È on line il nuovo Blog del MovES – Movimento Essere Sinistra

 
Carissimi compagni e lettori di Essere Sinistra che ci avete sempre seguito,

 proprio partendo dalle nostre Voci in Movimento

CI SIAMO TRASFERITI AL SEGUENTE INDIRIZZO DOVE STIAMO CREANDO LA PIATTAFORMA POLITICA DEL MOVIMENTO ESSERE SINISTRA – MovES 

http://www.movimentoesseresinistra.it/blog-movimento/

 

Venite a trovarci nella nostra nuova casa per leggere e confrontarci, per rimanere in contatto ed essere informati sulle proposte e azioni concrete che il MovES intraprenderà.

IN TANTI E UNITI STIAMO COSTRUENDO UN NUOVO DOMANI.

FATELO ANCHE VOI CON NOI!

Con il MovES per una sinistra popolare, antiliberista, femminista e ambientalista.

Con le nostre voci, QUELLE DI DI TUTTI.

 

.

Annunci

Tredicesima mensilità: chi dobbiamo veramente ringraziare?

azionestudenti

di Marcello COLASANTI

Il periodo natalizio coincide con il pagamento della tredicesima mensilità.
Puntualmente, fioccano articoli, post e fotografie di ringraziamento sui social network rivolti a Benito Mussolini per la concessione di questa “gratifica natalizia”.
Siamo sicuri che, per tale diritto, stiamo ringraziando la persona giusta?

IL CONTESTO STORICO

Nel 1937 gli Stati Uniti d’America caddero in un nuovo periodo di recessione dovuto al cambio di politiche economiche. Lo stesso presidente Franklin Delano Roosevelt, promotore del “New Deal” che contribuì all’uscita dalla precedente “Grande depressione” del 1929 con il contributo di politiche sociali e statali, credendo che la ripresa fosse completa, cambiò la politica economica della nazione tagliando le spese e alzando il prelievo fiscale.

Questa scelta riattivò il circolo vizioso che aveva scatenato la precedente recessione, stroncando la ripresa non ancora del tutto completa: di questa seconda depressione, sia gli studiosi di economia che il mondo prettamente economico, ha sempre erroneamente dato poca importanza (i paralleli con la situazione economica europea attuale sono molteplici, ne consiglio l’approfondimento).
Come nel 1929, la recessione arrivò fino in Europa e la ripercussione si sentì soprattutto sul costo del lavoro, aumentato vertiginosamente, e da una fuga di capitali all’estero. Per comprendere la portata della situazione, assolutamente non sottovalutabile, va ricordato come, per queste ragioni, il governo francese presieduto dal presidente Lèon Blum, cadde.

L’ITALIA

Nel 1936, l’anno precedente, l’Italia subentrò nella guerra civile spagnola, in aiuto al golpe dei nazionalisti di Francisco Franco; il supporto italiano, che durerà fino al 1939, porterà in Spagna nel biennio ’36-’37 quasi 50.000 italiani, in gran parte non volontari, a differenza di ciò che annuncia la propaganda di regime.
In un periodo così delicato, con la necessità italiana di dimostrare la potenza bellica anche al proprio alleato tedesco, una battuta d’arresto dovuta alla recessione, come sta avvenendo in Europa, proprio nel settore dell’industria in particolare quella pesante, è assolutamente da evitare.

LA “GRATIFICA NATALIZIA”

Cosi, nell’ottica di una stabilità industriale, con il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) del 05/08/1937 art. 13, viene introdotta una “gratifica natalizia”, cioè una mensilità in più da corrispondere nel periodo natalizio ai soli impiegati del settore dell’industria.

Quindi, oltre che la gratifica non era per tutti i lavoratori ma solo per quelli del settore industria, non lo era nemmeno per tutti i lavoratori del suddetto settore, ma solo agli impiegati; gli operai, chi all’effettivo si trovava nelle fabbriche, non la percepiva.

