Visione politica, programma e metodo. Come lavora il MovES

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di Franz ALTOMARE

[Relazione presentata all’incontro “Possiamo cambiare le cose, un metodo per costruire un nuovo soggetto politico in Italia. Workshop su Nuovi Metodi di Organizzazione e di Democrazia Partecipativa” organizzato da Amici di Podemos – Roma. Roma 21 novembre 2015

Documento politico 004/2015/A]

In questo periodo assistiamo alla rinascita di un fermento politico che si diffonde a diversi livelli nella società civile e vede la nascita di numerosi movimenti politici nuovi e di gruppi auto-organizzati.
Questo fermento risponde a un bisogno di partecipazione politica particolarmente sentito, per due ragioni specifiche:

1) La prima è una ragione congiunturale, ovvero la grave crisi economica che attanaglia l’Italia e altri paesi dell’Europa meridionale, come la Spagna, il Portogallo e la Grecia. La Grecia che finora ha pagato e continua a pagare il prezzo più alto di quelle politiche criminali, perché tali devono essere definite, e che sono alla base della governance europea.
In realtà la crisi nasce come crisi finanziaria che progressivamente diventa crisi economica, ovvero crisi della domanda e dei redditi e infine degenera in una crisi sociale sofferta in primo luogo dalle classi lavoratrici sfruttate, disoccupate e precarie e a seguire dal mondo del lavoro autonomo e dalla piccola e media impresa.

2) La seconda ragione che spiega il bisogno diffuso di partecipazione politica è LO SVUOTAMENTO DELLE ISTITUZIONI DEMOCRATICHE E LA CESSIONE DI SOVRANITA’ degli stati ad una governance sovranazionale costituita dalla Commissione Europea, dalle banche private con in testa la BCE e dal FMI.
In sostanza succede che il voto dei cittadini è diventato una farsa utile solo per una legittimazione formale di un potere che non rappresenta gli interessi della società nel suo insieme.

Chiunque vinca le elezioni non governa ma amministra secondo le direttive imposte dall’autorità europea: questo lo abbiamo visto con drammatica evidenza in Grecia e lo vediamo, naturalmente, in Italia.
Ma non siamo qui per parlare in maniera diretta della crisi e delle sue cause. Rispettiamo il tema di questo incontro: Nuovi Metodi di Organizzazione e di Democrazia Partecipativa.
Si pone qui il problema del soggetto politico, o della soggettività politica.

Si parlerà del metodo organizzativo e della democrazia interna o partecipativa di un movimento che ha come obiettivo di rappresentare un’alternativa reale alle politiche dell’austerity e al difetto di democrazia connaturato ormai al quadro di potere nazionale ed europeo e che crea un forte divario tra obiettivi politici ed economici e la ragionevole possibilità di metterli in pratica e realizzarli per qualsiasi soggetto politico.

È necessario fare però un discorso coerente e comprensibile su alcune contraddizioni che risaltano in maniera eclatante: come mai a fronte di un dissenso popolare molto ampio contro le politiche dell’austerity non corrisponde a livello democratico una forza politica organizzata per contrastare le politiche neoliberiste e porsi come alternativa valida a una diversa concezione della politica e dell’economia che vada in direzione dei bisogni delle grandi masse?

E soprattutto, perché anche quando non c’è questa frammentazione caotica di partiti e si riesce a compattare una piattaforma politica apparentemente unitaria e alternativa, come avvenuto in Grecia, anche in quel caso il risultato politico si traduce in un fallimento e in una resa sostanziale della democrazia a un altro ordine politico e finanziario, che di democratico non ha davvero niente?

È evidente allora che il problema della SOGGETTIVITA’ POLITICA non può e non deve essere ridotto al solo metodo organizzativo del movimento .
Non possiamo illuderci che uno stile apparentemente nuovo nella comunicazione, ma vecchio per quanto riguarda l’accettazione di fondo del sistema di potere, possa alla lunga mantenere un consenso facilmente ottenuto con arringhe di sapore populistico, ma senza nessuna sostanza di proposte serie che affrontino i problemi nella consapevolezza di poterli risolvere.

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“La Spagna va bene”

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[Articolo pubblicato da Agenor sul sito A/simmetrie.org. Traduzione a cura di Serena Corti]

Nessuno in Spagna osa utilizzare in modo esplicito lo slogan con cui Aznar cercava di silenziare qualsiasi voce critica nel suo governo, proclamando che “la Spagna va bene”.

