E’ cominciato l’Esodo?

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di Vincenzo G. Paliotti

E quindi Pippo Civati ha “tratto il dado”: lascia il Partito Democratico, o se volete, quello che ne è rimasto.

Leggo i tanti commenti: c’è chi si compiace, c’è chi dice che è stato un gesto tardivo, chi adesso si aspetta che Civati riformi un partito, e chi come me ci va (ti) con i piedi di piombo.
E sì, perché la prima cosa da non fare è creare troppe aspettative, sarebbe sbagliato ed ingiusto pretendere da Civati soluzioni che devono essere collettive e non si possono pretendere da una sola persona, anche perché ricadremmo nel solito e pericoloso “mito” dell’uomo solo al comando.
Piuttosto io mi aspetto che Civati faccia mente locale, un giro di orientamento e cerchi la via migliore per poter concretizzare qualcosa che tutti noi ci aspettiamo: almeno il tentativo di ricostruire la sinistra, questo credo sia legittimo.

Badate bene ho parlato di ricostruire la sinistra, un movimento cioè e non un partito. Se fosse possibile io gli consiglierei di interfacciarsi con Landini e valutare se il suo progetto è condivisibile, è mia opinione personale che questa sarebbe la strada da percorrere primo per la “qualità” degli argomenti di Landini e poi perché questo progetto parla di riscatto civico e la parola partito è per il momento evitata, a giusta ragione visto il livello di degrado raggiunto dalla maggior parte di essi.

Senza contare la “bella compagnia” di cui gode Maurizio Landini: parlo di Stefano Rodotà, di Gustavo Zagrebelsky per fare qualche nome, personaggi che danno credibilità al progetto per il loro spessore morale e che hanno quale punto fisso di riferimento la nostra Costituzione. Se ci sarà qualcuno che lo seguirà in questa sua scelta sarà benvenuto, a patto però che non si crei quella conflittualità che distrugge, divide invece di unire. A mio avviso chiunque voglia partecipare, qualunque “transfugo” dovrà avere a mente un principio che per me è basilare: l’interesse comune ponendolo avanti a tutto, a partire dalle proprie ambizioni personali. Credo di poter dire questo perché ho capito questo nel seguire Landini e le sue idee. Per cui tirando le somme sono contento che Civati abbia fatto quel passo, che abbia preso le distanze da quel contenitore che si sta riempiendo sempre più di elementi indifendibili, contrari ai principi che hanno sempre animato la sinistra, ripeto sinistra per affermare che anche nelle divisioni la sinistra certi principi che Renzi ha calpestato li ha sempre tenuti ben presenti e rispettati, indipendentemente dal partito.

Soltanto un cenno sulla firma del presidente della repubblica che fa diventare legge l’italicum. Non mi piace dire: lo avevo detto!

Ma avevo già scritto che non mi aspettavo nulla di diverso dal signor “meno peggio”, ho anche detto che l’entrata a gamba tesa del presidente emerito Napolitano, entrata degna del miglior Nobby Styles e gli esperti di calcio lo conosceranno di certo, ha chiarito definitivamente le idee al signor “meno peggio” su come si doveva comportare sulle riforme del suo “pupillo” premier/segretario. Mi dispiace profondamente di averci preso in pieno.

In ultimo, non per importanza, la “barzelletta” del giorno che è la decisione di Renzi di mandare a trattare (?) con i Sindacati della Scuola due “funzionari” di partito, Guerini e Orfini, che oltre a non avere nessun titolo per dare risposte o prendere iniziative, dimostra come Renzi abbia confuso le sue due cariche, premier e segretario di partito, ma ancor di più è grave che invece di inviare un rappresentante governativo ad un incontro così importante ci manda due “funzionari” del partito che dopo di aver sostituito il Parlamento intende anche sostituirsi al governo, ed anche in questo caso potrei dire: “lo dicevo”. Infatti qualcuno mi ha detto che esageravo quando parlavo di “camera dei fasci e delle corporazioni”, con questa “manovra” Renzi mi ha dato ragione in pieno. Oltre al fatto che questo passo la dice lunga sul rispetto che il premier/segretario ha della scuola e delle sue funzioni.

E ora mi prendo tempo approfondire  quella che è un’altra “perla” di questo governo, quella delle pensioni, non perché ne sia responsabile, ma di come la sta affrontando in dispregio dei cittadini e della Consulta, cosa ormai diventata una costante.

Buona giornata.

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La democrazia della (s)fiducia

votare

 

di Francesco CIANCIMINO

 
[Francesco Ciancimino, studente di Scienze Politiche, laureato in Economia politica. Ex tesserato del PD, sinceramente Civatiano, oggi sostiene la lista L’Altra Emilia-Romagna. Opinionista politico in erba]

 

Quando parliamo di partiti e di rappresentanza politica, la nostra mente fa un collegamento automatico a simboli, facce, vicende significative e specifiche. I partiti sono quelli che vediamo in tv, che frequentiamo quando ci riuniamo a discutere, quelli che siedono in Parlamento e nelle assemblee legislative.
Ma cosa sono effettivamente i partiti? O meglio, cosa dovrebbero essere?

Il partito per definizione è un’organizzazione che tende a rappresentare una parte della società, poiché si suppone che la vita di una comunità democratica e plurale sia scandita dal confronto fra più parti, fra più soggetti, fra più portatori d’interessi.
La democrazia presuppone diversità, dunque partiti (e/o movimenti) che le rappresentino.
La diversità genera confronto, scontro politico, che sono ricchezza in democrazia, poiché la creazione di politiche efficaci dipende fortemente dal dibattito pubblico, in quanto si ritiene che le soluzioni non siano tutte nelle mani e nella mente di uno o di pochi. Continua a leggere

Deriva autoritaria?

assolutismo

di Sil Bi

Sulla riforma costituzionale la situazione si fa sempre più intricata e il livello della tensione sale.

Uno dei fuochi polemici riguarda il rischio di “deriva autoritaria” che il Senatore Mario Mauro ha evocato nel presentare, insieme ai colleghi Vannino Chiti e Felice Casson, gli emendamenti “dissidenti” al ddl Boschi (quelli che, mantenendo il superamento del bicameralismo perfetto, prevedono però un Senato elettivo e una diversa ripartizione dei compiti tra le due Camere).

Di “svolta autoritaria” avevano parlato anche i firmatari dell’appello di Libertà e Giustizia diffuso a marzo, molto critico verso le riforme istituzionali proposte dal governo. Un eccesso retorico? Uno slogan efficace, ma ingiustificato? Temo di no, se la legge elettorale già passata alla Camera (l’”Italicum”) e il ddl Boschi uscito come testo base dalla Prima Commissione fossero approvati in via definitiva.
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