Sel, la finzione dei due diversi PD e la contraddizione dell’avversario che è anche alleato

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di Giuseppe D’ELIA

Nei giorni scorsi Sel ha prodotto un documento politico che è stato approvato dall’Assemblea nazionale a larga maggioranza (nessun contrario; 2 astenuti).

Questo documento si fonda su una contraddizione di fondo che può essere evidenziata al meglio attraverso un raffronto diretto tra quattro passaggi chiave, che risultano fondamentali per una sua corretta interpretazione:

[1] «come già deciso nella assemblea di luglio, impegniamo Sel ad ogni livello nella costruzione di un soggetto politico che abbia l’ambizione di presentare al Paese una proposta di governo autonoma, e per questo alternativa e competitiva a quella di Matteo Renzi».

[2] «Oggi, sul piano politico, un’alleanza col Pd di Matteo Renzi non è neppure immaginabile, perché sarebbe la sconfessione delle nostre battaglie e proposte».

[3] «Vogliamo evitare gli errori del passato, il minoritarismo, il meccanicismo e la riproposizione di una equazione che accompagna, da una decina di anni, i fallimentari tentativi di riaggregazione a sinistra, quella fondata sulla idea di costruire un progetto politico per contrarietà, a partire da vicinanze o lontananze dal PD, come se, per battere la vocazione maggioritaria bastasse enunciare una sorta di predisposizione minoritaria. E vogliamo altresì batterci contro le derive opportunistiche e trasformistiche di quel governismo che non è cultura di governo ma solo ansia, spesso scomposta, di potere».

[4] «Il voto in molte città tra le quali alcune delle più grandi e importanti del Paese rappresenta un passaggio di particolare importanza. In quelle elezioni si deciderà della vita delle città e di chi le abita ma contemporaneamente un voto di queste dimensioni assumerà il senso di un voto sulle politiche di governo della crisi e sulle loro conseguenze locali e nazionali. Per noi non si tratta di stabilire regole astratte che da Roma calino sui territori in modo automatico e meccanicistico. Consideriamo necessario difendere e lavorare per dare continuità a quelle esperienze che nel governo concreto delle città hanno saputo guadagnare le caratteristiche di laboratori politici e amministrativi. Proprio per questo però è necessario che, ovunque non si verifichino queste condizioni, l’impegno di Sel sia rivolto alla costruzione di percorsi innovativi e autonomi che, a partire da qualificate proposte di governo locale e dalla definizione partecipata di percorsi plurali, mettano in campo un punto di vista alternativo e competitivo».

Come è evidente, Sel ha scelto di creare una finzione narrativa: da un lato, ci sono Renzi, le politiche del governo Renzi e il PD di Renzi a cui fare ferma opposizione; dall’altro, contemporaneamente, c’è la necessità di dare continuità alle esperienze di governo locali col PD.

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La Grecia senza illusioni

di Yanis VAROUFAKIS

[traduzione del suo articolo su Project Syndicate “Greece without illusions]

“Il più costoso rimpasto di governo nella storia della Grecia”.
Questo è almeno uno dei modi per descrivere il risultato delle elezioni politiche greche del 20 settembre. Infatti, con poche eccezioni, gli stessi ministri sono tornati ai medesimi uffici come parte di un’amministrazione sostenuta dalla stessa strana coppia di partiti (Syriza, di sinistra e il più piccolo partito di destra dei Greci Indipendenti), che ha ricevuto soltanto una quota leggermente inferiore di voti rispetto alla precedente amministrazione.

Ma questo aspetto di continuità è fuorviante. Mentre la percentuale dei votanti che appoggiano il governo è relativamente invariato, seicentomila dei 6,1 milioni di greci che hanno votato al referendum 5 luglio sul seguire o no la politica di prestiti “extend and pretend” con severi vincoli di austerità severe a questi collegati sono rimasti a casa.
La perdita di così tanti elettori, in poco più di due mesi, riflette il drastico cambiamento di umore dei votanti – da appassionato a triste.

