12 novembre. In Grecia sciopero generale contro l’austerità e il memorandum

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[Della Grecia oramai non si parla più. Noi sottoscriviamo il comunicato di Unità Popolare per lo sciopero generale del 12 Novembre, per essere al fianco delle lavoratrici, dei lavoratori e di tutto il popolo greco obbligato a sottostare al Memorandum imposto dalla troika europea]

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Comunicato di Unità Popolare

TUTTI E TUTTE IN SCIOPERO GENERALE IL 12 NOVEMBRE CONTRO L’AUSTERITÀ E I MEMORANDUM ORGANIZZIAMO LOTTE UNITARIE E DI MASSA

Il governo SYRIZA – ANEL, con l’applicazione delle misure del 3° memorandum e il voto delle azioni prioritarie, prosegue ora nell’applicazione di un uragano di misure contro la classe operaia e gli strati popolari più poveri.

Il rapporto della Commissione dei «Saggi» per il sistema della sicurezza sociale, costituisce un autentico manifesto thatcherista dal virulento carattere antisociale, sostenendo lo smantellamento integrale della sicurezza sociale, la soppressione delle pensioni, e l’estrema pauperizzazione dei pensionati. Il governo riserva alla Commissione dei «Saggi» il ruolo di battistrada per la distruzione delle pensioni e dei diritti della sicurezza sociale, promossa da questa commissione e concordata con la troika nel quadro del 3°memorandum.

La continua rapina fiscale a livelli mai raggiunti prima, le riduzioni dei salari e delle pensioni, indotte dalla nuova griglia, la soppressione dei contratti collettivi e i nuovi attacchi in arrivo per ridurre a zero i diritti dei lavoratori e i diritti sindacali, ecco la realtà e il futuro che questi preparano.

Sanità pubblica e istruzione vanno a pezzi. I posti vacanti nelle scuole di tutta la Grecia non vengono coperti; negli ospedali pubblici numerosi reparti si ritrovano senza medici, senza personale infermieristico; gli ospedali sono minacciati di chiusura. I porti, gli aeroporti, l’energia, l’acqua sono svenduti, così come immensi terreni dello Stato. Gli espropri, comprese le prime case, saranno una realtà dopo la cessione dei «prestiti in rosso» agli speculatori internazionali.

Anche l’anemica promessa del governo di «addolcire» le pesanti misure del memorandum con contromisure sociali, sta ormai crollando. Niente misure compensatorie per l’IVA al 23% per l’insegnamento privato, né per coprire i 5 euro del ticket di accesso all’ospedale. Il governo non ha soluzioni né misure compensatorie per attenuare la miseria del popolo, perché non ha alcuna intenzione di entrare in conflitto con i creditori, l’UE e il capitale nazionale, che impongono le politiche memorandarie.

Le sole misure suscettibili di rompere l’austerità delle politiche dei memorandum sono: la tassazione della ricchezza, la nazionalizzazione delle banche e la rinazionalizzazione degli organismi e imprese pubbliche che sono state privatizzate, la cessazione dei pagamenti ai creditori, l’annullamento del debito e l’uscita dall’eurozona.

Allora disporremmo della liquidità necessaria per salvare le casse dell’assicurazione malattia e delle pensioni, ridurre la disoccupazione, finanziare l’istruzione e la sanità pubbliche.

Con le nostre lotte possiamo fermarli. Il successo dello sciopero generale del 12 novembre deve diventare un impegno di tutti.

Unità Popolare è presente, e continuerà ad esserlo in modo dinamico, nelle lotte del popolo e dei lavoratori, ora come in futuro, sforzandosi di contribuire al loro coordinamento e alla loro intensificazione, come anche alla creazione di un nuovo fronte di lotte operaie per rovesciare l’austerità e le politiche memorandarie.