Continua a leggere

I fratelli Cervi. Martiri per la democrazia e la libertà

fratelli_cervi

di Luca SOLDI

“Le nuore mi si avvicinarono, e io piansi i figli miei. Poi, dopo il pianto, dissi: Dopo un raccolto ne viene un altro. Andiamo avanti”.

Il 28 dicembre di settantadue anni fa i sette fratelli della famiglia Cervi conclusero le loro giovani esistenze al poligono di tiro di Reggio Emilia.

I fascisti li misero al muro e li fucilarono. Il loro impegno, la storia e la loro fine rappresentano uno degli episodi che più è rimasto scolpito nella storia dell’antifascismo italiano. Un richiamo ancora attuale e vivo al valore della democrazia. Erano stati arrestati un mese prima. Ma nominare la parola “arrestati” è un’offesa all’intelligenza umana ed anche alla pur minima parvenza di governo che allora i nazisti e repubblichini avevano messo in piedi.

Diciamo pure in modo crudo, ma reale, che furono “strappati” ai loro cari, alla loro terra, ai sogni di una vita migliore. La famiglia Cervi, in quel podere di Praticello di Gattatico pieno di avvallamenti, aveva lavorato duramente. Avevano le mucche, allevavano piccioni ed anche le api che producevano un finissimo miele.

Addirittura, avevano comperato il primo trattore della zona ed inoltre avevano piantato per la prima volta in Emilia, l’uva americana.

Continua a leggere

Il 22 dicembre e la nostra Costituzione. Oggi, c’è chi dovrebbe provare vergogna

Napolitano-Monti-670x274

La Redazione

Oggi è il 22 dicembre e sono pochissimi coloro che ricordano che è uno dei più importanti anniversari dell’Italia Repubblicana. Perchè il 22 dicembre del 1947 fu approvata la nostra Costituzione.

Quella Costituzione che è stata vilipesa da leggi elettorali non rispondenti ai suoi principi e che hanno formato un parlamento, illegittimo – dal punto di vista giuridico e politico – che la sta trasformando in senso autoritario, antidemocratico, quindi contrario ai suoi valori istitutivi.

Sono due i senatori a vita che più di altri dovrebbero vergognarsi in questo giorno: Giorgio Napolitano e Mario Monti.

Dovrebbero vergognarsi e dire al Paese la verità – sull’attuale colonizzazione della Repubblica da parte dei poteri economici e finanziari – con un moto di assunzione di colpa grave nel rileggere le parole di Umberto Terracini alla chiusura della votazione finale dell’Assemblea costituente. Non lo faranno. Ma ci auguriamo comunque che molti leggano queste parole che oggi potrebbero risuonare come vuote e retoriche. Lo sembrano soltanto perchè sono state tradite.

 _______________________________________

Terracini_Costituzione

Umberto Terracini pronuncia questo discorso dopo aver comunicato il risultato della votazione con cui i deputati hanno approvato il testo finale della Costituzione, che entrerà in vigore il 1° gennaio 1948.

Onorevoli colleghi,

è con un senso di nuova profonda commozione che ho pronunciato or ora la formula abituale con la quale, da questo seggio, nei mesi passati ho, cento e cento volte, annunciato all’Assemblea il risultato delle sue votazioni.

Di tutte queste, delle più combattute e delle più tranquille, di quelle che videro riuniti in un solo consenso tutti i settori e delle altre in cui il margine di maggioranza oscillò sull’unità; di tutti questi atti di volontà che, giorno per giorno, vennero svolgendosi, con un legame non sempre immediatamente conseguente – in riflesso di situazioni mutevoli non solo nell’aula, ma anche nel Paese – quest’ultimo ha riassunto il significato e gli intenti, affermandoli definitivamente e senza eccezione come legge fondamentale di tutto il popolo italiano.

