Manovre portoghesi: ma vi aspettavate qualcosa di diverso?

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di Riccardo ACHILLI

Un approccio neanche particolarmente pessimistico in politica dovrebbe condurre ad un sano realismo.

I fatti portoghesi hanno avuto l’evoluzione più ovvia. Cavaco Silva, il Presidente della Repubblica, ha incaricato di formare il governo il suo compagno di partito Coelho, e non il suo avversario Costa, basandosi su una prassi per noi italiani insolita, ma per la politica portoghese consueta, ovvero quella dei governi di minoranza.

In più sta apertamente invitando i deputati socialisti ad andare contro la disciplina di partito e a sostenere il governo di Pedro Passos Coelho.

Affidandosi, così, ad un’altra facile conclusione, ovvero che la fame di potere e la voglia di tenersi il seggio parlamentare senza tornare a nuove elezioni finirà per portare i socialisti a fornire una qualche forma di appoggio al governo di Coelho, nei prossimi mesi.

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La Primavera di Atene – 3. Come e perchè hanno organizzato il colpo di Stato

di Yanis VAROUFAKIS

[La terza parte della traduzione del discorso di Yanis Varoufakis alla Festa della Rosa di Frangy-en-Bresse. Per le parti precedenti 12]

Ostruzionismo

I nostri negoziati con le istituzioni, la Troika, sono stati l’esperienza più frustrante si possa mai avere. Come quelle persone maleducate che vogliono parlare con te di tutto in una volta, il che significa che si finisce per parlare di niente, le istituzioni hanno insistito su una “revisione completa” che portasse ad un “accordo globale”, il che significava che volevano parlare su tutto.

Asserivano di aver bisogno di tutti i dati sul percorso fiscale su cui l’economia greca si basa, di aver bisogno di tutti i dati sulle imprese di proprietà statale, tutti i dati sui fondi pensione, sulle compagnie energetiche, su questo, quello e quell’altro. Per dimostrare la nostra collaborazione abbiamo concordato con questa procedura, abbiamo risposto ai questionari, tenuto innumerevoli incontri per fornire i dati. Dopo che una grande quantità di tempo è stato sprecato per trovare fatti che già i ministri conoscevano da prima,  allora ci hanno chiesto che cosa avessimo intenzione di fare in materia di imposta sul valore aggiunto, l’IVA. Abbiamo fatto tutto il possibile per spiegare loro i nostri accurati e moderati piani per l’IVA. Invece di ascoltare, ci hanno guardato poco convinti, hanno rifiutato la nostra proposta, ma non sono mai riusciti a presentare una loro proposta. E poi, prima di  puntare su un accordo in materia di IVA, sono quindi passati ad un altro problema, come la privatizzazione. Ci hanno chiesto cosa vogliamo fare per le privatizzazioni, gli abbiamo posto davanti qualcosa di sensato e moderato e lo hanno rifiutato.  Poi, si sono spostati su un altro argomento, come le pensioni, da lì ai prodotti nei mercati, da lì ai rapporti di lavoro, dai rapporti di lavoro a ogni sorta di cose. Così è stato come un cane che si morde la coda.

Forse il più grande ostacolo al conseguimento di un negoziato ragionevole era proprio nella frammentazione della troika. Il FMI è stato vicino a noi sull’importanza della ristrutturazione del debito, ma ha insistito su fatto che dovevamo eliminare  ogni residuo di tutela dei diritti dei lavoratori e dei professionisti della classe media, come i farmacisti o gli ingegneri. La Commissione era molto più in sintonia con noi su questi temi sociali, ma ha proibito qualsiasi discorso su una ristrutturazione del debito perché non si turbino Berlino e Francoforte. La BCE aveva il suo ordine del giorno. In breve, ciascuna delle istituzioni ha delineato diverse linee rosse, il che significava che eravamo imprigionati in una griglia di linee rosse.

Peggio ancora, abbiamo avuto a che fare con l’opera di  ‘disintegrazione verticale’ da parte dei nostri creditori, così come i capi del FMI e della Commissione avevano un ordine del giorno diverso dai loro sottoposti,  i ministri delle Finanze tedesco e austriaco avevano un ordine del giorno totalmente in contrasto con quello dei loro Cancellieri.