Tuttavia, questo è il messaggio che implicitamente si sta cercando di vendere in questi mesi di avvicinamento alla campagna per le elezioni generali di dicembre. Il dibattito sull’economia diventa più vivace, ma non più informato.

La Spagna è il paese in cui si parla meno del problema fondamentale dell’economia europea: l’unione monetaria, la sua instabilità, la sua inefficienza e la sua difficile sostenibilità.
Sette anni dopo la caduta in recessione il paese non ha ancora recuperato il livello del PIL nel 2008.

Mai nella sua storia ha vissuto una recessione più lunga. Il paese che ha sofferto di più gli eccessi e le carenze di questo sistema monetario, è anche quello che sembra meno disposto a metterlo in discussione. E sarebbe sufficiente chiedersi il motivo per cui la Spagna ha subito e continua a subire, una perdita di ricchezza, di occupazione e di diritti maggiore rispetto ad altri paesi.

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Pablo Iglesias al Parlamento Europeo: socialisti, basta con le grandi coalizioni

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di Pablo IGLESIAS

[Pur non condividendo la linea politica di Podemos in merito all’Euro e alla visione europea pubblichiamo la traduzione del discorso di Pablo Iglesias al Parlamento Europeo, nel corso del dibattito sulla crisi dei migranti, dove rassegna le sue dimissioni in vista delle elezioni generali in Spagna.]

Signor Presidente, la prima volta che ho parlato qui era quindici mesi fa per conto di questo gruppo. E’ stato un onore farlo ed è stato un onore competere con lei per la presidenza di questo Parlamento. Dissi allora che aspiravamo a un’Europa diversa, che fosse un po’ meno dura con i deboli e un po’ meno accomodante con i potenti. Credo, purtroppo, che la dichiarazione di quindici mesi fa rimane valida ancora oggi.

Ho ricordato, in quel discorso di quindici mesi fa, i soldati spagnoli che hanno combattuto contro il fascismo e contro l’orrore come il miglior contributo del mio paese per il progresso in Europa, come il miglior contributo del mio paese per un’ Europa sociale, un’ Europa democratica, un’ Europa rispettosa dei diritti umani. Quando sento le grida xenofobe in quest’Aula ricordo che nel mio paese, a quelli che insultavano, a coloro che terrorizzavano i deboli è stato detto «No pasarán». Ma mi dà fastidio sentire una certa ipocrisia in quest’Aula da coloro che piangono lacrime di coccodrillo e difendono – dicono di difendere – i diritti umani.

Signor Weber, lei ha parlato di estremisti per riferirsi a ciò che potrebbe accadere in Portogallo. Imparate a rispettare la democrazia. Comprendendo che, a volte, i cittadini votano diversamente da ciò che gli fanno credere di rappresentare.

(Applausi)

Il signor rappresentante del gruppo liberale –  spero che mi perdonerà, se dopo quindici mesi di pratica ogni mattina allo specchio, sono ancora incapace di pronunciare il suo nome – ha detto che questo non è un problema di socialdemocratici, liberali o popolari. In effetti, è così. In effetti, tutti loro hanno concordato gli elementi chiave che ci hanno coinvolto in una politica estera europea che stiamo pagando e che ha a che fare con la miseria e l’umiliazione di migliaia di famiglie che vivono sulla soglia dell’Europa.

Oggi si parla, ancora una volta, della guerra e della desolazione alle porte d’Europa, di famiglie a cui si sta rispondendo con il filo spinato. E io dico che noi europei non possiamo dimenticare che cosa significa la guerra, non possiamo dimenticare che cosa significano l’orrore e la povertà e del dovere di abbandonare l’orrore e la povertà. E non possiamo umiliare queste persone, perché ummiliare queste persone significa umiliare l’Europa. Come è umiliare Europa, signor Weber, eliminare il welfare state. Come è umiliare l’Europa eliminare i diritti sociali. E’ umiliare l’Europa consegnare i governi all’arroganza dei poteri finanziari e sferrare un attacco alla sovranità popolare. E’ umiliare l’Europa incoraggiare la frode fiscale, come ha fatto lei, Presidente Juncker. Proprio come lei, che ha favorito, quando era ministro Capo del Governo e Ministro delle Finanze – accordi commerciali segreti con le multinazionali di modo che potessero pagare le tasse al 1%, mentre i cittadini europei devono pagare altre tasse. E poi si parla di bilancio. E ci si siede lì, Jean-Claude Juncker, perché persone come lei, onorevole Pittella, ha permesso al signor Juncker di sedersi lì; perché voi, i socialisti,  state mantenendo una grande coalizione con i popolari in quest’Aula.

