettato. Salvo il caso, naturalmente, in cui il razzista si consideri facente parte della popolazione in cima alla scala.
Dunque per essere davvero razzisti occorre possedere un certo numero di informazioni, vere o false che siano, una discreta capacità di elaborazione intellettuale e la convinzione che le informazioni possedute e la logica che le tiene assieme siano vere, verificate e, in linea di principio, sempre verificabili.
Il razzismo è pertanto un fenomeno politico e della specie più strutturata: è ideologia.

La paura

Cosa ben diversa è la paura sociale. Cioè il sentimento di timore che una parte consistente di individui manifestano nei confronti di fenomeni sconosciuti o poco conosciuti ma considerati, complessivamente, a torto o a ragione, una minaccia alla propria sicurezza o alla propria tranquillità sociale e individuale.
La paura sociale si manifesta sempre attraverso la repulsione. Si respinge cioè il fenomeno col quale si viene in contatto o si scappa da questo per il timore che possa essere nocivo, al limite mortale.
I fenomeni che generano paura sociale sono quasi sempre fenomeni di grande cambiamento: politico (l’ascesa di partiti considerati pericolosi, di destra o sinistra che siano), economico (le crisi che determinano disoccupazione, malessere sociale), culturale (la richiesta di liberalizzazione delle droghe, lo sviluppo di tecnologie che stravolgono le abitudini consolidate) e demografico (l’immigrazione).
La paura sociale non è una ideologia. Non ha una visione del mondo organica e strutturata. E’ semplicemente un sentimento. Certo, allo stesso modo delle ideologie attecchisce trasversalmente. Si impossessa del sottoproletario analfabeta, come del borghese colto, come dell’intellettuale esterofilo ma, a differenza dell’ideologia, la paura è, come tutti i sentimenti, variamente esposta alle contingenze individuali e sociali che vengono percepite o fatte percepire. E’ mutevole, è instabile, è camaleontica e, il più delle volte, non sfocia in azioni politiche (cioè pianificate e coordinate) ma in episodi spontanei considerati di difesa in un certo momento e in un certo luogo: la fuga, l’atto violento, la sottomissione.

La paura usata per fare politica

Masse di popolazione che sono pervase da sentimenti sociali forti negativi (paura, odio) sono, come noto, più facilmente esposti alle manipolazioni politiche di qualcuno che freddamente pianifica azioni collettive mirate a raggiungere scopi specifici. L’indifferenza, l’apatia, non generano interesse verso qualcosa. La paura, l’odio, il risentimento sociale, sì. E se qualcuno offre risposte a questi sentimenti è facile che le risposte vengano prese sul serio. Senza rifletterci molto se vengono percepite come rassicuranti e risolutive del problema che genera il sentimento.
E’ in queste fasi, in cui le società sono attraversate da grandi sentimenti sociali forti (specie la paura e l’odio), che alcuni individui, politicamente esposti, vengono considerati o il capro espiatorio o, all’opposto, i salvatori della patria. Con tutto quello che situazioni del genere comportano.

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Poveri, ma tanti

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di Nello BALZANO

I ricchi sono pochi, ma contano. In questo periodo di vacanze loro non vanno nei posti esclusivi (che, appunto, escludono) per ostentare, ma per non mischiarsi con i “poveri”.

Quello che fanno non è poi tanto diverso da ciò che si potrebbe fare in un altro posto alla portata di molti, ma è riservato solo ad essi. I ricchi non si fanno la guerra tra di loro, ma riescono sempre a trovare l’unità di intenti. Loro non hanno il problema da che parte stare, scelgono sempre la parte giusta, quella che tutela i loro privilegi.

Non hanno bisogno di tessere, ma basta partecipare ad una cena di finanziamento da 1000 euro. Non invocano le “ruspe”, te le comprano, perché le possa guidare tu: loro le mani non se le sporcano. Non è un problema se il cammello passa dalla cruna dell’ago e il ricco no perché sanno che a dirglielo è chi vive in un attico da 800 metri quadrati nel centro di Roma e non si riferisce a loro, ma a chi sogna di diventare come loro.

Non si informano, ma passano le notizie ai poveri, perché possano distogliersi dal problema che rappresentano i ricchi – la concentrazione delle risorse in poche mani – e concentrarsi meglio sulla guerra tra poveri, dichiarata dai ricchi.

Leggevo un commento sotto un articolo di economia, che spiegava la situazione di crisi che si sta vivendo. Il tono era più o meno il seguente: la crisi non è altro che un riportare la realtà indietro di 70 anni, quando le masse dovevano solo lavorare e non concedersi nulla, chi oggi si lamenta sbaglia perché certi stili di vita non si adattavano a determinati classi sociali.