Nel frattempo, i giorni e le settimane passavano a causa della determinazione dei nostri creditori per ritardare, ritardo su ritardo, mentre rivelavano alla stampa, allo stesso tempo, che eravamo noi a tenere in stallo i negoziati, quando era il nostro governo che era stato asfissiato di proposito dalla BCE.

Ancora prima che fossimo eletti la BCE aveva segnalato che avrebbe ridotto l’accesso alla liquidità delle banche greche. I nostri avversari sulla stampa hanno trasformato questo in una gigantesco campagna allarmistica, incitando efficacemente i depositanti a prendere i loro soldi dalle banche. Non c’è niente di più facile al mondo per una banca centrale che incentivare una corsa agli sportelli – quella corsa agli sportelli che le banche centrali sono state create per prevenire.

Alcuni giorni dopo essere stati eletti, mi precipitai a Londra per parlare con i finanzieri della città, al fine di calmare i nervi e convincerli che il nostro governo era pro-business, ma allo stesso determinato a salvaguardare l’interesse della nostra popolazione sofferente. Ha funzionato. La mattina successiva la borsa greca era aumentata del 12% per le azioni bancarie e del 20% in più in totale. Il giorno dopo, la BCE ha annunciato che era intenzionata a limitare l’accesso delle nostre banche al suo meccanismo di liquidità. Lo scambio azionario crollò di nuovo. Perché la BCE ha fatto questo al nostro nuovo governo?

La risposta ufficiale è stata perche ‘il programma’ della Grecia sarebbe dovuto scadere alla fine del mese di febbraio “sollevando dubbi sulla capacità collaterale delle banche greche”. In realtà, la BCE stava mettendo alle strette il nostro governo per farlo smettere di sognare di riaccendere la speranza e spingerlo ad accettare il programma fallimentare della troika come è stato – forse con alcune modifiche estetiche.

E’ interessante confrontare ciò che la BCE ha fatto a noi con quello che aveva fatto nell’estate del 2012, quando è stato eletto un nuovo governo e, ancora una volta, il ‘programma’ greco era in un limbo: allora, la BCE ha aumentato la liquidità delle banche di enormi livelli in una sola volta e ha aumentato il limite della carta di credito dello Stato greco (o T-Bill) da 15.000 a 18.300 milioni. Nel nostro caso? Nel nostro caso, la BCE ha aumentato la liquidità delle banche poco a poco, giorno dopo giorno, creando la paura per i depositanti che forse un domani il limite non sarebbe stato alzato e le banche sarebbero dovute girare a secco. Naturalmente la corsa agli sportelli è peggiorata.

Per quanto riguarda il limite della carta di credito del governo, invece di spingere in su da 15.000 a 18.300 milioni, la BCE ha spinto verso il basso, con un trucco legale senza precedenti da 15 a 9 miliardi. E tutto questo in un momento in cui ho dovuto trovare 7 miliardi per effettuare i pagamenti al FMI, il pagamento originariamente pensato per essere alla base di nuovi prestiti che non ci sono mai stati elargiti.

La loro strategia era molto, molto semplice: ritardare qualsiasi accordo con noi, scaricare la colpa del ritardo su di noi e su ‘la mancanza di’ credibilità’ delle nostre proposte, fino a quando il nostro governo, il nostro Stato, fosse rimasto a corto di liquidità. Poi ci hanno colpito con un ultimatum sotto la minaccia di chiusura immediata delle banche. Questo non è stato altro che un colpo di stato.

Come ho detto, nel 1967 ci sono stati i carri armati e nel 2015 ci sono state le banche. Ma il risultato è lo stesso nel senso di aver rovesciato il governo o di averlo costretto a rovesciarsi da solo – come il Primo Ministro Tsipras purtroppo ha deciso di fare la notte del nostro magnifico referendum, la notte che mi sono dimesso dal mio ministero, e poi di nuovo il 12 luglio.

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La Primavera di Atene – 1. Uno spettro si aggira per l’Europa. Lo spettro della democrazia

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[Abbiamo tradotto integralmente il discorso di Yanis Varoufakis alla Festa della Rosa di Frangy-en-Bresse. E ve lo presentiamo diviso nelle sue varie parti.

