La sinistra deve mettere l’uscita della Gran Bretagna dalla UE all’ordine del giorno

owenjones

di Owen JONES

[traduzione dell’articolo apparso sul The Guardian “The left must put Britain’s EU withdrawal on the agenda]

I progressisti dovrebbero essere sconvolti dalla rovina della Grecia nell’Unione Europea. E’ tempo di reclamare per noi la causa euroscettica.

All’inizio, solo pochi hanno immerso le dita dei piedi nell’acqua; poi gli altri, esitanti, hanno seguito l’esempio, tutto il tempo a guardare gli altri in cerca di rassicurazione. Per come è stata imposta l’austerità che ha devastato la Grecia, nei termini che Yanis Varoufakis ha definito come una “occupazione postmoderna”, per come è stata rovesciata la sua sovranità, costringendola ad attuare ancora delle politiche che non hanno ottenuto nulla, se non la rovina economica, a sinistra in Gran Bretagna si stanno rivoltando contro l’Unione europea, e in fretta.

“Tutto bene se l’Unione europea si ritira; tutto il male se diventa egemonica con violenza”, scrive George Monbiot, spiegando il suo voltafaccia. “Tutta la mia vita sono stata pro-Europa”, dice Caitlin Moran, “ma vedendo come la Germania sta trattando la Grecia, la sto trovando sempre più sgradevole.” Nick Cohen ritiene che l’Unione europea viene rappresentata “con una parte di verità, come una crudele, fanatica e stupida istituzione”. “Come può supportare la sinistra ciò che è stato fatto?” Chiede Suzanne Moore. “L’Unione europea. Non nel mio nome “. Ci sono anche autorevoli esponenti del Labour a Westminster e Holyrood privatamente in movimento per una “posizione di uscita”.
Continua a leggere

Annunci

Il battito d’ali di una farfalla in Grecia…

Yanis+Varoufakis+Alexis+Tsipras+Attends+New+haBtpJDAhtol

 

di Massimo RIBAUDO

La boxe mi piace solo sul ring, quindi non vorrei parlare della situazione del Parlamento italiano, istigato dai modi da bullo di Renzi a prove muscolari – nel vero senso del termine – tra maggioranze ed opposizioni continuamente variabili.

C’è sicuramente un forte nervosismo in tutti i partiti, e provo a darne una motivazione.
Il modello di organizzazione costituzionale creato dalle riforme promosse dalla Troika e dal Patto del Nazareno – noti organismi democratici – elimina la rappresentanza politica in parlamento e crea una sola camera al servizio del Presidente del Consiglio.

Si, succede anche in Inghilterra, ma lì tutti i partiti – tranne adesso l’UKIP, rispettano le convenzioni liberali e costituzionali della democrazia parlamentare da secoli. Lo scenario italiano sembra molto più dirompente e sregolato. Continua a leggere

Stretti nella morsa

Morsa
di Massimo RIBAUDO

Mi ha molto colpito leggere, e ringrazio Andrea Nobile per avermela ricordata in un post su Facebook, l’intervista del 1978 di Luciano Lama – allora Segretario Generale della CGIL – ad Eugenio Scalfari.
Sono quei casi in cui si pensa: “tutto nasce da qui“. Nel 1970, infatti, si prende coscienza, nelle economie occidentali, che la domanda di beni non segue il volere dei capitalisti. Che il tasso di accumulazione del capitale si riduce. Che la crescita non è infinita e perenne. E che il Patto del dopoguerra tra Stato democratico e capitalismo può vacillare.

E fu per non farlo vacillare che Luciano Lama accettò la linea dei sacrifici per la classe lavoratrice. Ecco le sue parole: “Sì, si tratta proprio di questo: il sindacato propone ai lavoratori una politica di sacrifici. Sacrifici non marginali, ma sostanziali“.

Si chiede, in nome del patto faustiano col capitalismo, di perdere l’anima. Alcuni lo chiamano riformismo, dimenticando che le riforme sociali aiutano ed emancipano la classe lavoratrice, mentre oggi abbiamo altissima disoccupazione e bassi stipendi.

Continua a leggere