  • No alla riduzione delle pensioni e all’innalzamento dell’età minima pensionabile. Per un sistema di sicurezza sociale pubblico, universale, solidale e ridistributivo per tutti
  • Aumento del finanziamento pubblico nei settori dell’istruzione e della sanità. Copertura immediata dei bisogni sui posti vacanti con l’assunzione delle persone titolari
  • No alla privatizzazione dei porti, degli aeroporti, e dei beni pubblici
  • No alle imposte medioevali, e alla rapina fiscale contro gli strati popolari, soppressione dell’imposta fondiaria unica (ENFIA), ristabilimento del livello minimo d’imposta sui redditi a 12.000 euro all’anno per persona
  • Nessuna casa, nessuna abitazione in mano ai banchieri – Annullamento dei debiti delle famiglie popolari

TUTTI INSIEME, ORGANIZZIAMO LA RESISTENZA
TUTTI ALLO SCIOPERO GENERALE, AI RADUNI E ALLE MANIFESTAZIONI DEL 12 NOVEMBRE

Unità Popolare

A cosa deve pensare una sinistra di trasformazione. A tagliare la testa al sovrano: la BCE

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di Massimo RIBAUDO

Dovrei scrivere un commento sulla riunione del nuovo gruppo alla Camera che si è presentato oggi al Teatro Quirino di Roma. Ero lì, ma è stato detto tutto da Franz Altomare in questo articolo pubblicato sul nostro blog la sera prima. E’ stato profetico: ed oggi, nessuna sorpresa. Siamo nella gabbia delle risorse scarse e bisogna arredarla. Il programma politico di destra crea due gabbie separate. Una per coloro che ancora pensano di essere vincenti e di potercela fare – sono di destra, animal spirit, uno su mille ce la fa, e ognuno di loro pensa di essere quell’uno e chi non ce la fa è un soggetto di meno con cui spartire la torta – e l’altra per chi dovrà chiedere aiuto. Agli amici, ai parenti, alla Chiesa, alle mafie. Cameron, Renzi, tutti i socialdemocratici alleatisi con i popolari stanno arredando “la gabbia” in questo modo qui.

Poi, ci sono Syriza, Podemos e anche coloro che oggi si sono riuniti per formare una sinistra italiana che ritengono di arredare la prigione con quadri con cieli azzurri e stelle per non far vedere che è una prigione. Per spingere, nella loro buona fede, alcuni partecipanti della città del business a redistribuire – difficile sapere come – parte della loro ricchezza agli sconfitti nella gara, agli “have not”. Certo, mediante i valori spirituali dell’onestà, della partecipazione, della condivisione, della solidarietà. Un po’ quello che fanno da millenni, come core business, anche le diverse chiese sparse per il pianeta. Unico modello economico concreto, i riferimenti a Keynes. Praticamente impossibili da gestire per uno Stato senza il controllo di una banca centrale. Senza una moneta politica.

Io vorrei uscire da questo scenario, abbastanza noioso per me, per riconoscere chi è il sovrano che ci tiene in gabbia.

Nessuno ha parlato delle affermazioni di Mario Draghi contenute nel suo discorso del 5 novembre 2015 agli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, a Milano. Futura classe dirigente, in cuor loro.

Affermazioni molto più gravi e dense di conseguenze di quelle che ascoltiamo dal Presidente del Consiglio. Di cui, credo, una sinistra in fase nascente dovrebbe parlare.

Il mandato della BCE, non è quello dello Stato italiano: “Mantenere la stabilità dei prezzi” non è “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese“.

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Sel, la finzione dei due diversi PD e la contraddizione dell’avversario che è anche alleato

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di Giuseppe D’ELIA

Nei giorni scorsi Sel ha prodotto un documento politico che è stato approvato dall’Assemblea nazionale a larga maggioranza (nessun contrario; 2 astenuti).

Questo documento si fonda su una contraddizione di fondo che può essere evidenziata al meglio attraverso un raffronto diretto tra quattro passaggi chiave, che risultano fondamentali per una sua corretta interpretazione:

[1] «come già deciso nella assemblea di luglio, impegniamo Sel ad ogni livello nella costruzione di un soggetto politico che abbia l’ambizione di presentare al Paese una proposta di governo autonoma, e per questo alternativa e competitiva a quella di Matteo Renzi».

[2] «Oggi, sul piano politico, un’alleanza col Pd di Matteo Renzi non è neppure immaginabile, perché sarebbe la sconfessione delle nostre battaglie e proposte».

