Allo specchio, la verità

ritratto

di Giandiego MARIGO

Alla fine, diciamolo, si tratta di guardarsi dentro ed allo specchio. Fuori da ogni retorica, definizione o pomposità. Certo, l’Ipnosi ed il Sistema, certo la Società Consumistica e la Cultura Dominante, ma nulla di tutto questo potrà mai essere più forte e più reale della Verità.

Guardarsi allo specchio e dirsi come stanno, realmente, le cose. Si può continuare così? Possiamo proseguire nella finzione che tutto vada per il meglio e che questo sia il miglior mondo possibile?
Possiamo continuare ad ignorare i segnali che il Pianeta che vive attorno a noi ci manda?
Le definizioni stanno a zero, come le chiacchiere, l’umanità possiede occhi e cervello e se non li usa è una colpa ed il più grave dei suoi peccati…

L’umanità è dotata di capacità di comprensione e se finge di non capire lo fa per scelta, per stoltezza finendo con il meritarsi quel che le capiterà. L’evidenza ci circonda … in cielo, in mare, la Verità bussa alla nostra porta e cammina per le nostre strade…narrandoci la profonda differenza fra ciò che è e quel che ci raccontano.
L’Apparenza, nelle nostre ordinate e pulite città, costruite sul sangue e sul dolore, si sgretola, per mostrare l’orrore del nostro assoluto egoismo.
Abbiamo un cervello, abbiamo un’anima ed il Pianeta ci invia ogni sorta di segnale, continuamente. Questi segnali sono lì per tutti, basterebbe volerli vedere.
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I bambini ci guardano

bimbi

di Ivana FABRIS

In questo ultimo periodo molti sipari si stanno alzando lasciando definitivamente intravvedere la realtà. Una realtà ormai completamente nuda. E cruda.
Crudo è guardare il treno ungherese, quel treno carico di dolore, di disperazione, di umiliazione di povere genti, brutalizzate dalla civile e moderna Europa che ancora una volta si è macchiata le mani di un crimine contro l’Umanità.

Umanità, che bellissima parola…
Una parola che in sè racchiude un mondo di immagini e di sensazioni calde e pacificanti, rassicuranti e luminose se pensiamo ad essa come al sentimento che dovrebbe connotare i popoli della Terra, tutti, senza distinzione di pelle, di religione di sesso e di censo.
Una parola che dovrebbe evocare esclusivamente sentimenti di dolcezza, di solidarietà e di affettività perchè racconta la fratellanza, quando la riferiamo al genere umano.

Eppure il tempo che viviamo ha svilito tutto il suo senso più alto e nobile.
Siamo sempre più isolati, sempre più guardinghi e sempre più afflitti da comportamenti che sfiorano la patologia quando addirittura non la esplicitano completamente.
L’anaffettività ci circonda e impregna sempre più ogni fascia sociale. Il conflitto non è più tra classe borghese e classe lavoratrice ma soprattutto tra tutti i ceti che costituiscono la società partendo dalla base della piramide, spesso solo per invidia e per una competitività mutuata, come comportamento, dalle classi più agiate.
Il solidarismo è quasi sparito persino nelle classi meno abbienti che lottano fra loro per avere un frammento in più di vivibilità ed è sgomitato di lato dal familismo amorale che permea con pervicacia quei ceti che ancora pensano di essersi salvati da soli.
E, l’unica verità, è che nessuno si è salvato da solo, unicamente siamo tutti più soli.

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Il Paradiso può attendere

sangue

di Manuela PASQUARELLI

1971. “La classe operaia va in paradiso”. Occhio implacabile di Elio Petri. Il secondo film della cosidetta Trilogia della nevrosi. Orda di polemiche. Critiche feroci, da tutti, nessuno escluso.

Una spietata satira durissima da vedere. E da ricordare. Era la mattina degli anni di piombo, preannunciati dall’ alba livida della strage di Piazza Fontana, che tronfia e orribile marciava per la sua strada immonda. Quel che ne è seguito, a chiusura del secolo breve e nell’affaccio al nuovo millennio, altrettanto disumano e violento, apparentemente lontano ed estraneo agli yuppies emergenti elevati a modelli di vita “nova”. E ai loro seguaci et allievi.

In tutto il nostro mondo “civile” scorre sempre sangue. Dalla primavera slovena alla primavera araba … nella torturata mezzaluna fertile … nell’Africa perenne terra di conquista al soldo di qualche corona o di qualche mostrina per squallidi e criminali affari di soldi … nel lontano oriente. SANGUE.

L’elenco è agghiacciante a volerlo ripercorrere. Sangue così bello e rosso da doverlo tenere ben protetto nei nostri vasi sanguigni e ben celato a sguardi obliqui, che più d’ogni altra cosa a vedersi ti racconta che lì c’era vita.

