Per loro è del tutto normale

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di Vincenzo G. PALIOTTI

Ma come si può pretendere che il ministro Boschi si dimetta per il conflitto d’interesse sorto nella questione “salva banche” che vede coinvolto il papà della stessa?

Non molleranno mai qualcosa che hanno conquistato, prima di tutto ignorando il destino di famiglie alle quali hanno portato via, in modo truffaldino, i risparmi di una vita intera.

Per una persona “normale” il rimorso e la morale, se l’avesse, lo porterebbe ad un passo indietro spontaneo, automatico anche per rispetto di chi è rimasto senza nulla.

Non si può quindi pretendere che questi individui compiano un atto che è peculiare di persone civili, oneste ed è quindi lungi da loro.

Emblematiche le parole del ministro delle finanze, Pier Carlo Padoan che, oltre al danno, arreca anche la beffa ai danneggiati apostrofandoli “ingenui”, ingenui di essersi fidati di gente che è esattamente uguale a lui che dispensa numeri fasulli ad ogni piè sospinto facendo credere che il Paese va, che la ripresa è in atto. Anche questa è un’altra forma di illegalità, di crimine, direi, senza sanzione penale..

La Maria Elena poi che si “sbraccia” nel dire a tutti: “ma, mio padre è una persona per bene”. Caro ministro, lei ha ragione a dire questo e magari il suo papà lo è davvero perbene, non è però onesto e quindi il suo perbenismo serve solo a differirlo da chi la legalità la contravviene in modo più “spettacolare”, con giacca e cravatta, con il “savoir faire” del venditore, ma gli effetti sono gli stessi.

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A ognuno il proprio Salvini

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di Vincenzo G. PALIOTTI

Non poteva mancare in un Paese come gli USA, dove il razzismo non è mai stato vinto, nonostante il loro “numero uno” sia di colore. Bisogna specialmente andare negli Stati del sud per avere un’idea che la discriminazione esiste ancora ed è come un fuoco sotto la cenere: basta un soffio per rianimarne la fiamma.

In questi giorni si sta mettendo in “luce” un pretendente alla Casa Bianca che è l’espressione più “genuina” del razzismo, approfittando della situazione internazionale molto tesa e della sfida che l’IS ha lanciato all’occidente il senatore Donald Trump, naturalmente conservatore e quindi repubblicano doc, non ha perso l’occasione per lanciarsi contro tutto ciò che non è americano doc. Predica la chiusura delle frontiere ai musulmani.

Naturalmente le sue armi più usate sono la disinformazione, le bugie sulla situazione internazionale, le minacce che IS vanno dispensando verso l’occidente. Ignorando poi ipocritamente ed in linea con il suo orientamento politico che la causa principale dell’IS, come dei talebani di Osama Bin Laden sono proprio i suoi amati Stati Uniti d’America.
Qualcuno però, di nascita, crescita e passaporto americano, sebbene musulmano ha deciso di intervenire per “smascherare” il senatore e, dall’alto del suo carisma, della sua notorietà cerca di mettere in guardia il cittadino da elementi che hanno una visione contorta della realtà.

Si tratta nientemeno che di Kareem Adbul Jabbar, noto anche come Lew Alcindor, campione “infinito” della National Basketball Association.

Kareem ha giocato nel ruolo di centro nella NBA con i Milwaukee Bucks vincendo un titolo e con i Los Angeles Lakers, vincendone altri cinque. Dichiarato miglior giocatore della lega diverse volte detiene il record, ancora imbattuto, di punti segnati. 38.387 con una media a partita di 24,6 punti.

Ma Kareem è noto anche per il suo impegno politico quando negli anni ’60 fu creato un movimento per il riconoscimento dei diritti civili agli afro-americani affiancando Cassius Clay, anch’egli divenuto musulmano prendendo il nome di Muhammad Alì.