[3] «Vogliamo evitare gli errori del passato, il minoritarismo, il meccanicismo e la riproposizione di una equazione che accompagna, da una decina di anni, i fallimentari tentativi di riaggregazione a sinistra, quella fondata sulla idea di costruire un progetto politico per contrarietà, a partire da vicinanze o lontananze dal PD, come se, per battere la vocazione maggioritaria bastasse enunciare una sorta di predisposizione minoritaria. E vogliamo altresì batterci contro le derive opportunistiche e trasformistiche di quel governismo che non è cultura di governo ma solo ansia, spesso scomposta, di potere».

[4] «Il voto in molte città tra le quali alcune delle più grandi e importanti del Paese rappresenta un passaggio di particolare importanza. In quelle elezioni si deciderà della vita delle città e di chi le abita ma contemporaneamente un voto di queste dimensioni assumerà il senso di un voto sulle politiche di governo della crisi e sulle loro conseguenze locali e nazionali. Per noi non si tratta di stabilire regole astratte che da Roma calino sui territori in modo automatico e meccanicistico. Consideriamo necessario difendere e lavorare per dare continuità a quelle esperienze che nel governo concreto delle città hanno saputo guadagnare le caratteristiche di laboratori politici e amministrativi. Proprio per questo però è necessario che, ovunque non si verifichino queste condizioni, l’impegno di Sel sia rivolto alla costruzione di percorsi innovativi e autonomi che, a partire da qualificate proposte di governo locale e dalla definizione partecipata di percorsi plurali, mettano in campo un punto di vista alternativo e competitivo».

Come è evidente, Sel ha scelto di creare una finzione narrativa: da un lato, ci sono Renzi, le politiche del governo Renzi e il PD di Renzi a cui fare ferma opposizione; dall’altro, contemporaneamente, c’è la necessità di dare continuità alle esperienze di governo locali col PD.

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Relazione sull’incontro di Livorno

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[Documento politico 002-d/2015/A]

La valutazione sull’incontro tenutosi a Livorno il 22-23-24 Ottobre scorsi porta il coordinamento politico del MovES a concludere che il confronto pubblico con altre aree della sinistra sia stato utile e proficuo, soprattutto nella conferma della linea politica che stiamo concordemente tracciando.

L’utilità deriva sia dalla constatazione che certi percorsi unitari restano obiettivamente impraticabili, sia dalla ragionevole prospettiva di poter lavorare almeno con uno dei soggetti politici presenti, in questo caso Futuro a Sinistra, alla costruzione di un percorso politico unitario che si fondi sulla condivisione di alcuni obiettivi programmatici di particolare rilevanza: l’approccio alle questioni europee nella ricerca di soluzioni che portino al superamento delle politiche di austerity e la conferma di un nuovo metodo organizzativo che prevede il coinvolgimento di una sinistra popolare e partecipe dei processi decisionali capace di superare i limiti di una sinistra chiusa nelle segreterie di partito e sempre più distante dai bisogni delle persone.

Prima giornata: giovedì 22 ottobre

Il primo dei tre incontri è stato dedicato ai problemi della città di Livorno e abbiamo toccato con mano come la politica istituzionale sopravvive in un limbo di piccole guerre di potere, di meccanismi burocratici comprensibili solo agli addetti, di promesse che non saranno mai mantenute e di progetti inesistenti e tutto questo mentre apprendiamo che in città, tra i tanti problemi creati dalla crisi, c’è un’emergenza casa per cui è diventato normale per gli sfrattati dormire in macchina.

Il confronto è avvenuto tra esponenti politici senza un vero coinvolgimento dei cittadini presenti e la noia è stata seconda solo all’amarezza per non aver ascoltato una proposta che andasse in direzione dei bisogni drammaticamente urgenti di chi è ancora senza una dimora.

Alla fine del dibattito ci siamo fermati a scambiare qualche parola con Marco Valiani, uno dei relatori, consigliere comunale di Livorno eletto nella lista del M5S e successivamente espulso per dissensi con il sindaco pentastellato sulle nomine poco trasparenti di assessori e vertici di partecipate.

Una persona che ci è apparsa sinceramente interessata a non rinunciare a idee e obiettivi utili per la città ma che nello stesso tempo esprime il paradosso di chi è rimasto prigioniero di una logica del potere che pensava di superare entrando nel M5S. In questo si intravvede tutta l’anomalia italiana di un’assenza della sinistra dei bisogni e del passaggio inutile e traumatico di chi spera di portare avanti istanze popolari all’interno di un movimento populista e falsamente democratico come il partito privato di Grillo e Casaleggio.

