La partecipazione #èpossibile

politicamplandini

di Sil Bi

Ho seguito il Politicamp di Livorno in streaming e mi permetto di raccontarvelo dal mio punto di vista. Ecco il racconto della serata di dibattito su “la partecipazione è possibile” con Fabrizio Barca, Vannino Chiti, Maurizio Landini, Elly Schlein e Andrea Pertici, introdotti da Andrea Fabozzi.

I due temi chiave contrapposti, “partecipazione” e “spinta autoritaria”, sono stati declinati dai vari relatori da punti di vista diversi.
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Grazie, Senatori

Ecco i nostri Senatori. Siamo con loro. Al loro fianco.

E li ringraziamo.

sosteniamoloro

Lettera aperta ai Senatori dissidenti del Pd

facciata

di Sil Bi

(A Lucrezia Ricchiuti, Erica D’Adda, Nerina Dirindin, Vannino Chiti, Walter Tocci, Felice Casson, Corradino Mineo, Sergio Lo Giudice, Paolo Corsini, Massimo Mucchetti e agli altri con la schiena dritta)

Gentile Senatrice, caro Senatore,
all’inizio di questa settimana così impegnativa avverto il bisogno di scrivere a voi che con il vostro coraggio difendete l’autonomia dell’istituzione alla quale appartenete.

Siamo ad un punto cruciale. Una legislatura nata con le difficoltà che ricordiamo può segnare una svolta nella storia repubblicana. La modifica costituzionale di cui state discutendo rischia di indebolire eccessivamente il ruolo del Parlamento, di complicare il processo legislativo, di creare uno Stato controllato da un solo partito. Una rivoluzione che ci allontana dal principio di equilibrio dei poteri presente in tutte le principali esperienze costituzionali europee: definirla svolta autoritaria significa essere vicini alla realtà.
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Senato. I soliti sospetti.

sorridente
di Massimo RIBAUDO

Grazie all’interessante ed approfondito articolo di Sil Bi mi sono domandato anche io il perché dello smuovere tutto questo polverone mediatico sull’urgenza di istituire un monocameralismo di fatto (con minori garanzie istituzionali e poteri governativi accentrati e non bilanciati da opportuni contrappesi), con la presenza di un Senato di proprietà dei partiti locali ed espressione dei loro esclusivi interessi, non di certo di quelli dei loro cittadini. Dove i Senatori non sono eletti dal popolo, ma godono dell’immunità parlamentare.

L’Europa non ci ha mai chiesto una simile aberrazione. L’attuale sistema di controllo delle politiche degli Stati Europei si basa su pochi e rigidi principi. Lo Stato non può incentivare la domanda di beni con un debito troppo alto. Deve selezionare i fornitori, spendere meno e meglio. L’Europa – la Commissione Europea e la BCE – non ha mai detto di tagliare o privatizzare alcuni servizi, di fare tagli sul personale e non sugli sprechi.

L’unica cosa che un mercato europeo, e la concorrenza globale, non è in grado di legittimare è uno Stato che permetta ai propri enti locali spese per un numero di guardie forestali, si veda ad esempio in Sicilia, quante ne servirebbero per tre Stati europei (per poi avere vaste aree incendiate ogni Estate).

Uno Stato che spenda per tenere in piedi imprese che dovrebbero fallire al solo scopo di garantire posti di lavoro inutili e mal pagati. Uno Stato che non sa innovare.

Poi, è vero, Angela Merkel ed altri accettano il principio liberista della flessibilità del lavoro. Ed anche qui, nessuno vieta all’Italia di promuovere e realizzare, come voleva il professor Biagi e molti giuslavoristi, efficaci sistemi di formazione e reinserimento lavorativo. Insomma, la Commissione europea ed il sistema monetario europeo sono sicuramente governati da principi che possono essere discussi e sono in gran parte responsabili della mancata crescita economica, (purtroppo non c’è ancora una forte aggregazione partitica ed ideale di Sinistra in grado di invertire la rotta, e così i voti dei nazionalisti e degli euroscettici autoritaristi aumentano), ma le maggiori colpe sono da addebitare ai nostri Governi italiani. Alla corruzione nazionale e locale che, premiando progetti costosi e senza utilità per esclusivo tornaconto elettorale, depriva ogni residua possibilità di crescita dell’economia.
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Deriva autoritaria?

assolutismo

di Sil Bi

Sulla riforma costituzionale la situazione si fa sempre più intricata e il livello della tensione sale.

Uno dei fuochi polemici riguarda il rischio di “deriva autoritaria” che il Senatore Mario Mauro ha evocato nel presentare, insieme ai colleghi Vannino Chiti e Felice Casson, gli emendamenti “dissidenti” al ddl Boschi (quelli che, mantenendo il superamento del bicameralismo perfetto, prevedono però un Senato elettivo e una diversa ripartizione dei compiti tra le due Camere).

