La crediamo innocenza ma è ancora violenza

12272920_1050116665019519_216516981_n

di Serena CORTI

Faccio parte di alcuni gruppi su Facebook, come la maggior parte di noi.

In uno di questi ieri un giovane uomo ha asserito che noi donne non dobbiamo fare un dramma se non abbiamo un bel fisico o una pancia piatta perché in fondo la cosa più importante per una donna è che quella pancia verrà riempita da un figlio, che una donna realizza pienamente se stessa solo quando è incinta e poi diventa madre. Che addirittura in quel momento raggiunge l’apice della sua bellezza.

Io sono madre. Amo mia figlia profondamente. Ho adorato tenerla dentro di me per 9 mesi.
Ma sono rimasta decisamente senza parole quando ho letto queste affermazioni benché fatte, immagino, in buona fede.

Ho trovato violento il commento.

Violento sottilmente perché il ragazzo in questione non si è reso nemmeno conto di aver rimandato un immagine sessista delle donne, un’immagine che ci “ autorizza” ad essere belle e realizzate solo ed esclusivamente nel momento in cui ci riproduciamo popolando il mondo di altri uomini.

Violento perché non ha tenuto minimamente conto di tutte quelle donne che per volere o per impossibilità non saranno mai madri, che di questo soffrano o ne facciano un punto di forza.

Violento perché pensare che tutto il mondo di una donna si riduca all’essere madre e che questo ci debba bastare è come sentirsi dire tutti i giorni che non valiamo abbastanza per avere altro nella vita o come venire schiaffeggiate quotidianamente.

Violento perché non considera che nessuna donna ha bisogno del benestare di un uomo per sentirsi realizzata, nessuna di noi ha bisogno che siano gli uomini a dirci quali sono i motivi per cui dobbiamo essere serene e sicure di noi stesse.

Continua a leggere

Cenere celere. Un racconto che in altre nazioni avrebbe fatto scalpore

cenerecelere

di Salvatore VIVENZIO

[dal suo Blog Cronache di un uomo morto]

Cenere Celere è un racconto che in altre nazioni avrebbe fatto scalpore. E’ denuncia di un ambiente, di un ripetersi di situazioni.

Con queste righe io non mi espongo politicamente ma ideologicamente. Io non giustifico nessuno, anzi condanno. Io sono per la libertà e mai per l’oppressione. Non c’è buono e cattivo in questo racconto, ci sono solo esseri umani. Non c’è partito ma solo immedesimazione. Per me non esiste lo sbirro ed il black bloc, per me esistono gli uomini.

Non contano la divisa o il passamontagna ma chi c’è sotto la divisa o dietro il passamontagna. Ho cercato di capire cosa potrebbe pensare una persona in una determinata situazione.

Cenere Celere. E’ cenere tutto ciò che viene represso. Cenere veloce, celere, che scorre e sparisce. La Celere trasforma in cenere tutto ciò che si trova davanti. Questo racconto è puro frutto della mia fantasia, non c’è nulla di reale (nel senso stretto del termine).

______________________________

 

“Tanto contro i sogni c’hanno messo il manganello. “

– Mezzosangue

Che ci fanno qui questi ragazzi? Cosa vogliono? Cosa urlano? Attraverso questo casco non riesco a sentirli. Quello somiglia a mio figlio Andrea.

Dalle retrovie qualcuno grida, ma non riesco a comprenderne il motivo, i ragazzi sembrano tutti tranquilli. Sento qualcosa che batte continuamente sulle spalle mentre gli scudi rimbombano.
Qualcosa precipita dall’alto colpendo alcuni di noi. Cosa succede? Sono pietre? Da qui sotto non vedo niente, avverto solo l’ennesimo forte grido che rimbomba tra la Celere. Avverto le sillabe: Ca – Ri – Ca – Re. Caricare. Ma perché? Mi chiedo cosa abbiano fatto questi ragazzi. Mi sembrano innocui, mentre i miei colleghi appaiono minacciosi, imbronciati, con lo sguardo irato sotto la visiera. Sono studenti, alcuni sono minorenni, si vede dallo sguardo. Qualche coglione ha tirato una pietra, e allora? I coglioni sono dappertutto. Lasciamoli stare, restiamo al nostro posto. Poi penso : voi non protestereste contro questa casta, questa mafia, questa gente che ruba e gioca con il futuro di giovani e vecchi di questa nazione? Non siete, anche voi, un po’ stanchi?
Quasi penso di unirmi a loro, poi mi ricordo che chi gioca con le nostre vite è la stessa persona che mi paga. I rumori aumentano, sento le urla fin dentro la gabbia toracica. Alla fine il mormorio esplode.
Ancora: Caricare.