Strappata via, insieme col sangue, dal corpo. E allora c’è chi fugge, con la SPERANZA di SALVARSI, cercando scampo e umanità lì dove sembra offrirsi vita nova, come un miraggio nel deserto. E per folle di sopravvissuti la speranza di salvarsi, dopo fughe affannose e disperate, tempeste di mare, momenti di terrore che solo immaginarli agghiaccia chiunque abbia pochi grammi di sensibilità, si spegne nei “centri d’accoglienza”, nei campi che spezzano la schiena, nello sfruttamento più screanzato, negli stupri e nelle violenze quotidiane materiali e non-materiali.

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Per una proposta. Per la Sinistra

uniti

 

di La Redazione

Se continueremo a pensare alle elezioni come unico momento di partecipazione politica, se continueremo a farci dettare l’agenda da un Presidente del Consiglio che cambia idea come cambia il vento, se inseguiremo il flusso di notizie facendoci investire da queste, senza organizzare una reazione e un progetto politico, non sapremo e non potremo cambiare nulla.

Di cosa fa il Partito Democratico, delle dichiarazioni di Renzi, della Lega, di Grillo non deve interessarci più di tanto.
Lo diciamo con orgoglio. E’ un vecchio mondo che gira sulla sua ruota come un criceto. Non ha offerto nulla, non ha progetto, né proposta.

Il 2 Giugno abbiamo iniziato un percorso formando un gruppo su Facebook. E vi chiediamo ancora di partecipare.
Il risultato è bello, piacevole, interessante. Si parla e ci si confronta in modo aperto e leale.

Ora è tempo di passare concretamente a stendere una proposta politica che sia sinistra. Che rappresenti, tuteli e promuova gli interessi di chi ha paura e di chi ha coraggio.
Di chi ha paura che questo sistema lo impoverisca sempre di più, di chi ha paura di non poter aiutare chi ha più paura di lui, di chi ha paura di non riuscire a trovare soluzioni.
Di chi ha il coraggio di cercarle. Insieme. Per una nuova storia.

Venite a dare il vostro contributo su Facebook nel Gruppo pubblico PROPOSTA di Essere Sinistra.
Leggete il nostro MANIFESTO. Il video sottostante ne presenta una sintesi.

E cominciamo a partire verso una certezza. Possiamo creare insieme un programma di sinistra. Vera e unita.

Auguri Enrico

berlinguer

I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela.

La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.

Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi, può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La prova per questo obbiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

Enrico Berlinguer

di Vincenzo G. PALIOTTI

Poche righe per ricordare che il 25 Maggio 1922 nasceva Enrico Berlinguer. Poche righe perché Enrico non amava la scena. La sapeva affrontare, questo sì, ma era in fondo uno schivo e sono certo che sarebbe stato capace di arrossire se avesse potuto leggere quanto si è scritto su di lui in questi anni, che abbiamo vissuto senza di lui.

Di una cosa sono certo, però: che, se potesse, prenderebbe le distanze da chi lo celebra “pro domo sua”, e ce ne sono tanti compresi quelli che hanno “assaltato” e depredato quello che è stato il suo partito e che oggi governano con principi che sono sempre stati in antitesi con quelli di Berlinguer.

Con lui in vita non sarebbe di certo accaduto, senza di lui si è perso il collante della sinistra, il faro che guida le navi di notte lontano dagli scogli.
Il nostro ricordo, quello mio e di tanti compagni di sinistra, che sono veramente tanti, è sincero senza nessun utile da raggiungere. E’ carico di risentimento, questo sì, di rancore verso chi ogni giorno lo offende, verso chi non l’ha capito e si riempie la bocca col suo nome per ingannare chi lo sta ad ascoltare.

Di te, Enrico, ci manca tutto, e particolarmente qualcosa che, mancando, ha visto trasformare in peggio la società, la politica, il modo di vivere di tanti e di questo stesso paese: il tuo esempio sulla questione morale, che pare sia andata persa e dimenticata proprio quando te ne sei andato.

Una cosa mi andrebbe di fare per onorare meglio il tuo ricordo e come regalo di compleanno: andrei a tirare via le tue foto dalle sedi di quel partito che ogni giorno che passa è sempre meno degno di te. Che ti ha tradito. Che ci ha tradito.

Auguri Enrico, oggi avresti 93 anni e tante cose ancora da insegnarci.

Non ho confini

walking

di Giuseppe CARELLA

Vera o falsa che sia la notizia che i capi di Hamas siano milionari e vivano nel lusso, non sposta di un millimetro l’idea che ogni guerra è voluta ed è funzionale solo all’interesse di pochi, e si basa sempre su interessi economici o per la conservazione di posizioni dominanti. Non vi è e non vi può essere alcuna altra ragione. Sono false, ipocrite le motivazioni ufficiali basate sulla difesa di identità culturali, religiose, territoriali e altro ancora.