Quindi, e non le cito Dante, onorevole Pittella, si schieri con la gente e la faccia finita con questa dannata grande coalizione.

(Applausi)

Io ritorno al mio paese per non avere, perchè in Spagna non ci siano ancora persone come lei nel governo, signor Juncker, ma voglio chiederle una cosa prima di partire: cambi la sua politica.

La crisi dei rifugiati non si risolve con filo spinato. La crisi dei rifugiati non si risolve con la polizia. Quello che funziona è una politica responsabile. Smettere di giocare a scacchi con i popoli del Mediterraneo. Lavorare per la pace, piuttosto che fomentare guerre. Aiutare le persone in fuga dall’orrore. Non continuare a distruggere la dignità dell’Europa, Jean-Claude Juncker.

(Applausi)

Contro l’austerità, contro il TTIP. Di ritorno da Bruxelles

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di Michele CASALUCCI

Il clima atmosferico non è certo stato di particolare aiuto alla settimana di lotta contro la Povertà, contro l’ Austerità e per fermare il TTIP, il trattato transatlantico del “libero commercio”. La settimana di lotta era stata convocata dall’Alter Summit, a Bruxelles, a conclusione delle marce europee per costruire un’altra Europa.

Cielo grigio e pioggia battente si sono protratti per quasi tutti i giorni previsti dagli organizzatori del Camp No TTIP che si è tenuto dal 13 al 17 di ottobre.

Ci hanno pensato i simpatici e combattivi compagni spagnoli, con la colonna partita da Cadice il primo di ottobre e che ha attraversato l’intera Spagna e poi la Francia, per giungere, infine a Bruxelles, a riscaldare l’atmosfera fredda e grigia della giornata conclusiva dell’ Euromarcia.

Ci siamo infatti ritrovati il mattino del 15, verso le undici, sull’Avenue de la Joyeuse Entrèe, bagnati da una pioggia fine ed intensa, ed intirizziti dal freddo intenso di quella giornata. L’arrivo dei pullman spagnoli, la presenza di alcuni contadini con i loro trattori che protestavano contro le politiche agricole comunitari, un combattivo gruppo di donne, molti giovani, le delegazioni provenienti da altri luoghi interessati dalla euromarcia, hanno permesso al corteo di partire, riscaldato da canti, cori e canzoni di protesta.

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In corteo abbiamo percorso i lunghi viali di accesso alla capitale belga, attraversato il Parco del Cinquantenario e concluso la manifestazione alle spalle dell’edificio che ospita la Commissione Europea; tutto sotto una pioggia intensa e battente.

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Catalogna. E adesso?

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di Jorge MORUNO

[Responsabile di “Discurso de Podemos”.  Traduzione italiana del suo articolo su Público.es a cura di Serena Corti]

 

“Con la democrazia si riconsegna la parola al sovrano, il popolo, con la democrazia si risolvono i problemi, con la democrazia si vince la paura, con la democrazia si costruiscono dighe alla disuguaglianza e alla corruzione”

Una battaglia si vince scegliendo lo scenario idoneo a combatterla. Perdonate la metafora bellica, però credo che aiuti a capire la campagna elettorale catalana. Quindi, è stato possibile scegliere lo scenario idoneo per queste elezioni? Catalunya si que es pot ha ottenuto pessimi risultati, su questo non c’è alcun dubbio.

Cerchiamo di capire da cosa può essere dipeso. Un marchio non conosciuto, un candidato che non ha avuto il tempo necessario per farsi conoscere, errori propri e una elezione che qualitativamente non ha nulla a che vedere con quelle passate del 2012. E’ certo, per trovare qualcosa di positivo, che lì dove hanno concretizzato progetti il voto si è sentito riconoscente.

Ma non c’è dubbio che la principale ragione di questo risultato deludente ha a che vedere con la logica plebiscitaria che l’unilateralismo e le forze dell’intransigenza hanno molto alimentato. Catalunya sí que es pot non è stato capace di rompere questa logica in favore di un asse up-down e non è riuscita ad offrire un’altra lettura di quello che si può comprendere dalla sovranità. Per questo motivo Pablo Iglesias ha detto che forse parlare dei problemi nell’istruzione, della disuguaglianza e dei tagli è risultato inutile ed è caduto nel vuoto.