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Schizzinoso? No. Universitario e disoccupato

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di Vincenzo G. PALIOTTI

Dichiarazioni come quelle del ministro Giuliano Poletti danno l’idea precisa di quanto questi sfrontati manichini del potere finanziario siano lontani dalla realtà, quanto ignorino le tematiche e le problematiche che si presentano a un giovane che spera di avviarsi al lavoro e/o allo studio.

Il ministro incita i giovani “schizzinosi” ad “andare a lavorare”, che – per come lo dice – pare che questi vogliano perdere tempo all’università e, sempre per i suoi toni arroganti e sprezzanti, quasi privando il Paese di quelle “risorse” che sono indispensabili per mandare avanti il mondo del lavoro. E qui non ci starebbe male una risata sonora.

Confermando quanto detto rispetto alla conoscenza della realtà, oggi un giovane è quasi “costretto” a prolungare il suo percorso studi perché dove lo trova il lavoro? Un tempo era così: quando non si poteva arrivare alla laurea, si entrava nel mondo del lavoro, con il diploma superiore e c’era anche chi ci entrava con la terza media.

Allora si poteva, allora un lavoro lo si trovava. E’ veramente ridicolo che il ministro del Lavoro (suo, personale) non si sia fatto questo elementare discorso. Credo che come il suo premier, lui viva degli annunci vuoti e falsi che parlano di aumento dell’occupazione, lui come il suo premier ha vissuto sempre in “discesa”: le salite le hanno sempre lasciate agli altri.

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A norma di legge

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di Vincenzo G. PALIOTTI

A margine di un convegno sulla difesa a Roma, l’AD di Finmeccanica Mauro Moretti risponde alle polemiche sulla vendita di armamenti e i commerci dell’Italia con Paesi come Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, dal cui interno provengono – secondo molti analisti – finanziamenti e supporto all’Is.  Ed ecco la sua dichiarazione: “Noi parliamo con governi di Paesi che non sono sulla lista nera. Siamo autorizzati anche dagli Stati Uniti a farlo. Se poi all’interno di quei Paesi ci sono persone che raccolgono denaro per finanziare l’Isis, non è un problema nostro.”

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Dal palco dello stesso convegno, il ministro della Difesa Roberta Pinotti sottolinea che: “All’interno dei Paesi Arabi ci sono fondazioni private che finanziano i terroristi e vanno estirpate, ma dire di non fare più affari con quei Paesi è come dire che non bisognava più avere rapporti con l’Italia perchè c’era la mafia”.

Mi viene voglia di usare l’espressione resa nota da Antonio Di Pietro, inveendo con un bel: “e che ci azzecca?”.

Qui, mica state vendendo agrumi.

State vendendo armi che, tralasciando l’aspetto morale, che non compete più a questo governo, e del contrasto con i valori della Costituzione dove c’è scritto che “L’Italia ripudia la guerra”, queste armi, cedute all’IS, possono essere usate contro di noi, cioè contro lo stesso paese che le ha prodotte e vendute a loro, anche se indirettamente.

Capisco che per amore di “marketing” e di pecunia si ricorra a tutto ma che un ministro della difesa non capisca le conseguenze di un atto del genere ti fa cadere le braccia.

Alla domanda di un giornalista che fa osservare al ministro che ieri dalla Sardegna è partito un altro carico di armi con uguale destinazione, l’Arabia Saudita, prontamente il Ministro risponde che sì, è vero, ma queste armi sono state vendute “a norma di legge”.

Una volta tanto dobbiamo verificare che il governo è dalla parte della legge. Questo per dire come la questione morale non esiste più, meno che meno un pò di “prudenza” sapendo che queste armi potrebbero finire nelle mani di quelli che stanno minacciando il mondo occidentale, noi compresi.

Ma che importa: noi agiamo “a norma di legge”.

Voglia di pace

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di Vincenzo G. PALIOTTI

Sono tre giorni che sono bloccato, scioccato, cercando di scrivere qualcosa per esprimere il mio stato d’animo su quanto è accaduto a Parigi.

