Una tragedia del lavoro, a Prato. Due anni dopo, dobbiamo cambiare insieme

yanghshi

di Luca SOLDI

pace alle anime dei 7 operai cinesi di Prato ( primo dicembre 2013)
悼念2013年12月1日普拉托火灾中丧生的7名华工同胞

Erano pratesi i sette lavoratori che quel 1 dicembre 2013, all’interno di uno di tanti capannoni del Macrolotto industriale, morirono fra il fumo ed il fuoco. In pochi hanno il coraggio di dirlo ma quelle povere persone erano pratesi.
La ditta di cui erano dipendenti e schiavi si chiamava Teresa Moda.
E’ facile immaginare che sulle etichette degli abiti che produceva si potesse leggere l’indicazione “Made in ITALY”.
Avevano tutti nomi che tradiscono una origine lontana ma le loro vite, le speranze, i drammi erano tutti pratesi. Erano esistenze affidate alla nostra comunità, al nostro Paese.
Dovevano essere pratesi, perché italiane erano le norme e le leggi da rispettare e da far rispettare.
Ed invece Xue Xieqing, 34 anni, Zheng Xiuping di 50, Ling Guangxing di 51 anni, Rao Zhangjian di 42, Su Qifu di 43 e Wang Chuntao di 46 anni ed infine Dong Wenqui sono morti di lavoro nero, di sfruttamento per quel cottimo che invece di liberarli dalla schiavitù degli uomini e della miseria gli ha rubato vita per sempre.

Ora sono passati due anni esatti. Il modo migliore per ricordarli può essere solo sapere e dire che qualche cosa è cambiato, che qualche passo avanti è stato fatto.

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