Rajoy ha messo tutta la carne al fuoco in modo che la Catalogna diventasse il monotema delle prossime elezioni generali. Invece di parlare della perdita di oltre 40.000 milioni di euro di reddito da lavoro – cioè di quello chiamano la mancia in tasca – o del perché il 25 % dei contratti dura una settimana o meno e il 92% del totale siano temporanei, nutriamo il conflitto contro la Catalogna e contro la popolazione catalana. Vuole bruciare la Spagna per poi apparire come il pompiere che può spegnere il fuoco.

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Pablo Iglesias: benvenuto Jeremy Corbyn. Camminiamo insieme!

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di Pablo Iglesias

[Il leader di Podemos, Pablo Iglesias, saluta la vittoria alle primarie del partito laburista di Jeremy Corbyn. E si affianca a lui nella lotta contro il modello ideologico e politico del capitalismo finanziario. Traduzione dal suo articolo su The Guardian]

Risulta sorprendente, paradossale, e anche ironico, che gran parte dei media stiano confrontando il veterano laburista Jeremy Corbyn a noi di Podemos. E, senza dubbio, hanno tutte le ragioni per farlo. Ma cosa può avere in comune il nuovo leader del vecchio partito politico fondato dai sindacati britannici con un movimento nato appena 18 mesi fa in Spagna? In sostanza una cosa: il fallimento della “terza via” liberal-socialista.

Si è spesso detto del mio partito che rappresentiamo gli indignati, gli oltraggiati.
Questo non è sbagliato, ma è solo la metà di una spiegazione. Questo movimento in Spagna è l’espressione del fallimento del neoliberismo, l’ideologia politica che ha distrutto le protezioni sociali, l’industria e i sindacati, ha prodotto le bolle peculative e il consumo basato sul credito, e non si è dimostrato in grado di fornire soluzioni accettabili quando la crisi finanziaria ha accelerato la distruzione dei servizi pubblici impoverendo i lavoratori e la classe media. Quando la crisi ha colpito la Spagna, il PSOE partito socialista, tradizionalmente identificato con lo stato sociale, era al governo e non è riuscito a fornire un’alternativa.

Non solo il partito socialista spagnolo non ha saputo reagire come socialista, ma non ha neanche avuto il coraggio di rifiutare le politiche di austerità e di riduzione della spesa pubblica o di offrire un minimo di programma keynesiano di salvataggio. Il primo ministro José Luis Rodriguez Zapatero, semplicemente, si è arreso alla crisi, accettando le stesse misure che avrebbe approvato un governo conservatore. Lui stesso ha ammesso in un suo libro di memorie che sapeva che le misure che ha preso gli sarebbero costate le elezioni e la leadership del suo partito.

Questo fallimento ha contribuito a una percezione pubblica dei due maggiori partiti spagnoli come quasi identici; essi incarnavano l’élite politica privilegiata, mentre i tagli imposti al welfare hanno impoverito la maggioranza della popolazione. La più grande espressione sociale della conseguente disaffezione del popolo è stato 15-M, un movimento il cui messaggio principale è stato il rigetto per l’élite politica ed economica. Podemos è diventato solo l’espressione politico-elettorale di quel movimento perché il partito socialista spagnolo è apparso a molti elettori come i conservatori del partito popolare.

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Una nuova Transizione

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di Pablo IGLESIAS

[traduzione del suo articolo su El Paìs Una nueva Transición]

Quando insegnavo, mi piaceva mostrare ai miei studenti una sequenza memorabile di Queimada del grande Gillo Pontecorvo. In essa, il personaggio interpretato da Marlon Brando, un agente al servizio dell’impero britannico e delle sue società, in merito alla Rivoluzione francese, dice che, a volte, dieci anni possono rivelare le contraddizioni di un intero secolo. 

Il movimento che ha riempito le piazze spagnole il 15 maggio 2011 ha segnato simbolicamente le contraddizioni e le crisi del nostro sistema politico, e l’inizio di una nuova transizione che sta ancora avanzando. 