E’ difficile perché sono tante le emozioni che mi ha provocato quella strage, ma penso anche a quanto è accaduto a Beirut, e sta avvenendo in Siria, e contro il popolo curdo, a quello che ogni giorno avviene in Palestina e mi rendo conto come sia triste fare discriminazione anche in queste circostanze, considerando una più importante dell’altra solo perché una provocata nel cuore della cosiddetta civiltà ed un’altra in posti dove, secondo alcuni, è da considerarsi quasi “normale”, tanto normale da non costituire più nemmeno notizia.

Ma non siamo noi quelli della “Livella” di Totò che spesso tiriamo fuori per ricordare a tutti che la morte rende uguali? Che è l’unico atto di giustizia sul quale possiamo contare perché questa “tratta” alla stessa stregua il potente, il ricco, il prepotente e il povero, il negletto, il diverso? Dove è finito quindi tutto questo?

Io non l’ho trovato in questi due giorni se non da parte di chi ha veramente capito che la tragedia non era solo quella di Parigi, che non appartiene solo ai francesi o a noi perché hanno “violato” la nostra civiltà: quando si tratta di violenza non c’è posto al mondo dove questa può essere giustificata o addirittura considerata “quasi normale”.

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Bersani e la sindrome di Stoccolma

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di Vincenzo PALIOTTI

“Se io resto nel PD non lo faccio per una nostalgica passionaccia per la ditta, per motivi sentimentali. Lo faccio perché senza il PD il centrosinistra non esiste più, perciò mi chiedo come fanno altri a pensare di costruirlo al di fuori del PD. La mia idea dell’Italia sta qui. E se gli elettori abbandoneranno il partito, temo finiscano nelle braccia di Grillo piuttosto che in quelle di una sinistra che non è nel PD”.

Questo è quanto dichiara Bersani a La Repubblica a chi gli chiede perché resta nel PD. Come si fa a dire che senza PD non esiste il centrosinistra se il PD è più a destra di Forza Italia? Questo non lo dico io, lo dicono le riforme, i decreti che Renzi ha messo in atto e che Bersani stesso ha criticato, anche se poi “per disciplina di partito”, sue testuali parole, ha votato. Non una di queste è stata pensata guardando ai bisogni dei più deboli, si è andati in una sola direzione: compiacere la troika, la CONFINDUSTRIA le classi più protette che con questo governo lo sono ancora di più proprio grazie alle riforme che anche lui ha votato.

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Italicum: indietro tutta

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di Vincenzo PALIOTTI

Non capisco perché il premier/segretario si infervori tanto contro la minoranza del suo partito, visto che se ne stanno ormai andando quasi tutti.  Capisco che in un partito di destra è dura sopportare “focolai” di resistenza pseudosinistrorsa – veramente minimal -, ma il suo “potere” è arrivato ad un punto tale che si può permettere anche di delegittimare un popolo intero che ha votato un programma contrario a quello da lui posto in essere. Che forse non gli basta? Purtroppo scopriamo che è proprio così: non gli basta. La prova?

La sua marcia indietro sull’italicum, una pessima legge in ogni caso, che potrebbe cercare di provvedere ai “pericoli” di cui i sondaggi gli danno avviso. E allora, sotto a cambiarla per renderla inattaccabile alle opposizioni, e al volere dell’elettore, in modo da garantirsi la continuazione del potere che il premier/segretario dà per scontato, fissando il termine della suo mandato nell’anno 2023, quando forse non ci saranno che macerie da amministrare.

E tutte le manifestazioni di soddisfazione? I discorsi, più che altro twitt, che inneggiavano alla “bellezza” ed “utilità” di quella riforma? Gli abbracci e i baci dispensati dalla Boschi in Parlamento? Le critiche ai “gufi” e ai “professoroni”? Tutto falso? Si, tutto falso come lui, il premier/segretario, che nasconde la sua “brama” di potere assoluto, suo e dei poteri forti ma anche quelli “oscuri” e illegali, dietro alle necessità del Paese.