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Manovre portoghesi: ma vi aspettavate qualcosa di diverso?

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di Riccardo ACHILLI

Un approccio neanche particolarmente pessimistico in politica dovrebbe condurre ad un sano realismo.

I fatti portoghesi hanno avuto l’evoluzione più ovvia. Cavaco Silva, il Presidente della Repubblica, ha incaricato di formare il governo il suo compagno di partito Coelho, e non il suo avversario Costa, basandosi su una prassi per noi italiani insolita, ma per la politica portoghese consueta, ovvero quella dei governi di minoranza.

In più sta apertamente invitando i deputati socialisti ad andare contro la disciplina di partito e a sostenere il governo di Pedro Passos Coelho.

Affidandosi, così, ad un’altra facile conclusione, ovvero che la fame di potere e la voglia di tenersi il seggio parlamentare senza tornare a nuove elezioni finirà per portare i socialisti a fornire una qualche forma di appoggio al governo di Coelho, nei prossimi mesi.

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Euro: i tre piani della sinistra

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di Marco GIUSTINI

La sconfitta di Tsipras contro la Troika di questa estate è stato un colpo micidiale alla prospettiva di cambiamento apertasi con la prima vittoria elettorale di Syriza. Quanto è avvenuto questa estate ha però di fatto aperto il dibattito a sinistra sul destino dell’eurozona, fino ad allora del tutto marginale. Si è creato il blocco europeo Varoufakis-Melenchon-Lafontaine-Fassina che propone con sfumature diverse come possibile l’uscita dall’euro.

Posizione questa che però è uscita sconfitta dalle ultime elezioni greche. Sebbene con un astensione fortissima che ha cancellato dal Parlamento greco i dissidenti di Syriza (Unità Popolare, supportata da Varoufakis) ha vinto Tsipras. Che si propone di gestire da sinistra l’irrealizzabile Terzo Memorandum della Troika, approvato dal primo governo Tsipras. Tra pochi mesi quando finiranno i soldi dei prestiti di emergenza europei la Grecia si troverà nelle stesse condizioni di questa estate. L’unica speranza di Tsipras è che in Spagna alle elezioni generali di dicembre possa vincere Podemos. L’uscita della Spagna dal blocco liberista potrebbe, infatti, il condizionale è d’obbligo, permettere alla Grecia di rinegoziare il debito ed avere la liquidità necessaria per realizzare una spesa pubblica espansiva.

Quindi le elezioni spagnole saranno decisive anche per il futuro del secondo governo Tsipras e per la ripresa di una politica socialdemocratica e neokeynesiana su base europea, in teoria, senza uscire dall’eurozona. Una vittoria di Podemos in Spagna avrebbe anche un effetto moltiplicatore in tutta Europa, darebbe ancora maggiore forza alla sinistra portoghese del Bloco de Izquierda – che potrebbe ora formare un governo in Portogallo –  al Sinn Fein in Irlanda alle prossime elezioni e favorirebbe Corbyn nel Labour inglese. Sostanzialmente metterebbe le basi per una nuova Internazionale Socialista in Europa.

Ma in caso di sconfitta di Podemos in Spagna, l’opzione più realistica diventerebbe quella di preparare l’uscita dall’eurozona, evitando che questa sfoci in nazionalismi identitari e xenofobi. In quest’ottica, nonostante la sconfitta in Grecia, resta importante l’opzione transeuropea promossa da Varoufakis ed a cui hanno aderito in Francia, Melenchon, in Germania Oskar Lafontaine ed in Italia, Stefano Fassina. Ovvero aprire la possibilità di una uscita dall’eurozona concertata a livello europeo nel caso l’Europa risulti del tutto irriformabile.

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Manifesto del Movimento Essere Sinistra – Seconda parte

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[La prima parte del Manifesto del Movimento Essere Sinistra è stata pubblicata qui]

[documento 001-b/2015/P]

ESSERE SINISTRA É UN MOVIMENTO ANTIFASCISTA E LIBERTARIO

Essere Sinistra si riconosce nei valori della Resistenza Partigiana e della lotta antifascista.