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L’immigrazione e l’ennesima guerra tra poveri inscenata dal capitale

Razzismo

di Mirco MARIUCCI

[pubblicato sul blog Utopia Razionale]

State in guardia: strumentalizzando l’immigrazione, il potere sta gettando le basi per l’ennesima guerra tra poveri.

Non lo avete notato? Il sistema c’insegna a guardare con un misto d’odio e di disprezzo chi sta peggio di noi, invece di chi sta decisamente meglio grazie al nostro quotidiano asservimento.

Il sentore comune suggerisce che gli immigrati rappresentino un costo insostenibile per l’economia di una nazione già fortemente provata dalla crisi economica… ma che razza di società è quella che riduce la disperazione degli esseri umani ad una questione di costi?

Pensateci, utilizzando soltanto la ricchezza accumulata in eccesso dall’imprenditore più avido d’Italia, potremmo tranquillamente ospitare tutti gli immigrati in alberghi a 5 stelle, rilanciando perfino l’economia nazionale… invece, che cosa stiamo facendo?

Ce la prendiamo con degli esseri umani che molto spesso scappano da guerre condotte per far arrivare in Italia la benzina che utilizziamo per andare al lavoro a guadagnare denaro che spenderemo per acquistare beni e servizi che faranno arricchire ulteriormente l’imprenditore più avido d’Italia!

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La voce del padrone

His_Master's_Voice

di Nello BALZANO

C’è un dato che l’ISTAT ci segnala che passa inosservato, non perché non merita la dovuta attenzione, ma perché è “pericoloso” diffonderlo, deve essere schiacciato, mischiato con le altre notizie: la finale di Coppa dei Campioni di calcio, i 150.000 nuovi assunti, meglio, nuovi precari del JOBS ACT, le vicende che riguardano l’elezione del presidente della Regione Campania, Mafia Capitale che coinvolge in modo bipartisan le forze politiche al centro della scena (un teatrino dei pupi) politica.

7.000.000 (sette milioni) di invisibili, 7.000.000 che devono rimanere tali, che nel silenzio delle loro grida, non devono distrarre l’opinione pubblica, non devono disturbare il “manovratore”, che non è solo colui che dall’alto della sua posizione ci racconta a reti unificate un mondo fantastico, ma anche le nostre sensazioni coinvolte in questo turbinio di notizie.

Ci caschiamo in pieno nella trappola di rispondere al nulla, riusciamo senza rendercene conto ad interpretare il clima che deve regnare nel Paese, perché con le nostre mille interpretazioni, con le nostre mille soluzioni, entriamo a far parte anche noi della confusione.

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La cinghia di trasmissione

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di Massimo RIBAUDO

 

Abbiamo costituito un Gruppo di discussione e proposta su Facebook per elaborare un vero e proprio programma politico in modo collettivo. Senza tesi predeterminate, ma con elementi che fuoriescano da un dialogo aperto e libero tra persone – in questa fase, sul web – che sentono di appartenere alla sinistra.

Lo sentono, perché tra chi sfrutta il lavoratore e il lavoratore sanno da che parte stare.

Lo sentono, perchè sanno che senza migrazioni questo paese non sarebbe neppure nato.

Lo sentono, per le ragioni che Ivana Fabris ha spiegato nel suo articolo sulla necessità di appartenenza ad un’ideale e a una prassi sociale, prima ancora che politica. E sanno che non esiste ora un partito politico che li rappresenti. Quindi, ne vorrebbero uno.

Ma attenzione. Con intelligenza dobbiamo riconoscere che Maurizio Landini insieme a Stefano Rodotà e molto altri stanno dicendo la verità. Non c’è più fiducia nei partiti, nel Parlamento, nella politica. E non si ricrea questa fiducia dicendo: fondiamo un partito per un governo di sinistra!

In fondo, pur di aumentare la confusione ed il discredito delle istituzioni, potrebbe anche dirlo Berlusconi, visto che senza Stato e diritto è solo la politica delle aziende che vince. E questo lo sa bene anche Beppe Grillo.

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In risposta a Giorgia Meloni. Apologia sociale della famiglia 2.0

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di Andrea CASARANO

Quello delle unioni civili è un argomento tanto abusato quanto poco ascoltato ma il cui sviluppo, nella produzione legislativa e nella tabella dei valori civili di questa nostra nazione, non appare adeguatamente proporzionale all’intensità e alla veemenza con la quale di tanto in tanto esplode nella discussione pubblica.