Necessità che disattende puntualmente perché la situazione socio/economica è sempre la stessa di quando è arrivato a “salvare la nave dal naufragio”, anzi forse è peggiorata perché oltre ai disastri programmatici si sta riducendo sempre di più la democrazia e la libertà, quella ci è rimasta.

Ma quella però di cui parlava Sandro Pertini: quando non c’è sintonia tra libertà e giustizia sociale l’unica libertà che ti resta è quella di morire di fame. Beh, ci siamo molto vicini.

Una piazza grande tira l’altra

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di Vincenzo PALIOTTI

Giusto un anno fa la “Piazza Grande” di Maurizio Landini lanciava una sorta di appello a riprendersi il Paese da chi lo aveva letteralmente “trafugato”, assaltato, depredato insediandosi non eletto alla guida di un governo che già nei suoi primi passi mostrava di aver cambiato, non solo verso, ma programma mettendosi a “disposizione” della troika europea e dei poteri forti in Italia e prendendo di fatto la fisionomia  di un governo conservatore di destra: la legge di stabilità lo conferma come lo confermano tutte le riforme messe in atto.

Ad un anno giusto di distanza da quella giornata un’altra “Piazza Grande” rivendica il rispetto della volontà popolare, quella piazza di persone che vuole Ignazio Marino sindaco di Roma, a dispetto del suo stesso partito di appartenenza, a dispetto del premier/segretario che gli si è schierato contro.

La “Piazza Grande” di oggi a Roma conferma il desiderio della gente di “aria pulita”, in contrapposizione a “mafia capitale”. Il desiderio della gente di aprire porte e finestre dei palazzi del potere per spazzare la polvere che ormai ricopre con uno strato spesso i principi con i quali amministrare una città, una Provincia, una Regione, il Paese.

Sotto quello strato spesso di polvere c’è l’onestà, la legalità, la giustizia sociale, la solidarietà che gli interessi privati degli amministratori precedenti avevano seppellito e che Ignazio Marino ha tentato di rimuovere (peccando a volte di ingenuità e di cattiva comunicazione, va detto).

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E dal cilindro, esce…

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di Vincenzo PALIOTTI

Ormai, il Presidente del consiglio – che non sa più come far crescere la domanda interna (con salari e pensioni bassissime fra un po’ impareremo come i panda a nutrirci solo di bambù), ci prova con nuove trovate “esilaranti”, che nuove non sono. Infatti è una proposta datata perché a tirarla fuori dal cilindro – sempre di illusionisti parliamo – fu Berlusconi nel corso di uno dei suoi “disgraziatissimi” governi. Il “nostro” premier, per far salire i consumi, intende innalzare l’usabilità del denaro contante da 1,000 a 3.000 euro, pensando sia questo uno dei motivi per i quali gli italiani non spendono.

Ma se la maggior parte degli italiani nemmeno li ha 1.000 euro da spendere, figuriamoci 3.000. E non si cura neppure che questo favorisce in parte gli evasori, ma sopratutto i riciclatori di denaro “sporco”: lo capirebbero anche i bambini. Favorisce chi utilizza denaro proveniente da corruzione, tangenti ed altre attività illegali, droga prostituzione etc…

Io non mi meraviglio affatto, mi posso solo indignare, perché da quando si è insediato a palazzo Chigi il nostro premier si è interessato di tutto, è vero: tutto ciò che può favorire i poteri forti, di come distruggere la Costituzione, ma nulla ha dedicato all’evasione fiscale, al lavoro nero, e di conseguenza alla corruzione, al malaffare, alla lotta alle mafie tutte “categorie” che si sono ormai insediate nel tessuto sociale. Salvo poi, per “moralizzare” Roma costringere alle dimissioni il sindaco che “gettava discredito” nel partito dei “democratici” mentre i lui, circondato da i vari De Luca, Faraone, Barracciu e tanti altri fanno “sforzi” inumani per dargli lustro.