Ci consideriamo naturali eredi e continuatori di quello spirito autenticamente democratico e di quella lotta che oggi intendiamo riprendere per portare a compimento, poiché tale lotta non può considerarsi conclusa finché oltre il fascismo imposto con la repressione e la violenza delle armi, non sarà sconfitto anche il fascismo neoliberista che opprime i popoli con la violenza dei mercati globali esercitata tramite il ricatto finanziario legittimato dalle istituzioni democratiche ad esso asservite.

Allo stesso modo intendiamo portare a compimento gli intenti espressi nella Costituzione del 1948 cui ci ispiriamo per valorizzare il sacrificio e il sangue versato da chi ha lottato per la libertà e la giustizia nel nostro Paese.

La Costituzione della Repubblica Italiana è stata frutto di un inevitabile compromesso tra capitale e lavoro, compromesso che rifletteva i reali rapporti politici di forza in Italia alla fine del conflitto mondiale. Tali rapporti di forza, in parte legittimavano le pressioni delle nazioni allora vincitrici che ancora oggi esercitano una pesante egemonia e condizionamento sulla storia del nostro Paese.
La Costituzione, minacciata nel suo intimo da continue riforme regressive e liberiste, vaga oggi come uno spirito in cerca di incarnazione e al quale intendiamo dare corpo con modifiche e vincoli che la rendano attuativa soprattutto nel dettato in cui si richiama il diritto al lavoro e alle garanzie sociali.

Essere Sinistra è un Movimento Libertario e in quanto tale respinge e combatte con forza ogni sorta di fascismo politico, economico e culturale e ogni forma palese od occulta di autoritarismo e di violenza statuale ponendo al centro il valore assoluto dell’essere umano e il diritto alla sua libera determinazione contro ogni forma di violenza e limitazione derivanti da pregiudizi razziali, discriminazioni etniche, pretese identitarie di carattere religioso o nazionalistico, omofobia, sessismo.

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La Grecia senza illusioni

di Yanis VAROUFAKIS

[traduzione del suo articolo su Project Syndicate “Greece without illusions]

“Il più costoso rimpasto di governo nella storia della Grecia”.
Questo è almeno uno dei modi per descrivere il risultato delle elezioni politiche greche del 20 settembre. Infatti, con poche eccezioni, gli stessi ministri sono tornati ai medesimi uffici come parte di un’amministrazione sostenuta dalla stessa strana coppia di partiti (Syriza, di sinistra e il più piccolo partito di destra dei Greci Indipendenti), che ha ricevuto soltanto una quota leggermente inferiore di voti rispetto alla precedente amministrazione.

Ma questo aspetto di continuità è fuorviante. Mentre la percentuale dei votanti che appoggiano il governo è relativamente invariato, seicentomila dei 6,1 milioni di greci che hanno votato al referendum 5 luglio sul seguire o no la politica di prestiti “extend and pretend” con severi vincoli di austerità severe a questi collegati sono rimasti a casa.
La perdita di così tanti elettori, in poco più di due mesi, riflette il drastico cambiamento di umore dei votanti – da appassionato a triste.

Lo spostamento riflette il mandato che il primo ministro Alexis Tsipras ha chiesto e ottenuto. Lo scorso gennaio, quando mi trovavo con lui, abbiamo chiesto agli elettori di sostenere la nostra determinazione a porre fine ai salvataggi che ampliano il debito, i quali avevano spinto la Grecia in un buco nero e venivano gestiti come modello per politiche di austerità in Europa. Il governo che è stato rieletto il 20 settembre ha il mandato opposto: di attuare un programma di salvataggio basato sull’estensione del debito – anzi, la sua variante più tossica che mai.

La nuova amministrazione Tsipras lo sa. Tsipras capisce che il suo governo sta pattinando sul ghiaccio sottile di un programma di bilancio che non può avere successo e di un programma di riforme che i suoi ministri detestano. Mentre gli elettori preferiscono saggiamente che lui e il suo gabinetto, piuttosto che l’opposizione conservatrice, attuino un programma che la stragrande maggioranza dei greci detesta, la realtà del programma di austerità metterà alla prova la pazienza della gente.

