Bersani e la sindrome di Stoccolma

bersanibirra

di Vincenzo PALIOTTI

“Se io resto nel PD non lo faccio per una nostalgica passionaccia per la ditta, per motivi sentimentali. Lo faccio perché senza il PD il centrosinistra non esiste più, perciò mi chiedo come fanno altri a pensare di costruirlo al di fuori del PD. La mia idea dell’Italia sta qui. E se gli elettori abbandoneranno il partito, temo finiscano nelle braccia di Grillo piuttosto che in quelle di una sinistra che non è nel PD”.

Questo è quanto dichiara Bersani a La Repubblica a chi gli chiede perché resta nel PD. Come si fa a dire che senza PD non esiste il centrosinistra se il PD è più a destra di Forza Italia? Questo non lo dico io, lo dicono le riforme, i decreti che Renzi ha messo in atto e che Bersani stesso ha criticato, anche se poi “per disciplina di partito”, sue testuali parole, ha votato. Non una di queste è stata pensata guardando ai bisogni dei più deboli, si è andati in una sola direzione: compiacere la troika, la CONFINDUSTRIA le classi più protette che con questo governo lo sono ancora di più proprio grazie alle riforme che anche lui ha votato.

Continua a leggere

Non contate più nulla, minoranza PD. Ora, solo il popolo potrà dire NO

bersanidalema

di Nello BALZANO

Bene così.

Alla fine, tra il soccorso del compagno Verdini e la determinazione del presidente del consiglio, passerà la riforma del Senato così come è stata partorita dal governo, in barba a tutte le prerogative costituzionali che dispongono la centralità del Parlamento.

È colpa di Renzi? NO.

E’ colpa di chi ha fondato le sue tattiche di potere sulla base di un’elezione primaria che ha visto la partecipazione di un ventesimo della popolazione italiana, sulla base di una decisione dei partiti che hanno scelto, senza nessun riguardo ai principi rappresentativi, chi dovesse essere il presidente del consiglio, ovvero colui che aveva perso le precedenti primarie che avevano indicato a chi dovesse competere il ruolo di legittimo candidato a elezioni generali. Elezioni politiche generali mai affrontate.

Ergo, è colpa di una parte di un Partito che si sottomette alla decisione di una minoranza  per disciplina nei confronti dello stesso, dimenticando la più “bella Costituzione del mondo”, come spesso dice, che dispone la sovranità popolare.

Ora voi, minoranza della minoranza, comprenderete che siete fermi al capolinea da tempo, che non avete nessuna credibilità e non vi è permessa nessuna arroganza nel dispensare lezioni.

Siete finiti, a meno di uno scatto d’orgoglio dovuto, altrimenti, se volete, continuate a parlare da soli di fronte allo specchio, per convincervi di essere in tanti.

Per quanto riguarda le riforme, i cittadini avranno l’ultima parola, nessun consiglio potrà essere accettato da voi che l’avrete votata in nome di una responsabilità che non vi compete: quel voto sarà un NO pieno, l’ennesima dimostrazione che voi non contate niente.

 

(immagine dal web)

La parola fine

fine

 

di Vincenzo G. PALIOTTI

Lo abbiamo detto tante volte con scarsa convinzione: “adesso basta con questo PD” e ci siamo però sempre fatti prendere dai ricordi di un passato che è indelebile prima di tutto perché è basato sulla nostra gioventù che è la cosa che si rimpiange di più, anche più di tutto quanto ci sta scappando di mano.
Ma tornavamo quasi sempre sulle nostre decisioni perché la speranza che qualcuno potesse raccogliere le nostre delusioni, le nostre aspettative tradite era ancora viva, molto debolmente ma viveva.

Le vicende degli ultimi giorni, l’elezione del Presidente della Repubblica erano per me un test, l’ultimo, per vedere se c’era rimasto un po’ di buono in quello che un tempo fu il partito di Gramsci e purtroppo da come sono state gestite le cose ho capito che questa volta la decisione doveva essere definitiva.