Ed io credo di potere avvertire attorno a noi, oggi, di questo popolo l’interesse fervido ed il plauso consapevole e soddisfatto. Si può ora dirlo; vi è stato un momento, dopo i primi accesi entusiasmi, nutriti forse di attese non commisurate alle condizioni storicamente maturate ed in loro reazione, vi è stato un momento nel quale come una parete di indifferenza minacciava di levarsi fra questo consesso e le masse popolari. E uomini e gruppi, già ricacciati al margine della nostra società nazionale dalla prorompente libertà – detriti del regime crollato o torbidi avventurieri di ogni congiuntura – alacremente, e forse godendo troppa impunità, si erano dati ad approfondire il distacco, ricoprendo di contumelie, di calunnie, di accuse e di sospetti questo istituto, emblema e cuore della restaurata democrazia.

Continua a leggere

Fermate Schäuble. E scendiamo subito da questa unione monetaria e bancaria

La Redazione

Il colonialismo della Germania colpisce ancora. Dopo aver impedito alla Grecia di sviluppare il proprio programma politico di salvataggio del paese, e avergli imposto un nuovo rovinoso piano di prestiti che non potranno mai essere restituiti, il modello economico tedesco impone ai Paesi dell’Unione Europea la distruzione del sistema creditizio privato.

Così afferma Vladimiro Giacchè, in un’intervista su AbruzzoWeb.

Giacchè è autore, tra l’altro, di due testi molto conosciuti e apprezzati come “Anschluss – L’Annessione“, e il recente “Costituzione italiana contro Trattati europei, il conflitto inevitabile“.

Lo schema di garanzia europea dei depositi bancari scompare dalle conclusioni dell’ultimo vertice Ue dei capi di Stato e di governo.

 

Wolfgang Schaeuble, il ministro delle Finanze tedesco ha imposto ancora una volta la sua visione ordoliberista dell’Unione Monetaria e Bancaria e ha impedito venisse approvata la mutua garanzia dei depositi fra le banche europee. “Questa è la ciliegina sulla torta di una unione bancaria che è stata costruita in un modo tale da non ridurre, ma anzi enfatizzare le asimmetrie tra i sistemi bancari nazionali dell’Eurozona”.

Il tutto mentre ancora non si placano le polemiche sul crack delle quattro piccole banche – Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti – da anni in grave difficoltà ma “miracolate” grazie al decreto “salva-banche” del governo italiano “aggrappato” alle regole europee.

“L’unione bancaria – spiega Giacchè – si fonda su tre pilastri: il primo è la sorveglianza della Banca centrale europea sulle banche europee, il secondo è il Resolution Mechanism, il sistema accentrato per la gestione delle crisi bancarie nei paesi aderenti all’area euro, e il terzo quello che avrebbe dovuto essere la mutua garanzia tra le banche a livello europee. E che, a quanto sembra, almeno per il momento non ci sarà”.

I tre pilastri sono debolissimi e tutti favorevoli alla Germania.

Continua a leggere

Quella strage di Natale, nel 1984

stragenatale

di Luca SOLDI

Era la domenica di quello che può sembrare un anno lontano. Una di quelle giornate che prima di Natale si vivono di corsa, prima di rilassarsi in mezzo ai propri cari.

A quel tempo non esisteva l’Isis, ben altri terrori, bel altre paure affliggevano ed avrebbero afflitto il nostro Paese.

Quella domenica del 23 dicembre 1984, il treno con quel numero, il “904” che resterà per sempre impresso nella storia, lasciò la stazione di Santa Maria Novella. Si avventurò nel tragitto della direttissima, che lo avrebbe dovuto condurre fino a Bologna e poi su al nord. Per molti di quelli che erano a bordo, il viaggio era iniziato da Napoli.

E come ogni vigilia di Natale quei vagoni erano carichi di persone, di famiglie che andavano a ricongiungersi con i loro cari o più semplicemente avrebbero voluto trascorrere le feste in serenità.