Di “svolta autoritaria” avevano parlato anche i firmatari dell’appello di Libertà e Giustizia diffuso a marzo, molto critico verso le riforme istituzionali proposte dal governo. Un eccesso retorico? Uno slogan efficace, ma ingiustificato? Temo di no, se la legge elettorale già passata alla Camera (l’”Italicum”) e il ddl Boschi uscito come testo base dalla Prima Commissione fossero approvati in via definitiva.
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Lettera aperta al Presidente del Pd Matteo Orfini

question

 

di Andrea NOBILE, Ivana FABRIS, Massimo RIBAUDO

 

Onorevole Orfini,

leggiamo in questi giorni la sua opinione rispetto all’ impossibilità di riaprire una discussione con il Movimento 5 Stelle a proposito della riforma elettorale e, di conseguenza, la riforma della struttura del parlamento.

Lei dice, prima ancora di entrare nel merito della loro proposta, che non si può “ricominciare da capo”.

E’ un’affermazione che abbiamo sentito anche da altri esponenti del PD e sinceramente questo ci lascia allibiti. Che cosa vuol dire “non si può ricominciare da capo”? Stiamo parlando di una riforma epocale che vuole ridisegnare le regole della rappresentanza in Italia, non stiamo parlando dell’organizzazione di una sagra di paese. Non ci conforta, peraltro, il segretario che incontra i cinque stelle in streaming dopo che Boschi, Verdini e Romani hanno chiuso altrove le trattative per assicurarsi i voti necessari all’approvazione dell’Italicum. Ci pare lecito pensare che si sia voluta sbrigare una formalità più che affrontare una discussione con una parte politica rilevante.

Fu lei stesso che criticò queste modalità il 23 ottobre scorso ad una trasmissione televisiva (Omnibus) : “Se noi questa discussione la facessimo con meno fuffa di quella che ha messo in campo Renzi ieri, cercando di discutere nel merito sarebbe meglio“… “Intanto in questo paese il bipolarismo non c’è più, poi mi può anche piacere l’idea di ripristinarlo, ma dato che abbiamo preso gli stessi voti di Pdl e M5S e non possiamo mettere fuori legge uno dei tre poli, stiamo facendo una discussione surreale. E poi non si può parlare così della Germania, il paese che ha retto meglio la crisi…Se ragionassimo di queste cose con meno slogan e con più serietà sarebbe meglio“.

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#democraziastaiserena

renzi

La Redazione

Giornata nera per la democrazia, ieri, in Italia.

Segnatevi la data. L’11 giugno 2014, a trent’anni dalla morte di Enrico Berlinguer (!), il PD, partito che ancora viene definito da qualcuno come il più grande partito della sinistra italiana, compie una serie atti in profondo spregio della Costituzione, del ruolo e della dignità dei propri parlamentari e del loro compito istituzionale.

Atto primo. Alla Camera dei Deputati – e ricordiamo che il Partito Democratico alla camera detiene la maggioranza – viene votato, con l’apporto determinante di un nutrito drappello di “franchi tiratori” del PD l’emendamento leghista che inasprisce le pene per la responsabilità civile dei magistrati. Un atto oggettivamente intimidatorio nei confronti delle toghe che indagano su l’Expo e sul Mose.

Atto secondo. Il senatore Corradino Mineo viene escluso d’imperio dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato. La mattina Mineo aveva scritto sul “Manifesto”:
A questo punto il governo ha solo due strade. La prima è di muovere un passo verso le posizioni sostenute da Chiti, da me, da altri senatori del Pd e poi sottoscritte da SEL e dai senatori che hanno lasciato il Movimento 5 Stelle. Magari senza neppure darci ragione apertamente, ma facendo propria la proposta Quagliariello, non troppo diversa dalla Chiti. La seconda strada è di chiedere aiuto a Berlusconi, ma non oso immaginare cosa B. pretenderebbe in cambio“.

Il PD ha evidentemente scelto la seconda strada: non accettare mediazioni e procedere con l’ipotesi Boschi, che trasformerebbe il Senato in una dependance istituzionale per gli Enti Locali e null’altro. Un monocameralismo “de facto”, dove alla Camera potranno passare museruole per i magistrati e per chissà cos’altro ancora. Mineo era un ostacolo? Nessun problema, basta rimuoverlo, e serva da monito per tutti coloro che vorrebbero mantenere vivo anche dentro al PD uno spirito critico.

“Rottamare” il vecchio partito è forse risultato più difficile del previsto per la dirigenza renziana e neo-renziana, ma si può sempre passare alla rottamazione del dissenso.