E’ un documento straordinario per comprendere il colpo di Stato antidemocratico che l’Eurogruppo ha perpetrato nei confronti della Grecia, la condizione di protettorato politico ed economico in cui versa la Grecia oggi e colpirà chiunque si opporrà ai diktat relativi all’austerità dei Signori dell’Euro. E’ una guerra contro la democrazia. E la stiamo perdendo]

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Lasciate che vi dica perché sono qui con le parole che ho preso in prestito da un famoso vecchio manifesto. Sono qui perché:

Uno spettro si aggira per l’Europa – lo spettro della democrazia.

Tutte le potenze della vecchia Europa si sono riunite in una santa alleanza per esorcizzare questo spettro: i banchieri sponsorizzati dallo stato e l’Eurogruppo, la troika e il dottor Schäuble, gli eredi spagnoli del lascito politico di Francisco Franco e la leadership dell’ SPD di Berlino, i governi baltici che hanno sottoposto le loro popolazioni a una terribile e non necessaria recessione e la risorta oligarchia della Grecia.

Io sono qui di fronte a voi, perché una piccola nazione ha scelto di opporsi a questa santa alleanza. Per guardarli negli occhi e dire: “La nostra libertà non è in vendita“. La nostra dignità non è all’asta. Se noi abbandonassimo la libertà e la dignità, come ci chiedete di fare, l’Europa perderà la sua integrità e perderà la sua anima.

Io sono qui di fronte a voi, perché nulla di buono succede in Europa, se non parte dalla Francia.

Io sono qui di fronte a voi, perché la Primavera di Atene che ha unito i Greci e ci ha ridato

• il loro sorriso

• il loro coraggio

• la loro libertà dalla paura

• la forza di dire NO all’irrazionalità

• NO alla mancanza di libertà

• NO a una sottomissione che, alla fine, non beneficia anche l’Europa dei forti e dei potenti,

quella magnifica Primavera di Atene, culminata in un 62% che afferma un maestoso NO all’irrazionalità e alla misantropia, la nostra Primavera di Atene, possa essere anche l’occasione per una primavera di Parigi, di Frangy, di Berlino, di Madrid, di Dublino, di Helsinki, di Bratislava, una primavera di Vienna.

Sono qui perché la nostra Primavera di Atene è stata schiacciata, proprio come la Primavera di Praga prima di essa. Naturalmente non è stato schiacciata con i carri armati. E’ stato schiacciata con le banche. Come disse una volta Berthold Brecht: “Perché inviare assassini quando possiamo impiegare gli ufficiali giudiziari?”.

Perché organizzare un colpo di stato quando è possibile inviare a un governo appena eletto il presidente dell’Eurogruppo per raccontare al nuovo ministro delle Finanze, tre giorni dopo il suo insediamento, che si trova di fronte una scelta: il programma di austerità preesistente, che ha portato alla Grande Depressione del suo paese, o la chiusura delle banche della nazione? Perché mandare truppe nel Paese quando si possono avere visite della Troika mensili con l’esplicito  scopo della presa in consegna di ogni ramo del governo e la scrittura di ogni atto legislativo di una nazione?

Le elezioni non possono cambiare nulla

Quando nel mio primo incontro dell’Eurogruppo, a febbraio, ho suggerito ai ministri delle Finanze un compromesso tra l’attuale programma di austerità della troika e il nostro programma di riforme del governo appena eletto, Michel Sapin ha preso la parola d’accordo con me – per discutere in modo eloquente a favore di un terreno comune tra il passato e il futuro, tra il programma della Troika e il programma elettorale del nostro nuovo governo che il popolo greco aveva appena approvato.

Il Ministro delle Finanze tedesco intervenne subito: “Le elezioni non possono cambiare nulla”, ha detto. “Se ogni volta che c’è un’elezione cambiano le regole, la zona euro non può funzionare.”

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I volti di Atene. Diario di viaggio tra la bellezza e la crisi dell’Europa

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di Marcello COLASANTI

Ho da poco concluso il mio viaggio in solitaria ad Atene, un viaggio dettato non dalle bellezze turistiche, archeologiche e storiche che la città può offrire, di cui comunque ho piacevolmente goduto, ma dalla voglia di scoprire, vedere, vivere e capire la reale situazione che sta vivendo la Grecia in questo momento storicamente unico.

La mia visita ateniese ha toccato il centro della città, con i suoi quartieri più turistici e storici come Syntagma, Plaka, Makrygianni, l’Acropoli, Monastiraki; semicentrali come Thisio, Psyrri, Gazi e periferici partendo da quartieri come Gazi, Metaxourghio, la famigerata Exarchia, spostandomi da esse in direzione sempre più periferica, cercando di parlare il più possibile con i commessi, gli operai, i camerieri, le persone che sulla pelle hanno vissuto, loro malgrado, questa crisi.