Qualche istante avanti che il convoglio lasciasse i marciapiedi della stazione di Fierenze, un signore forse sulla cinquantina, era sceso. Stranamente era salito poco prima sulla nona carrozza con due borsoni e senza chiedere permesso aveva li aveva appoggiati con delicatezza sulla griglia portapacchi. Quei bagagli però non contenevano i suoi vestiti. Non c’erano i regali di Natale. Neppure qualche prodotto tipico da mangiare per il pranzo delle feste, insieme alla famiglia. Quel signore “distinto” aveva lasciato uno strumento di morte destinato ad uccidere bambini e adulti. In quelle borse c’erano ben 16 chilogrammi di esplosivo collegati a un sistema di trasmissione radiocomandato.

Alle 18,35 il treno partì, con il suo carico di vita e sogni, per il suo ultimo viaggio. Il fischio del capostazione Fabio Ottimini, 35 anni, barba lunga, e tanta stanchezza negli occhi, diede il via al Rapido 904 dalla stazione. Superate le stazioni di Prato, Vaiano e Vernio, esattamente alle 19,02, il treno entro’ nella Grande Galleria dell’Appennino della «Direttissima» Firenze-Bologna. Quella che gli attentatori si aspettavano come una trappola senza uscita lunga 18 infiniti chilometri. Appena e sei minuti dopo, si sentirono due esplosioni dalla terzultima e la quart’ultima carrozza del convoglio. Una a pochi istanti dall’altra. Qualcuno attivò il freno di emergenza e il treno si blocco quasi subito.

Il convoglio era letteralmente spezzato a metà insieme a tante esistenze che gli si erano affidate. Il fumo, lo spavento avvolse tutti quelli che erano rimasti illesi. Non esistevano ancora i telefoni cellulari e bisognava chiedere aiuto e dare l’allarme. Qualcuno scese. Un viaggiatore ebbe la prontezza e l’intuito di chiamare aiuto dal telefono di emergenza che si trova dentro la galleria appenninica. Il treno era fermo al chilometro 45,889 nel tratto Vernio-San Benedetto Val di Sambro, a circa 8 chilometri dall’ingresso sud e a 10 da quello nord. Avevano proprio calcolato bene il luogo dell’esplosione. Anche simbolicamente. Un passeggero ebbe a dire: “Mi ricordo solo il fuoco che entrava dai finestrini rotti. Non capivamo se avevamo avuto un incidente, se ci eravamo scontrati con un altro treno. Poi dopo un bel po’ il treno riesce a fermarsi e ovviamente nel buio ci siamo catapultati, senza pensare che dall’altro lato potesse arrivare un altro treno. E ci siamo buttati dalle porte sventrate. E lì poi c’era un capotreno, che ci urlava di non scendere e di stare attenti perché sui binari c’erano pezzi di corpi”. Partirono i soccorsi dal lato bolognese e da quello di Vernio.

Continua a leggere

Ricordi di Natale

babbo-natale-addormentato-in-metro-6001

di Immacolata LEONE

All’improvviso è arrivato Natale.

Un altro anno vissuto pericolosamente su spicchi di specchi rotti, facendo lo slalom su vuoti incolmabili e mortificazioni continue.

Ho fatto uno sforzo enorme a scendere giù in garage e prendere gli scatoloni per fare, seppure in ritardo, l’albero e il presepio, non fosse altro solo per vedere il sorriso di mio figlio.
Nulla è cambiato dall’anno scorso se non l’aggravarsi della nostra situazione finanziaria, ora resa insostenibile, con una incognita mostruosa, dopo un ulteriore lutto subito in famiglia.

Mentre mettevamo le palline, io e mio figlio, ci ricordavamo certi momenti familiari.

Sono lontani i tempi in cui ero io piccola e mettevo le palline con mio padre: ricordo, ne avevamo certe identiche alle palle psichedeliche delle discoteche degli anni 70.