Il governo Tsipras è impegnato a promulgare una lunga lista di misure recessive. Voglio evidenziare tre punti della valanga fiscale che ci attende: più di 600.000 agricoltori saranno chiamati a pagare imposte addizionali arretrate per il 2014 e di anticipare oltre il 50% delle imposte stimate del prossimo anno. Circa 700.000 piccole imprese (compresi i lavoratori a basso salario che sono costretti a operare come fornitori di servizi privati) dovranno anticipare il 100% (sì, avete letto bene) delle tasse del prossimo anno. A partire dal prossimo anno, ogni commerciante dovrà affrontare una tassazione del 26% del primo euro che guadagna – pur essendo tenuto ad anticipare nel 2016 un 75% del totale delle tasse del 2017.
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Grecia: riflessioni dopo la battaglia

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di Pablo Bustinduy AMADOR

[traduzione dell’articolo – del 1 settembre 2015 – del Segretario delle relazioni internazionali di Podemos a cura di Serena Corti]

La risoluzione della crisi greca ha gettato nella disperazione molti di coloro che lavorano per il cambiamento democratico in Europa. Va detto senza mezzi termini : il terzo memorandum è una grave battuta d’arresto, il cui prezzo continuerà a venir pagato dal popolo greco con anni di sofferenze e di austerità, e comporta una disillusione in coloro che credono e sperano nella costruzione di un’Europa democratica e sociale.

Si tratta di un accordo dannoso frutto dell’ideologia politica e finanziaria dei creditori che non cercano di difendere gli interessi generali della Grecia né dell’ Europa, ma di rafforzare il controllo politico e finanziario della Germania e neutralizzare ogni possibilità di alternativa politica nella periferia europea. Tuttavia, una volta espresse queste premesse, penso che sia necessario elencare una serie di osservazioni sul contesto europeo attuale e sulle prospettive che si aprono per tutte le battaglie successive.

1- In Europa c’è un conflitto globale tra austerità e democrazia, che colpisce tutti i settori della vita politica e sociale e che determinerà gli orizzonti, le capacità e le possibilità di una azione politica di trasformazione per i decenni a venire. È essenziale rendersene conto e comprenderlo: Alexis Tsipras non si è scontrato con le forze conservatrici dell’ordine costituito, ma con uno status quo dinamico, che è in fase di ridefinizione e trasformazione. Siamo in un periodo di profonda, complessa transizione geopolitica e a seconda dell’entità del quadro, della scala del tempo e dello spazio che adotteremo per spiegarla, la prospettiva di quanto è successo in Grecia cambia notevolmente.

La lettura specifica della situazione – una dolorosa sconfitta – può far cadere nel fatalismo, che offusca la comprensione ed è nemico dell’analisi: in una lunga prospettiva, sistemica, le forze della democrazia devono riorganizzarsi, riconoscere i progressi – che sono molti – e le battute d’arresto di questi ultimi sei mesi, e muoversi in direzioni che possono costituire le prossime battaglie, nelle condizioni più favorevoli. L’ordine stabilito è in movimento, e rimane aperta la possibilità di una profonda trasformazione politica che ponga fine all’ austerità e aumenti la democratizzazione della nostra vita economica, politica e sociale. Basta guardare a quello che sta succedendo nelle primarie laburiste e democratiche, o quanto è successo nelle elezioni turche, in Scozia o nelle città spagnole: la prospettiva di un cambiamento, grazie in gran parte al processo greco, è oggi più aperto rispetto a un anno fa.

2 – La maggior parte delle reazioni e dei commenti sulla risoluzione della crisi greca si sono sviluppati da un punto di vista morale: tradimenti, capitolazioni, coraggio, declinazioni di volontà . Si tratta di una tendenza logica e istintiva, ma è anche la causa della povertà strategica della maggior parte delle analisi compiute sul caso. Occorre essere gelidamente materialisti adesso: pensare allo scenario, pesare le forze, capire cosa è successo, e analizzare quali sono i margini che rimangono aperti, e quali sono quelli che sono stati chiusi, quelli che possono essere aperti o meno. Tutto il resto è letteratura, drammatizzazione, ed è inutile per la politica (o almeno non la politica che ci interessa).

3 – E’ inutile analizzare la sconfitta del governo greco in termini di ” volontà”, come se Tsipras non avesse voluto andare al di là di quanto ha realizzato, come se gli fosse mancato il coraggio di attuare un piano B che nessuno conosce a fondo nè può definire esattamente. In un paese che importa una parte sostanziale di cibo e medicinali consumati, e più di due terzi dell’energia, un paese in rovina che ha perso due terzi del proprio sistema produttivo nei lunghi anni di austerità, in un paese con il sistema bancario soffocato dalla BCE, senza riserve in valuta estera, e senza possibilità di finanziarsi da soli nei mercati o nelle istituzioni internazionali, il margine di trattativa nell’ora X delle decisioni purtroppo ha rivelato tutti i suoi limiti strutturali.