Nelle zone centrali, quelle più turistiche, la situazione è piuttosto buona; naturalmente essendo il turismo uno dei settori principali dell’economia greca e fonte di occupazione, si cerca di mantenere un’ottima offerta turistica.

Il turista “classico” che visita Atene per motivi storici e ludici, la troverà assolutamente godibile, con una funzionale rete di metropolitana, negozi, ristoranti, musei efficienti, strade pulite e supermercati; i turisti impauriti (in gran parte italiani) dall’apocalittico bombardamento mediatico sulla situazione greca, cancellando le proprie vacanze in Grecia hanno sicuramente fatto un errore.

Agli occhi meno attenti la situazione del centro potrà apparire alquanto normale, ma con più attenzione, già da qui si avvertono delle problematiche.

Alzando gli occhi, anche nella centralissimi Via Ermou (paragonabile alla romana Via del Corso) ci si rende conto che la maggior parte degli appartamenti è vuota, gli uffici dismessi, tantissimi, in ogni palazzo, i cartelli di case in vendita. E anche nella stessa Ermou, ma in tutto il centro e principalmente nelle vie laterali, palazzine completamente abbandonate.

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Le baruffe greche

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di Ivana FABRIS

Ci si affanna a discutere fino a litigare furiosamente su Syriza e si vedono e leggono cose che voi umani…

Gente che si vuol bene che se solo sfiora l’argomento Tsipras, poi se ne dice di ogni colore (soprattutto, rosso da un lato e biancoazzurro dall’altro).

Amici che non si parlano più fino alle prossime elezioni greche.

Gruppi che si spaccano e chi lascia emigra in Grecia.

Coniugi che si separano e uno ha il legale italiano mentre, l’altro, tassativamente greco.
Famiglie che si dilaniano fino a farne dei titoli buoni per le pagine di cronaca da pubblicare ad Atene.

Pronto soccorso psichiatrici in stato d’allerta, ma solo a condizione che lo psichiatra di turno conosca a memoria il giuramento di Ippocrate in greco antico.

Gente che si fa esplodere in giro per Facebook pur di difendere la causa tsipriota perchè un eroe romantico merita l’estremo sacrificio.

Il tutto mentre in Italia siamo alla canna nel gas perchè intanto che Renzi (figlio di una certa troika e non è un insulto) distrugge tutto e tutti, qui succede che…

la sinistra continua a non esistere in forma organizzata, ma nemmeno accennata, al massimo è un pensiero e per nulla organizzato pure quello;
– si avvalla ancora l’idea che il PD possa avere qualcosa di sinistra nei suoi programmi, ammesso che mai abbia avuto un programma ma pure un’idea anche lontanamente di sinistra;
c’è chi ancora discute di Bersani e Italia Bene Comune, e non c’è più il bene, non c’è più nemmeno il Comune e non c’è più neanche l’Italia. Su Bersani stendiamo una trapunta pietosa, inutile infierire;
– si pensa che Possibile incarni la sinistra quando è una sinistra di stampo americano-ulivista, quindi non è sinistra e se lo è, al massimo è ancora un centrosinistra, insomma un casino, ma in ogni caso di sinistra nemmeno l’ombra;
– c’è ancora chi crede che si debba rimanere nel PD per liberarlo dall’invasore renziano e vive con l’elmetto in testa, elmetto che ha rubato ad un tedesco durante l’occupazione nazista e che ha conservato come trofeo e perchè non si sa mai, dovessero tornare…;
– se fai una critica al sindacato o al partito, ti rendi conto che, alla fine, diventi un iconoclasta mentre tu non sei stato neanche battezzato, quindi con le icone non è che hai poi tutti questi rapporti;
– non puoi discutere con chi nel M5s si dice di sinistra ma professa che destra e sinistra sono un modo superato di leggere la realtà (il tutto tassativamente virtuale, obviously, perchè la democrazia è solo quella della rete, virtuale anche quella, what else?);
– se vuoi un programma di sinistra che sia radicale e risponda adeguatamente ad una destra radicale, sei divisivo su qualcosa che non è neanche mai stato unito, o forse hai saltato un giro mentre c’è stata la fuitina con relativo matrimonio riparatore senza che molti di noi se ne accorgessero.