Eravamo tutti in casa, mia madre friggeva le frittelle napoletane e noi sghignazzavamo come pazzi.

Erano quelli i tempi di Mani Pulite che portò alla luce un sistema di corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti ai livelli più alti del mondo politico e finanziario italiano.

Ci furono decine di arresti di noti esponenti politici, che portò ad una grande indignazione dell’opinione pubblica.
Partiti storici come la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Italiano, il PSDI, il PLI sparirono o furono fortemente ridimensionati, tanto da far parlare di un passaggio ad una Seconda Repubblica.

Uno tsunami di avvisi di garanzia colpì tutti i grandi nomi della politica.
Un terremoto politico che scosse alte sfere, che portò a suicidi illustri.
Erano gli anni Novanta.

Oggi le cose vanno alla malora ancora di più, un liberismo sfrenato e una indifferenza spicciola caratterizzano i nuovi intoccabili, che, colti con le mani nella marmellata, negano mentre si leccano le dita: con una superbia senza precedenti. E pensano a correre, correre, scalciandosi gli uni con gli altri, col preciso intento di vincere, a tutti i costi.
A tutti i costi.
Schiacciando tutti quelli che si oppongono, e gli ultimi.

Quindi , in verità, io non ho una visione rosea e in virtù di nessuna prospettiva, non mi sento di festeggiare proprio nulla.

Sarà stato il mio broncio, o forse gli occhi umidi, o che ne so che mio figlio si è avvicinato e mi ha detto:
“Mammina non mi fare il il tuo regalo di Natale, mi basta quello di Babbo Natale”.

E lì, ho ceduto alle lacrime.

2016: il disastro economico

happynewfear

[traduzione dell’articolo pubblicato da Rory HALL su ZeroHedge e su The Daily Coin]

Se guardiamo ad alcuni dei punti che si stanno cominciando ad allineare, il 2016 non potrà essere un anno molto buono per la produzione, la vendita al dettaglio o per l’economia nel suo complesso.

L’economia statunitense è per il 70% vendita al dettaglio, il che rappresenta un’insostenibile base economica comunque la si guardi. Se le persone che fanno saltare hamburger accanto al grande centro commerciale sono clienti uno dell’altro e questa è la maggior parte della vostra base economica, ritenete che essa sia sana?

Caterpillar, il cui fatturato ha rappresentato  uno dei parametri di misurazione per la crescita della Cina, nell’industria estrattiva e di costruzione a livello mondiale, è nei guai.

Guardando al più grande produttore mondiale di macchine pesanti si può ottenere un senso di ciò che accadrà nei prossimi mesi, basandosi sulle vendite di macchine Caterpillar. Nessuna vendita, nessuna costruzione e da lì si dispone di un intero sguardo sull’economia.

Il numero di altri settori che sono legati alla costruzione ed estrazione mineraria è immenso. La situazione è così grave che Caterpillar ha annunciato di dover tagliare 10.000 posti di lavoro fino al 2018, di cui 5.000 già nel 2016. Questo non fa ben sperare per la crescita economica globale.

Come abbiamo segnalato per la maggior parte del 2015 il Baltic Dry Index (BDI) [il quale riferendosi ai costi di trasporto navale delle materie prime o derrate agricole costituisce anche un indicatore del livello della domanda e dell’offerta di tali merci ndt] è stato in emorragia per tutto l’anno. In primavera il BDI era già caduto da una scogliera e molte persone piangevano a causa dello sciopero degli scaricatori di porto in California, che è cominciato nel febbraio 2015. Semplicemente, questo non era casuale e così il BDI è continuato a scivolare in basso e in due diverse occasioni ha raggiunto nuovi minimi record. Come noto, il Baltic Dry Index rappresenta il prezzo intersettoriale per navi container che trasportano materie prime in Cina, India e gli altri centri di produzione del mondo, compresi gli Stati Uniti. Con questi numeri in picchiata, ciò significa che nessuno ha bisogno di questo servizio. Dalla mia personale prospettiva, se la produzione manifatturiera non riceve materie prime ci deve essere un lento ma inesorabile calo nella produzione. Questo è uno dei primi passi nella creazione di un’economia.