Il sistema politico spagnolo che noi chiamiamo “del 1978” –  in onore della sua Costituzione – ,  è il risultato della nostra transizione di successo; un processo di metamorfosi guidato dall’élite del franchismo e dell’opposizione democratica che ha trasformato la Spagna da una dittatura a una democrazia liberale comparabile alle altre. Come dice Emmanuel Rodriguez nel suo ultimo libro, le élites politiche ed economiche del franchismo mancavano di legittimità ma avevano quasi tutto il potere. D’altra parte, le élite della sinistra posta in quegli anni in clandestinità avevano legittimità, ma nessun potere; Vazquez Montalban, con fine ironia, ha definito questa “una correlazione di debolezze“.

Quel processo di trasformazione politica ha potuto contare su momenti legislativi fondamentali, come i referendum che hanno approvato la Legge di riforma politica e la Costituzione, e anche economicamente, come i Patti della Moncloa che hanno aperto la strada per la versione spagnola dello sviluppo neoliberista.

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Pablo Iglesias: sinistra o cambiamento?

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di Pablo IGLESIAS

[traduzione di Gianni Fabbris dell’articolo pubblicato sul quotidiano spagnolo El Pais dove Pablo Iglesias, leader di Podemos, spiega le ragioni dello scontro tra il suo partito e Izquierda Unida]

Sono cresciuto in una famiglia con la memoria, nella quale mia nonna non ha mai smesso di parlare dell’esecuzione di suo fratello, socialista, nel 1939. Sono nipote di un condannato a morte, anche lui socialista, la cui condanna è stata poi commutata a 30 anni dei quali ne ha scontati cinque. I miei genitori erano militanti comunisti, quando in Spagna era un crimine esserlo e mio padre ha conosciuto Carabanchel (ndt. Carabanchel è stato il carcere tristemente noto del regime franchista a Madrid chiuso dopo 55 anni nell’88) per aver distribuito materiale di propaganda. Nei miei primi ricordi d’infanzia mi vedo nella mano dei miei genitori nelle manifestazioni e raduni di Isquierda Unida contro la NATO a Soria, nel 1986, quando mio padre fu candidato provinciale al Congresso (si può immaginare con quale risultato) . A 14 anni mi sono iscritto ai Giovani Comunisti ed ho militato per anni nel movimento studentesco e nei movimenti contro la globalizzazione e la guerra. Quando ho finito il mio dottorato e ho vinto una cattedra, ero uno di quegli insegnanti non ortodossi che vanno alle manifestazioni con gli studenti e che inseriscono nelle bibliografie anche autori marxisti . Diversamente dalla maggior parte dei cittadini del mio paese, so a memoria l’Internazionale. Porto la sinistra tatuata nelle viscere con orgoglio e mi riconosco in essa, ma, forse per questo, conosco bene la sua miseria e,soprattutto, le sue incapacità.

In politica la forma e il tono contano più della sostanza e in una recente intervista mi sono sbagliato nella forma e nel tono, offendendo molte persone.Chiedo scusa ma chiedo anche che venga posta attenzione alla sostanza che, con tono e forma migliori, espongo qui.

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Pablo Iglesias difende Tsipras. Quello che è successo è la verità del potere

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Il segretario generale di Podemos Pablo Iglesias ha affermato che quel che è successo in Grecia – dove il governo ha finito con l’accettare un duro accordo con i creditori internazionali dopo il NO dei greci alla proposta precedente – è “la verità del potere”.

Durante la presentazione a Madrid del libro “Reti di indignazione e di speranza” del sociologo Manuel Castells, Iglesias ha difeso fermamente il primo ministro greco esprimendo disprezzoper coloro che si chiedono se Alexis Tsipras ha fiuto, o no” e se si è venduto, o meno”. I principi di Alexis sono molto chiari, ma il mondo e la politica hanno a che fare con le relazioni di potere“, ha spiegato.

Dal punto di vista degli avversari, la situazione era “morte o morte”, e l’esecutivo greco ha dovuto scegliere tra “accettare un cattivo accordo ma perlomeno parlare di ristrutturazione del debito”, o “fare qualcosa che la maggioranza dei greci non voleva”, ovvero abbandonare l’euro.
Iglesias ha affermato che Tsipras si è dovuto sedere a una scacchiera truccata, dove gli erano stati sottratti dei pezzi, e per questo motivo considera che “quel che ha fatto il governo greco è, tristemente, la sola cosa che poteva fare”. Le norme che regolano il sistema dimostrano che “non c’è democrazia in Europa”. “O facciamo politica, oppure torniamo tutti a fare accademia, continuando a produrre diagnosi geniali sui mali del mondo”.