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Hanno seppellito i valori della democrazia

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[Intervista rilasciata da Yanis Varoufakis al magazine tedesco Stern. Autore dell’ intervista: Arno Luik. Traduzione italiana di Claudia Baldini]

L’intervista con Yanis Varoufakis era stata originariamente prevista nella sua casa sull’isola di Egina, lontano dalla frenesia di Atene, in pace e tranquillità, concentrati e senza interruzioni. Ma la pace e la tranquillità sono cosa impossibile da trovare in Grecia, oggi, tanto meno per un ministro delle Finanze che ha recentemente rassegnato le dimissioni, ancora preso nel vortice di una crisi politica: un eroe per alcuni, un oggetto di odio per altri.

Varoufakis ci telefona poco prima della nostra partenza per l’isola: dobbiamo trovarci ad Atene, questi sono “tempi frenetici e stressanti”. Incontri in corso, conferenze, dibattiti parlamentari speciali richiesti immediatamente, gli lasciano pochissimo tempo.

“Perché non vieni a casa mia per garantire un serio scambio di vedute in tranquillità?”
Questa era l’unica opzione, e così è avvenuto: a volte le conversazioni hanno avuto luogo a tarda notte, a volte la mattina presto; di tanto in tanto a pranzo, in un ristorante o in cucina in compagnia della moglie di Varoufakis , Danae Stratou.

Un fantasma si aggira per l’ Europa, signor Varoufakis, lo spettro di Syriza. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono unite in una Santa Alleanza, nel tentativo di esorcizzare questo spettro: la troika e l’Eurogruppo, il Cancelliere Merkel, il suo ministro delle finanze Wolfgang Schäuble, il leader del partito socialdemocratico Sigmar Gabriel, il governo finlandese e gli investitori di Goldman Sachs.

Non posso fare a meno di sorridere al fatto che qualcuno, dalla Germania, un paese il cui governo è così deciso a tormentarci, viene qui con una citazione aggiornata del ‘Manifesto’ di Marx. Naturalmente è un’accusa insidiosa per mettere Syriza sullo stesso piano del comunismo. E’ quello che fanno i nostri avversari politici per screditarci.

Ma questo non è più necessario, dopo tutto, lo spettro di Syriza è ormai stato domato, umiliato.

Questo è un modo di vedere i fatti. Solo un modo.

Avete accettato le condizioni dell’Eurogruppo, compresi i tagli alle pensioni e un drastico aumento della imposta sul valore aggiunto, a cui vi siete fortemente opposti per anni.

E’ così. E resto ancora contrario. Durante la mia permanenza al governo ho combattuto contro questo cosiddetto pacchetto di salvataggio. Che porterà miseria e sofferenza, ma certamente nessuna crescita economica. Tuttavia, non vorrei dire che le persone sono state ingannate. Forse è anche peggio: noi abbiamo ingannato noi stessi.

Ho portato con me una fotografia. Essa mostra Wolfgang Schäuble e il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, poco dopo il vostro primo ministro, Alexis Tsipras, ha accettato il pacchetto di salvataggio.

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Non è un pacchetto di salvataggio, è un diktat. Mostrami la foto. Mio Dio! Non l’avevo vista questa. Devo farne una copia. E’incredibile come si guardano soddisfatti!
Questo è stato il Lunedi, 13 luglio. La Grecia è appesa alla forca, eppure stanno celebrando il più grande assalto alla democrazia europea dalla fine della seconda guerra mondiale. Stanno ridendosela su come seppelliscono i valori, gli ideali e i principi della democrazia.

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Yanis Varoufakis: indosso le loro accuse come medaglie d’onore

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di Yanis VAROUFAKIS

[traduzione dal suo blog Treason charges: What lurks behind the bizarre allegations]

Il tentativo bizzarro di potermi incriminare per … l’accusa di tradimento, presumibilmente per aver cospirato per spingere la Grecia fuori dalla zona euro, riflette qualcosa di molto più ampio.

Essa riflette uno sforzo determinato a delegittimare la nostra lunga trattativa di cinque mesi (dal 25 Gennaio al 5 Luglio 2015)con una troika esasperata, nella quale abbiamo avuto l’ardire di contestare la saggezza e l’efficacia del suo programma fallito per la Grecia.