Lo spostamento riflette il mandato che il primo ministro Alexis Tsipras ha chiesto e ottenuto. Lo scorso gennaio, quando mi trovavo con lui, abbiamo chiesto agli elettori di sostenere la nostra determinazione a porre fine ai salvataggi che ampliano il debito, i quali avevano spinto la Grecia in un buco nero e venivano gestiti come modello per politiche di austerità in Europa. Il governo che è stato rieletto il 20 settembre ha il mandato opposto: di attuare un programma di salvataggio basato sull’estensione del debito – anzi, la sua variante più tossica che mai.

La nuova amministrazione Tsipras lo sa. Tsipras capisce che il suo governo sta pattinando sul ghiaccio sottile di un programma di bilancio che non può avere successo e di un programma di riforme che i suoi ministri detestano. Mentre gli elettori preferiscono saggiamente che lui e il suo gabinetto, piuttosto che l’opposizione conservatrice, attuino un programma che la stragrande maggioranza dei greci detesta, la realtà del programma di austerità metterà alla prova la pazienza della gente.

Il governo Tsipras è impegnato a promulgare una lunga lista di misure recessive. Voglio evidenziare tre punti della valanga fiscale che ci attende: più di 600.000 agricoltori saranno chiamati a pagare imposte addizionali arretrate per il 2014 e di anticipare oltre il 50% delle imposte stimate del prossimo anno. Circa 700.000 piccole imprese (compresi i lavoratori a basso salario che sono costretti a operare come fornitori di servizi privati) dovranno anticipare il 100% (sì, avete letto bene) delle tasse del prossimo anno. A partire dal prossimo anno, ogni commerciante dovrà affrontare una tassazione del 26% del primo euro che guadagna – pur essendo tenuto ad anticipare nel 2016 un 75% del totale delle tasse del 2017.
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La Volkswagen E’ lo spirito del capitalismo

capitalismo

di Francesco BORGHESAN

Mentre stavo leggendo su Il Fatto Quotidiano l’articolo di Loretta Napoleoni “Volkswagen, il gigante del capitalismo ha mentito ai suoi clienti. Avanti il prossimo“, mi sono venute in mente alcune considerazioni su uno scandalo che non lo è. Quello del gruppo Volkswagen è il modus operandi delle corporation capitaliste e dei loro manager.

Loretta Napoleoni definisce correttamente “delinquenti”, i vertici della VW.
Io evidenzio che servirebbe tenere una precisa distinzione tra gli uomini a capo dell’azienda, dall’azienda stessa. Gli uomini vanno rimossi e severamente sanzionati, anche penalmente. Altro che dimissioni del Presidente, c’è almeno tutta la prima linea gerarchica che va processata. L’azienda va tenuta in vita e deve continuare a produrre per garantire lavoro, occupazione e reddito. La sanzione amministrativa dovrebbe realizzarsi nella confisca temporanea dell’azienda per un congruo lasso di tempo e la riconsegna agli azionisti dopo che sono stati coperti, maggiorati delle appropriate sanzioni, tutti i danni, compresi, soprattutto, quelli ambientali.

Più in generale nelle analisi di fatti simili diviene fondamentale distinguere sempre la proprietà dall’oggetto posseduto, chi detiene le leve di comando da chi deve eseguire materialmente il lavoro all’oscuro delle conseguenze (le aziende per chi vi lavora internamente non sono luoghi trasparenti, al contrario le informazioni importanti sono detenute da pochi in quanto il segreto è una leva interna di potere).

Questo doveva essere anche il criterio guida per le azioni di “salvataggio” (bailout) delle banche travolte dalla crisi del 2007-2008: distinguere le banche dai banchieri. Le banche andavano correttamente salvate, perché con esse si salvano i risparmi dei cittadini e i posti di lavoro.  I banchieri-manager, vista la dimensione dei danni,  andavano fatti invecchiare nelle galere e gli azionisti dovevano essere privati della proprietà per vedersela riconsegnare dopo i risarcimenti. Invece, cosa è stato fatto lo sappiamo tutti: USA, Germania, Francia e Inghilterra con i soldi pubblici hanno salvato le banche e mantenuto i banchieri al loro posto. Perfetto esempio di libero mercato: lo dico per i feticisti del neoliberismo.

