Carne da macello

bovini

di Immacolata LEONE

Leggo che molte persone accusano la quiescenza degli italiani, se si è caduti nella fogna in cui siamo, avendo sempre votato malamente.
Per quello che mi riguarda forse è proprio chi lo dice , seduto dietro la scrivania e anche con il suo bel lavoro pagato, ad averlo fatto per anni seppur, voglio ancora pensare, in buona fede.
Sentire, vedere , constatare e subire sulla mia pelle che dopo venti anni di  gavetta si è allo stesso punto da dove si è partiti, se mi si permette, fa rigirare le budella.
Perché, parliamoci chiaro chi ce l’ha fatta a costruirsi una posizione è stato aiutato dai genitori o parenti con possibilità, punto.

Oggi che per me è non è piu possibile farlo mi sento di dire ad un giovane, che è povero e che non ha un futuro già delineato, sempre grazie ai famosi soldi di madre e padre, di andarsene da questa nazione, perché se ha vissuto i suoi primi 30 anni qui, non ha visto niente di quello che lo circonda.
E’ rimasto indietro anni luce.
Perché qui ormai ci sono solo vecchi e cinquantenni, laureati e non, senza più la dignità di uno straccio di lavoro.

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La prateria degli astenuti e la nascita di una sinistra

astensione

di Nello BALZANO

In un Paese intriso di rabbia, preda di una crisi economica e sociale che non vede soluzioni immediate, né a lungo termine, spicca l’assenza di una realtà politica di Sinistra. In un clima così teso e pieno di incognite, trovano facile terreno le politiche che mirano ad individuare negli “ultimi” i responsabili di tutto: non stiamo parlando di poche persone o piccole categorie sociali, ma di chi vede continuamente attaccare i suoi diritti da una politica orchestrata per mettere gli uni contro gli altri e distrarli dai veri problemi, più complicati nella soluzione e dedicarsi a rimedi più semplici ma senza prospettive.

I dipendenti diventano dei privilegiati, i pensionati un costo sociale, i disoccupati persone che devono abituarsi alla rassegnazione o al dover “adeguarsi” a regole del mercato del lavoro al limite della schiavitù nel nome della tanto osannata FLESSIBILITA’, i Sindacati additati come unici responsabili dello squasso del Paese. La motivazione è sempre la stessa: “E’ l’Europa che ce lo chiede!”, monito che ci arriva da tutti gli organi di informazione di massa.

In questo contesto come poteva mancare un attacco violento al mondo della scuola? Nel luogo dove si plasmano le intelligenze è “necessario” limitare la crescita di “pericolose” future voci critiche, allora coloro che sono designati a trasferire agli studenti la cultura, devono essere scelti e governati, da un’unica figura in ogni plesso scolastico: il preside.

In queste ultime settimane, però, sembra che qualcosa possa ancora succedere. Nel contesto elettorale di alcune regioni si inizia ad intravedere la semina di una sana rivoluzione politica nel mondo della sinistra. In due regioni in particolare: Toscana e Liguria.

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Podemos è come la sora Camilla. Tutti la vogliono, ma…

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di Roberto RIZZARDI

Io, a questo giro, non sono chiamato a votare, ma se lo fossi, o quando dovrò farlo, selezionerei la lista di sinistra che più si avvicina al mio sentire. Astenermi o votare scheda bianca sarebbe per me una sconfitta morale insopportabile.
Lo farei per non “convalidare” un partito stravolto da una deriva autoritaria e peronista e per non reggere il sacco ai diligenti sicari di un potere finanziario e sovranazionale, non sottoposto al vaglio di consultazioni democratiche, ma non coltiverei certo il sogno di aver trovato la giusta risposta ad un popolo di sinistra orfano di rappresentanza.

Tutte le formazioni di “sinistra-sinistra”, al momento votabili, non sono ancora uscite dal ghetto autoreferenziale e identitario delle innumerevoli schegge che hanno frammentato la sinistra, aprendo la strada al Partito della Nazione di Renzi.

Tutti si fregiano di una gloria spuria per il buon risultato elettorale di Podemos, ma nessuno dei precipitosi estimatori ha mostrato di capire la natura profondamente innovativa di quella formazione tranne, forse, Landini con la sua proposta in laboriosa e ancora non definita gestazione. Vedremo alla fine della prossima settimana cosà ci dirà la sua assemblea riunita a Roma.

