Le riforme del paradosso e la tartaruga

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Zénon! Cruel Zénon! Zénon d’Êlée!
M’as-tu percé de cette flèche ailée
Qui vibre, vole, et qui ne vole pas!
(Paul Valéry, Le cimetière marin)

di Maria MORIGI

Festina Lente, Tempus edax Rerum” (Affrettati lentamente, il Tempo è divoratore)

“Ab esse ad posse valet, a posse ad esse non valet (consequentia)”. Principio logico che vuol dire: quello che esiste è possibile, quello che è possibile non è necessariamente esistente.

Questo invece è il paradosso di Zenone, V secolo a. C., riletto da Jorge Luis Borges.”Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte più svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e così via all’infinito; di modo che Achille può correre per sempre senza raggiungerla”.

Il paradosso matematico di Zenone mi auguro che sia stato risolto, perché anche se ci abbiamo provato a capirlo, poi avevamo rinunciato. Infatti se la nostra testa viene confusa quotidianamente dal problema dei migranti che ci tolgono il lavoro e da quello delle discoteteche assassine, ecco che la velocità fulminea che “tiene dietro al baleno” o “la procellosa e trepida gioia d’un gran disegno” diventano bagatelle.

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