Continua a leggere

Io non so cos’è l’IS

ninive

di Vincenzo SODDU

Io non so più cosa sia l’IS.
Ne ho scritto tante volte, ma mi sono reso conto di averne sempre parlato soltanto come di una sigla.
L’IS si infiltra in Siria, l’IS schiaccia gli Sciiti in Iraq, l’IS sbarca in Libia…
Ma cos’è di preciso l’IS?
Non lo so più, lo ammetto, e non mi fido più di tanto dei commentatori internazionali, degli esperti di geopolitica, dei proclami dei Capi di Stato.
Arrivati alla mia età dovrebbe bastare la propria capacità critica.

Ecco, allora, forse so cosa non è l’IS.
Continua a leggere

Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti…

10566331_10203465142943580_954813350_n

 

di Ivana FABRIS

“Che li ammazzino tutti, sono tutti terroristi”
“Il medio-oriente è sempre stato così”
“Gli arabi sono crudeli”
“Laggiù è sempre stato un ginepraio, è nella loro natura”
“Ma ti preoccupi per i palestinesi con tutti i problemi che abbiamo qui?”
“Se anche sparissero dalla faccia della terra non si accorgerebbe nessuno”
“Mandare soldi perchè non hanno fondi per i soccorsi? E a noi chi li dà i soldi quando abbiamo bisogno?”

∼∼∼

Ormai non hanno nemmeno più gli ospedali, a Gaza.
Lo hanno bombardato l’ospedale.
Chi è ancora vivo ha solo gli occhi per piangere, chi è ferito deve solo morire.

E oltre a quelli che addirittura quasi sostengono e parteggiano per questo vergognoso attacco contro la popolazione inerme, di fatto, all’occidente e alla massa del popolo italiano, importa se muoiono uomini, donne, vecchi e bambini?
In fondo loro sono là, distanti da noi e dalle nostre quotidianità così preziose. Continua a leggere

Non una divisa, ma un uomo.

 

RacitiAldrovandi

Per aiutare a comprendere che cos’è l’autorità, e che cosa è l’essere, nel modo più vero, umani.
Una riflessione.
di Elsa Lusso

A Filippo Raciti e Federico Aldrovandi

Ho ascoltato il dibattito di queste ultime settimane su due fatti terribili, così lontani nel tempo e diversi nei meccanismi che li hanno caratterizzati, eppure, non tanto diversi, nella mia percezione. E così sono andata alla ricerca di un filo conduttore alternativo, perché quello che sembrava emergere dai diversi commenti alle cronache mi sembrava debole: come il pezzo sbagliato di un puzzle.
La Divisa e ciò che rappresenta. Gran parte delle riflessioni sembrava ruotare intorno alla Divisa e al suo significato, riflesso nello specchio del bene e del male. Filippo Raciti era un uomo in divisa: gli sputi e gli strappi alla divisa fino all’oltraggio supremo, la morte, hanno significato la totale indifferenza e mancanza di rispetto per la Divisa e quindi per l’Istituzione che rappresenta.
Federico Aldrovandi era un ragazzo la cui morte è stata causata da uomini in Divisa: una divisa con la quale si è aggredito invece che difendere, e che è stata dunque oltraggiata, in maniera diversa, proprio da coloro che la indossavano e il cui comportamento ha gettato disonore sull’Istituzione.

Continua a leggere

Il signor Valparaìso ha un occhio chiuso ed uno aperto

allende

di (ma)nu

Il signor Valparaìso ha un occhio chiuso ed uno aperto.
Quello chiuso lo sente gonfio e dolorante.
Non può toccarselo, il signor Valparaìso, perché deve avere le mani legate dietro la schiena.
Legate e informicolite perché i nodi sono troppo stretti.
Qualcuno potrebbe allentarli, ma non può chiamare nessuno, il signor Valparaìso.
Nel tentativo di parlare infatti, una fitta lancinante gli trapassa il cervello e contemporaneamente ingoia sangue.
Ha la mandibola fratturata e la bocca maciullata. Un calcio o un bastone… si un bastone!
Può solo tenere le labbra, gonfie anch’esse, leggermente aperte in modo da riuscire a respirare; Certo, lentamente, per non muoversi troppo perché anche il corpo è malridotto.
Effettivamente potrebbe inspirare tramite il naso, ma il signor Valparaìso riconosce il proprio moncone sanguinolento a poco più di un metro.

Continua a leggere