Abbiano infatti assistito ad una volgare farsa intrecciata da chi oggi ha in mano il Paese – il trio Renzi Berlusconi Verdini – ufficialmente in dissenso ma sotto sotto d’accordo sul modo in cui si sta conducendo il Paese così come lo erano anche per la scelta del candidato al Quirinale, confessione spontanea del Verdini, che avrebbe incontrato a loro dire il consenso di tanti, anche quello delle minoranze del PD. Continua a leggere

Berlusconi. Una sentenza che non cambia nulla.

ruby

di Vincenzo G. PALIOTTI
[Un compagno, seguace di Civati, che vuole lottare per ridare dignità alla sinistra e possibilmente a quello che considero ancora il mio partito]

Quando una sentenza può diventare una “trappola” dentro alla quale bisogna evitare di cadere. Passato il momento “caldo” è importante fermarsi e ragionarci sopra, per trarne le considerazioni corrette.

Una sentenza va sempre rispettata, anche se non risponde alle aspettative.

Negativa o positiva che sia è il frutto di lavoro di anni, di indagini, anni di dibattimenti con tutto quanto ne consegue e non può essere giudicata superficialmente. Anche quella di ieri che assolve Berlusconi è da rispettare, specialmente se si ha sempre avuto fiducia nel lavoro dei magistrati. Il punto però non è questo.

Continua a leggere

Se potessi avere ottanta euro al mese

banconota-renzi

 

 

 

 

 

di Andrea NOBILE

 
Campagna elettorale in pieno stile berlusconiano. E’ proprio vero che il cavaliere disarcionato ha vinto comunque. La politica è drammaticamente diventata quella che ha inventato lui.
Di volta in volta un milione diposti di lavoro, abolizione dell’ICI, una volta aveva addirittura proposto l’abolizione del bollo dell’auto, ricordate? Sosteneva, tra l’altro che fosse una tassa fastidiosa perchè doveva essere pagata all’ufficio del registro.
La racconta lunga sulla sua cognizione sulla vita dei comuni mortali, quelli che non pagano 60 € al kilo i fagiolini.

Ora è il turno di Ritopavone Renzi che dai conti in rosso dello stato italiano fa apparire con un miracolo degno del ‘mago Do Nascimento’, ottanta succulenti euri da infilare nella tasca destra degli italiani. Magari sottraendone più di ottanta da quella sinistra.

Poco importa, allora, se sta avviando un programma di ulteriore precarizzazione del lavoro, se sta tentando di inventare, col socio di Dell’Utri, uno Stato senza rappresentatività, con una controriforma elettorale stomachevole.
Alla modica cifra di ottanta euro si può comprare un 37% di voti (di un presumibile 50% dei votanti aventi diritto) che garantirà la maggioranza assoluta alla Camera (sembra che il Senato non serva più, lo dice anche quel galantuomo di Verdini).

Saremo uno stato moderno, finalmente, dove ci sarà una sicura governabilità, dove le opposizioni smetteranno di opporsi e le minoranze la smetteranno di sottrarre quote di potere al prepotente di turno.
Un tale di nome Carbone ha affermato in un talk show che bisogna smetterla di pensare alla rappresentatività, ciò che conta è la governabilità (!).
E’ il nuovo corso del centrosinistra renziano.
Ma noi, o parte di noi, avranno ottanta euro in più al mese, da spendere in qualche nuova gabella o passeggiando la domenica per qualche centro commerciale inventato per stabulare i lavoratori precari anche i giorni festivi.

Uno stato moderno, dove si sarà rottamato il vecchio ciarpame politicizzato e ideologizzato.
Con questa mossa a sorpresa, ottanta gustosissimi euri, magari ci si libererà definitivamente del cavaliere con i capelli di teflon e ci si regalerà un abbonamento a vita al berlusconismo ed una versione trial al renzismo.
Intanto l’industria smobilita definitivamente dall’Italia, l’artigianato e la piccola impresa muoiono e i giovani più fortunati emigrano in cerca di fortuna all’estero. Ma che importa, siamo un paese moderno…

 

(foto dal web)