Lo scopo dei miei sedicenti persecutori è quello di caratterizzare provocatoriamente la nostra posizione negoziale come un’aberrazione, un errore o, ancora meglio dal punto di vista dell’establishment oligarchico troika-friendly della Grecia, come un ‘crimine’ contro l’interesse nazionale della Grecia.

Il mio vile ‘crimine’ è stato che, esprimendo la volontà collettiva del nostro governo, io ho personificato le seguenti colpe:

  • Ho affrontato i leader dell’Eurogruppo da pari a pari,  come un membro di pari dignità che può dire ‘NO’ e presentare potenti ragioni analitiche per respingere l’illogicità catastrofica di concedere enormi prestiti ad uno stato insolvente in condizioni di un’autodistruttiva austerità;
  • Ho dimostrato che si può essere un europeista impegnato, sforzarsi di mantenere la propria nazione nella zona euro, e, allo stesso tempo, rifiutare le politiche dell’eurogruppo che danno all’Europa la possibilità di decostruire l’euro e, soprattutto, intrappolare un paese nella spirale del debito determinata dall’austerity;
  • Ho pianificato misure d’emergenza  per  quello che i principali colleghi dell’Eurogruppo, e gli alti funzionari della troika, minacciavano durate le discussioni  faccia a faccia;
  • Ho svelato come i precedenti governi greci hanno trasformato gli uffici governativi più importanti, come il Segretariato generale delle Entrate Pubbliche e l’Ufficio statistico greco, in dipartimenti efficacemente controllati dalla troika per essere costretti al servizio di indebolire e scalzare il governo eletto.

E’ ampiamente chiaro che il governo greco ha il dovere di recuperare la sovranità nazionale e democratica su tutti gli uffici amministrativi dello Stato, ed in particolare quelli del ministero delle Finanze. In caso contrario, continuerà a perdere gli strumenti di policy making che gli elettori si aspettano si utilizzino per la realizzazione del mandato da loro conferito al governo eletto.

Nei miei sforzi ministeriali, il mio team ed io abbiamo escogitato metodi innovativi per lo sviluppo di strumenti del ministero delle Finanze per affrontare in modo efficace la crisi di liquidità indotta e causata dalla troika, recuperando poteri esecutivi usurpati dalla troika con il consenso dei governi precedenti.

Invece di incriminare e perseguitare coloro che, fino ad oggi, hanno interpretato la funzione all’interno del settore pubblico come servitori e luogotenenti della troika (mentre ricevevano i loro sostanziosi stipendi grazie alla pazienza dei contribuenti greci), i politici e i partiti che l’elettorato ha già condannato per i loro sforzi di trasformare la Grecia in un protettorato sono ora quelli che mi perseguitano, aiutati e spalleggiati dai media degli oligarchi.

Indosso le loro accuse come medaglie d’onore.

La fiera e onesta negoziazione che il governo di SYRIZA ha condotto fin dal primo giorno in cui siamo stati eletti ha già cambiato in meglio i dibattiti pubblici europei. La discussione sul deficit democratico che affligge l’Eurozona è ormai inarrestabile.

Ahimè, le cheerleaders interne della troika non sembrano in grado di sopportare questo successo storico. I loro sforzi per criminalizzarlo si infrangeranno sugli stessi scogli che hanno distrutto la loro sfacciata campagna di propaganda contro il ‘No’ nel voto al referendum del 5 luglio: la grande maggioranza del popolo greco senza paura.

Pablo Iglesias difende Tsipras. Quello che è successo è la verità del potere

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Il segretario generale di Podemos Pablo Iglesias ha affermato che quel che è successo in Grecia – dove il governo ha finito con l’accettare un duro accordo con i creditori internazionali dopo il NO dei greci alla proposta precedente – è “la verità del potere”.

Durante la presentazione a Madrid del libro “Reti di indignazione e di speranza” del sociologo Manuel Castells, Iglesias ha difeso fermamente il primo ministro greco esprimendo disprezzoper coloro che si chiedono se Alexis Tsipras ha fiuto, o no” e se si è venduto, o meno”. I principi di Alexis sono molto chiari, ma il mondo e la politica hanno a che fare con le relazioni di potere“, ha spiegato.