Io intanto sogno sempre la mia “Piazza Grande”, quella che dovrebbe portare nel Paese una ventata di onestà e vera “lotta di classe”, quella che ci dovrà liberare da questa dittatura collusa con il peggio della società. Non mi aspetto più nulla dalla politica dei partiti attuali.

Liste civiche per le prossime amministrative, quindi, ma solo con un’impostazione di autentica sinistra: questo va detto soprattutto dopo la triste intervista di Vendola sul Manifesto di oggi.

Sulla stessa, che mi ha veramente preoccupato, riporto un interessante status di Claudio Bazzocchi su Facebook: “Leggo l’intervista a Vendola e penso: non è cambiato niente. Il territorio, i sindaci, i laboratori, l’innovazione, le primarie. La sinistra è morta nel nostro paese perché ha paura di mettersi attorno a un tavolo per produrre un dibattito – ed eventualmente uno scontro – sulle culture costitutive fondamentali. Se poi c’è solo quella retorica dell’innovazione e del territorio, allora sì, ha ragione Vendola e hanno ragione i nuovi giovani smart della sinistra. Non c’è bisogno di far niente. Basta solo l’accozzaglia per sistemare qualche parlamentare con tanto di cerchio e circo magico. Quindi, la domanda è: perché oggi dovrebbe essere diverso dal 2009-2010 quando nacque Sel?“.

Basta con chi ha spalancato le porte alla parte peggiore del Paese e basta anche con chi ha assistito a tutto questo senza opporsi, magari girando la testa altrove per non perdere il “calduccio” della poltrona. Aspetto dunque la mia “Piazza Grande” e sono certo che non sarò deluso, è solo questione di tempo.

Ma stavolta, chi è il nemico?

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di Vincenzo PALIOTTI

E’ accaduto anche in passato che l’Italia abbia scelto un partner sbagliato pagandone poi dure conseguenze perché sconfitta. Non sono bastati due tragici precedenti per farci riflettere. Ci mettiamo sempre in mani sbagliate, salvo poi cambiare schieramento – cosa che gli altri chiamano “tradire” – e passare alla parte opposta. Lo abbiamo fatto nelle due guerre mondiali: un “cambiaverso ante litteram”.

Oggi nella questione della Siria e dell’ISIS, ed il ritorno sullo scenario ormai distrutto dell’Iraq, ci troviamo a “scegliere” tra la politica dei russi di Vladimir Putin e quella americana di Barack Obama e ancora una volta ci mettiamo, a parere mio, con l’alleato sbagliato. Gli USA a differenza dei russi, sono piuttosto restii ad intervenire contro l’ISIS (e vorrebbero solo colpire il governo di Assad) forse perché hanno già degli uomini tra i “ribelli” impegnati su quel territorio e temono per la loro incolumità, come hanno “candidamente” confessato/accusato: “I caccia con la stella rossa «hanno colpito i ribelli dell’Esercito libero siriano, armati e addestrati dalla Cia», ha denunciato il presidente della commissione Difesa al Senato americano, il repubblicano John McCain” (di Si.Spe. – Il Sole 24 Ore).

E questo significa anche che hanno un disegno diverso dai russi. E’ probabile che abbiano deciso di esportare la democrazia come in Iraq anche in Siria, facendo cadere Assad alla faccia dell’autodeterminazione dei popoli che è scritto anche nella loro Costituzione. E noi? Noi scodinzoliamo dietro di loro che ci chiedono anche più impegno militare, e non vediamo l’ora, come governo, di “menare le mani” per dimostrare all’alleato, ed agli altri, la nostra “potenza militare”, naturalmente in spregio alla nostra Costituzione, articolo 11 che dice: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

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