Ma “se non hai potere, non hai nulla”. L’errore di Atene è stato credere che la troika e i paesi dell’Eurogruppo avrebbero mostrato “rispetto democratico” per i greci e avrebbero fatto loro maggiori concessioni. “Quando in politica non hai il potere non hai nulla, perché le ragioni non contano”, e “uno Stato del sud Europa ha molto poco potere”.
In questa situazione “l’unica cosa che possiamo fare è accumulare un po’ più di potere amministrativo” e cercare di “piegare il braccio ai socialdemocratici” perché in Europa si formino nuovi governi che “difendano i diritti sociali, la redistribuzione della ricchezza e del benessere”.

«In caso contrario, colei che cambierà le cose è una signora che viene dal fascismo e l’estrema destra, Marine Le Pen”, ha affermato. A suo parere, se il Fronte Nazionale vincerà in Francia in “un Paese con armi nucleari”, questa potrebbe allearsi con la Russia, “né l’UE né la NATO.” Quindi, “potremmo essere alla vigilia della terza guerra mondiale”, ha avvertito.

Riferendosi alla situazione di Podemos in Spagna e al suo desiderio di fare “grandi cose”, come una riforma fiscale o difendere la salute pubblica e l’istruzione, ha detto: “In questo gioco di scacchi in cui non abbiamo nulla, siamo in grado di fare qualcosa di più di ciò che è sul tavolo. La Spagna un po’ di più della Grecia”.  “Se vinciamo, il nostro principale nemico saranno le élite locali e finalmente le faremo piangere un po’, molto più che i greci, ma i limiti sono enormi”, ha detto.

(Traduzione dall’articolo pubblicato su 20minutos.es a cura di Gianni Fabbris, che ringraziamo)

Eccoci qui. Le donne che risvegliano la sinistra in Spagna

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di Luca SOLDI

“Eccoci qui”, sono le donne a risvegliare il cuore della sinistra in Spagna.
A dimostrazione di quanto “Podemos” abbia imboccato il giusto cammino.

A 71 anni, Manuela Carmena, ex giudice eletta con la piattaforma di sinistra Ahora Madrid di cui fa parte anche Podemos, è diventata il nuovo sindaco della capitale spagnola. La nomina e la cerimonia del giuramento si sono svolte ieri, dopo l’accordo raggiunto tra Ahora Madrid e il partito socialista (Psoe), che ha votato a favore di Carmena, ma che non entrerà nella giunta.
“Eccoci qui. Grazie mille. Ora siamo tutti sindache”, ha twittato Carmena ringraziando gli elettori di Madrid.
Dopo 24 anni i “popolari” sono stati sconfitti sonoramente anche nella capitale. Era dal ’91 che la capitale spagnola era guidata dai conservatori e la vittoria dei partiti espressione degli “indignados” segna uno spartiacque profondo con le politiche passate.
Rimarcando così la sconfitta del Partito Popolare del Premier conservatore, Mariano Rajoy.

Nel programma che ha portato alla vittoria di Manuela Carmena c’è il freno agli sfratti, diventati un’emergenza sociale in Spagna e considerati uno degli effetti più odiosi delle politiche di austerity del governo spagnolo.

A Barcellona un’altra donna, un’altra “pasionaria” raggiunge, con un voto da migliaia e migliaia di persone, il posto di guida ad una delle grandi città europee.
Ada Colau diventa così ‘alcaldesa’ di una città che vuole esser, ancora di più, simbolo delle libertà e del rinnovamento.

Una grande vittoria del popolo degli Indignados anche a Barcellona, dove Ada Colau, capolista di Barcelona en Comu, la piattaforma costituita attorno a Podemos, è diventata la nuova sindaca.
Colau, ex-leader del movimento degli indignados contro gli sfratti, è la prima donna a capo della capitale catalana dopo ben 119 sindaci uomini.
Ada Colau che sostituisce il nazionalista catalano (Ciu) Xavier Trias, arrivato secondo alle comunali del mese scorso, ha difeso strenuamente, durante la crisi che ha colpito il paese negli ultimi anni, migliaia di famiglie, di persone a cui le banche hanno cercato di togliere la casa perché non potevano più pagare il mutuo.

Indignate, comuniste? Chiamatele come volete. Sono donne, e di sinistra.