Nessuno ha capito che Podemos è un movimento che parte dalla volontà/capacità di semplici cittadini a farsi coinvolgere in un processo fondativo e con la prospettiva, credibile, di poter poi partecipare al governo delle iniziative individuate. Pochissimi si sono accorti che i promotori del fenomeno Podemos sono certamente esperti di scienze sociali e con pregresse esperienze di impegno politico, di base in genere, che però non si sono proposti, assiomaticamente, quale gruppo dirigente.

Si sono messi al servizio della elaborazione di una linea e di un percorso, dopo aver fornito le premesse organizzative e facilitato l’acquisizione degli strumenti di base, lasciando poi alla gente il compito, e l’onere, di sviluppare, gestire, verificare e manutenere un progetto politico.

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Ma che piccola storia ignobile

Sono state celebrate oggi in Nuova Zelanda le prime nozze gay

di Massimo RIBAUDO

Cosa fa il capodelegazione di un partito a Bruxelles?

La neoeletta Patrizia Toia, capodelegazione del Pd al Parlamento Europeo, non ha dubbi: “La delegazione del Partito democratico è costituita di 31 personalità eccellenti, con storie molto forti. Ora – dice – queste eccellenze devono diventare una squadra”.

E’ un allenatore, un coordinatore, un mediatore, un portavoce nei confronti del gruppo S&D e le altre delegazioni dei partiti nazionali ed europei.

Vediamo quindi di conoscere questo nuovo allenatore del Partito Democratico a Bruxelles.

Non era molto concorde con la Relazione Estrela. “Nel merito della Relazione Estrela, che non è stata messa in votazione, personalmente avremmo votato contro alcuni punti: vi era infatti un impianto troppo concentrato sull’aborto, delineato quasi come un diritto fondamentale della persona, e poco al sostegno della maternità.
Altro punto negativo era la formulazione sull’obiezione di coscienza: riteniamo che l’obiezione sia uno dei diritti da garantire agli operatori sanitari, come da garantire è l’accesso a tutti i servizi previsti dalla legislazione, aborto compreso”. (Nota su Facebook del 13 dicembre 2013). E ha fatto in modo, con la propria astensione, che fosse approvata una relazione del PPE molto più “a destra”.

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Perchè un siciliano sceglie Renato Soru

(immagine dal Web)

(immagine dal Web)

 

di Nino CHILLEMI

 

Le elezioni europee del 25 maggio sono ormai alle porte, e per chi, come me, non è entusiasta della linea politica del proprio partito di riferimento né a livello nazionale, né ai livelli territoriali, si pone il problema di scegliere come votare, e di prendere una decisione in tempi brevi.

Mi considero un riformista di sinistra, convinto che la proposta di Martin Schulz sia la più vicina al mio sentire politico e la più credibile per dare alla UE le risposte che servono per uscire dalla crisi di sistema in cui è precipitata negli ultimi anni. Appartengo a quella fetta non trascurabile di militanti ed elettori nel PD che continuano a votare questo partito più per quello che dovrebbe essere che per quello che effettivamente è oggi, e, abitando in Sicilia, non ho la fortuna di poter votare Elly Schlein, Paolo Sinigaglia, Ilaria Bonaccorsi, o altri coi quali, in questi ultimi 12 mesi, a livello nazionale ho condiviso il percorso politico tracciato nella mozione Civati.