Dal punto di vista degli avversari, la situazione era “morte o morte”, e l’esecutivo greco ha dovuto scegliere tra “accettare un cattivo accordo ma perlomeno parlare di ristrutturazione del debito”, o “fare qualcosa che la maggioranza dei greci non voleva”, ovvero abbandonare l’euro.
Iglesias ha affermato che Tsipras si è dovuto sedere a una scacchiera truccata, dove gli erano stati sottratti dei pezzi, e per questo motivo considera che “quel che ha fatto il governo greco è, tristemente, la sola cosa che poteva fare”. Le norme che regolano il sistema dimostrano che “non c’è democrazia in Europa”. “O facciamo politica, oppure torniamo tutti a fare accademia, continuando a produrre diagnosi geniali sui mali del mondo”.

Ma “se non hai potere, non hai nulla”. L’errore di Atene è stato credere che la troika e i paesi dell’Eurogruppo avrebbero mostrato “rispetto democratico” per i greci e avrebbero fatto loro maggiori concessioni. “Quando in politica non hai il potere non hai nulla, perché le ragioni non contano”, e “uno Stato del sud Europa ha molto poco potere”.
In questa situazione “l’unica cosa che possiamo fare è accumulare un po’ più di potere amministrativo” e cercare di “piegare il braccio ai socialdemocratici” perché in Europa si formino nuovi governi che “difendano i diritti sociali, la redistribuzione della ricchezza e del benessere”.

«In caso contrario, colei che cambierà le cose è una signora che viene dal fascismo e l’estrema destra, Marine Le Pen”, ha affermato. A suo parere, se il Fronte Nazionale vincerà in Francia in “un Paese con armi nucleari”, questa potrebbe allearsi con la Russia, “né l’UE né la NATO.” Quindi, “potremmo essere alla vigilia della terza guerra mondiale”, ha avvertito.

Riferendosi alla situazione di Podemos in Spagna e al suo desiderio di fare “grandi cose”, come una riforma fiscale o difendere la salute pubblica e l’istruzione, ha detto: “In questo gioco di scacchi in cui non abbiamo nulla, siamo in grado di fare qualcosa di più di ciò che è sul tavolo. La Spagna un po’ di più della Grecia”.  “Se vinciamo, il nostro principale nemico saranno le élite locali e finalmente le faremo piangere un po’, molto più che i greci, ma i limiti sono enormi”, ha detto.

(Traduzione dall’articolo pubblicato su 20minutos.es a cura di Gianni Fabbris, che ringraziamo)

Tsipras non è un eroe. E’ un uomo

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di Nello BALZANO

Ha saputo rappresentare il suo Paese nel momento del riscatto, lo ha rappresentato nel momento di difficoltà, perché mentre per chiunque al di fuori risulta facile, fare analisi, ipotizzare retroscena, fare processi, lui ha dato una lezione di stile a tutta la politica europea, ha agito con l’umiltà di chi sa che sulle sue spalle grava la vita e la sofferenza di un popolo.
Non sarà stato per niente facile per lui indossare i panni dell’uno contro tutti, con la minaccia del tenere il suo popolo sulla graticola, sicuramente era consapevole delle conseguenze, delle facili critiche, ma è andato avanti.

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La democrazia è una superstizione

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di Franz ALTOMARE

Se la DEMOCRAZIA non fosse una SUPERSTIZIONE, una credenza popolare, non riusciremmo a spiegarci l’evidente contraddizione tra la volontà di un popolo espressa attraverso un referendum e l’accordo che probabilmente sarà sottoscritto tra il governo di Tsipras e i rappresentanti della Troika.

L’accordo, come si profila dall’intesa raggiunta in linea di massima nelle ultime ore, sarà una NEGAZIONE della volontà espressa dal popolo greco attraverso il voto del 5 luglio, voto che rifiutava in maniera perentoria pesanti ingerenze nella sovranità del paese ellenico e le drastiche misure d’austerità che inevitabilmente andranno a ripercuotersi sul tenore di vita già abbastanza compromesso delle classi popolari e del ceto medio.

Tanti sono gli interrogativi oggi e lo sconforto diffuso per una speranza rivelatasi illusoria. Ma a questo delirio della suggestione non si è sottratta gran parte della sinistra radicale allorché già dal primo giorno dopo il referendum greco era impossibile denunciare il palese e incomprensibile contrasto tra le aspettative di un popolo in forza del risultato democratico del voto e le dichiarazioni del leader di Syriza e capo di governo Alexis Tsipras.

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