Devono esserci ordinativi di prodotti per i magazzini per avere prodotti sugli scaffali.

Nessun prodotto, nessun lavoro, nessuna economia. Si possono leggere valanghe di articoli da una varietà di fonti, su questo argomento qui. È stupefacente come questo indice sia crollato e non sembra proprio che ci sarà una ripresa presto.

Continua a leggere

Sinistra è amore

terra-nella-mani

di Antonio DITARANTO

Carissimi compagni,

è un mondo strano quello che stiamo vivendo: alla temuta vigilia di una guerra globale che potrebbe segnare in modo irreversibile il destino di questo nostro straordinario pianeta. E non solo per il disastro e le distruzioni che essa inevitabilmente causerebbe, ma anche per il progressivo imbruttimento, veramente già in atto da tempo, dei rapporti tra i popoli del mondo, tra le differenti culture e il divario sempre più incolmabile tra i ricchi e i poveri della terra.

Sembra quasi che tutti, e con tutti intendo anche noi che crediamo in valori universali di fratellanza e solidarietà, abbiamo perso la bussola della speranza che un mondo migliore possa essere possibile.

Ecco, la speranza, ossia quella grande forza interiore che ha spinto sempre milioni di uomini a guardare oltre i propri confini, verso un infinito dove l’amore per le cose belle della vita possa in qualche modo costituire quell’eden dove sia finalmente possibile una coesistenza armoniosa tra tutti gli esseri viventi, la natura e le infinite cose belle che ci è stato consentito poter ammirare durante questa nostra vita. Il più bel regalo che il destino potesse farci: consentirci di ammirare questo interminabile insieme di cose di straordinaria bellezza.

La speranza appunto, cosa se non la speranza spinge ancora oggi i migranti di terre martoriate dalla fame e dalle distruzioni ad affrontare viaggi senza una meta, viaggi che si perdono nel tempo e che per tanti, per troppi purtroppo, alla fine del viaggio altro premio non c’è se non il crudele destino della morte?

Continua a leggere

Per loro è del tutto normale

boschi-padoan

di Vincenzo G. PALIOTTI

Ma come si può pretendere che il ministro Boschi si dimetta per il conflitto d’interesse sorto nella questione “salva banche” che vede coinvolto il papà della stessa?

Non molleranno mai qualcosa che hanno conquistato, prima di tutto ignorando il destino di famiglie alle quali hanno portato via, in modo truffaldino, i risparmi di una vita intera.

Per una persona “normale” il rimorso e la morale, se l’avesse, lo porterebbe ad un passo indietro spontaneo, automatico anche per rispetto di chi è rimasto senza nulla.

Non si può quindi pretendere che questi individui compiano un atto che è peculiare di persone civili, oneste ed è quindi lungi da loro.

Emblematiche le parole del ministro delle finanze, Pier Carlo Padoan che, oltre al danno, arreca anche la beffa ai danneggiati apostrofandoli “ingenui”, ingenui di essersi fidati di gente che è esattamente uguale a lui che dispensa numeri fasulli ad ogni piè sospinto facendo credere che il Paese va, che la ripresa è in atto. Anche questa è un’altra forma di illegalità, di crimine, direi, senza sanzione penale..

La Maria Elena poi che si “sbraccia” nel dire a tutti: “ma, mio padre è una persona per bene”. Caro ministro, lei ha ragione a dire questo e magari il suo papà lo è davvero perbene, non è però onesto e quindi il suo perbenismo serve solo a differirlo da chi la legalità la contravviene in modo più “spettacolare”, con giacca e cravatta, con il “savoir faire” del venditore, ma gli effetti sono gli stessi.

Continua a leggere