L’ultima occasione che ha portato all’attenzione un argomento che non dovrebbe nel 2015 neanche più fare notizia, se non per la ritrosia di qualcuno a riconoscerne la giustezza etica e morale, è stata la consultazione referendaria tenutasi in Irlanda lo scorso fine settimana, ed accolta anche da noi come un grande successo di democrazia nonché di metodo di produzione legislativa.

Un semplice quesito: “Volete che sia emendato l’articolo 41 della Costituzione del 1937, con l’inserimento di una nuova clausola nella sezione Famiglia?“. Clausola che recita: “Il matrimonio può essere contratto per legge da due persone, senza distinzione di sesso“. Semplice semplice, senza doppi sensi.
Il referendum irlandese, dice molto su come l’argomento possa essere affrontato e su quanti diritti, di secolare importanza, siano al suo interno contenuti: principio di uguaglianza, sovranità popolare in fatto legislativo, principio personalistico che si antepone a qualsiasi classificazione sociale. Perché prima che uomini o donne, lavoratori o disoccupati, ricchi o poveri, siamo persone. E persona, nel vocabolario giuridico, è quel termine che si adopera per indicare chi è capace di essere titolare di diritti e di doveri.

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Puntare strategicamente ad un centrosinistra senza il PD

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Di Antonello BADESSI

Ormai è assunto, al di là di ogni ragionevole dubbio, che spazi di alleanza tra la sinistra (principalmente SEL) e il PD non esistono più. C’è una eredità di giunte comunali e regionali. Quelle regionali sono sempre di meno e se va bene ne verranno fuori tre, tra quelle dove si vota, più le sei dove attualmente ancora governa il centrosinistra. Nelle giunte comunali la collaborazione diviene sempre più difficile.

Detto questo, resta irrisolto il problema che in Italia, per struttura sociale, ad oggi, la sinistra da sola, anche nella migliore delle ipotesi, non può avere la maggioranza politica. Quindi questo problema va affrontato.

Come? Allora affrontiamolo in termini di contenuti.

È chiaro che ciò significa che il programma non può essere solo radicale ma deve tenere conto di interessi – se non contrastanti perché una scelta di campo va comunque fatta -, quanto meno da amalgamare.

Penso a lavoratori, disoccupati, precari, donne escluse o discriminate nel mondo del lavoro, piccola e media impresa, professionisti.

La scelta di campo deve essere opposta a quella della grande finanza turbo-capitalista, ma non dell’impresa in sé.

Ci vuole un programma di sostegno all’economia reale, pubblica e privata, e di contrasto alla rendita finanziaria in tutte le sue deformazioni, derivati e BOT compresi.

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Si scrive austerity si pronuncia schiavitù

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di Massimo RIBAUDO

Quando si pensa in termini di azione politica si risponde ad un bisogno sociale. Vi sono bisogni, necessità razionali – mangiare, bere, dotarsi di un tetto sopra la testa, studiare, avere dei figli – e vi sono bisogni irrazionali, o che vogliamo ritenere tali.

Noi raffiguriamo sempre la società come una proiezione di noi stessi. La società pensa, o dovrebbe pensare per il suo bene, come me che la osservo, ed è una. Non è così. La società è plurale. Dentro vi sono classi, ma anche ceti, corporazioni, club, gruppi di Facebook, associazioni, sindacati, partiti. Varie gerarchie. La massa è divisa e multiforme. Un modo di suddividere in forze di pensiero e di azione politica la società è stato quello di dotarsi della rappresentanza di una Destra e di una Sinistra, entrambi fedeli ai principi costituenti del patto politico originario: la Costituzione di uno Stato. Dovrebbe essere così. Abbiamo combattuto due guerre mondiali perché fosse così.

La possibilità che queste forze si alternino al governo mediante il libero volere dei cittadini, rappresentato dalla loro partecipazione alla vita politica è la forma di democrazia che, al momento, viene ritenuto il miglior sistema per garantire libertà e diritti. Per garantire la risoluzione dei conflitti tra bisogni sociali diversi senza guerre civili. Sempre di più viene il sospetto che in molti Paesi europei, e soprattutto in Italia,  questa possibilità di alternanza sia solo una finzione. In più ci dicono che dobbiamo competere economicamente – l’unica competizione possibile – con quei Paesi che non hanno istituzioni democratiche e non hanno tutele sindacali.  E come? Trasformandoci in oligarchie economiche, garantite da partiti unici, dittatori o monarchi,  come loro. Assurdo, vero? E’ quello che si è fatto in questi ultimi venti anni.

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