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Tutti uguali

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di Andrea NOBILE


L’indice del degrado della rappresentanza in Italia sta tutto in questa frase priva di ogni valore, ma recitata come un mantra dalle persone che poi si affidano a quel qualcuno che è più uguale degli altri, al leader, all’uomo della provvidenza che con un colpo di bacchetta magica crea un milione di posti di lavoro, abolisce l’ICI o mette 80 euro in busta paga agli italioti che lo applaudono.
Tutti uguali è quel motto di disapprovazione che sistematicamente chiude la bocca a chi ha qualcosa di diverso da dire, qualcosa di migliore da proporre, qualcosa di più onesto da fare…Tutti uguali, e lo sono a prescindere.
Ci siamo cascati tutti come dei somari, anestetizzati dai media che ci hanno messi seduti a cuccia, ad abbaiare innocui intanto che ci svaligiano la casa. E a forza di dire che sono tutti uguali abbiamo lasciato libertà di azione in mano agli assassini dei diritti del lavoro, delle libertà democratiche, del diritto di essere rappresentati.
Diritto fondamentale e fondante in una democrazia, diritto calpestato e deriso in un paese al terzo governo di non eletti e che sta massacrando quanto conquistato quando non erano “tutti uguali”, quando la politica non era una cosa sporca, quando l’appartenenza era un valore culturale e non roba da ultras.
Tutti uguali e ciò che importa alla “ggente” è solo il loro costo o il loro numero, e allora avanti con le riforme costituzionali. Riforme scritte da un sindaco arrivista ed un pregiudicato, al di fuori del parlamento ormai esautorato e svuotato di ogni valore decisionale. Perché oggi, che sono tutti uguali, riscrivere la Costituzione è un must, fa figo.
Denis Verdini VS Pietro Calamandrei, roba da far venire il vomito, ma anche roba che assomiglia ai programmi di Licio Gelli, roba che sta arrivando a passi lunghi e ben distesi, tra l’indifferenza e le analisi estemporanee di chi trova la Carta “datata e inadeguata”, senza magari averci nemmeno dato una lettura veloce.
Calamandrei così esortava i giovani: “Dietro ogni articolo della Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta.”
Chi la vuol riscrivere oggi, oltre a frodare il fisco esorta i giovani a partecipare ai reality e ad evadere le tasse, magari a respingere gli immigrati…Ma sono tutti uguali…Sono tutti uguali, a Brunetta e Sacconi, o peggio ancora, a Razzi e Scilipoti?
Come sperare in un paese migliore continuando a ripetere che son tutti uguali? Perché se qualcuno canta fuori dal coro viene aggredito apparentandolo alle schifezze di questo o quel partito?
Privi di capacità critica e di analisi ci mordiamo tra simili. “Sono tutti uguali”.
Non ci sto proprio, non mi sento uguale a nessuno, non sono tutti uguali, non siamo tutti uguali. Uguali a quella roba lì, quella feccia che fa ombra al tanto di buono che c’è?
O riprendiamo possesso dei nostri neuroni oppure saremo definitivamente travolti. Un popolo lobotomizzato e senza memoria incapace di scegliersi una classe dirigente diversa.

 

(immagine dal web)

La civetta e la sentinella

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La civetta e la sentinella. Ragioni e passioni della sinistra di Walter TOCCI
la postfazione del libro di Walter Tocci “Sulle orme del gambero” (edito da Donzelli)

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C’è un verso di Hölderlin che mi accompagna da tanto tempo:

Ho vissuto una volta

Come gli dei: e di più non occorre.

Mi è capitato di dimenticarlo in diversi periodi della vita, ma poi è accaduto che mi tornasse in mente nei momenti più imprevedibili, come una folgorazione, ogni volta con risonanze diverse e pur sempre adatte alla situazione mutata nel mio animo o nel mondo. È stato il primo pensiero quando ho deciso di scrivere queste pagine. Così sono andato a riprendere Le liriche nella bella edizione Adelphi, turbata da pieghe e sottolineature inserite a suo tempo proprio per non dimenticare.

Nostalghia: scherzo della traduzione o del ricordo?

Un imprevisto, però, ha messo in discussione la mia interpretazione, almeno come l’avevo immaginata fino a quel momento. Il verso era scritto al tempo futuro:

Avrò vissuto un giorno

come gli Dei, e più non chiederò.

Ma come è possibile? È un dolore grandissimo scoprire che il verso tanto amato non è mai esistito, che la connessione spirituale con il poeta era infondata, che tante suggestioni erano invenzione, non poesia. Il primo moto è stato di dare la colpa a uno scherzo della mia memoria. Poi, però, ho cominciato a dubitare della traduzione, finché è uscita fuori l’edizione Einaudi degli anni cinquanta, nella bella versione di Giorgio Vigolo, con il verso al passato, nonché, bisogna dirlo, in perfetta corrispondenza con l’originale tedesco. Ne ricordavo perfettamente ogni parola, ma avevo dimenticato quella edizione, soppiantata nelle mie letture dalla successiva Adelphi.

Bisogna prendere questi incidenti di lettura come segni inviati dal cielo. Il tema, allora, è come leggere quel verso contemporaneamente al passato e al futuro, come trasformare una forzatura del traduttore in un punto di vista altrettanto legittimo della parola hölderliniana, come rimanere in bilico senza mai confessare se è stato uno scherzo della traduzione o della memoria.

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