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Il Catasto: una riforma che non arriva mai

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di  Marzia BERNARDINI

Rinviata la Riforma del Catasto: il Governo dice: «Troppo alto il rischio di far aumentare le tasse», ma per chi di preciso?

Sulla decisione del Governo di rimandare la discussione della tanto attesa riforma del Catasto, sembra abbia pesato l’osservazione fatta da Daniele Capezzone (già radicale, adesso PDL).

Capezzone, in qualità di relatore della legge in Parlamento, pare infatti che abbia messo in guardia il Governo circa il rischio di un aumento generalizzato delle tasse sulla casa, provocando nuovi ed ulteriori salassi per le tasche degli italiani, in un momento già così difficile. E così il nostro Premier Renzi, ha deciso di togliere il relativo decreto dall’ordine del giorno del consiglio dei ministri, fino a data da destinarsi.

Ma davvero sarebbe un salasso a tappeto per le nostre tasche, oppure sarebbe un salasso solo per le tasche di qualcuno ed in particolare per chi le tasche ce l’ha già belle piene da un pezzo?

Vediamo qual è il succo di questa riforma, ma proprio in forma scarnificata, tralasciando categorie catastali e sigle e attenendoci semplicemente ai concetti fondamentali sui quali si fonda.

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Attaccare!

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di Vincenzo G. PALIOTTI

Io sto cercando di capire come mai l’italiano si è di nuovo innamorato del solito “pifferaio magico”. Non trovo un motivo valido, secondo le mie ottiche, per cui questo ragazzotto arrogante e poco incline – diciamolo pure, incapace – a ricoprire un ruolo così importante della vita pubblica del nostro Paese sta raccogliendo tanti consensi, anche dai media.

E’ simpatico? A me no di certo, odio gli sbruffoni, i primi della classe, i figli di papà intesi come tutti quelli che hanno il culo al caldo e l’avvenire provveduto dai genitori, in modi poco “chiari”.
E’ serio? Non direi, uno che parla alla gente con slogan e via tweet che alle conferenze stampa con suoi omologhi invece di stare attento “giochicchia” con il suo iPhone. Non si può ritenere serio uno che promette, promette e poi fa l’esatto contrario. E’ competente? Per carità.
Io non credo assolutamente che Renzi abbia capacità per portare il Paese fuori dalle secche e farlo crescere, ma neppure la volontà, legato come è ai poteri forti. Questo è dovuto principalmente dalle sue dipendenze: Renzi infatti è uno dei tanti lacchè del Fondo Monetario, della Commissione europea neoliberista, della BCE, delle banche, di Confindustria, in poche parole dei poteri capitalisti che si disinteressano completamente dell’andamento generale dei paesi di pertinenza. L’importante è che vengano rispettati i loro dettami e le loro strategie. Se non fosse così le misure da prendere sarebbero altre, non quelle attuali che non servono altro che a mantenere invariata la situazione.
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Educazione Civica

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di Andrea NOBILE

Non possiamo cascarci una volta ancora, credere una volta ancora che, nella migliore delle ipotesi, si tratti di qualche mela marcia e, nella peggiore, di un clamoroso errore giudiziario.
Non possiamo continuare a lamentarci della classe politica se non modifichiamo radicalmente i nostri atteggiamenti.
Questa classe politica è esattamente quello che ci stiamo meritando.

Per chi, come me, è veneziano, era noto da sempre che il Mose rappresentava, volendo essere buoni, una spesa folle ed inutile. Senza contare l’impatto ambientale disastroso che questa diga mobile sembra rappresentare nei confronti di un ecosistema straordinario come quello della laguna veneziana. Continua a leggere