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Un messaggio per il signor Renzi

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di Yanis VAROUFAKIS

[Traduzione dal suo blog della risposta di Yanis Varoufakis alle affermazioni di Matteo Renzi nel corso della direzione del Partito Democratico]

Il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi è molto contento di essersi sbarazzato di me – prendendo a esempio la mia “rimozione” dalla “scena” come un segnale che coloro che dividono un partito – gli apostati – sono buttati fuori. La sua è una pia illusione. Lo scorso Luglio “loro” si sono sbarazzati di qualcosa di molto più importante di me. E questo è il mio messaggio per il presidente del Consiglio italiano.

Il signor Renzi mi presenta come un apostata che ha lasciato SYRIZA ed è ora in un deserto politico. La verità è molto più sobria. A differenza di alcuni miei compagni, io sono rimasto fedele alla piattaforma SYRIZA che ci ha visti eletti il 25 gennaio, in quanto partito unito che ha portato speranza ai greci e all’Europa dei popoli. Speranza per cosa?

Speranza per la fine del sistema dei salvataggi basati sui prestiti “extend and pretend“, che costano cari agli europei, e che hanno condannato la Grecia a una depressione permanente e che hanno permesso di minacciare politiche fallimentari per il resto dell’Europa.

Che cosa è successo? Sotto l’estrema minaccia dei capi di Stato e di governo europei, tra cui il signor Renzi (che ha rifiutato di discutere ragionevolmente le proposte greche) il mio primo ministro, Alexis Tsipras, è stato soggetto il 12 e 13 Luglio all’insopportabile prepotenza, al nudo ricatto, a pressioni disumane. Il signor Renzi ha svolto un ruolo centrale nell’aiutare a spezzare la resistenza di Alexis, con la sua tattica di “poliziotto buono”, sulla base del racconto “Se non ti arrendi, vi  distruggeranno – accetta, per favore”. Io e Alexis divergevamo in quanto non eravamo d’accordo sul fatto se “loro” stessero bluffando oppure no, e se noi, in ogni caso, avevamo il diritto morale di firmare un altro accordo impossibile , consegnando le chiavi di ciò che resta dello stato greco alla spietatezza della troika.

Che era, è e rimane una contrarietà tra me e Alexis.

Dopo quel disaccordo, Alexis è stato costretto ad una svolta nella politica di SYRIZA sul salvataggio mediante l’estensione del prestito (che per la prima volta nella storia del SYRIZA, accoglie come necessario il male) e, di conseguenza, una gran parte di membri del partito ha deciso di non seguire lo stesso percorso. E non è stato solo il segmento di Unità popolare che ha lasciato. Sono state persone come Tasos Koronakis, segretario del partito, io e molti altri, che non hanno mai condiviso Unità popolare.

Non siamo “apostati”, siamo compagni che non sono d’accordo sul fatto che SYRIZA dovrebbe diventare il nuovo PASOK, che si sono rifiutati di unirsi alla schiera dei piccoli partiti, come Unità Popolare, e che hanno scelto di non candidarsi in questa triste elezione parlamentare, che non potrà produrre un parlamento in grado di attuare un valido programma di riforma per la Grecia.

E torniamo al signor Renzi. Signor Renzi, ho un messaggio per lei: può gioire per tutto il tempo che vuole per il fatto che io non sono più ministro delle finanze, anche in Parlamento. Ma non si è “sbarazzato” di me.

Io sono vivo e vegeto politicamente, come le persone che si trovano in Italia mi ricordano quando cammino per le strade del vostro splendido paese. No, quello di cui  si è sbarazzato, partecipando a questo vile colpo di Stato contro Alexis Tsipras e la democrazia greca nel luglio scorso, è stata la sua propria integrità come democratico europeo. Forse anche della sua anima. Per fortuna, questo non è irreversibile.

Ma è necessario fare una profonda ammenda.

Non vedo l’ora di vederla tornare nei ranghi dei democratici europei.