Ho da tempo maturato l’idea che questo nostro piccolo mondo, suddiviso in centinaia di stati, in realtà gli unici confini che ha all’interno di esso sono quelli naturali , dei fiumi, dei monti, dei mari. E all’esterno, l’unico confine è quello della atmosfera terrestre. Negli infiniti universi che non conosciamo, la Terra è un pallino piccolissimo, insignificante, sia pur splendida, che l’avidità umana sta inesorabilmente distruggendo.

In questi giorni dell’estate 2014 assistiamo con un senso di impotenza che ossessiona il cervello, al massacro di vite umane, non importa se civili o meno. Sono esseri umani, adulti, vecchi, bambini. Uccisi mentre giocano o sono in ospedale a curarsi, mentre volano ignari nel cielo per lavoro, svago o per affari.

Quasi 600 morti ad oggi 22 luglio, nell’indifferenza generale.

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Un canto per Vik

Vittorio Arrigoni

 

di Elsa LUSSO

Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti…”.
Impossibile non condividere le considerazioni forti e sferzanti di Ivana Fabris: che possano scuotere le coscienze di tutti noi.
E come spesso mi accade, quando nel frastuono delle chiacchiere inutili arrivano parole vere, mi pongo sul solco tracciato. E proseguo il cammino.

Non sempre ci disinteressiamo di drammi che accompagnano il nostro percorso su questa terra per menefreghismo: semplicemente a volte ci si sente impotenti di fronte a tanto orrore e soffermarsi su certe tragedie fa troppo male. Così ci si ritrae, per difesa, sentendosi del tutto disarmati di fronte a tanto orrore. Ci si ritrae, come quando si viene investiti da un getto di acqua bollente: l’unico pensiero è ritrarsi, escludendo quel dolore bruciante.

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Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti…

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di Ivana FABRIS

“Che li ammazzino tutti, sono tutti terroristi”
“Il medio-oriente è sempre stato così”
“Gli arabi sono crudeli”
“Laggiù è sempre stato un ginepraio, è nella loro natura”
“Ma ti preoccupi per i palestinesi con tutti i problemi che abbiamo qui?”
“Se anche sparissero dalla faccia della terra non si accorgerebbe nessuno”
“Mandare soldi perchè non hanno fondi per i soccorsi? E a noi chi li dà i soldi quando abbiamo bisogno?”

∼∼∼

Ormai non hanno nemmeno più gli ospedali, a Gaza.
Lo hanno bombardato l’ospedale.
Chi è ancora vivo ha solo gli occhi per piangere, chi è ferito deve solo morire.

E oltre a quelli che addirittura quasi sostengono e parteggiano per questo vergognoso attacco contro la popolazione inerme, di fatto, all’occidente e alla massa del popolo italiano, importa se muoiono uomini, donne, vecchi e bambini?
In fondo loro sono là, distanti da noi e dalle nostre quotidianità così preziose. Continua a leggere

Alla sinistra che verrà

fgci

 

di Ivana FABRIS

 

Ad Arrigo, mio compagno di tanti momenti di lotta e amico di sempre.
Ad ogni compagno che ho incontrato.
A tutti quelli che non ho conosciuto allora.
A quelli che ho scoperto essere ancora compagni oggi.

 
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Ci sono stati giorni in cui molti italiani erano di sinistra e lo erano come nemmeno oggi si potrebbe immaginare.
Ci sono stati giorni, i nostri giorni, quelli della mia generazione, una generazione che ha raccolto il testimone delle lotte del ’68 ed ha vissuto quelle del ’77, una generazione a cavallo tra la strategia della tensione e gli scontri con la sinistra extraparlamentare, fino al terrorismo.
Ci sono stati centinaia di giorni mai uguali, giorni di crescita e di fatica, giorni per costruire futuro e rafforzare speranze.

C’erano giorni che oggi devono essere di testimonianza di una sinistra ma non per essere una sinistra di testimonianza.
C’erano giorni che non potranno tornare perchè non è più quel tempo ma può essere, invece, che quel tempo torni a rinnovarsi anche grazie a ciò che è stato.
C’erano giorni, i nostri giorni, quelli dell’impegno dei giovani che aderivano alla FGCI milanese.

C’erano giorni in cui lavoravamo in allegria per mettere in piedi la Festa de l’Unità, collaborando con i compagni più grandi o più anziani di noi e dai quali, oltre a scontrarci per cercare di far entrare un nuovo modo di far politica all’interno del partito, si imparava e con i quali si rideva e si scherzava perchè comunque ci volevano bene e ci vedevano come il loro futuro, come la loro continuità, come la trasmissione della loro memoria.
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